Scafisti, migranti e ong: le rivelazioni shock di una gola profonda

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da Tgcom24

La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, che vuole rimanere anonimo, impiegato su una nave di Save the Children: “I rapporti tra scafisti e molte organizzazioni sono evidenti“. “Ho visto pochi migranti in pericolo di vita, non abbiamo mai salvato qualcuno che stesse morendo in mare: sembrava più una gara a chi arrivava prima“. Ha gli effetti di una bomba l’intervista rilasciata a Quotidiano Nazionale Qn da un addetto alla sicurezza impiegato su Vos Hestia, una nave di Save the Children, che vuole mantenere l’anonimato. “Una volta abbiamo preso un battello con gente in buone condizioni -racconta. – A dieci minuti dalla costa libica, non in alto mare. Sono evidenti i rapporti tra scafisti e molte organizzazioni. Non importa a nessuno dei migranti, è un business“.

Un problema di coscienza
Forse qualche Ong è animata davvero da spirito umanitario. Ma questo discorso di andare sulle coste libiche non sta né in cielo né in terra. Su migliaia di persone soccorse forse solo il 20-25% era meritevole di aiuto“, prosegue l’anonimo testimone nell’intervista-shock a Qn. “Abbiamo caricato giovani magrebini che erano stati espulsi dall’Italia. Ma dico io, chi abbiamo portato in Italia? Non abbiamo portato i siriani disperati o quelli del Mali che scappano dalla fame. Per me è stato personalmente anche un problema di coscienza“.

Il business in combutta con gli scafisti
Spesso è lo scafista che dà la posizione con il telefono satellitare, – continua l’anonimo – Quando si trova un gommone con decine di persone a bordo sembra quasi che si siano dati appuntamento…“. “Mi sentivo un po’ complice di un’attività vergognosa. Con Save the Children c’erano scontri anche perché non potevo riferire nulla alle autorità di porto o di polizia“. “Sono stato 30 anni in polizia, – prosegue l’uomo, – so come vanno le cose: bisogna sempre seguire la pista dei soldi. Io vorrei capire: il ministero dell’Interno quanti soldi ha dato a Save the Chldren? A bordo mi hanno detto che sono operazioni da mezzo milione al mese, 6 milioni l’anno”. “Dei migranti, alle Ong, non gliene frega un cavolo – sostiene -, è solamente un business del momento“.

La gara a chi arriva prima
Ricordo che avevamo una mediatrice culturale inglese brava, parlava arabo. A un certo punto sbarca e al suo posto arriva un ragazzo italo-eritreo. Guarda caso… due giorni dopo che si fa? Si becca un barcone di eritrei. E fu il team leader di Stc a dare al comandante l’esatta posizione del barcone“. Poi l’accusa alle Ong di fare a gara a chi arriva prima: “Per me aveva un atteggiamento strano Iuventa, troppo piccola. Si capiva che faceva da appoggio. Una volta eravamo in Libia con altre Ong, ma non si vedevano gommoni. Poi un giorno chiama Iuventa e dice ‘abbiamo 400 persone a bordo’. Ma noi in cinque giorni non avevamo visto nessuno! E poi, se carichi tutte quella gente, mi dici dove stanno i battelli che hanno usato? Allora vuol dire che glieli hanno portati gli scafisti“.

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Dorgali non ha paura

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di Itria Fancello, sindaca di Dorgali

Dorgali non ha paura. Nella notte s’è registrata un’esplosione al centro di prima accoglienza di “Su Babbu Mannu, dove si trovano circa 60 migranti ospitati dalla nostra comunità. Si tratta di persone che non hanno mai creato problemi in paese e che anzi ci hanno dato una mano in lavori socialmente utili e sono stati coinvolti anche da progetti di integrazione.

Attualmente accogliamo ben oltre il doppio della quota di migranti che ci spetterebbe, ma questo non può giustificare assolutamente nulla e il gesto compiuto, qualunque sia il movente, lo condanniamo con fermezza. Magistratura e forze dell’ordine sono al lavoro per ricostruire la vicenda e abbiamo la massima fiducia nel loro operato.

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#ProgrammaImmigrazione: il ricollocamento dei richiedenti asilo

L’Italia non è il campo profughi d’Europa. Il nostro Paese è diventato una trappola per tutti i migranti che cercano di raggiungere i parenti sparsi per l’Europa: sbarcano in Italia e nel nostro Paese restano. I partiti non sono più credibili e la risposta europea ci penalizza: egoismo, mancanza di solidarietà, ricollocamenti che non decollano. Dobbiamo pretendere rispetto! Ancora una volta questa Europa si dimostra debole perché non riesce a far rispettare le proprie decisioni e, ancora una volta, il governo italiano si dimostra inconsistente perché non riesce a farsi valere in Europa. Il MoVimento 5 Stelle propone da sempre il superamento del regolamento di Dublino, firmato dal governo Lega-Berlusconi, che significa non caricare il primo Paese di approdo delle responsabilità legate all’accoglienza. Se un migrante ha dei parenti in Austria o Germania e lì vuole ricominciare una vita perché deve essere intrappolato in Italia? Inoltre, il meccanismo di redistribuzione dei migranti deve essere obbligatorio e permanente. Ci deve essere una equa corresponsabilità in casi di massicci flussi migratori. La gestione dei flussi, l’accoglienza, le responsabilità e gli oneri devono essere condivisi equamente tra tutti gli Stati Membri in base a parametri oggettivi e quantificabili, come popolazione, PIL e tasso di disoccupazione. Il meccanismo deve tenere conto inoltre dei bisogni, della situazione familiare, delle competenze dei richiedenti asilo e di tutti gli elementi che agevolino l’inclusione sociale, in modo da evitare movimenti secondari tra i diversi Stati europei. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete a favore dell’introduzione di un meccanismo automatico ed obbligatorio di distribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati Membri. Questo meccanismo deve prevedere sanzioni per i Paesi che non rispettano gli accordi.

di Maurizio Veglio, avvocato e membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

La redistribuzione o relocation è un meccanismo che è stato introdotto dalla Commissione europea nel 2015, all’interno dell’Agenda europea sulla migrazione. Questa agenda è un manifesto politico che rivela, in realtà, la debolezza dell’Unione Europea nella risposta a un fenomeno storico che non è certamente inedito. È vero che il fenomeno migratorio è arrivato a numeri non conosciuti in precedenza ma, rispetto alla portata, alla stabilità economica e al livello di benessere dell’Unione Europea che ospita circa 500 milioni di abitanti, non sembrava in grado di poterne mettere in discussione la stabilità e la tenuta. Ciò nonostante, l’Unione Europea ha risposto con una posizione di chiusura, con una politica difensiva e contenitiva, finalizzata, in primo luogo, a prevenire il movimento delle persone.

Questo tipo di politica, che io definirei “politica di imbuto” o di “ostacoli crescenti”, ha l’obiettivo molto chiaro di impedire il movimento delle persone in primo luogo attraverso il finanziamento dei regimi dei Paesi di provenienza o di transito. Questo anche a costo di sovvenzionare autorità che sono antidemocratiche come nel caso della Turchia, Stati implosi com’è il caso della Libia, vere e proprie dittature com’è il caso del Sudan, o Paesi che non sono nel pieno controllo delle autorità statali come l’Afghanistan. In secondo luogo, si è nuovamente sottolineata la centralità del regolamento Dublino, un regolamento comunitario che ha l’obiettivo di costringere le persone che arrivano in Europa per chiedere asilo politico nel primo Paese d’ingresso (sostanzialmente in Italia e in Grecia) impedendo alle persone di scegliere e di individuare il Paese di destinazione. In terzo luogo, per alleviare il numero crescente in carico a Italia e Grecia, la Commissione europea prevede questo meccanismo di redistribuzione, per adesso in chiave non obbligatoria. Questo è uno dei motivi per il quale questo sistema non ha funzionato, peraltro stiamo parlando di numeri estremamente limitati, si parla di circa 120 o 160 mila persone. La relocation non ha funzionato per una serie di motivi, ma di fatto, anche qualora avesse funzionato nella sua piena portata, non avrebbe spostato i termini del problema.

Ritengo che l’Unione Europea sia tenuta a una serie di obblighi positivi. Primo fra tutti, quello di tutelare la vita delle persone. Per fare ciò è evidente che bisogna impedire di costringere le persone a esporsi al rischio di compiere il viaggio verso il territorio dell’Unione Europea, non solo attraversando il Mare Mediterraneo, ma anche il deserto che è un luogo dove avvengono eventi atroci e tragici. Sarebbe importante evitare il transito attraverso la Libia che, come dicevo prima, è un Paese, di fatto, imploso, che non esiste perché alla mercé di bande armate e di gruppi che non rispondono a una Istituzione centrale. Questo è possibile, ed è possibile attraverso una politica seria di reinsediamento o attraverso il rilascio di visti o di apertura di canali umanitari direttamente nei Paesi di origine o Paesi di transito. Paesi evidentemente coinvolti in situazioni di conflitti civili o di gravi e ripetute violazioni dei diritti fondamentali.

In secondo luogo è opportuna, per non dire necessaria, una revisione del regolamento Dublino, cioè della regola per cui il singolo Stato di frontiera è tenuto a farsi carico della domanda di protezione internazionale presentata dal migrante. È necessario un salto di qualità che comporti la presa in carico dell’Unione Europea in quanto tale, non del singolo Paese ma dell’Istituzione complessiva. Una situazione che deve confermarsi politicamente capace di rispondere a un fenomeno importante e storico attraverso una politica seria e ragionevole, ispirata ai criteri di razionalità e non di emotività. Anche perché, in questo senso vanno gli indicatori demografici ed economici di molti Paesi che fanno parte dell’Unione. Questo quindi imporrebbe, da un lato, la possibilità di entrare regolarmente e senza pericoli per i richiedenti asilo e dall’altra di redistribuire equamente fra i vari Stati l’onere, non solo dell’accoglienza ma soprattutto la restituzione della dignità personale ai richiedenti.

Bisogna uscire, in qualche modo, da questo cerchio segregante che confina le persone entro l’alveo degli oggetti: oggetti di accoglienza, oggetti di salvataggio, oggetti di derisione, oggetti di pietà. Bisogna riportare le persone a una dimensione di soggettività e di titolarità dei diritti. Il richiedente asilo è, prima di tutto, un soggetto di diritti: all’accoglienza, alla protezione, alla tutela della sua vita e, in questo senso, la mutazione di questo ruolo dev’essere portata in primo luogo attraverso il riconoscimento della volontà delle persone di poter scegliere il Paese di destinazione del proprio percorso migratorio. Non bisogna dimenticare, inoltre, che la grande maggioranza delle persone è costretta e decide di rimanere nei Paesi immediatamente confinanti con il proprio Paese d’origine sia per condizioni economiche, sia per scelta, perché la finalità di molte persone è evidentemente quella di poter rientrare nel Paese d’origine appena le condizioni lo permettono.

Da ultimo, la risposta è sempre condizionata alla strutturazione di un sistema di accoglienza adeguato in Italia. Lo SPRAR, sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, è un sistema che, dal punto di vista qualitativo, sembra offrire garanzie d’adeguatezza e di qualità, ma che dal punto di vista numerico è gravemente insufficiente ad accogliere il numero di persone che sono attualmente nella fase della richiesta di protezione internazionale. In Italia, 3/4 dei richiedenti asilo sono accolti in strutture straordinarie, temporanee, che molto spesso non sono in grado di offrire servizi degni di questo nome. È quindi importante che lo SPRAR sia adeguatamente ampliato, rinforzato, e possa realmente fornire lo strumento per un percorso d’integrazione, che possa avere l’obiettivo di fornire da un lato un riconoscimento di diritti nei confronti del richiedente asilo e dall’altro anche un buon ritorno in termini di restituzione nei confronti della comunità nazionale.

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DIRETTA – Migranti e ONG: l’audizione della verità

di MoVimento 5 Stelle Europa

Adesso vogliamo tutta la verità. Ci sono contatti fra le ONG che operano nel Mar Mediterraneo e gli scafisti? Chi le finanzia? Ricevono fondi pubblici? A quanto ammontano? Con quale rappresentante del governo italiano Frontex ha negoziato il piano operativo dell’operazione Triton? Chi ha proposto di fare una eccezione sulla regola del mare che obbliga a portare una nave alla deriva nel “porto più vicino”? Quali sono le modalità di recesso di Triton? Perché l’Unione europea non ha mai riempito il vuoto nelle operazioni di ricerca e salvataggio lasciato dalla fine dell’operazione Mare Nostrum e colmato oggi dalle ONG? Cosa fa la guardia costiera europea che non ha risolto il problema degli sbarchi illegali che mettono in pericolo vite umane e arricchiscono bande criminali?

Alle nostre domande risponderanno oggi al Parlamento europeo Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, Capitano Sandro Gallinelli della Guardia costiera italiana, Marco Bertotto, Medici senza frontiere e Judith Sunderland, di Human Rights Watch. Il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle ha chiesto e ottenuto questa audizione speciale della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento europeo.

Dopo l’audizione il MoVimento 5 Stelle incontrerà al Parlamento europeo Fabrice Leggeri, direttore dell’Agenzia FRONTEX e, a seguire, Marco Bertotto, Head of Advocacy di Medici Senza Frontiere. Parteciperanno Laura Ferrara e Ignazio Corrao, eurodeputati M5S, e Luigi Di Maio, vice presidente della Camera dei Deputati. Seguirà una conferenza stampa al Parlamento europeo.

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Se siamo soli provvediamo da noi

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di Luigi Di Maio

Ora basta. Sulla questione migranti, oggi muore definitivamente l’Europa: Francia e Spagna minacciano di chiudere i porti, l’Austria di schierare l’esercito al Brennero. Si alzano le frontiere e l’Europa “premio Nobel per la pace” rivela il suo vero volto: nel momento del bisogno, ognuno per sé.

In Italia, siamo soli.
Siamo soli con milioni di persone che premono ai confini sud, siamo soli a mantenere centinaia di migliaia di persone senza documenti, senza meta e senza lavoro, sul nostro territorio e coi nostri soldi. Oltre 85 mila in soli 6 mesi.
Scopriamo oggi che il confine europeo, che ieri Minniti proclamava come “a sud della Libia”, in realtà si trova saldamente a nord delle Alpi. Renzi, Monti e Gentiloni sono riusciti a farci sbattere fuori dall’Europa, ma in compenso ci mantengono saldamente dentro l’Euro…

Eppure i francesi hanno votato Macron, gli austriaci hanno votato il verde Van Der Bellen: o forse anche i meno sospettati di “populismo”, quando si tratta dell’interesse nazionale, poi non guardano in faccia nessuno? Probabile. Il nostro governo, invece, gli unici che non guarda in faccia sono proprio i cittadini italiani. Non a caso oggi la Farnesina mette su il teatrino del richiamo dell’ambasciatore austriaco. Domani chiameranno quelli di Francia e Spagna? E poi, dopo che ci avranno tutti riso in faccia, a chi si rivolgeranno?

Intanto, ONG e navi militari da tutta Europa continuano a trasportare migranti nei nostri porti. Che continuano a restare aperti, anche alle ONG con bandiere di fantasia che fanno servizio taxi dalla Libia.

Questa emergenza l’avevo denunciata mesi fa e sono stato offeso con accuse di insensibilità e razzismo, dispensate da qualche pseudo-buonista qua e là. Oggi non chiedo le scuse, ma pretendo i fatti:

– va subito rivisto il regolamento di Dublino III, ridistribuendo i migranti per quote negli altri Paesi e sanzionando gli Stati membri che se ne lavano le mani;
– i porti italiani vanno chiusi alle navi delle ONG che non esibiscono bilanci in trasparenza e che quindi non permettono di conoscere i loro finanziatori;
– va inoltre subito inibito l’approdo nei nostri porti a tutte quelle imbarcazioni straniere, impegnate in queste operazioni, che non accetteranno la presenza della Polizia Giudiziaria a bordo, come proposto da una nostra proposta di legge a firma Bonafede.

Se siamo soli, ebbene allora lo siamo fino in fondo. E provvediamo da noi!

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Cambiamo Triton! Senza Germania e Francia

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di MoVimento 5 Stelle

Per cambiare Triton non servono le autorizzazioni controfirmate da Merkel e Macron, serve solo la volontà politica italiana. La Germania e la Francia del Presidente che fa l’europeista con i confini degli altri vanno solo consultati. Loro non decidono niente. Con noi è finito il tempo dell’Italia cagnolino d’Europa. Vi spieghiamo cosa è Triton, l’operazione che deve essere cambiata per poter salvare l’Italia.

CHE COSA È TRITON
L’operazione congiunta Triton è partita l’1 novembre 2014 per sostituire e “europeizzare” l’operazione Mare Nostrum, un’operazione militare e umanitaria decisa dal governo guidato da Enrico Letta il 14 ottobre 2013 dopo la tragedia di Lampedusa in cui morirono in un naufragio oltre 370 persone.

Triton è responsabile principalmente per il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne dell’UE, comprese le operazioni di salvataggio in mare. Partecipano all’operazione 26 Stati membri dell’Unione europea mettendo a disposizione attrezzature o guardie di frontiera. Attualmente, Frontex impiega nell’operazione 350 ufficiali, 11 navi e 5 aeromobili.

QUANTO COSTA?
Triton è finanziata dal bilancio dell’UE e ha risorse molto minori rispetto a Mare Nostrum. Mare Nostrum costava all’Italia circa 9,5 milioni di euro al mese. Triton, invece, è partita con un bilancio mensile di 2,9 milioni di euro al mese che è stato gradualmente aumentato nel 2015 e 2016 per arrivare a circa 5 milioni al mese.

Il lancio dell’operazione Triton fu salutata dall’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano, come un grande successo della Presidenza italiana dell’UE.

UNA SCONFITTA PER L’ITALIA
Il piano operativo di Triton prevede che tutti i migranti salvati dalle navi impegnate nell’operazione Triton debbano essere sbarcati in Italia. Si legge infatti nel documento originale: “le unità che partecipano sono autorizzate dall’Italia a sbarcare nel suo territorio all’interno dell’area operativa, tutte le persone intercettate e catturate all’interno dell’operazione Triton”. Il piano operativo è stato negoziato dall’Agenzia Frontex con lo Stato ospitante e quindi questa clausola è stata accettata dall’allora governo Renzi come condizione per il lancio di Triton.

In seguito all’ampliamento della zona di operazioni decise nel maggio 2015, Triton adesso opera sia nella zona di ricerca e salvataggio italiana che in quella maltese. Pertanto, tutte le imbarcazioni salvate anche nelle acque territoriali maltesi vengono portate in Italia.

CAMBIAMO TRITON SENZA GERMANIA E FRANCIA

Fonti di stampa sostengono che cambiare Triton sia quasi impossibile, che serve l’unanimità degli Stati membri. Non è così. Le modalità operative sono concordate solo fra lo Stato membro ospitante e l’agenzia europea Frontex. L’articolo 16.4 del regolamento istitutivo dell’Agenzia sottolinea: “ogni correzione o modifica al piano operativo richiederà l’accordo del direttore esecutivo e dello Stato del Membro che ospita, dopo la consultazione degli Stati membri. Una copia del piano operativo corretto o adattato sarà immediatamente spedita dall’Agenzia al tutti gli Stati membri partecipanti”. Il regolamento è chiaro. La Germania e la Francia vanno solo consultati. Facciamoci rispettare! Sui migranti l’Italia ha già dato.

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Una moratoria sui nuovi arrivi di migranti a Roma

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di Virginia Raggi

Roma è sottoposta ad una forte pressione migratoria. Così non si può andare avanti. Ho inviato nei giorni scorsi una lettera al Prefetto di Roma per chiedere al Ministero dell’Interno una moratoria sui nuovi arrivi di migranti in città.

Dal primo giorno del nostro insediamento abbiamo lavorato pancia a terra sulla questione immigrazione. Con la Prefettura c’è un ottimo rapporto di collaborazione e di confronto su una tematica così complessa. L’emergenza accoglienza è una delle tante che abbiamo ereditato. Un’emergenza aggravata anche dall’inerzia di chi negli anni si sarebbe dovuto occupare dell’assistenza dei migranti.

Non permetteremo più a nessuno di mangiare sui più deboli. E allo stesso tempo è ora di ascoltare i cittadini romani: non possiamo permettere di creare ulteriori tensioni sociali. Per questo trovo impossibile, oltre che rischioso, pensare di creare altre strutture di accoglienza.

Mi auguro davvero che questo appello non cada nel vuoto.
E soprattutto che il Governo tenga conto di queste mie parole nel momento in cui dovranno decidere dove inviare nuovi migranti. Chiederò un incontro al responsabile del Viminale per intervenire sul tema degli arrivi incontrollati.

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La politica dei gommoni

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di Maria Edera Spadoni

Aiutiamoli a casa nostra“: sembra essere questo, il nuovo indirizzo del governo per quanto riguarda i migranti. Qualcuno deve avergli detto che aiutare i Paesi del Terzo Mondo è una battaglia persa, quindi perché continuare con la cooperazione? Meglio abbandonarli al loro destino e investire quattrini per trasferire qui tutti gli abitanti.

Se pensate sia un’esagerazione, sappiate che è proprio quello che sta facendo il governo: non pago di avere destinato alla gestione immigrazione già 4 miliardi e mezzo nell’ultimo DEF, ora ha deciso di dirottare le risorse dedicate alla cooperazione verso la cosiddetta accoglienza. Nel documento del Governo di programmazione e di indirizzo sulla cooperazione 2015-2018, ora in Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati, quella che chiamano “crescita delle risorse finanziarie destinate alla Cooperazione italiana” è in realtà un incremento con una grossa percentuale destinata al fenomeno migratorio. Gli scandali del passato, su tutti Mafia Capitale, hanno infatti già evidenziato dove finiscono questi fondi: alle cooperative vicine ai partiti, o a sistemi affaristici come il Cara di Mineo vicino a Ncd del ministro Alfano. Oppure ancora, come denuncia da tempo il MoVimento 5 Stelle -e la magistratura conferma con le sue ordinanze- direttamente alla criminalità organizzata, che in Campania dell’accoglienza ne ha fatto un business.

Tutto ciò succede perché la “cooperazione” è in realtà un grande calderone dove entra, e soprattutto esce, denaro destinato a qualsiasi iniziativa in modo completamento opaco. E’ più che mai necessario, come chiede il MoVimento 5 Stelle, attivare un meccanismo di trasparenza che scorpori l’aiuto allo sviluppo dalle risorse destinate alla gestione del fenomeno migratorio in Italia. Altrimenti, questa politica continuerà a rappresentare solo un’incoraggiamento a salire sui gommoni.

Forse perché a qualcuno conviene.

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Sulle ONG ha ragione il MoVimento 5 Stelle: ora lo ammette anche il Pd

di Alfonso Bonafede

Dopo mille polemiche assurde e ipocrite, la commissione di indagine ha praticamente confermato che il M5S aveva ragione!
Vi chiedo di ascoltare Latorre (PD, Presidente della commissione di indagine) che ammette che:

1) è necessario formare una white-list delle ONG che mettono in totale trasparenza i loro bilanci e finanziamenti… praticamente quello che dice Luigi Di Maio da settimane;
2) bisogna avere agenti di polizia giudiziaria in mare: è la proposta, a mia prima firma, presentata dal M5S più di due settimane fa… chissà se il PD voterà a favore?!?!?

Nel frattempo, immagino che qualcuno vorrà chiedere scusa a Luigi Di Maio e al MoVimento 5 Stelle.

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#Migrantopoli deve essere smantellata: Alfano a casa

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di MoVimento 5 Stelle

Dopo Mafia Capitale, adesso la ‘ndrangheta. Il MoVimento 5 Stelle nel 2014, dopo una visita al Cara di Crotone dell’europarlamentare Laura Ferrara, aveva denunciato in un esposto il malaffare nella gestione del centro più grande d’Europa. L’operazione della Dda di Catanzaro, che ha portato in carcere 68 persone, conferma i nostri dubbi.
In Italia la chiamano ospitalità e invece è solo business. Il profitto delle cooperative si fonda su questa addizione: più la burocrazia è lenta, più immigrati arrivano sulle coste italiane, maggiori sono i profitti. Migrantopoli è una realtà che deve essere smantellata al più presto.

I centri di accoglienza sono una gallina dalle uova d’oro per chi li gestisce. l contratti di assegnazione di appalti e subappalti, possono andare in deroga e non sempre prevedono un bando pubblico. La trasparenza non esiste. Come già dimostrato in passato con gli scandali dei Cie di Lampedusa e Roma, le cooperative hanno mani libere, a volte anche a detrimento dei più elementari diritti umani.

Il 26 ottobre 2014 Laura Ferrara ha visitato il Cara di Sant’Anna di Crotone per verificare di persona le condizioni di vita degli ospiti e la corretta gestione dei fondi europei. Ha trovato container sovraffollati, mancanza di igiene, i bagni una latrina, l’acqua dei pochi rubinetti che funzionavano sgorgava fredda. Eppure l’associazione che la gestisce – Confederazione nazionale delle Misericordie – per anni ha usufruito di milioni di euro dallo Stato italiano.

Laura Ferrara ha scritto un esposto al prefetto di Crotone, ministro Alfano, Presidente giunta Regione Calabria, Sindaco di Isola Capo Rizzuto, procura di Catanzaro, questura e guardia di finanza di Crotone. Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto chi fornisce e controlla i beni erogati dall’ente gestore, come avviene la selezione dei fornitori, di avere accesso ai bilanci e le informazioni sulla gara d’appalto per la costruzione dei nuovi alloggi sostitutivi dei container. In una sola parola, TRASPARENZA.

Abbiamo scoperto che il Ministero dell’Interno ha misteriosamente avocato a se tutti i documenti nonostante la convenzione siglata con la cooperativa stabilisca diversamente. Perché? Cosa voleva nascondere l’allora Ministro Alfano? Nell’opacità nascono i piccoli e grandi affari, così come denunciato da una giornalista.

Oltre a gestire il centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto
, la confraternita della Misericordia ha nel 2014 vinto anche l’appalto di quello di Lampedusa. Vogliamo vederci chiaro anche lì. Trasparenza ma anche nuove regole. L’Europa non può lavarsi le mani se i propri fondi vanno ad arricchire le mafie. Il Regolamento di Dublino impone all’Italia di trattenere i rifugiati sul proprio territorio anche quando vogliono raggiungere i loro parenti in altri Paesi europei. Questa è la trappola in cui nasce il business dell’immigrazione. Bisogna prosciugare i pozzi di questo business, ecco perché al Parlamento europeo abbiamo presentato una proposta di riforma del Regolamento di Dublino.

Tutti sanno dove nasce il malaffare ma nessuno fa niente, anzi con certi loschi figuri (Leonardo Sacco, presidente della sezione calabrese della Confraternita che gestisce il Cara di Crotone) si fa la gara dei selfie: Berlusconi, Renzi, Alfano. Il caso delle foto con Sacco ci mostra che la politica italiana o cambia o muore. Tutti i partiti che hanno governato hanno avuto a che fare con questo personaggio. Esattamente come con Buzzi per Mafia Capitale. Dal Cara di Mineo a Crotone passando per la malagestione di Lampedusa… guarda caso, sempre tutti amici del Ministro Alfano. Alfano, la misura è colma: DIMISSIONI SUBITO!

Maggiori info qui

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