Il secondo modulo di e-learning è online!

di Nicola Morra

Da oggi nella sezione E-Learning di Rousseau è disponibile il secondo modulo del corso per portavoce in Parlamento. Grazie a tutti quelli che ci stanno sostenendo con piccole donazioni. Nuovi moduli e nuovi corsi sono in arrivo. Con… Continua a leggere Il secondo modulo di e-learning è online!

Calabria, 5 Comuni sciolti per mafia: il MoVimento aveva denunciato tutto

di Nicola Morra

Cinque consigli comunali calabresi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose(fonte). Si tratta di Cassano allo Jonio, Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica, Petronà e Lamezia Terme. Complessivamente più di 105.000 calabres… Continua a leggere Calabria, 5 Comuni sciolti per mafia: il MoVimento aveva denunciato tutto

Il Reddito di cittadinanza per riprenderci lo Stato

di Nicola Morra

Alle 11:30 di sabato 20 maggio vi aspettiamo tutti davanti alla Basilica di San Pietro a Perugia. Inizierà da lì la marcia che ci porterà ad Assisi. Sarà la seconda marcia per il reddito di cittadinanza e sarà una marcia sempre più partecipata perché sempre più italiani stanno comprendendo che uno Stato che abbandona i cittadini più deboli, che uno Stato che pensa alle banche, alla grande finanza, che pensa magari anche alle compagnie di assicurazione, ma non pensa ai cittadini e soprattutto ai cittadini più deboli è uno Stato che non merita di sopravvivere a se stesso.

Riprendiamoci lo Stato. Lo Stato ha il compito di difenderci ed è nostro obiettivo corrispondere il reddito di cittadinanza. Con quello ci sentiremo tutti italiani, ma soprattutto ci sentiremo tutti fieri di appartenere alla stessa comunità che interviene a difesa dei più deboli.

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La Ricerca pubblica ostaggio di sprechi e politica. Liberiamola!

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di Nicola Morra

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono universalmente riconosciuti quale volano del benessere economico, culturale e sociale di un Paese, ma non in Italia dove il finanziamento pubblico per la ricerca viene polverizzato dalla governance.
La trasmissione Report di RAI 3 ha acceso i riflettori sulla cattiva gestione dei fondi pubblici per la ricerca gestiti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Per noi, purtroppo è solo una conferma di quello che denunciamo da quando siamo in Parlamento.

Infatti sono stati numerosi (26) gli atti di sindacato ispettivo al Senato ed alla Camera
con cui abbiamo denunciato i continui episodi di mala gestio e sperpero di risorse sottratte alla ricerca pubblica. Si va dal caso della mancata accettazione di uno sconto del 50% sul canone di locazione, al finanziamento per studi sul legname trentino che nella realtà si è rivelato austriaco, passando per la mancata riscossione di crediti per 34 milioni di euro, per il buco in bilancio di Istituti Cnr e per la nomina di presidenti di “terza scelta” (interrogazione a risposta orale al Senato n.3/03347, n.3/03308, n.3/02793; interrogazione a risposta scritta al Senato n.4/07231, n.4/06911, n.4/05986, n.4/05494, n.4/05492, n.4/04915, n.4/04836, n.4/04835, n.4/03888, n.4/03801, n.4/03553, n.4/03453, n.4/03438, n.4/02507, n.4/02508 n.4/02061, n.4/01856, n.4/01670, n.4/01671, n.4/01435, n.4/01211, n.4/01051; interrogazione a risposta scritta alla Camera dei Deputati n.4/11844). I Governi Renzi e Gentiloni non hanno mai fornito alcuna risposta!
Il comparto degli enti pubblici di ricerca è caratterizzato da una congerie di Enti finanziati con denaro pubblico, tra i quali spiccano agli opposti il grosso CNR e il minuscolo Istituto Italiano di Studi Germanici che a fronte di cinque dipendenti in organico, prevede per la gestione un presidente, due consiglieri di amministrazione, cinque consiglieri scientifici, tre revisori dei conti, un direttore generale.

Nel mezzo troviamo ASI, INRIM, INDAM, INAF, INFN, INGV, OGS, Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, Museo Storico della Fisica e Centro di Studi e Ricerche “ENRICO FERMI”, Stazione Zoologica “ANTON DOHRN”, INDIRE, INVALSI, CREA, ENEA, INAPP, ISPRA, ISS, ISTAT. Ognuno con i propri organi di governo di nomina politica: un esercito di manager pagati centinaia di migliaia di euro. Una vera babele in cui la confusione è accentuata dall’essere sottoposti alla vigilanza di ministeri differenti.

In questo modo si polverizzano le risorse, che vengono di fatto totalmente consumate dalla macchina burocratica e politica di gestione, a discapito dei fondi realmente utilizzati per le attività di ricerca. A farne le spese è solo la collettività!
Emblematico è il caso del Cnr (circa 8.000 dipendenti, 105 Istituti di Ricerca con oltre 300 sedi in tutta Italia). L’attività dell’Ente è gestita da un presidente, 5 consiglieri di amministrazione, 1 direttore generale, 2 direttori centrali, 10 dirigenti amministrativi, 105 direttori di Istituto, 7 direttori di dipartimento con stipendi che in gran parte oscillano tra 120 mila e 170 mila euro l’anno (totale 20 milioni di euro circa). Il tutto in assenza di una reale valutazione dell’attività svolta e dei risultati raggiunti.

Appare ormai indifferibile una radicale riforma del settore ricerca
, che ripensi in maniera razionale il sistema ricerca e contestualmente consenta uno sfruttamento efficace ed efficiente delle già limitate risorse. In mancanza di una inversione di rotta, ogni investimento è destinato al fallimento.

Il Movimento 5 Stelle è pronto ad affrontare tale sfida per liberare la ricerca pubblica dall’opprimente peso della politica.

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Il sistema della corruzione in Italia, di Piercamillo Davigo

Il portavoce Nicola Morra ha intervistato il Presidente dell’associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo che ci ha raccontato come funziona il sistema della corruzione in Italia. Un approfondimento da leggere e far conoscere a quante più persone possibili. Buona lettura!

Nicola Morra: Lei ha scritto un libro dal titolo: Il sistema della corruzione. Secondo lei come si può intervenire per evitare queste disfunzionalità del sistema.

Piercamillo Davigo: La corruzione presenta alcune caratteristiche fondamentali. Primo: è seriale, cioè chi commette questi reati non li commette una volta soltanto ma li commette tutte le volte che ne ha occasione e con ragionevole certezza di impunità. Quindi vuol dire sempre, in Italia. Secondo: è diffusiva, o contagiosa, nel senso che chi è dentro queste pratiche cerca di coinvolgere altri soggetti per creare un ambiente favorevole. Questo si ramifica fino a quando sono “quelli per bene” a doversene andare perché sono in pericolo per colpa di “quelli per male”.
La corruzione poi dà vita a sistemi criminali perché da un lato dà vita a mercati illegali, che sono quelli in cui non c’è tutela giuridica, come per esempio la vendita di droga, la prostituzione, il traffico di esseri umani, il traffico di armi e così via. Io non posso, se vendo la cocaina e non me la pagano, andare dal giudice e farmi fare un decreto ingiuntivo, perché finisco in galera.
Il mercato illegale normalmente è autoregolamentato, cioè chi non rispetta le regole viene escluso dal mercato. Ma questo funziona solo fino a quando il mercato ha dimensioni tali per cui tutti si conoscono, quanto meno indirettamente o per fama. Quando il mercato illegale è troppo ampio questo sistema di autoregolamentazione non funziona più, per cui interviene a regolarlo qualche soggetto esterno, di solito il crimine organizzato. Un imprenditore mi disse di aver pagato tangenti in Lombardia e in Sicilia, dove le cose vanno nello stesso modo, ma in Sicilia c’è più disciplina, perché c’era Cosa nostra che regolamentava il meccanismo del mercato illegale.
Cosa bisogna fare per fronteggiare un sistema criminale? Usare i meccanismi che si usano per fronteggiare i sistemi criminali. Non far finta che siano casi isolati di uno che una volta per distrazione ha preso una mazzetta, ma trattarli da quello che sono: sistemi criminali. Primo: una premialità molto forte. Normativa sulla protezione e l’assistenza ai testimoni di giustizia; normativa sulla protezione e la riduzione di pena, secondo me, fino all’impunità per i collaboratori di giustizia. Tra l’altro chi in questa materia parla per davvero, cioè dice tutto quello che sa, diventa inidoneo a commettere questi reati, perché se un funzionario pubblico che ha preso tangenti racconta quello che ha fatto, facendo l’elenco di quelli che ha pagato, non troverà nessuno disposto a pagarlo. Allo stesso modo un imprenditore quando viene scoperto per pagare tangenti elenca tutti i funzionari pubblici che ha pagato, non troverà più nessun funzionario pubblico disposto a ricevere denaro da lui. Quindi diventa inidoneo, è già rieducato, per forza.
La seconda cosa sono per me le operazioni sotto copertura, per esempio gli appalti sono per lo più risultati condizionati pesantemente da cartelli di imprese che si accordavano tra di loro per dividerseli. Allora tutta la normativa stringente sugli appalti non serve a niente, perché dà fastidio alle imprese per bene e non fa niente alle imprese “per male” che si mettono d’accordo. Come si sgretolano questi cartelli se non potendo mandare ufficiali di polizia giudiziaria direttamente o tramite persone interposte a fingersi imprenditori che partecipano a una gara per scoprire che ci sono questi cartelli, per esempio?

Morra: Come si può combattere il familismo amorale nella pubblica amministrazione?

Davigo: Il familismo amorale è quando qualcuno antepone gli interessi della propria famiglia, non necessariamente quella politica, di solito quella naturale: figli, nipoti, cugini, parenti, agli interessi generali. La Costituzione prevede che i dipendenti pubblici siano assunti, di regola, mediante concorso. Il problema è che in Italia di solito i dipendenti pubblici non sono affatto assunti mediante concorso. Vengono assunti in modi vari: per chiamata, precariato, etc. questo ha come prima conseguenza che normalmente non sono fedeli alla Repubblica ma al padrino politico che li ha messi lì. Questo è il primo dato. Il secondo dato è che non hanno il più delle volte un senso di appartenenza all’amministrazione di cui fanno parte, che deriva da professionalità elevata, dal senso e dall’orgoglio di essere stati scelti perché bravi. Perché se quel che conta è il rapporto di fedeltà personale, e non la capacità professionale, viene meno anche questo. In altri paesi, per esempio la Francia, con la sua amministrazione, o in Gran Bretagna, questo orgoglio di appartenenza c’è. Ed è anche normale che queste amministrazioni siano un ostacolo serio a eventuali tentativi di devianza da parte degli organi sovraordinati, di solito quelli politici, quando ordinano cose illegali si rifiutano di farle. Da noi se uno si rifiuta di farle passa dei guari, nella migliore delle ipotesi non lo promuovono.

Morra: Cosa si può fare affinché non vi sia un contributo agli indagati di notizie sulle indagini in corso.

Davigo: Per evitare inquinamenti di prove ci sono due esigenze del tutto diverse. La prima, quella di unificare le fattispecie: meno reati ci sono, come fattispecie astratte, meglio è. Poi c’è la tutela delle indagini perché il segreto che in Italia viene sempre invocato a sproposito, a tutela della reputazione, dimenticandosi che il segreto non serve a tutelare la reputazione, il segreto serve a tutelare le indagini. La reputazione è tutelata dalle norme sulla diffamazione. Se io scrivo una roba falsa ne rispondo. Se io scrivo una roba vera no. E quindi non si può dire: sono un ladro ma non si deve sapere, per esempio. Anche se abitualmente viene utilizzato questo sistema. Allora se un funzionario pubblico rivela segreti d’ufficio commette un reato grave. L’ipotesi aggravata è punita fino a 5 anni di reclusione. Se i informo qualcuno delle indagini, determinando un aiuto a sottrarsi alle investigazioni delle autorità, è favoreggiamento personale. Per esempio le intercettazioni sono uno strumento delicatissimo Le intercettazioni sono uno strumento delicatissimo, non soltanto perché se uno sa che è intercettato può togliere per esempio le microspie, ma c’è un’ipotesi molto più grave: se uno sa che è intercettato può parlare in modo a sé più favorevole, inquinando le prove già acquisite prima.

Morra:Il sistema politico ha agevolato il lavoro della magistratura oppure nel tempo, per esempio da Mani Pulite e quindi negli ultimi 25 anni, le ha ostacolate?

Davigo:Negli ultimi 25 anni la classe politica, per quanto riguarda in particolare le indagini e i processi in tema di corruzione si è data molto da fare, non per stroncare la corruzione ma per stroncare le indagini e i processi, facendo leggi che impedivano le indagini e azzeravano le prove acquisite e creavano enormi difficoltà. Con una certa differenza fra centro destra e centro sinistra. Il centro destra ne ha fatte così grosse e così male che di solito non hanno funzionato, o sono state dichiarate incostituzionali o comunque ne è stata data una interpretazione che consentiva di limitarne i danni. Mentre il centro sinistra le ha fatte molto mirate, ottenendo risultati.
Per quanto riguarda poi l’andamento generale della giustizia, non sono state fatte riforme che la rendano più efficiente, sono state fatte riforme che di solito non hanno inciso per niente, qualche volta peggiorative.

Morra: Come si potrebbe rendere la giustizia effettiva e non semplicemente teorica

Davigo: Sono tre le cose da fare oltre agli aggiustamenti tecnici del codice di procedura penale, che oggi è scritto apposta per non farlo funzionare. La prima è quella di ridurre drasticamente il numero dei procedimenti di primo grado, attraverso una ampia depenalizzazione, e incentivando più seriamente i riti alternativi. Il secondo tipo di intervento riguarda le impugnazioni. In Italia abbiamo un numero sterminato di appelli che altrove è sconosciuto. La Corte di Appello se appellante è solo l’imputato non gli può aumentare la pena, quindi tutti fanno appelli perché tanto non rischiano nulla. In Francia non è così, e solo il 40% delle sentenze condanna di pena da eseguire viene appellato, perché uno fa appello e prende di più, quindi ci pensa prima di fare appello. Di regola accade che quando qualcuno viene accusato di qualcosa, se ricopre un importante incarico, di solito elettivo o di nomina politica, (perché per gli impiegati pubblici il discorso in parte è diverso: se finiscono nei guai di norma vengono sospesi) si dice aspettiamo le sentenze.
Aspettare le sentenze significa rimettere all’autorità giudiziaria decisioni squisitamente politiche, perché decidere la carriera giudiziaria di un uomo politico, in un senso o nell’altro, sia nel senso della condanna che nel senso della assoluzione, carica il processo di tensioni che altrimenti non ci sarebbero.
Se noi processassimo degli ex, già allontanati dai posti di responsabilità dai loro pari, tutto quel che accade nei processi avrebbe un interesse storico, e non un interesse politico immediato. Si dice: ma noi non sappiamo esattamente come sono andate le cose, e a volte davvero non si sa. Ma faccio alcuni esempi di quando si sa benissimo come sono andate le cose, e non si interviene. A Milano nel 2000 o nel 2001 venne arrestato in flagranza un consigliere comunale mentre chiedeva 360 milioni di lire, l’equivalente di 180 mila euro, a un imprenditore per permettergli l’apertura di un centro commerciale. La richiesta era video registrata. Quindi non c’era dubbio su ciò che avesse fatto. Si può discutere nel processo su che tipo di reato sia. Ma dal punto di vista dell’opportunità politica dovrebbe già essere sufficiente. Comunque questo fu tratto a giudizio con rito direttissimo condannato a due anni di reclusione per tentata concussione. L’indomani il prefetto scrisse al consiglio provinciale dicendo lo dovete sospendere, perché secondo la legge vigente all’epoca, gli amministratori locali che riportano condanne non inferiori a 2 anni per reati contro la pubblica amministrazione dovevano essere sospesi. Il consiglio provinciale di Milano ha respinto la richiesta di sospensione con questa argomentazione che io trovo divertente. Dicendo “secondo noi la sospensione è obbligatoria solo per i reati consumati ma nel suo caso la concussione era solo tentata”. Ricordo di aver commentato in una intervista: siccome non ce l’ha fatta a prendere i solidi, gli danno un’altra chance.
È difficile spiegarsi per quale ragione cambiando i governi e le amministrazioni, non sembra esserci un atteggiamento di fermezza di fronte alla lotta alla corruzione, ma la stessa cosa accade pari pari nei confronti dell’evasione fiscale. Più o meno tutti i governi che si succedono annunciano una dura lotta all’evasione fiscale cominciando con un condono. Quindi, perdonando intanto gli evasori, che non mi sembra un bel modo di fare la lotta all’evasione fiscale. Probabilmente la spiegazione sta nel fatto che, se si affronta la corruzione così come se si affronta l’evasione fiscale, si tutelano tutti i cittadini. Ai quali però non importa granché, perché non hanno un immediato beneficio ma ce l’avranno a lunga distanza. Mentre quelli che subiscono le conseguenze, cioè gli evasori che devono pagare le imposte, o i tangentisti che non riescono più a diventare ricchi, farebbero pesare tutta la loro forza che di solito è notevole, perché hanno importanti mezzi finanziari e importanti relazioni per impedirlo.
Poi c’è una spiegazione deteriore, che non è la mia ma è di Giuliano Ferrara, che io trovo agghiacciante. In un dibattito su Micromega il moderatore Paolo Flores D’Arcais ha chiesto a Giuliano Ferrara, ricordando quel che si diceva di Andreotti, ma è vero che per fare politica bisogna avere capacità di ricatto? E Ferrara rispose: no, per fare politica bisogna essere ricattabili, così si è disposti a fare fronte comune. A me sembra la logica di una organizzazione mafiosa.

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I lavoratori dimenticati del porto di Gioia Tauro

di Nicola Morra

Porto di Gioia Tauro: nel totale disinteresse della “Politica” si sta consumando il dramma di 400 lavoratori portuali -su un totale di poco meno di 1300 -, per una realtà che garantisce da sola oltre il 50% del PIL privato regionale e che rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto nel giro di pochi anni ormai.

Dal primo marzo i lavoratori del porto di Gioia Tauro hanno incrociato le braccia per difendere il futuro di 400 famiglie che fra meno di un mese riceveranno una lettera di licenziamento dal monopolista Medcenter. Il Governo ha proposto il riassorbimento dei portuali da parte della istituenda “Agenzia per la somministrazione del lavoro portuale”, ma ciò garantirà per soli 3 anni questi lavoratori, oltretutto con dimezzamento del salario. E se il Ministro Del Rio non nominerà il vertice dell’Autorità di sistema portuale relativa, quest’Agenzia, rimanendo acefala, non potrà mai gestire questa vertenza. Nel frattempo il pomeriggio del 6 marzo l’assemblea dei portuali ha deciso la sospensione dello sciopero, dando fiducia all’iniziativa del Prefetto di Reggio Calabria che ha convocato un tavolo di trattativa tra le parti per il 13 pomeriggio prossimo.

La soluzione della vertenza si presenta come il classico esempio di come il privato possa scaricare sul pubblico i suoi costi produttivi, come se non sia bastato concedere a Medcenter il monopolio delle attività sulla banchina e sui moli.
Il S.U.L. ed i lavoratori, con dati oggettivi, hanno provato a ridimensionare il numero dei tagli arrivando a proporre anche dei” patti di solidarietà interna” per salvare il posto ai colleghi. La Medcenter fino ad oggi non ha però mai inteso ridiscutere il numero dei licenziamenti, e l’impressione è che se non si accenderanno i riflettori a livello nazionale il destino dei lavoratori sia ormai segnato. Tanto della Calabria, come del Sud, si interessano ben pochi, e poi comunque ci si dimentica.

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Camerieri (gratis) al McDonald’s, grazie al governo Renzi

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di Nicola Morra

Cari studenti, benvenuti da Mc Donald’s (gratis) Il colosso dei fast food saluta con un benvenuto il progetto che gli metterà a disposizione migliaia di lavoratori gratis grazie al governo Renzi. Come spiega la multinazionale del cibo-spazzatura, 10mila studenti “potranno svolgere nei ristoranti attività di accoglienza e relazione con il pubblico”. Tradotto: i nostri figli faranno i camerieri in un fast food. Gratis.

Avete capito bene: il governo che doveva promuovere il brand italiano, le aziende agricole italiane ed il cibo italiano nel mondo, manderà 10mila studenti gratis a prestare servizio nei Mc Donald’s. Il programma è quello dell’alternanza scuola-lavoro, per “far capire” ai ragazzi cosa sia il mondo del lavoro. Ma a me sembra che qui si voglia “subalternare”, “assoggettare”, lo studente al grande colosso statunitense, per fargli comprendere che cosa lo aspetti fra qualche anno.

Cosa impara un ragazzo fra un cheesburger od un mc chicken, se non la cultura degli allevamenti intensivi, la speculazione capitalista attuata anche sull’alimentazione, la sostituzione della Coca-Cola alle bevande della nostra tradizione e la precarizzazione – o forse sfruttamento – dei lavoratori? Non sarebbe stato più opportuno svolgere questo programma presso aziende agricole italiane che esportano i nostri prodotti in tutto il mondo? Sono senza parole. Un consiglio da padre, prima ancora che da insegnante e da portavoce dei cittadini: non permettete che ai vostri figli insegnino, come modello, la cultura di Mc Donald’s!

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Il Dalai Lama a Milano

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di MoVimento 5 Stelle

Il 3 maggio 2016, per iniziativa di Nicola Morra, si è tenuta presso la sala Nassyria della Camera, una conferenza stampa sul tema “Tibet: tra oppressione e rivoluzione”. Presenti tra gli altri il rappresentante del Dalai Lama a Ginevra Ngodup Dorje, il presidente della Casa del Tibet di Barcellona Lama Wangchen. La conferenza ha suscitato immancabilmente le reazioni dell’ambasciata cinese di via Bruxelles.
Per iniziativa della senatrice Daniela Donno sta inoltre nascendo (di nuovo) il “gruppo interparlamentare Italia-Tibet” che, si spera, raccoglierà parlamentari di tutti gli schieramenti e che siano sensibili al problema drammatico e irrisolto dell’occupazione del Tibet ma anche delle politiche cinesi fuori dal loro territorio. Politiche che stiamo vedendo in queste ore mentre la visita del Dalai Lama a Milano è inondata di tensioni e minacce da parte della diplomazia cinese. Dimenticano i cinesi il fatto che il Dalai Lama è cittadino onorario di Milano.
E un riconoscimento viene in qualche modo espresso dal mondo tibetano anche agli esponenti del MoVimento Nicola Morra e Daniela Donno, invitati dall’Associazione Italia-Tibet a presenziare alla lezione magistrale che il Dalai Lama terrà agli studenti universitari milanesi della Bicocca e altri atenei e al conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Milano. Il tutto si svolgerà stamattina presso il Teatro degli Arcimboldi dalle 11,30.

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L’e-learning di Rousseau a #Italia5stelle

di Nicola Morra e Enrica Sabatini

Nel corso dell’ultima edizione di Italia 5 stelle, a Palermo, all’interno del Villaggio Rousseau sono state presentate le varie funzioni del Sistema Operativo del M5S. Come sapete, alcune sono già attive e altre verranno rilasciate breve. Accedete alla piattaforma Rousseau per partecipare attivamente alla vita politica del MoVimento!

Trasparenza e condivisione sono due parole chiave per il MoVimento 5 Stelle. Uno degli obiettivi fondamentali, quindi, non potrà che essere quello di ampliare questi due aspetti. Come? Grazie all’aiuto e al supporto degli strumenti di democrazia diretta che stiamo via via progettando, predisponendo e implementando. E-learning di Rousseau è senza dubbio uno dei più importanti in questo senso.

Con e-learning di Rousseau nasce la comunità che apprende, una comunità che è frutto di una rete composta da tanti nodi che sono non solo i cittadini che sono già portavoce in Comune, ma anche di tutti quegli iscritti e di tutti quegli attivisti che lavorano quotidianamente assieme ai portavoce. La conoscenza è fondamentale e deve essere messa in campo in modo che diventi competenza. Questo è l’obiettivo di E-learning.

Come si accede? Molti di voi conoscono Rousseau e sanno già come funziona il Sistema Operativo del Movimento 5 Stelle. Una volta effettuato l’accesso alla funzione vi troverete davanti il primo corso base (l’unico attualmente attivo, ma stiamo già lavorando per predisporre gli altri), indirizzato ai portavoce in consiglio comunale e che contiene quindi nozioni che riguardano struttura, organi e funzionamento, appunto, di consiglio comunale e giunta. Le varie lezioni multimediali sono suddivise in moduli e sono disponibili per tutti gli iscritti alla piattaforma e non solo per i portavoce. È fondamentale infatti che tutti i cittadini abbiano le basi e le competenze per conoscere il funzionamento della macchina amministrativa, in maniera tale da supportare l’operato dei propri portavoce. Non a caso ci piace immaginarla proprio come una “comunità che apprende”.

Se oggi abbiamo queste video lezioni è perché noi vogliamo creare degli spazi di confronto, di dibattito e consentire a quella comunità, fatta di consiglieri comunali, di attivisti, di iscritti che vogliono partecipare a questo progetto: mandando materiali, realizzando dei video, suggerendo modifiche per i futuri corsi. Questo perché riteniamo che ogni persona abbia una conoscenza, un talento una risorsa che può essere utile a qualcun altro. Così può capitare che la soluzione al problema del comune del nord o del centro, può essere anche una soluzione al comune del sud, e viceversa.

Abbiamo un potenziale enorme, di cui forse non ci rendiamo nemmeno conto: siamo una grandissima comunità, abbiamo l’umiltà di metterci a studiare, abbiamo la determinazione di cambiare questo paese e anche la generosità di aiutarci l’un l’altro, per cambiarlo nei fatti. Ora tocca a noi.

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