Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura

di MoVimento 5 Stelle

E’ morto Ferdinando Imposimato. Con lui non sparisce soltanto un magistrato integerrimo e un grande giurista. Ma va via anche una persona splendida, di grande umanità e sensibilità.

Per tutto il M5S sono momenti di enorme do… Continua a leggere Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura

Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura (02-01-2018)

E’ morto Ferdinando Imposimato. Con lui non sparisce soltanto un magistrato integerrimo e un grande giurista. Ma va via anche una persona splendida, di grande umanità e sensibilità. Per tutto il M5S sono momenti di enorme dolore, perché Imposimato ha rappresentato… Continua a leggere Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura (02-01-2018)

#CharlieGard e l’Europa senz’anima

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di Beppe Grillo

Neppure Pilato se ne lavò le mani in questo modo. Charlie Gard non è clinicamente morto, i suoi genitori non desiderano che siano spente le macchine che lo tengono in vita, addirittura se ne andranno via! Un viaggio di coraggio e di speranza: una musica che trova orecchie da mercante in questa europetta insipida e senz’anima.

La corte europea per i diritti dell’uomo ha sentenziato: ciò che hanno deciso i tribunali inglesi riguardo la sospensione dei trattamenti per mantenere in vita il Piccolo Charlie Gard va bene così. Non è entrata nel merito la corte europea. Si è comportata come una corte di cassazione: non è più un processo al fatto in se, ma piuttosto alla forma dei gradì di giudizio precedenti.
E’ incredibile, significa che tutta la UE non ha da dire nulla, in più oppure in meno, riguardo una questione così atrocemente fondamentale.
L’ultimo grado di giudizio è fondamentale, serve a stabilire la presenza o meno di errori procedurali dei due gradi di giudizio precedenti, ed eventualmente fare in modo che siano corretti. Ciò avviene nel contesto della catena giudiziaria dello stesso paese, lo stesso terreno culturale ed etico, quindi nell’implicito rispetto della sovranità etica e morale di quella società, forse senza omettere di considerare il credo. Una comunità di stati, ognuno con il suo patrimonio di vittorie e sconfitte nei confronti delle sfide dell’esistenza dovrebbe avere un’altitudine morale maggiore di ognuno preso singolarmente. Dovrebbe… forse è una parola grossa, diciamo pure che “potrebbe”.

Avere la risposta in tasca per situazioni come queste è arrogante in ogni caso, ma la vita va salvaguardata senza dubbio. Per altro una malattia che distrugge i microscopici polmoni che stanno dentro le cellule (i mitocondri) progressivamente e senza eccezioni note è una specie di incubo solido! Un orrore che condanna a morte certa un bellissimo bimbo.

Mi chiedo: la speranza che cosa è? Si può negarla? E’ chiaro che la speranza è una delle forze della natura più travolgenti in assoluto. Per quanto vana o rischiosa nella sua attuazione la speranza non sente ragione. Siamo noi, è l’uomo ad essere fatto in questo modo. E’ stupefacente come la speranza di vincere al gioco venga fomentata e rinforzata dalla pubblicità di tutti i governi mentre quella che il proprio bimbo sopravviva possa essere soppressa così, con qualche tratterello di penna. E’ così che funzioniamo? Quale sarebbe la differenza che questa palla al piede morale, la UE, è in grado di aggiungere in una simile situazione: neppure un tentativo di conciliazione come fece Pilato, in sostanza la corte dei diritti dell’uomo di strasburgo ha detto “sono cazzi loro”… questioni interne degli UK.

La speranza è vissuta nell’intimità di una dimensione assolutamente soggettiva, il piccolo non è in morte cerebrale, i suoi genitori chiedono che vengano semplicemente proseguite le terapie di sostegno vitale mentre si preparano a togliere il disturbo per correre negli USA, grazie ad una colletta record (da 1,3 milioni di sterline). Tantissimi cittadini britannici hanno accordato una fiducia a quella speranza, con un appoggio economico! Neppure da quella campana ci sentono i nostri spettrali banchieri della UE?

Non so quanto la terapia sperimentale americana (un paese dove tutto è già e solo moneta) sia valida oppure no. Può darsi che dare speranza a questi genitori disperati rappresenti un ulteriore atto di cinismo, oppure no. E’ una malattia rara, questo confonde ancora di più le cose, non c’è nulla di più abbordabile per i bufalari di una malattia rara, mortale, che colpisce i bambini. Roba che risveglia gli sciacalli. Però noi questo noi non lo sappiamo stabilire, mentre i genitori non vogliono imporre al servizio sanitario della regina di insistere ad oltranza (ed a spese del contribuente). Sono pronti, insieme a molti altri cittadini, ad imbarcarsi in un’assoluta incognita, ad esporsi ad altre pene.

Qualcuno chiese a John Glenn, il primo statunitense a entrare in orbita attorno alla Terra, che cosa avesse provato a starsene sull’Apollo durante il conto alla rovescia, lui rispose: “…come uno che stava per lanciarsi nello spazio su due milioni di singoli pezzi, tutti fabbricati da fornitori che avevano vinto gare d’appalto al massimo ribasso…”. Quanto coraggio ci vuole per salire su un mostro alto più di cento metri e farsi sparare nelllo spazio per andare e tornare dalla luna per la prima volta? Erano quasi solo calcoli, ma c’era una forza che accompagnava il coraggio, la speranza di farcela, l’ambizione. Questo è il lato più nobile dell’uomo.

C’è un modo di dire che amo tantissimo: “non esistono atei in trincea” soltanto che in questa storia la trincea riguarda solo il Papà e la Mamma del piccolo …. Mentre la Corte europea e la UE nel suo insieme assomiglia sempre di più al pubblico NON PAGANTE di un circo romano, dove dei disgraziati lottavano sperando di sopravvivere, ancora un po’.

Lui non è clinicamente morto, neppure i suoi genitori desiderano che siano spente le macchine, addirittura se ne andranno via per un viaggio di coraggio e di speranza: una musica che trova orecchie da mercante in questa europa sempre più insipidamente senz’anima…

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Totò Riina: dignitosamente in carcere fino alla fine della propria vita!

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di MoVimento 5 Stelle

Salvatore Riina deve restare in carcere e lì ricevere le cure per poter morire dignitosamente come già prevede la legge. Sotto la massima sorveglianza, infatti, potrà anche essere ricoverato in ospedale affinchè la detenzione non aggravi le sue condizioni di salute. Questi sono i luoghi dove morire dignitosamente.
Non agli arresti domiciliari come vorrebbe la Corte di Cassazione.

Non esiste che il Capo dei Capi di Cosa Nostra, responsabile di stragi immani e della morte di oltre 200 persone tra cui donne e bambini, che non si è mai pentito davanti ai propri crimini, che non ha mai collaborato con lo Stato, anzi l’ha deriso dopo averlo straziato e umiliato, possa ottenere gli arresti domiciliari o misure alternative o benefici penitenziari.
Le cure mediche e terapeutiche Totò Riina le riceve già nel carcere di Parma dove è attualmente detenuto e dove è assistito in uno dei centri clinici di maggiore eccellenza del nostro Paese.

Ricordiamoci che solo alcuni anni fa Totò Riina, intercettato dal carcere, si vantava delle stragi che hanno portato alla morte dei Giudici Falcone e Borsellino e ordinava un nuovo attentato contro il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo.

E’ preoccupante, inoltre, come questa decisione della Cassazione arrivi in un contesto politico in cui l’attuale Governo PD sta tentando di smantellare l’ergastolo ostativo e prevedendo di concedere benefici penitenziari ai boss mafiosi. Tutto questo è inaccettabile, vergognoso.

Totò Riina, così come tutti i boss della mafia, deve restare lì, in carcere. Dignitosamente, ma in carcere!

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Fine vita

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di Beppe Grillo

In che modo un parlamento, la legge scritta oppure ancora da scrivere, può contenere in se la più grande paura dell’uomo? Come possiamo pensare di trovarci tutti d’accordo su qualcosa, la fine della vita per come la conosciamo, che ognuno di noi vede e teme in modo differente? Nulla è più soggettivo della morte, crediamo di averla descritta e definita in modo scientifico, ed è vero, limitatamente alla definizione dello stato di vita e quello di morte. Ma la morte ( noi da morti) che cos’è? Il passaggio dall’essere vivi al non esserlo più in cosa consiste? E’ questo che chiamiamo “morire” ed è tale questione che ci trova ignoranti e intimoriti al tempo stesso. C’è solo una cosa chiara riguardo a questo tipo di argomenti: finiscono per diventare la passerella di schieramento politico preferita da coloro che non intendono affrontare la questione in se ma, piuttosto, vogliono dispiegare come ruote di pavoni il loro colore morale. Invece di essere in contatto con temi potenzialmente sconvolgenti si approfitta per schierarsi, pronti a dichiarare “inaccettabile” oppure “inammissibile” l’argomento stesso.

Ma neppure possiamo fare la fine dei radicali… dove ci sono disgrazie ci sono loro, referendum per morire, per divorziare (che è comunque una fine), per uccidere o aiutare ad uccidersi ci sono loro, i radicali… ma perché? Non li ho mai capiti, la loro ideologia è la fine, si tirano un po’ su con le coppie di fatto e i matrimoni Gay ma… con gli uteri in affitto si finisce di nuovo nel truculento, nella morale elitaria di chi ad una sorta di élite è convinto di appartenere. Perché vi parlo dei radicali? Loro nascono da una posizione morale e basta, li finiscono. Noi non siamo qui a dire alla gente che cosa è buono e cosa è cattivo: c’è una libertà di pensiero assoluta nel movimento. Quello che ci unisce è il desiderio di restituire ai cittadini la determinazione del loro essere sociale e il rispetto del loro essere in privato.
Questo non significa che siamo completamente incapaci di riflettere oppure fornire degli spunti di riflessione in merito al fine vita.
La prima cosa, la più semplice: il problema è reale e chiede alla politica una soluzione… Perché la vita e la morte sono la differenza principale che l’uomo percepisce se deve prendere delle decisioni. Perché la fine della vita ci terrorizza e, se non siamo particolarmente timorosi della morte in se lo siamo del morire, di come moriremo..
Credo che sia possibile instaurare un dialogo sulla morte che non si fondi sull’ideologia, ma neppure sul nulla, ed ecco un punto di partenza: non esistono esperti della morte!

Se considerate un medico di trincea, non uno di quelli che rifanno le tette, e lo confrontate con qualcuno che non abbia mai visto un morto in vita sua il medico saprà dire tante cose su come si cerca di evitare la morte; oppure evitare di far soffrire immensamente qualcuno che non ha alcuna speranza evitando l’accanimento terapeutico. Ad esempio rianimando oppure insistendo con chemio e radioterapie oramai inutili in quel caso specifico. Verrebbe da pensare. “caspita il primo sa tantissime cose sulla morte più del secondo” ma non è così. I medici vedono morire, cercano di evitare che accada e riconoscono quando non c’è più nulla da fare… ma non vedono la morte in se. Lo affermo per una ragione molto semplice: se conoscessero la morte come tale, a causa del loro mestiere, la saprebbero descrivere agli altri. Così come tutti coloro che hanno esperienze ripetute su di un dato argomento finisce che lo “imparano”. Ma in questo non sanno nulla in più rispetto a tutti coloro che non sono neppure stati sfiorati dalla morte. Possiamo affermare con certezza che i medici sanno tante cose in più degli altri su ciò che si verifica nella sua imminenza… però non hanno mai visto la morte in se e ciò non li qualifica in modo particolare a sapere cosa sia la morte! Al contrario, questo tipo di conoscenza, è quella che si attribuisce generalmente a tutti coloro che affermano di possederla sulla base di opinioni o credenze che tutto hanno tranne che un fondamento scientifico. Sia ben chiaro: il movimento non considera le posizioni morali, oppure religiose, come di meno o più qualificate ad esprimersi in questo senso. Semplicemente sappiamo che si tratta di opinioni piuttosto che certezze. Credere ed essere “scientificamente certi” di qualcosa rappresentano le due posizioni potenzialmente più distanti che si possano immaginare al riguardo. Eppure, se pensiamo alla società civile, tutto quello che l’uomo pensa, crede, oppure vive come una convinzione meritano uguale rispetto in una società civile, quella comunità di esseri umani che vive sotto lo stesso tetto di fronte a questo argomento.
Se, però, è vero che nessuno conosce la “morte in se”, a prescindere dalle delle proprie esperienze umane e professionali, dobbiamo partire proprio da questa mancanza di conoscenza, dal momento che ci tutti rende uguali di fronte alla questione. Che si tratti di un “conoscere” oppure “un non conoscere” quello che importa è che vale per tutti: il mistero della vita come il mistero della morte.

Se fossimo intimamente consapevoli di questa profonda mancanza di certezze riguardo la morte in se, sarebbe molto più semplice spogliarsi di quelle posizioni preconcette che così tanto influenzano i dibattiti sul tema.
Ed è questo che vi sto chiedendo: di provare a liberarci dei preconcetti e limitarci a decidere su ciò che è contemplabile alla luce, oppure al buio, della nostra ignoranza circa la natura della morte: per questo siamo soddisfatti dei risultati raggiunti in parlamento dove non ci si poteva aspettare un’unanimità di pensiero come ha affermato Silvia Giordano, nostra parlamentare. Eppure, nonostante un lavoro collegiale e di ascolto reciproco “durante il quale più volte, ascoltando gli altri, abbiamo modificato la nostra idea” in molti hanno ceduto alla tentazione della mossa politica di demagogizzare l’altro affibbiandogli l’appellativo di “pro-morte”. Io credo che queste posizioni simil radicali oppure pienamente oscurantiste rappresentino il fumo dietro il quale ci si vuol nascondere e con il quale si desidera confondere avversari immaginare costruiti alla bisogna di un dibattito politico che cerca la sterilità per non produrre nulla, oltre a nuovi soggetti politici e persone di nuovo additabili come pro questo oppure pro quello.

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato.
Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

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