Una nuova legge elettorale anti MoVimento 5 Stelle

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di Danilo Toninelli

Il Pd, con il solito Verdini, si stanno organizzando per eliminare la possibilità che il MoVimento 5 Stelle vada alla guida di nuovi comuni. Il modo che hanno trovato è tanto semplice quanto ai limiti dell’eversione: anziché far decidere al popolo qual è la maggioranza, vogliono decretare che la minoranza diventi maggioranza, attraverso le ammucchiate di liste.

Infatti ieri sera è arrivata in Commissione affari costituzionali una nuova legge elettorale sui Comuni che consente l’elezione del sindaco a chi raggiunge il 40% al primo turno, senza ballottaggio. Vi pare che in questo momento quello di cui il Paese ha bisogno sia una legge sulle elezioni comunali? Con la disoccupazione che esplode, l’Italia che brucia, gli sbarchi dei migranti che proseguono incontrollati mentre l’Europa chiude le frontiere, non si riesce a trovare niente di meglio con cui occupare il lavoro del Parlamento?

Certo che no. A meno che ti chiami Pd e vuoi evitare in tutti i modi che succeda di nuovo che vincano Virginia a Roma e Chiara a Torino. Così giù da 50 al 40 la percentuale per vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio, dove vince sempre il MoVimento 5 Stelle. Con questa ennesima porcata oggi il sindaco di Torino sarebbe Fassino che al primo turno prese il 41% dei voti ma che poi al ballottaggio venne asfaltato da Chiara Appendino.

La legge elettorale dei sindaci è stata quella fino ad oggi più osannata, addirittura che ispirava le riforme elettorali e che ha garantito una certà stabilità nei comuni. Adesso deve essere cambiata perché il Pd ha una paura fottuta di perdere il suo potere nel territorio dopo la sonora tranvata delle ultime elezioni comunali e a fronte della continua crescita del MoVimento 5 Stelle. Questo è solo il primo passo, tra un po’ sposteranno ancora più in giù l’asticella fino a che faranno una legge elettorale in cui va al governo chi perde le elezioni, se a perdere sono loro.

Sono come i bambini che non vogliono perdere e cambiano le regole del gioco, ma qui stiamo parlando della democrazia e del diritto di partecipazione dei cittadini alla vita della loro città. Le riforme da fare sono per dare più potere di scelta alle persone, non per togliergliene ancora. Il Pd è bulimico di potere e non può farne a meno. Questa gente è un pericolo e va fermata. La battaglia è appena iniziata.

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Fermiamo tutto per fermare i roghi

di MoVimento 5 Stelle Campania

Insieme a consiglieri comunali e attivisti abbiamo montato tende e striscioni all’esterno del palazzo del Consiglio Regionale al Centro Direzionale di Napoli, e resteremo qui giorno e notte per chiedere di modificare il calendario dei lavori del consiglio e concentrare tutti gli sforzi sull’emergenza Terra dei fuochi.

Facciamo nostro il grido disperato dei campani e chiediamo che tutta la programmazione dei lavori di tutte le commissioni e del consiglio sia focalizzata sugli atti, le leggi e le misure concrete ed urgenti da adottare per la risoluzione definitiva della problematica degli incendi e dei roghi tossici.

Non ce ne andremo da qui fino a quando questa richiesta, che non è la nostra ma quella di tutti i cittadini della Campania, non verrà ascoltata. Già una settimana fa avevamo chiesto a tutti i gruppi politici di concentrare gli sforzi su questo tema ma nessuno si è degnato nemmeno di risponderci. Allora, di fronte a questo atteggiamento di arrogante indifferenza di politica e istituzioni, abbiamo deciso di passare ai fatti. Resteremo qui giorno e notte.

Sfidiamo la Regione e il Consiglio, il governatore De Luca e la sua maggioranza, a dimostrare coi fatti e non a parole che per loro la Terra dei fuochi è davvero la priorità assoluta. Non bastano le scartoffie e le misure adottate in extremis nelle ultime ore, servono interventi strutturali, mirati e concreti. Non deve passare un solo giorno senza che questa catastrofe venga affrontata. L’emergenza non è affatto alle spalle, qui continuano a bruciare boschi, veleni, rifiuti ordinari e tossici, qui i cittadini continuano a ricevere la loro dose di veleno quotidiano. E’ un disastro ambientale senza precedenti, noi, come esponenti delle istituzioni votati dai cittadini e chiamati da loro a rappresentarli, non possiamo continuare a star qui nel palazzo a far finta di niente e a continuare le nostre attività come se nulla fosse. Resteremo qui fino a quando le nostre richieste non saranno ascoltate.

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#RomaTagliaGliSprechi: -84% di Alemanno e -72% di Marino

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di MoVimento 5 Stelle Roma

Ecco quello che succede quando ad amministrare è il MoVimento. Oggi sono stati presentati i tagli agli sprechi in Assemblea Capitolina durante il primo anno di consiliatura a 5 Stelle. Quasi 6 milioni di euro in meno rispetto al 2008, primo anno di amministrazione Alemanno e 3 milioni di euro in meno rispetto al 2014, primo anno di amministrazione Marino.

Una forte riduzione delle spese dell’Assemblea Capitolina presieduta da Marcello De Vito. Dai quasi 7 milioni di euro dell’amministrazione Alemanno agli oltre 4 milioni di euro dell’amministrazione Marino ai soli 1.101.629,81 euro spesi quest’anno. In percentuale l’84,05% di spese in meno rispetto al totale sostenuto durante il primo anno del sindaco Alemanno e il 72,94% in meno rispetto a Marino.

Come si evince dalla tabella in foto, il risparmio ottenuto su ogni singola voce è enorme.

Mentre il MoVimento 5 Stelle non impegna fondi per le spese postali e per quelle di editoria, nonostante il già diffuso utilizzo delle nuove tecnologie, con l’amministrazione Marino tre anni fa queste spese superavano rispettivamente i 3.500 euro e i 18mila euro. Nel 2008 con Alemanno il Comune spendeva ben 23.641,20 euro per la posta e quasi 50mila euro per l’editoria.

L’analisi dei dati diventa quasi sconcertante sulle spese di cancelleria: rispetto a nove anni fa il MoVimento 5 Stelle spende circa 117.000 euro in meno per la cancelleria e 57.000 euro in meno per gli altri materiali. Un divario enorme che diventa inconcepibile se si tiene conto anche dell’inflazione.

Il totale delle spese dei Gruppi Capitolini per l’acquisto di beni e consumi e per le prestazioni di servizi arriva a oltre 220.000 euro con Alemanno e a oltre 230.000 euro con Marino a fronte dei 90.000 euro spesi invece dal 1 luglio 2016 al 30 giugno 2017. Se si analizzassero in dettaglio solo quelle del gruppo dei consiglieri di maggioranza MoVimento 5 Stelle il risparmio sarebbe ancora più netto.

Le spese per le iniziative degli Organi Istituzionali del primo anno di amministrazione Alemanno sono di quasi 2,8 milioni di euro; con Marino se ne spendono ‘solo’ 300mila euro che diventeranno però 520 mila l’anno successivo.

L’amministrazione 5 Stelle, anche in questo caso, non spende nulla!

Con Alemanno per le iniziative delle Commissioni Elette e Roma Capitale, in un solo anno, si spendono 141mila euro. L’amministrazione Marino ne spende solo 9mila euro per la Commissione Elette ma quello stesso anno sente il bisogno di investire 160.208 euro per ‘servizi informativi sull’attività dell’Ente’, una voce che non compare nemmeno nel primo anno della assolutamente non parsimoniosa amministrazione Alemanno.

Per quanto riguarda le spese del personale per lavoro straordinario le due amministrazioni precedenti non si fanno bastare il fondo ordinario che utilizzano per un importo rispettivamente pari a 1.080.177,15 euro e 866.978,93 euro, prelevando anche dal fondo straordinario Roma Capitale da cui si attingono 84.911,75 euro con Alemanno e ben 448.771,85 euro con Marino. L’ufficio dell’Assemblea Capitolina, durante il primo anno di consiliatura 5 Stelle, non tocca il fondo straordinario e spende per gli straordinari meno della metà rispetto alle amministrazioni precedenti.

Le spese per contratti di consulenza, per le prestazioni lavorative esterne e per la realizzazione di progetti di varia natura passano da 43mila euro durante il primo anno di mandato di Alemanno, a 426.963 euro con Marino, al totale abbattimento sotto la Presidenza di Marcello De Vito.

Drastico il taglio sul numero di personale in posizione di comando da altra amministrazione: 716.746,00 euro nel primo anno Alemanno, 1.142.469,00 euro durante il primo anno Marino e appena 242.929,00 euro ora grazie a una disposizione dell’Ufficio di Presidenza che in questo primo anno ha ridotto il numero degli incarichi a 13, esattamente venti persone in meno rispetto al 2014: un solo comando per gruppo consiliare e per i membri dello stesso Ufficio di Presidenza.

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I risultati delle Regionarie siciliane

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Di seguito i 62 più votati delle regionarie siciliane in ordine alfabetico (tra parentesi la provincia di appartenenza).

Adorno Erminia lidia (Catania)
Aiello Davide (Palermo)
Alfarini Giampiero Ercole Dimitri (Enna)
Anastasi Cristiano (Catania)
Bellassai Patrizia (Ragusa)
Bellavia Maria (Agrigento)
Callea Giovanni (Palermo)
Campo Stefania (Ragusa)
Cancelleri Giovanni Carlo (Caltanissetta)
Cantarella Giovanni (Catania)
Cappello Francesco (Catania)
Cassese Paola (Siracusa)
Ciancio Gianina (Catania)
Ciappina Gionata (Catania)
Cimino Rosalba (Agrigento)
Cina’ Salvatore (Agrigento)
Damante Ketty (Caltanissetta)
De luca Antonino (Messina)
Di Caro Giovanni (Agrigento)
Di Paola Nunzio (Caltanissetta)
Diana Valeria (Catania)
Fanara Carlo (Messina)
Fargione Massimiliano (Siracusa)
Favuzza Erika (Palermo)
Ferreri Vanessa (Ragusa)
Fodale Flavia (Trapani)
Fortuna Fabio (Siracusa)
Foti Angela (Catania)
Inglese Giovanni (Trapani)
La Gaipa Fabrizio (Agrigento)
Laspada Alberto (Messina)
Lauria Teresa (Siracusa)
Li Destri Giacomo (Palermo)
Listì Maman Alì (Palermo)
Lo Bianco Rosaria (Palermo)
Mangiacavallo Matteo (Agrigento)
Marano Jose (Catania)
Mazzeo Francesco (Messina)
Moscarelli Angelo (Palermo)
Nicolosi Gaetano (Catania)
Pagana Elena (Enna)
Palmeri Valentina (Trapani)
Papiro Antonella (Messina)
Parente Antonio (Palermo)
Raffa Angela (Messina)
Rallo Stefano Maria (Trapani)
Randazzo Antonino (Palermo)
Russo Leonardo (Messina)
Santocono Giampiero (Catania)
Sapienza Antonino (Catania)
Scarcella Giuseppe (Catania)
Schembri Lydia angela (Palermo)
Schillaci Roberta (Palermo)
Siragusa Salvatore (Palermo)
Spata Carmelo (Ragusa)
Sunseri Luigi (Palermo)
Tancredi Sergio (Trapani)
Trifirò Carmela (Palermo)
Trizzino Giampiero (Palermo)
Vilardi Rosa (Palermo)
Zafarana Valentina (Messina)
Zito Stefano (Siracusa)

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#ProgrammaFisco: per una riscossione giusta

di Antonio Tanza, Presidente Adusbef

L’attività di riscossione è oggi uno dei punti più delicati nell’ambito del diritto tributario per varie ragioni. In primo luogo, poiché l’esposizione debitoria gestita dal concessionario della riscossione, gruppo Equitalia ovvero la futura Agenzia delle Entrate riscossione, coinvolge un numero assai rilevante di cittadini contribuenti nonché di piccoli imprenditori, i quali sono gravati da debiti, più o meno grandi, e per le quali (sic.) è difficile, se non impossibile, allo stato attuale, riuscire a ritornare in bonis. Il problema della riscossione è poi legato all’evoluzione della normativa e della prassi di riferimento che ci ha portato, oggi, ad avere un sistema incongruente in efficacia poiché iniquo e ingiusto.

L’attività di riscossione, per essere considerata giusta, deve necessariamente contemperare l’interesse del cittadino al pagamento di quanto dovuto con il minor aggravio possibile, sia in termini di oneri finanziari sia sotto il profilo psicologico, evitando ogni forma di pressione tale da ingenerare uno stato di paura nei confronti delle istituzioni che (sic.) dei soggetti preposti alla riscossione. Dai dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nel rapporto sull’evasione fiscale allegato alla nota di aggiornamento al DEF 2015, emerge che il 5,1% delle entrate complessivamente riscosse, deriva dai ruoli, di cui oltre il 60% derivante da rateizzazioni in corso. I dati riportati sono significativi dell’efficacia degli strumenti agevolativi del pagamento rispetto alle procedure di esecuzione forzata.

Tanto premesso, quali dei seguenti obbiettivi si ritengono prioritari? Prima di tutto, l’internalizzazione del servizio di riscossione da parte degli impositori, con esclusione del ricorso agli agenti di riscossione, riducendo così l’aggravio di costi, aggio e mora, a carico dei contribuenti. La madre di tutte le ingiustizie è il proliferare di voci accessorie di costo con cui oramai siamo stati abituati a convivere, ma la cui giustificazione, francamente, è assai discutibile. Invero, sovente capita al cittadino contribuente di trovarsi al cospetto di un debito preteso dal concessionario in cui, oltre all’imposta dovuta, vengono sommate sanzioni, interessi da tardivo versamento, interessi di mora, aggi di riscossione, interessi da rateizzazione e costi di procedura vari.

La sanzione tributaria amministrativa, costituisce già in sé e per sé la risposta punitiva dell’ordinamento tributario alla realizzazione di un illecito fiscale. A quale ratio si sottintendono tutte le ulteriori voci accessorie? Non sono anch’esse un ulteriore aggravio per l’omesso di versamento dell’imposta? Inoltre, se anche volessimo ritenere giusta la previsione dell’interesse, cosiddetto, da tardivo versamento delle imposte, è giusto sovraccaricare anche un ulteriore interesse di mora alla sorte capitale? Per non parlare poi degli oneri di riscossione, le cui modalità di calcolo e la ratio sono censurabili anche sotto altri aspetti.

Secondo punto è certamente il rafforzamento e la razionalizzazione degli attuali strumenti di riduzione dell’indebitamento. Riducendo il ricorso a esecuzioni forzate sui beni personali del debitore, si rende necessaria la revisione della disciplina delle esecuzioni forzate contemperando l’interesse del debitore alla preservazione del proprio patrimonio e sancendo l’inderogabile principio dell’assoluta impignorabilità dell’abitazione principale oggi mitigato dai limiti applicativi delle vigenti disposizioni. Il legislatore ha conferito dei veri e propri superpoteri al concessionario della riscossione per poter procedere con facilità alla riscossione coattiva dei crediti vantati. La tutela degli interessi erariali deve essere contemperata dalla garanzia di procedure giuste ed equilibrate, che non aggrediscano il contribuente debitore con una barbara e violenta irruenza generando danni, spesso sproporzionati, al cospetto del debito.

Terzo punto: introduzione di procedure volte al risarcimento diretto dei danni cagionati dall’attività illegittima dell’amministrazione finanziaria in fase di accertamento e di riscossione. Sul piano delle tutele è giunta l’ora dell’introduzione di procedure volte al risarcimento diretto dei danni cagionati dall’attività illegittima dell’amministrazione finanziaria. Ovviamente, il vantaggio è che il rapporto tra fisco e contribuente, vede il primo una condizione di responsabilità assoluta e il secondo in posizione di assoluta soggezione malgrado i poteri autoritativi del fisco siano molto penetranti e potenzialmente in grado di distruggere un’azienda o di danneggiare sensibilmente il contribuente.

Quarto punto: introduzione del principio di responsabilità patrimoniale dei funzionari pubblici per i danni erariali cagionati dallo Stato. Si rende altresì necessaria l’introduzione del principio della responsabilità patrimoniale e personale dei funzionari pubblici per i danni erariali cagionati dallo Stato. È un principio importante per qualsiasi amministrazione dello Stato. Spesso la gestione sciatta delle posizioni fiscali, comporta gravi danni per l’erario, errori nelle notifiche, contenziosi temerari con pesanti condanne, spese.

Ultimo punto: potenziamento della procedura speciale di sospensione amministrativa della riscossione. Stante l’attuale sistema della riscossione credo che si possa notare una diversa forma di tutela che l’ordinamento ha riservato ai contribuenti, tenuti a pagare il dovuto, e all’erario, che può, dal 1° luglio, agire direttamente attraverso pignoramento diretto sui conti correnti. I contribuenti devono poter essere messi in condizione di conoscere l’origine della pretesa e la fondatezza della stessa e avere il tempo utile per poter dimostrare le proprie ragioni. D’altronde, ante anche novella che introduce il suddetto pignoramento diretto sui conti, l’erario ha sempre avuto la possibilità, e per esso la società di riscossione, di poter agire in via esecutiva. Ciò consentirà al contribuente di superare momenti di particolare difficoltà, di avere più fiducia nelle istituzioni e anche nel fisco.

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Sedriano, comune a 5 stelle premiato con 1 milione di euro

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di Elisabetta Alì – Assessore al Bilancio di Sedriano

Da poco più di un anno amministriamo Sedriano, in Lombardia, dopo i disastri delle vecchie amministrazioni che avevano portato allo scioglimento per mafia della giunta comunale. Era una sfida difficile, ma oggi iniziamo a raccoglierne i frutti. Il Comune, grazie a questa giunta di “inesperti“, riceverà in premio quasi un milione di euro (956.445 euro) dal Ministero per essere riuscito ad adempiere alle tante scadenze fissate dal decreto sul Fondo di solidarietà comunale 2016, come la trasmissione del Bilancio di previsione, la certificazione del rendiconto e rispondendo positivamente al questionario della SOSE (la società del ministero sugli studi di settore) sui fabbisogni standard. Insomma la macchina amministrativa ha funzionato in maniera estremamente efficiente.

Siamo davvero soddisfatti, e ancora di più lo saranno i cittadini, dato che questi fondi verranno investiti per risolvere i problemi della città e dare ancora più forza all’attuazione del nostro programma elettorale, motivo per cui gli abitanti di Sedriano ci hanno scelto. Gli obiettivi sono la riqualificazione energetica degli edifici (senza dimenticare che abbiamo già dotato di impianto fotovoltaico la nostra scuola elementare), la manutenzione strutturata delle strade della città, il trasporto pubblico e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Le risorse fresche le abbiamo indirizzate sulla spesa corrente per le scuola, i servizi sociali nonché per la manutenzione del nostro verde cittadino.

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#ProgrammaFisco: Agenzia partecipata

di Federico Macaddino, Analista economico-finanziario, Corpo ufficio studi di economie e fiscalità Federazione Dirpubblica

Il quesito agenzia partecipata individua nella premessa, sostanzialmente, tre grandi tematiche che potremmo riassumere così: il rapporto di fiducia reciproca tra Istituzioni e collettività e il ruolo dell’Agenzia delle Entrate, il principio della giusta imposizione fiscale sancito dall’articolo 53 della Costituzione. Nella seconda tematica si affronta il tema della partecipazione del contribuente in ogni fase del procedimento fiscale. Nella terza tematica l’azione di contrasto all’evasione. Conseguentemente, vengono forniti quattro obbiettivi che si possono riassumere in: funzione del contraddittorio tra Fisco e contribuente, misure premiali, strumenti d’indagine presuntivi e banche dati.

La parte di programma che mi è stata sottoposta cerca di risolvere una delle problematiche più delicate nel rapporto tra Stato e cittadino, ossia il rapporto fra Fisco e cittadino, e parte dal rapporto di fiducia e stima che esiste fra le Istituzioni e la collettività. È inutile nascondere che, in questo tipo di rapporto, siamo a dei minimi storici. Lo stesso nome del principale ente dell’amministrazione finanziaria, cioè l’Agenzia delle Entrate, oggi suona come altamente impopolare e andrebbe, anche solo per fini di marketing, mutato. Se a questo aggiungiamo i risultati sensibilmente scarsi di recupero del sommerso, il trend di semplificazione che è stato decisamente invertito negli ultimi mesi con una serie di provvedimenti che accrescono gli adempimenti fiscali e una gestione del personale alquanto discutibile così come dei fenomeni di corruzione, viene da pensare che questa amministrazione e quest’istituzione vada profondamente mutata.

Ciò, certo non è facile e quasi impossibile, se consideriamo che il cittadino ancora oggi viene visto come un potenziale evasore a prescindere, se consideriamo che il Fisco viene percepito come un nemico e, in buona sostanza, come un qualche cosa che sta aggravando la crisi economica, se il Fisco non riesce ad avere una contezza della realtà economica del Paese e quindi un controllo e un presidio del territorio e se il Fisco non dà soprattutto l’idea di rispettare la legge dello Stato all’interno, ancor prima che all’esterno, quindi è necessario un cambiamento di rotta, che vuol dire un cambiamento di organizzazione e di sistemi adottati dall’amministrazione finanziaria quindi, meno aziendalistici, meno alla ricerca del ricavo, più preventivi e tutoriali, probabilmente anche più legati all’analitico e alla realtà. Ciò non è possibile con una struttura, come quella di oggi, che lavora per obbiettivi e standardizzazione.

È necessaria un’amministrazione pubblica che adotti come mission principale il rispetto del Diritto tributario e non i numeri e l’incasso. Più autonomia a un ente come quello esistente oggi, comporta notevoli rischi perché non dimentichiamo che è l’ente più poderoso nell’apparato pubblico, ha un potere di invasività su ogni cittadino, dalla nascita a fin dopo la morte quindi, autonomia sì, ma con stretto controllo ministeriale e possibilmente parlamentare. È per questo che il primo intervento, a mio modo di vedere, va fatto proprio sul Ministero di Economia e Finanze, facendo riassumere a questo Ministero, con una guida di autorità politica consapevole e attenta, quelle funzioni che piano piano sono state transitate all’Agenzia: mi riferisco, ad esempio, all’interpretazione delle norme oppure al controllo e al cosiddetto auditing.

Per quanto riguarda il principio dell’articolo 53 Costituzione, vale a dire la capacità contributiva, semplificato nel quesito come giusta imposizione fiscale, va detto che questo principio è stato disatteso dall’introduzione di strumenti presuntivi negli ultimi anni della storia del Fisco italiano. E quando ci si scollega dai dati reali si corre il rischio di innescare sistemi di contrattazione del tributo, di mercanteggiamento con eccessiva discrezionalità, nei quali si può annidare certamente il germe della corruzione, come stiamo vedendo in molti casi concreti di recente. È necessario quindi, a mio modo di vedere, uscire dagli uffici, avere un contatto diretto con la realtà imprenditoriale e aziendale, conoscere la realtà economica del territorio, e controllarlo.

Basta, in altri termini, accertamenti a tavolino. L’85% delle imprese italiane ha una dimensione ridotta tale che può e deve essere riconosciuta. È necessario quindi avere una strategia di controlli mirati su attività, di solito, meno controllate e poi, in generale, sui bilanci delle imprese. Attività come enti no-profit, società di gestione di appalti pubblici, dove spesso si annida, anche qua, la corruzione.

Con riferimento ai grandi gruppi e alle società multi- e transnazionali, lì sì è necessario, invece, operare con i moderni sistemi d’indagine e di incrocio informatico delle banche dati, quindi, costituendo centrali di intelligence interforze e di cooperazione internazionale. Prioritaria in questo settore, appare l’istituzione di un’efficace ed equa web tax e un controllo sistematico sui gruppi bancari.

Non ultimo, direi che bisogna far entrare l’amministrazione fiscale, anche civile, nella lotta alla malavita organizzata e al malaffare, attualmente, se non proprio trascurata, ben poco praticata. Sullo scambio di informazioni tra autorità amministrative, infine, sarebbe, a mio modo di vedere, sufficiente attuare una legge che fu pensata tra il ‘93 e il ‘94 e partorita nel ‘97, nella quale veniva prevista la rete unica della pubblica amministrazione. È un qualcosa che non solo consentirebbe alle amministrazioni di avere un interscambio di informazioni, ma sgraverebbe i cittadini da una serie di domande e di requisiti che vengono chiesti per qualsiasi pratica amministrativa. Bisogna comunque fare molta attenzione a dare al campo accessibilità alle banche dati, delle regole procedimentali stringenti e precise, al fine di evitare quella che potrebbe essere anche una deriva “poliziesca”, tra virgolette, ovviamente, delle pretese di accesso a banche dati private e aziendali oppure a usi impropri di questi strumenti.

Fatto questo quadro generale, ora avete la possibilità di scegliere quali siano gli obbiettivi prioritari da perseguire nella riforma del Fisco.

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#ConcettaResisti

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di Luigi Di Maio

La povertà in Italia è a livelli intollerabili da anni. Nessun governo ha fatto niente: 10 milioni di poveri non sono una priorità, non hanno neanche un nome. Hanno trovato miliardi e miliardi per salvare i (papà) banchieri che un cognome ce l’hanno (massacrando i risparmiatori), ma nessuna seria manovra per debellare la miseria dilagante. La situazione è diventata esplosiva. Gli italiani continuano a impoverirsi e non c’è niente che faccia sperare in un cambiamento.

Ieri una donna di 46 anni, Concetta Jolanda Candido, che aveva perso il lavoro a gennaio, si è data fuoco per la disperazione davanti a una sede Inps di Torino. E’ stata salvata appena in tempo, ma le ustioni sono gravi e la prognosi è riservata. Concetta faceva le pulizie nella birreria “Befed brew pub” di Settimo Torinese in via Ariosto, il 13 gennaio scorso era stata licenziata e non ha più trovato lavoro. Nella birreria lavorava da una decina d’anni, poi, nel gennaio scorso, l’azienda che ha sede a Udine ha deciso di assegnare il servizio di pulizie a una ditta esterna e tanti saluti. Aveva chiesto la disoccupazione ma non aveva ricevuto nulla. Ieri, dopo la tragedia, l’Inps Piemonte ha fatto sapere che “la domanda era stata già evasa il 16 giugno con valuta 26 giugno“. Purtroppo questo aiuto non è arrivato in tempo per evitare questo gesto disperato.

Concetta per mesi è stata abbandonata, lasciata senza reddito e senza diritti (cancellati con un tratto di penna dal jobs act) da uno Stato che se stai annaspando, anziché aiutarti ti spinge ancora più giù. Concetta non aveva nessuna certezza dei suoi diritti, nessun figlio ministro, nessuna corsia preferenziale. Sola. Secondo il fratello, a portarla a questo gesto è stata “la difficoltà di sopravvivere”.

La sua condizione è quella di molti italiani. Tre milioni sono senza lavoro. Tre milioni sono inattivi che hanno rinunciato a cercarlo. Tantissimi sono i precari. Concetta forse era più debole di loro, ma uno Stato civile è proprio ai più deboli che deve pensare. Dal 2013 i governi che si sono succeduti ci hanno sempre impedito di discutere in Parlamento la nostra proposta di Reddito di cittadinanza che non è solo un sostegno di dignità, ma un attivatore sociale e una vera manovra economica. Ti salva la vita quando resti senza reddito e poi ti aiuta a trovare un nuovo lavoro e a reinserirti nella società. Ci hanno sempre raccontato che non ci sono i soldi. La domenica dei ballottaggi, in gran sordina, il governo ha messo a disposizione 17 miliardi per salvare le banche venete che la politica ha disintegrato e senza che nessun manager paghi pegno. 17 miliardi sono esattamente le coperture del Reddito di Cittadinanza. Istituirlo è il miglior modo per dare una risposta a questa persona.

A Concetta e altri 10 milioni di italiani il governo ha preferito Zonin (il super manager della Popolare di Vicenza) e una manciata di banchieri.

Prima che dagli elettori, sarete giudicati dalla vostra coscienza.

#ConcettaResisti!

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La procura chiede il fallimento di Pedemontana: avevamo ragione

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di Gianmarco Corbetta, Portavoce Regionale del MoVimento 5 Stelle Lombardia

Non si può certo dire che la notizia della richiesta di fallimento della Procura di Milano giunga come un fulmine a ciel sereno. Sono almeno tre anni e mezzo, dai tempi della nostra prima mozione su Pedemontana in Consiglio Regionale, che parliamo della crisi finanziaria della società, purtroppo totalmente inascoltati da parte della giunta regionale. Da tempo immemore chiediamo di studiare una exit strategy a fronte di un project financing sballato che è stato sonoramente bocciato dal mercato. Nemmeno le banche credono più nella redditività di Pedemontana, le cui flebili speranze di vita rimanevano attaccate alle garanzie regionali (insufficienti), alle defiscalizzazioni statali (ancora pendenti) e alle speranze di un ennesimo intervento pubblico, questa volta da parte della Banca Europea degli Investimenti. insomma come nelle migliori tradizioni italiche dovevano essere i soldi dei cittadini a tenere in piedi la baracca. Le responsabilità di Maroni sono gravissime: ha difeso l’indifendibile, tappandosi gli occhi di fronte all’evidenza e appoggiando ideologicamente l’ennesima opera inutile e devastante per il territorio, fedele alla sua concezione obsoleta della mobilità e dei trasporti, ormai del tutto inadeguata ai tempi che corrono. Si prenda finalmente atto che non esistono alternative allo stop di Pedemontana e si punti finalmente sul potenziamento del trasporto pubblico e della rete stradale ordinaria esistente. Finiamola una buona volta con questa indecente farsa!

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Vota per il #ProgrammaAmbiente del MoVimento 5 Stelle

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Oggi, mercoledì 28 giugno, si vota per il Programma Ambiente del MoVimento 5 Stelle e per la decima sessione di Lex iscritti. Le votazioni saranno aperte su Rousseau dalle 10.00 alle 19.00.

La settimana scorsa abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti, i punti fondamentali su cui si baserà la nostra attività di governo per l’Ambiente. Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma. Su Rousseau troverai 6 quesiti. Sei chiamato a decidere su:

Cambiamento climatico e sostenibilità ambientale
Costo ambientale dei prodotti
Economia circolare: dai rifiuti a nuova materia
Il consumo di suolo: contrasto e prevenzione
Piccoli borghi e aree interne: valorizzazione del territorio
Trivellazioni e sottosuolo

Vota subito su Rousseau!

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