Da MPS a Banca Etruria, a perdere sono sempre i risparmiatori

di MoVimento 5 Stelle

Il Pd prima usa le banche per coltivare potere e clientele. Poi, quando le ha definitivamente scassate, lascia sul lastrico i risparmiatori. Succedeva con la nomenclatura ex Ds prima di Renzi (vedi Montepaschi) ed è successo an… Continua a leggere Da MPS a Banca Etruria, a perdere sono sempre i risparmiatori

Se avessimo nazionalizzato MPS quando lo chiedeva il MoVimento 5 Stelle…

di MoVimento 5 Stelle

E’ proprio il caso di dirlo: in Italia se non hai un’imputazione coatta, un rinvio a giudizio o un avviso di garanzia non vai da nessuna parte. Il messaggio del Ministero dell’Economia e Finanze è chiaro. Ieri nella lista che i… Continua a leggere Se avessimo nazionalizzato MPS quando lo chiedeva il MoVimento 5 Stelle…

I risparmiatori non devono più essere lasciati soli

di MoVimento 5 Stelle Europa

La situazione di Veneto Banca, di Banca Popolare di Vicenza, di Monte Paschi di Siena e ancor prima delle quattro banche che sono ormai in bail-in, ha evidenziato, a mio modo di vedere, la presenza di una crisi di sistema, quello che fino a oggi si è voluto negare, ma che in realtà viviamo quotidianamente nella disperazione, nelle difficoltà delle persone, in coloro che hanno perso tutto e che hanno, più che altro, smarrito la fiducia in un sistema pubblico del risparmio, in un sistema pubblico di vigilanza sull’operato di chi doveva assicurare e proteggere i legittimi interessi dei cittadini.

La dimensione italiana è una dimensione riduttiva, ormai il sistema di vigilanza è europeo, il mercato bancario è sovranazionale e dunque limitarlo all’Italia sarebbe anche ingeneroso verso la nostra economia: la consapevolezza dev’essere quella che il risparmiatore deve avere una tutela, deve essere protetto. I diritti fondamentali, il risparmio popolare, quel risparmio che è ancorato ai bisogni della persona ancor prima che ai rapporti economici e patrimoniali non può rimanere senza protezione nel nostro ordinamento e nell’Unione Europea e in questo senso noi abbiamo ritenuto di assumere un’iniziativa sovranazionale, al di fuori delle beghe locali di questa situazione conflittuale, anche di interessi tra interessi pubblici e privati, pensiamo soltanto che la nostra autorità di vigilanza vive questa contraddizione di fondo tra un management, una governance sicuramente di nomina pubblica, una natura giuridica di ente pubblico, ma una proprietà delle banche private controllate e, se questo magari può essere formalmente in linea con i principi, diciamo, del nostro ordinamento, in realtà crea un’aporia nel sistema e rafforza quel senso di sfiducia che viviamo e che è vissuto dalle persone nel dramma di questi giorni.

Il tema è delicato ed è amplificato oggi dalle nuove misure. Il clima di sfiducia che ormai si è ingenerato, diffuso e che è stato rafforzato dalle nuove misure in tema di gestione delle crisi bancarie, il fenomeno del bail-in ad esempio, e oggi il sistema pretende alla fine dai risparmiatori una cultura finanziaria, una competenza che, a mio modo di vedere, va oltre quei limiti ordinari. È indispensabile un sistema pubblico di controllo e questo, tra l’altro, noi lo troviamo scolpito nella nostra costituzione all’articolo 47, in particolare al secondo comma laddove, appunto, lo stato incoraggia i risparmi nell’investimento. È dunque inammissibile che il cittadino debba essere così lasciato solo, sono stati lasciati soli tanti risparmiatori che oggi, al di là della qualificazione se truffati o meno, ma che comunque hanno perso tutto e questo, a mio parere, non è un segnale di civiltà giuridica del nostro sistema. Recuperare questa fiducia significa affermare il principio per cui le autorità pubbliche di vigilanza debbano rispondere del loro operato laddove, ovviamente, questo operato sia posto in violazione dei doveri istituzionali e funzionali e abbia creato un danno ai risparmiatori.

In questa prospettiva di sfiducia del cittadino nei confronti del sistema io credo si inserisca perfettamente l’iniziativa di questo ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, un’iniziativa che è giuridica ma che è anche ispirata a un ideale di politica alto a difesa dei bisogni delle persone e che si ispira direttamente ai valori fondamentali della nostra costituzione, che noi ritroviamo negli articoli 2 e 3 della stessa, la centralità della persona e la prevalenza della persona rispetto al patrimonio, della categoria dell’essere su quella dell’avere, impone a tutti quanti noi la consapevolezza dell’esigenza di rendere adeguate ed effettive le misure a riparo e a tutela di questi diritti fondamentali.

Sapere che c’è un soggetto pubblico che risponde del proprio operato garantisce ancor di più il funzionamento del sistema e quindi il recupero di questa fiducia fondamentale per un corretto funzionamento del mercato bancario.

 Certo, questo ricorso credo abbia proprio la funzione di rappresentare un’iniziativa tesa a costituire una forma di spartiacque tra quello che è stato finora e quello che sarà un domani.

Il ricorso non ha precedenti specifici e, se mi è consentito, non ha nemmeno precedenti il fatto che una forza politica abbia promosso nell’interesse dei cittadini un’iniziativa che è giuridica ma che è ispirata a recuperare dei valori fondamentali del nostro, diciamo, ordinamento e della nostra comunità e in questo senso credo sia una pagina importante nella storia di quelle che sono le pagine del nostro diritto bancario e possa quindi rappresentare un momento di approfondimento necessario e di costruzione per un futuro più equo e più adeguato a quelli che sono gli interessi in gioco.



Il tema della responsabilità dei dirigenti delle aziende bancarie è un tema molto sentito e peraltro, devo dire, ci riporta anche a una giusta dimensione del problema. Teniamo presente che le banche sono anche delle aziende dove lavorano persone che si impegnano, si sacrificano e investono anche la loro dignità e la loro credibilità personale e anche queste persone sono state gravemente danneggiate da questa crisi e dall’inadeguatezza del management in molti casi e dalla mancanza totale di controllo e quindi da questa sensazione di impunità e quindi affermare il principio della responsabilità del management bancario molto spesso pronto ad abbandonare la nave in burrasca con lauti guadagni e poi a guardare dall’alto di qualche altra poltrona la crisi delle famiglie ma anche delle banche stesse ci spinge a un impegno importante, significativo, e a dare, insomma, un segnale forte alle nostre comunità in tal senso.

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Il Pd con il #DecretoBanchette contro i risparmiatori, il M5S a Siena con i risparmiatori

A partire dalle 16 sarà trasmessa la diretta del MoVimento 5 Stelle a Siena: dalla parte dei risparmiatori truffati!

di MoVimento 5 Stelle

Arriva in aula alla Camera il decreto legge sulle banche che dovrebbe, secondo le intenzioni, produrre “disposizioni urgenti per la tutela del risparmio“: il #DecretoBanchette come le ha chiamate il segretario di partito Renzi. Abbiamo ben visto, negli scorsi mesi, come il risparmio sia stato tutelato da questo governo: stavolta si produrrà il miracolo? Ad una lettura approfondita, non pare proprio. Anzi, il testo viola almeno tre articoli della Costituzione.
L’articolo 3 laddove si sono congegnati sistemi di rimborso che discriminano i risparmiatori di Mps rispetto, ad esempio, a quelli fregati con il decreto di risoluzione delle quattro banche, nel novembre 2015. I primi godranno di una conversione per cui riceveranno alla fine obbligazioni senior garantite dallo Stato, quindi è come se avessero in tasca liquidità vera e propria. I cittadini colpiti dal crac forzato del novembre 2015 hanno invece ottenuto solo un risarcimento forfait all’80% e non per tutti. Inoltre, non hanno potuto tentare la strada degli arbitrati per un risarcimento integrale, dunque è stato violato pure l’articolo 24 della Carta, nel momento in cui, appunto, non si concede a tutti in modo uguale di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
Infine, viene calpestato l’articolo 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio. Infatti, il testo del governo non vincola in alcun modo l’uso dei fondi pubblici a un utilizzo prudente e non protegge gli istituti salvati da possibili, futuri crac. Bisognerebbe infatti legare in modo davvero stringente i compensi dei banchieri, almeno la parte variabile, ai risultati della banca salvata: ma ciò con il decreto non avviene. Sarebbe necessario mettere uno stop a precedenti accordi su buonuscite d’oro o premi straordinari per i manager che lasciano una banca sostenuta con soldi pubblici: ma questo il decreto non lo prevede. Infine, sarebbe stato utile concedere allo Stato azionista la possibilità di promuovere da solo azioni di responsabilità contro gli amministratori: ma ciò nel testo non è contemplato.
Le banche che creano danaro dal nulla si mettono il cappio al collo con prestiti non dovuti agli amici degli amici, con acquisizioni spericolate, con la finanza speculativa e i derivati. Lo Stato sta mettendo 6,5 miliardi circa nella banca del Pd e ne diventerà azionista al 70%. Eppure lascia gli amministratori al suo posto, per giunta liberi di gestire la dismissione degli Npl senza alcuna chiarezza, magari con vendite in blocco che fanno felici gli speculatori internazionali.
Anche il M5S utilizzerebbe danaro pubblico per stabilizzare il Montepaschi e il sistema bancario, tuttavia lo faremmo nell’ottica di un addio al principio della banca universale e di una separazione netta tra banche d’affari e banche commerciali, avendo come stella polare la tutela del risparmio e il sostegno all’economia reale. Ma, soprattutto, noi avremmo fatto chiarezza sui prestiti deteriorati della banca del Pd, sui legami incestuosi tra amministratori, politica e grandi ‘bidonisti‘. E avremmo fatto pagare il conto ai manager per le loro responsabilità. Tutti principi che in questo decreto non esistono.
Insomma, questo non è un problema di ‘banchette‘, ma di ‘governicchi‘.
Per questo oggi, anziché votare la fiducia a al “decreto banchette siamo a Siena, di fronte alla sede di Mps, la banca spolpata dal Pd e dai suoi predecessori.
Siamo a Siena per protestare contro questo decreto che loro chiamano “salva-risparmio” e che invece è un assegno in bianco di 20 miliardi in favore di banchieri cui non viene chiesto di pagare nulla per le loro responsabilità.
Il governo che dice di non trovare i soldi per il Reddito di cittadinanza e che non riesce a consegnare nemmeno le casette di legno ai terremotati, poi trova subito una cifra enorme per aiutare le banche, ma senza creare le condizioni per una vera stabilizzazione del sistema.
Il M5S vuole una autentica nazionalizzazione di pezzi del sistema del credito, con l’azzeramento di un ceto manageriale che ha massacrato gli istituti e una gestione interna alle banche e trasparente dei crediti deteriorati.

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Renzi FakeMan su MPS

di MoVimento 5 Stelle Toscana

Renzi ieri ha derubricato il Monte dei Paschi di Siena, la terza banca d’Italia oggetto del più grande scandalo finanziario d’Europa, a ‘banchetta’.
Altro che fake news qui abbiamo un FAKE MAN che per opportunismo cerca di far dimenticare la più clamorosa storia di dilapidazione targata PD, come accertato dall’unica Commissione d’inchiesta istituzionale su quanto accaduto, quella del Consiglio regionale toscano chiesta e guidata dal Movimento 5 Stelle.

È una banchetta quella che dilapida 50 miliardi di valore, un tempo pubblico, lasciando sul lastrico centinaia di migliaia di risparmiatori e mandando a casa migliaia di lavoratori, anche col trucchetto dell’esternalizzazione? Davanti ad affermazioni del genere Siena e la Toscana dovrebbero insorgere: c’è ancora qualcuno nella città di Piazza del Campo che ha il coraggio di definirsi renziano, dopo ieri?

MPS è stato bancomat del PD, guidato da figure non all’altezza scelte dal partito per permettere ad imprenditori amici di drogare il sistema italiano. Figure talmente sicure di quest’amicizia da non restituire il dovuto, sapendo persino di poter contare sulle tasche del contribuente italiano a copertura delle loro sciagurate operazioni. Serviva una nazionalizzazione seria, per aprire i cassetti e invertire la rotta ma gli stessi circuiti che hanno affossato la più antica banca del mondo continuano a fare di tutto per evitare quest’operazione trasparenza.

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De Benedetti Re Mida al contrario: ciò che tocca muore

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di MoVimento 5 Stelle

Dai giornali abbiamo appreso qualche settimana fa che il principale debitore insolvente di MPS (con 600 milioni di euro) sarebbe Sorgenia, joint venture energetica fondata da CIR e dall’austriaca Verbund. CIR è controllata dal Gruppo De Benedetti, che oggi è in capo a Rodolfo, figlio del più famoso Carlo, ma quest’ultimo ha lasciato le cariche esecutive solo nel 2009 ed è tuttora Presidente onorario. Sorgenia quindi è sempre stato un affare di famiglia, e il tentativo di De Benedetti di tirarsene fuori replicando ai giornali e a questo blog è francamente patetico.

Il salvataggio pubblico di Mps costerà ai cittadini italiani almeno 8 miliardi e la nostra richiesta di pubblicare una lista dei grandi debitori della banca non ha ancora avuto seguito. Facciamo allora un po’ di trasparenza almeno sul più grande dei debitori.

Sorgenia nasce nel 1999 in seguito alla liberalizzazione del mercato elettrico ad opera di Bersani (estesa un anno dopo al settore del gas naturale da Enrico Letta). Fino al marzo 2015 la società è controllata con l’81,6% da Sorgenia Holding, creatura a sua volta controllata da CIR (col 65%) e da Verbund, operatore elettrico austriaco (col 35%). È quindi Rodolfo De Benedetti, insieme ai famigliari e con la regia del padre Carlo, a occuparsi della società.

Ebbene, nel corso degli anni Sorgenia si è indebitata per 1,8 miliardi con 21 istituti di credito; la parte del leone l’ha fatta MPS erogando 600 milioni di euro di credito. Peccato che questi finanziamenti non siano stati restituiti provocando un immenso buco di bilancio nel Monte dei Paschi che, unito ad altre scellerate operazioni dell’istituto senese (su tutte l’acquisizione di Antonveneta), ha condotto al salvataggio pubblico di questi mesi.

Sia De Benedetti che i vertici di Mps tirano in ballo la crisi economica. Vero è che il tracollo del 2008 e l’austerità successiva (appoggiata anche da Repubblica, giornale del Gruppo De Benedetti) hanno trascinato nel baratro centinaia di migliaia di imprese e famiglie provocando sofferenze ai bilanci bancari, ma qui il punto è un altro: quando una piccola impresa non riesce a restituire il suo debito la banca creditrice fa di tutto per rientrare dall’esposizione, arrivando a pignorare le garanzie reali che l’imprenditore o la famiglia col mutuo hanno ipotecato per ricevere il finanziamento.
Niente di tutto ciò è avvenuto tra Sorgenia e le banche.

Quando è stato chiaro che il debito di Sorgenia non poteva essere saldato è iniziata una lunga e paziente trattativa che ha portato, nel marzo 2015, all’acquisizione dell’azienda energetica da parte delle banche creditrici. Sorgenia Holding è stata trasformata in Nuova Sorgenia Holding, CIR e Verbund si sono disimpegnate e le banche, con in testa MPS, hanno convertito i loro debiti in azioni impossessandosi di un’azienda sull’orlo del fallimento.

Risultato? 600 milioni di debito di Sorgenia sono diventati crediti deteriorati per MPS, contribuendo al tracollo di borsa che ha infine convinto il Governo a indebitarsi di 20 miliardi (8 dei quali per il salvataggio di MPS). Altro che pignoramenti, telefonate a tarda notte e fiato sul collo; se ti chiami De Benedetti e sei un grande debitore le banche avranno sempre un occhio di riguardo, rischiando persino di andare a gambe all’aria piuttosto che dire no, tanto poi ci pensano i cittadini e i risparmiatori.

Si legge su alcuni giornali che dopo questa vicenda le banche saranno più attente, in futuro, nel finanziare aziende riconducibili al Gruppo De Benedetti. Magari fosse così. La verità è che molte banche non guardano al merito ma al nome. La storia di Carlo De Benedetti, infatti, è un susseguirsi di fallimenti imprenditoriali che avrebbero dovuto tenerlo lontano da qualsiasi istituto di credito.

De Benedetti ha avuto problemi ovunque sia stato, dalla Olivetti alla Fiat, passando per la vicenda Tangentopoli, nella quale ha riconosciuto di aver pagato tangenti al Governo e ai partiti in cambio di una commessa dalle Poste Italiane. Senza dimenticare l’esperienza al Banco Ambrosiano, nella quale De Benedetti avrebbe incassato una plusvalenza da circa 40 miliardi di vecchie lire (nonostante la banca fosse sull’orlo del fallimento) e che ha prodotto due condanne nei suoi confronti per bancarotta fraudolenta (in primo e secondo grado), annullate solo in terzo grado dalla Cassazione per motivi procedurali.

Di lui Tronchetti Provera disse che “è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste Italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro per le vicende di Tangentopoli”. Denunciato per diffamazione dallo stesso De Benedetti, Tronchetti Provera fu assolto dal Tribunale di Milano poco dopo.

Un caso anche questo?

fonti:
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-01-10/ecco-lista-grandi-debitori-morosi-mps-203935.shtml?uuid=ADI10OUC
http://www.ilgiornale.it/news/politica/de-benedetti-fallito-e-salvato-banche-acquistano-sorgenia-1099531.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/22/sorgenia-salvata-dalle-banche-ma-per-i-de-benedetti-altre-perdite-da-cir/1068377/
http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1296173/De-Benedetti–quando-la-Cassazione-gli-cancello-due-condanne-per-un-cavillo.html
http://www.ilgiornale.it/news/politica/dallambrosiano-tangentopoli-tutti-i-passi-falsi-dellingegner-1173759.html
https://it.wikipedia.org/wiki/CIR_-_Compagnie_Industriali_Riunite
https://it.wikipedia.org/wiki/Sorgenia
https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_De_Benedetti

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I grandi debitori di MPS non pagano, Calenda fa il palo

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di Luigi Di Maio

Dal Corriere della Sera: “Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dice no alla black list dei debitori, la lista delle aziende che hanno ottenuto e poi non restituito prestiti pesanti dalle banche finite poi in difficoltà, a partire dal Monte dei paschi di Siena. “No, secondo me non va pubblicata la lista dei grandi debitori insolventi“, segnando un cambio di direzione rispetto all’orientamento che il governo aveva lasciato filtrare nei giorni scorsi”. Il principio – spiega il ministro – è che l’imprenditore va dalla banca a chiedere i soldi. È responsabilità della banca capire se è insolvente. È un po’ strano spostare l’onere su chi chiede i soldi
E’ molto strano che siano i cittadini comuni a dover pagare per quelli, che come riportato dagli organi di stampa (Corriere, Il Sole, Libero), sono i grandi debitori insolventi di MPS, su tutti Carlo De Benedetti (tessera numero 1 del Pd e patron de La Repubblica che infatti su questo scandalo non scrive mezza riga), che con i 600 milioni di euro di Sorgenia risulta il maggior debitore del Monte dei Paschi, almeno tra i privati citati dai giornali. Perchè Calenda tutela gli interessi del numero 1 del Pd e se ne frega dei cittadini che gli pagano lo stipendio? Pensi a fare il ministro dello Sviluppo Economico di un Paese in macerie anzichè il palo ai grandi debitori insolventi. Vogliamo che la lista dei grandi debitori insolventi MPS venga pubblicata al più presto, prima di prendere altri soldi ai cittadini devono essere loro a pagare!

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Dal Corriere della Sera: “Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dice no alla black list dei debitori, la lista delle aziende che hanno ottenuto e poi non restituito prestiti pesanti dalle banche finite poi in difficoltà, a partire dal Monte dei paschi di Siena. “No, secondo me non va pubblicata la lista dei grandi debitori insolventi“, segnando un cambio di direzione rispetto all’orientamento che il governo aveva lasciato filtrare nei giorni scorsi”. Il principio – spiega il ministro – è che l’imprenditore va dalla banca a chiedere i soldi. È responsabilità della banca capire se è insolvente. È un po’ strano spostare l’onere su chi chiede i soldi
E’ molto strano che siano i cittadini comuni a dover pagare per quelli, che come riportato dagli organi di stampa (Corriere, Il Sole, Libero), sono i grandi debitori insolventi di MPS, su tutti Carlo De Benedetti (tessera numero 1 del Pd e patron de La Repubblica che infatti su questo scandalo non scrive mezza riga), che con i 600 milioni di euro di Sorgenia risulta il maggior debitore del Monte dei Paschi, almeno tra i privati citati dai giornali. Perchè Calenda tutela gli interessi del numero 1 del Pd e se ne frega dei cittadini che gli pagano lo stipendio? Pensi a fare il ministro dello Sviluppo Economico di un Paese in macerie anzichè il palo ai grandi debitori insolventi. Vogliamo che la lista dei grandi debitori insolventi MPS venga pubblicata al più presto, prima di prendere altri soldi ai cittadini devono essere loro a pagare!

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