No al Tribunale per le multinazionali che vuole l’Europa, no a questo furto di democrazia

Intervento di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa, in occasione del dibattito al Parlamento europeo sui “Negoziati in vista di una Convenzione che istituisce un tribunale multilaterale per la risoluzione delle controversie in materia di … Continua a leggere No al Tribunale per le multinazionali che vuole l’Europa, no a questo furto di democrazia

Fermiamo le multinazionali di caffè e cacao che sfruttano il lavoro minorile

di Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Infanzia. Insieme a più di 30 deputati europei, ho presentato una interrogazione alla Commissione europea per “porre fine allo sfruttamento del lavoro minorile da p… Continua a leggere Fermiamo le multinazionali di caffè e cacao che sfruttano il lavoro minorile

Siamo con Perugina, e la sua storia italiana

di MoVimento 5 Stelle

Ci sono momenti in cui si ha il dovere di uscire di casa per mobilitarsi a fianco dei lavoratori che scendono in piazza per difendere il lavoro e la sua dignità: come oggi, sabato 7 Ottobre, in marcia a Perugia, a sostegno dei… Continua a leggere Siamo con Perugina, e la sua storia italiana

Ceta, basta parole: mobilitiamoci

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di MoVimento 5 Stelle

Nella calura estiva, con il complice silenzio dei media, sta per essere ratificato dal Parlamento italiano un trattato che cambierà per sempre le nostre vite. Si tratta del famigerato CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il trattato di “libero” scambio stipulato tra Canada e Unione Europea, cavallo di Troia della globalizzazione più estremista.

Il CETA è anche, di fatto, un TTIP mascherato.
Il famoso accordo di libero scambio UE/USA, tanto contestato, esce dalla porta e rientra dalla finestra dato che le multinazionali nord-americane, delle quali almeno l’80% ha sede anche in Canada, potranno utilizzare le loro sedi canadesi per aggirare l’ostacolo e giungere da noi. Come il TTIP il CETA rappresenta il ritorno a un Medioevo dei diritti ove i grandi investitori stranieri, grazie alla clausola ICS (investor to Court System) potranno tutelare i propri interessi commerciali di fronte a tribunali privati a scapito delle politiche ambientali o di tutela della salute e del lavoro dei cittadini.

Nelle 1057 pagine del protocollo d’intesa del CETA non c’è alcun elemento di stima relativo all’occupazione ma un impact study dell’Università canadese di Tuft giunge a una preoccupante conclusione: entro il 2023 il CETA porterà, nei paesi coinvolti, una perdita complessiva di 230.000 posti di lavoro e a una severa compressione salariale. I Paesi maggiormente colpiti saranno la Francia e l’Italia.

Ma il settore che più soffrirà con la ratifica del CETA sarà quello agroalimentare
a causa della concorrenza sleale dovuta alla mancanza di reciprocità tra modelli produttivi e di tutela della salute totalmente diversi. Il trattato spalancherà la porta al famigerato grano duro canadese di pessima qualità e trattato in preraccolta con glifosato,nonché a enormi quantità di carne ottenuta in allevamenti con norme di qualità di produzione e di tutela del benessere animale molto inferiori a quelle europee. Un impatto devastante sulla produzione di grano col rischio di desertificazione di intere aree del Paese.

Secondo il dossier della Coldiretti, delle 291 denominazioni Made in Italy registrate, ne risultano protette appena 41, tra l’altro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi di imitazione come “Parmesan cheese”. Di fatto un via libera all’Italian sounding che, con la falsificazione del Made in italy, nel 2016 ha superato i 60 miliardi di fatturato. Un danno enorme per le nostre imprese.

Ma su questo trattato si stende anche l’ombra oscura della criminalità organizzata. Secondo il rapporto della DNA pubblicato il 22 giugno 2017, la ndrangheta ormai ben radicata in Canada, sta riciclando il suo denaro nel settore agroalimentare e vedrebbe intensificati i suoi affari se questo trattato venisse approvato in assenza di norme stringenti sui reati agroalimentari, mentre giace da quasi due anni nei cassetti del Ministero della Giustizia la legge sulle agromafie, voluta dal Governo ma mai discussa a causa delle beghe interne del PD.

È l’“Europa he ce lo chiede”, come piace tanto dire ai nostro governanti quando non hanno voglia di imporsi a Bruxelles. Ma questa volta è diverso e dipenderà solo dal Parlamento se questo trattato capestro entrerà in vigore. Come stabilito il 5 luglio 2016 dalla Commissione europea, infatti, si tratta di un accordo “misto” e per entrare in vigore deve essere ratificato comunque da tutti e 27 i Parlamenti nazionali dei 27 Stati membri e di alcuni regionali per un totale di 37 assemblee. Se anche un solo Parlamento nazionale o regionale dell’UE bocciasse l’accordo, l’applicazione definitiva del CETA non sarebbe più possibile e il trattato non entrerebbe in vigore. Non solo, l’Italia è il primo Paese dell’UE a portare in aula la ratifica dell’accordo. Mentre altri, come la Francia, fanno ricorso, l’Italia corre veloce verso il baratro.

Il CETA rappresenta, oggi, lo strumento più pericoloso di quella globalizzazione che sta distruggendo anni di conquiste sociali e le nostre Costituzioni. Ratificarlo significherebbe dare una cambiale in bianco alle oligarchie corporative finanziarie ed economiche che attentano la nostra democrazia ogni giorno. Tutto quello che abbiamo potuto fare in termini di pressione parlamentare è stato fatto, lo stop agli accordi come il TTIP e il CETA è stato persino il punto più votato del programma di Governo di politica estera e di agricoltura del M5S. Il momento delle parole è finito. È necessaria la mobilitazione per rovesciare il tavolo.

In contemporanea alla votazione del testo in Commissione Esteri del Senato, il Movimento 5 Stelle annuncia la sua presenza alla mobilitazione di martedì 27 giugno alle 10, in Piazza della Rotonda a Roma (Pantheon), indetta da organizzazioni sindacali, agricole, ambientaliste e dei consumatori.

Invitiamo altri partiti, che a parole si dichiarano contrari al CETA, a fare lo stesso.

Ci vediamo in piazza!

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Vittoria 5 Stelle a favore delle imprese locali

di Riccardo Fraccaro

La nostra norma per valorizzare le aziende che utilizzano beni e prodotti da filiera corta e a chilometro zero è stata inserita nel correttivo del codice appalti appena approvato: ora sarà possibile premiare le imprese che si avvalgono di risorse territoriali. Le politiche commerciali iper-liberiste hanno penalizzano le nostre Pmi a vantaggio delle multinazionali, finalmente iniziamo ad invertire la rotta.

In sede di esame della legge delega prima e del correttivo del codice degli appalti dopo il M5S ha proposto di inserire dei meccanismi premiali a favore delle aziende che utilizzano beni e prodotti locali. La norma è stata approvata e ora Regioni, Province autonome, Comuni e tutte le pubbliche amministrazioni potranno usarla per dare la preferenza alle imprese che, nell’esecuzione dei contratti pubblici, utilizzano prodotti locali o beni realizzati e assemblati in loco. Dall’ingresso nella moneta unica, la produzione industriale della Germania è aumentata del 26% mentre quella dell’Italia è diminuita del 25%: un enorme trasferimento della ricchezza dalle periferie al centro del territorio comunitario. Inoltre i massicci flussi di import-export favoriscono l’aumento delle esternalità negative, quali le emissioni nocive e gli ingenti volumi di traffico.

Grazie alla nostra norma sarà possibile introdurre nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, servizi o fornitura, dei criteri preferenziali per le imprese locali. In questo modo saranno tutelate le economie territoriali introducendo garanzie effettive per le aziende e i lavoratori, ma anche per l’ambiente e la salute.

In tutto il territorio italiano esistono meravigliose attività produttive di qualità che spesso devono competere anche nel rapporto con lo Stato con chi si avvale di prodotti realizzati in contesti privi dei minimi requisiti di tutela dei lavoro, della salute e dell’ambiente. Questo non è libero mercato, ma concorrenza sleale.
C’è una terzia via rispetto alla globalizzazione e al protezionismo, un approccio glocal che consente di tutelare le realtà locali e renderle al tempo stesso più competitive. Non chiediamo chiusura ma tutela, affinché il mercato non si sviluppi solo guidato dal massimo profitto. Esistono valori prioritari proprio come la tutela ambientale alla quale mira proprio la valorizzazione dei prodotti e beni a chilometro zero e filiera corta che il M5S ha trasformato in legge dello Stato.

Ora invitiamo tutte le amministrazioni a fare tesoro di questa norma per rivitalizzare finalmente il tessuto produttivo del territorio. È uno splendido risultato per tutto il nostro Paese.

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Il MoVimento al fianco delle Pmi

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di Rosa D’Amato, Movimento 5 Stelle Europa.

Con 618 voti favorevoli su 692 votanti, il Parlamento europeo ha approvato un rapporto del Movimento 5 Stelle scritto con il prezioso contributo dei cittadini che sul portale Rousseau hanno caricato i loro emendamenti e le loro proposte. Per il Movimento 5 Stelle solo sostenendo le piccole e medie imprese l’Italia potrà ritornare a crescere. Il Movimento 5 Stelle restituisce gli stipendi di parlamentari ed europarlamentari alimentando il Fondo per il microcredito che ha aiutato finora oltre 1.000 fra piccole e medie imprese. Il Movimento 5 Stelle propone l’abolizione di Equitalia sostituendola con l’internalizzazione dei servizi di riscossione per evitare errori, cartelle pazze e alleggerire gli interessi di mora e sanzioni. Inoltre, abbiamo proposto di abolire l’Irap sulle microimprese, quelle con meno di dieci addetti e meno di 2 milioni l’anno di fatturato. Se l’Europa vuole tornare a crescere metta le piccole e medie imprese al centro della sua proposta politica, anziché privilegiare le solite multinazionali. Il rapporto della portavoce Rosa D’Amato stabilisce i criteri per utilizzare i 64 miliardi di euro stanziati fino al 2020 per favorire la competitività delle piccole e medie imprese. Ecco le novità contenute nel suo rapporto.

“Aumentare gli investimenti e chiudere il capitolo austerity, favorire l’accesso al credito e ai fondi europei, semplificare la burocrazia e migliorare la trasparenza negli appalti pubblici, ridurre i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e potenziare l’economia circolare. Sono questi i punti principali del rapporto “Promuovere la competitività delle Piccole e medie imprese” in Europa, assegnato al Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

In Europa ci sono ben 23 milioni di PMI: rappresentano circa il 99% di tutte le imprese e sono fondamentali per lo sviluppo, la coesione sociale, l’innovazione e per la creazione di occupazione di alta qualità.

Per aiutare le PMI bisogna superare gli ostacoli burocratici e finanziari. Occorrono maggiori fondi per favorire lo sviluppo di queste imprese, rompendo le rigide catene del Patto di stabilità, ma occorre anche dare a queste imprese la possibilità concreta di accedervi in maniera semplice e in tempi rapidi. Ecco perché nel rapporto, oltre a un aumento delle risorse per le PMI e lo sviluppo dell’imprenditorialità diffusa, chiediamo alla Commissione europea di garantire appalti pubblici trasparenti, meno burocrazia sui fondi europei, un accesso al credito più agevolato, più risorse e strumenti per l’internazionalizzazione. Bisogna concentrarsi su settori specifici come il manifatturiero, le nuove tecnologie, le costruzioni sostenibili, i veicoli verdi e le smart grids.

Il fronte della sostenibilità è centrale: una catena del valore più verde, che comprenda la rifabbricazione, la riparazione, la manutenzione, il riciclaggio e la progettazione eco-compatibile, può offrire considerevoli opportunità commerciali a numerose PMI. Anche l’approvvigionamento di energia a costi contenuti è fondamentale: le imprese europee hanno il costo dell’energia più alto del mondo e bisogna avviare un deciso processo di decarbonizzazione e autoproduzione.

Occorre, poi, combattere lo strapotere delle multinazionali anche su un altro versante: come hanno dimostrato i casi Apple, Starbucks e Fiat, queste multinazionali, grazie ad accordi fiscali immorali (Apple pagava in Irlanda lo 0,005% di tasse sugli utili), riescono a eludere il fisco e a togliere così risorse fondamentali che potrebbero essere destinate all’abbattimento delle tasse per PMI e cittadini.

Quando si parla di grandi industrie, non posso, da tarantina, non pensare al caso dell’Ilva. Dicono che per la mia città non sia possibile un futuro senza questa acciaieria vetusta, improduttiva e inquinante. Non è vero. Un futuro senza l’Ilva è possibile se il tessuto produttivo fatto di PMI viene valorizzato, se le vocazioni del territorio (agricoltura, turismo, cultura) vengono difese, se viene favorita un’imprenditorialità diffusa che colga le opportunità dell’economia circolare. Tutto il Parlamento europeo ha votato le idee del Movimento 5 Stelle, adesso tocca all’Italia recepirle”.

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