Il flop totale del Pd sull’immigrazione: sei anni di nulla

di Luigi Di Maio

Stamattina i giornali aprono così: “Patto tra ONG e scafisti“. Ieri la Iuventa, una nave di una Ong tedesca, è stata fermata dalla nostra Guardia costiera e condotta nel porto di Lampedusa per accertamenti. La Procura di Trapani ha chiesto il sequestro dell’imbarcazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo gli inquirenti alcuni componenti dell’equipaggio della nave, avrebbero avuto contatti con trafficanti libici per portare i migranti in Italia: i cosiddetti scafisti per portare i migranti in Italia.

Adesso capite perché l’anno scorso da noi ne sono arrivati 180.000 e in Spagna solo 8000?
Le condotte irregolari di alcune ONG noi le avevamo denunciate quattro mesi fa. A sostegno dell’allarme lanciato dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. E avevamo chiesto di mettere in condizioni le procure siciliane di poter accertare i fatti. Per tutto questo siamo stati accusati e insultati in ogni modo. Ma alla fine avevamo ragione noi. Ora, sia chiaro, io non pretendo alcuna scusa. Non mi interessano le scuse. Ma mi auguro innanzitutto che la politica e tutti coloro che non hanno perso occasione di infangare il nome di un illustre magistrato, si scusino con il procuratore Zuccaro, che per primo ha denunciato i fatti.

Questo è il primo passo per rimettere le cose al loro posto. Ora. In alcune intercettazioni in mano ai magistrati, si ascoltano membri dell’equipaggio della Ong dire: “Non è nostro compito contribuire alle indagini, non daremo foto degli scafisti”. Queste intercettazioni dimostrano una cosa: che sulle operazioni di salvataggio o traghettamento nel Mediterraneo serve un controllo della nostra polizia per combattere concretamente lo sporco lavoro dei trafficanti. E, se necessario, anche uomini della nostra intelligence. Serve una Legge, non un futile codice di condotta. Di questo gioverebbero anche tutte quelle organizzazioni che svolgono correttamente le loro attività umanitarie.

Noi di legge ne abbiamo depositata una mesi fa, a prima firma Alfonso Bonafede che prevede proprio la presenza di polizia giudiziaria a bordo delle navi ong. Il Pd ha i numeri per portarla in aula e farla votare subito. Se serve, riapriamo il Parlamento ad agosto e approviamola. Siamo in emergenza, è una questione di sicurezza nazionale e il parlamento ha il dovere nei confronti dei cittadini che rappresenta, di intervenire immediatamente. Se il Pd vuole presentare un’altra legge uguale alla nostra, come ha fatto con i vitalizi, faccia pure. L’ho già detto, non ci offendiamo, l’importante è iniziare a lavorare per risolvere questa emergenza che ci opprime da anni.

E dobbiamo farlo noi, come Italia. Siamo uno Stato sovrano, non dimentichiamocelo. Tra l’altro in queste ore, leggo di un ridicolo scaricabarile tra l’ex Presidente della Repubblica Napolitano e l’ex Presidente del Consiglio Berlusconi sulle responsabilità dell’intervento militare in Libia. L’unica certezza è che per le loro scelte scellerate a pagare sono stati un’altra volta gli italiani. E qui viene il punto però. Perché da sei anni a questa parte, tutti i governi fabbricati in provetta a guida Pd, sull’emergenza migratoria hanno totalmente fallito.

Questa è la realtà, sei anni di nulla:
– Prima hanno bombardato la Libia, spalancando la rotta del mediterraneo.
– Poi hanno rinnovato il Regolamento di Dublino che impone all’Italia di farsi carico di tutti i migranti che arrivano sulle nostre coste.
– Poi ci hanno assicurato che li avrebbero identificati per ricollocarli per quote negli altri Paesi europei. Non funzionano le identificazioni e gli altri Paesi UE che non accettano i migranti, non vengono sanzionati.
– Non vengono rimpatriati gli irregolari e intanto si favorisce il business sull’immigrazione di cooperative che poi finanziano le campagne elettorali dei partiti di governo.
– Nessuna traccia di un diritto di asilo unico europeo né di un sostegno economico serio all’Italia. Noi impieghiamo questo anno per accoglienza, monitoraggio e tutto ciò che riguarda l’immigrazione, 4,5 miliardi di euro. L’Europa ci mette solo 100 milioni.
– Ma soprattutto in cambio di qualche briciola di flessibilità per finanziare i suoi ottanta euro, Renzi, come ci ha confermato Frontex, ha stretto una intesa con Bruxelles per fare in modo che tutti i migranti dal 2014 in poi approdassero in Italia.

Questo è quanto. In sei anni da parte dei governi Pd il nulla assoluto. Il flop totale. Hanno avuto la Presidenza del semestre europeo inserendo il tema migranti in cima alla agenda politica e non sono riusciti ad ottenere nulla. Pensate che in questi sei anni, sono oltre 700.000 i migranti arrivati in Italia – quasi due volte la città di Bologna – la maggioranza di questi non potrebbe restare in Italia, ma resta nel nostro Paese ad ingrassare il business dei partiti sull’immigrazione.

Malafede, interessi personali e incapacità. Hanno svenduto la nostra sicurezza nazionale per restare incollati alle loro poltrone. Hanno fallito loro e stanno portando al fallimento questo Paese. Il 2018 è vicino. E dei loro disastri sono sicuro ne risponderanno davanti agli italiani.

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Grazie per la legge ma tenetevi l’inganno

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di Beppe Grillo e il suo anestesista

Leggere le intercettazioni del Professor Guido Fanelli è come trovarsi di fronte alla più impietosa messa in scena sulla natura agrodolce dell’uomo. Pensare che quel tizio è davvero uno dei relatori della legge 38, che ha permesso all’Italia di veder riconosciute come un diritto le cure palliative, rasenta l’incredibile. La legge in questione vede la luce Il 15 marzo 2010, durante il governo dello Psiconano, promulgata da Morfeus Napolitano, all’articolo 1 dice: “la presente legge tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.”

Oggi, grazie a quel dispositivo, è più facile essere assistiti in modo congruo ed efficace durante le fasi più estreme di una malattia terminale. Una legge ben scritta, che vede come prima depositaria, nel 2008, una vera e propria Maradona della casacca: l’ora onorevole del “gruppo misto – UDC” Paola Binetti. Pensate che solo nell’ultima legislatura parte da Scelta Civica per poi comparire come Area Popolare (NCD-UDC) e quindi “per l’Italia – Centro Democratico”. Ma nel suo curriculum c’è L’Ulivo dal 2006 quando entra in senato. Poi nel “Partito Democratico – L’Ulivo”. Nel 2008 è nel PD che abbandona nel febbraio 2010 per entrare nell’unione di centro per il terzo polo (???) per uscirne nel 2013.

Insomma la legge 38 è figlia del PD per parte di madre, mentre il padre è il Professore ora ai domiciliari. Perché uno che parla di “carotare i pazienti” deve essere il padre per forza, non è una madre che può carotare un paziente indifeso e inconsapevole. Carotare la gente è molto maschile, e così tutto il resto di quello che trapela sui (pochi) giornali che approfondiscono questo scandalo spaventoso.

Sono almeno 70 gli indagati, 16 ai domiciliari, l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di praticamente ogni possibile rappresentazione della collettività. L’oggetto della delinquenziale banda di medici, professori, lobbisti e amministratori delegati, sono le persone malate e la terapia del dolore, fare test di validazione per mettere in commercio farmaci di case farmaceutiche riconoscenti. Talmente riconoscenti che il nome dell’inchiesta è lo stesso di quello dello Yacht del Professore.

Una cosa riprovevole che potrebbe essere addossata al PD
, siamo proprio nella loro tana, a Parma. Ma non sarebbe ne giusto e tantomeno logico perché, proprio seguendo le evoluzioni della Binetti, ci coglie un’intuizione: PD, UDC, SCELTA CIVICA, FORZA ITALIA, UDEUR eccetera sono una sorta di universo che proviene dal Big Bang della DC, quando il PCI e il PSI collassarono in stelle nane o vai a capire che cosa.

Non vale la parola “colpa” nel cosmo democristiano che tiene insieme, come una colla laida fatta di sputi, Renzi, Berlusconi e Morfeus Napolitano. Gentiloni con Fassino, Rumino Bersani con Vendola. E’ difficile immaginare insieme delle Drag Queen con brutali centauri rasati, magari alla guida delle loro Harley Davidson, ma secondo la vecchia ottica democristiana tutto era possibile. E tutto continua ad essere possibile anche oggi.

Questa storia orrenda, che spero non sia vera, vede una legge ottima figlia di gente impossibile, non credo che studiare come sia possibile una simile perversione serva a molto. Quello che ci serve è comprendere come si nascondono le perversioni, in questo la DC era davvero superba e continua ad essere così nella galassia che dal è saltata fuori dal Big Bang della DC. E’ la proprietà distintiva di questa gente qui, nessuno lo fa apposta, è nella loro natura di travestiti morali non vedere e sentire le colpe. Chi era nel PCI al momento del Big Bang è sparito oppure è stato avvisato un attimo prima da quella malacoscienza apparentemente universale cui dico: grazie per la legge ma tenetevi l’inganno.

La quasi censura sui fatti del Professore? Un inutile ricaduta della galassia infame.

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Sul Pil propaganda di regime #MaQualeCrescita?

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di MoVimento 5 Stelle

Giornali e opinionisti tv hanno accolto trionfanti il primo dato grezzo dell’Istat sul Pil 2016: +0,9% contro il +0,8% delle previsioni governative. Uno 0,1% che ha fatto gridare al miracolo, nonostante un semplice confronto su scala europea dovrebbe suscitare reazioni opposte. L’Italia è ULTIMA nel continente, l’unica a crescere nel 2016 meno dell’1%, più che doppiata dalla Grecia (2,7%) e dalla Spagna (2,3%), distanziata anche dalla Francia (+1,4%), dalla Germania (+1,6%) e dal Portogallo (+1,6%), per non parlare dei Paesi fuori dall’euro, che crescono in media più di quelli interni all’eurozona (+4,4% la Romania, +3,5% l’Ungheria, +3,2% la Polonia, +3,1% la Croazia, +2,9% la Bulgaria, +2,4% la Svezia, +2,6% la Repubblica Ceca, +1,5% il Regno Unito).

L’Italia è a tutti gli effetti il grande malato d’Europa.

Se siamo tornati a una fragilissima crescita, dopo ben due fasi recessive (2008-2009 e 2012-2014), è per alcuni motivi che poco c’entrano con i nostri pessimi Governi. Da una breve analisi dei dati si può concludere che:

Nel 2009, nel 2010 e nel 2011, prima dell’arrivo di Monti, in tutta Europa si è sforato ampiamente il limite del 3% deficit/Pil per effetto dei cosiddetti “stabilizzatori automatici” (indennità di disoccupazione, cassa integrazione e altri sussidi indipendenti dall’azione degli esecutivi). Questo ha permesso una ripresa dopo il tracollo mondiale del 2008

Nel 2011 è iniziata l’era dell’austerità, con particolare virulenza in Italia dove Monti ha sia tagliato la spesa che aumentato la pressione fiscale, mentre il Pil ha cominciato a contrarsi. La decrescita si è protratta fino a tutto il 2014, durante il Governo Letta e il primo anno del Governo Renzi

Dal 2015 è iniziata una piccola ripresa, quasi fisiologica, e comunque trascinata da fattori internazionali particolarmente favorevoli. Su tutti il crollo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro provocata dalle manovre monetarie espansive di Mario Draghi e l’abbassamento del costo del debito dovuto sempre al Quantitative Easing della Bce. Inoltre, viste le ultime tendenze politiche (crescita partiti euroscettici, Brexit, Trump) la Troika ha addolcito per un paio d’anni l’austerità consentendo al Governo Renzi di stabilizzare il rapporto deficit/Pil intorno al 2,5% sia nel 2015 che nel 2016.
Tutto ciò ha permesso il +0,7% del 2015 e il +0,9% del 2016 (ancora da confermare).

Bisogna ora spiegare, però, perché le altre economie europee sono cresciute molto più di quella italiana.

In sintesi i motivi sono due:

1) hanno utilizzato meglio la flessibilità. L’esempio tipico è quello spagnolo, dove il Governo Rajoy ha diminuito strutturalmente la pressione fiscale, invece che elargire bonus elettorali a pioggia (80 euro) e decontribuzioni temporanee (18-20 miliardi di euro di costi in prospettiva)

2) hanno continuato a sforare il 3% del rapporto deficit/Pil. Questo è il punto fondamentale. Il Governo Renzi ha urlato per anni ai quattro venti di essere contro l’austerità, ma alla fine l’Italia è stato l’unico grande Paese europeo rimasto entro i folli parametri di Maastricht e del Fiscal Compact.

La Spagna sfora il tetto europeo da anni, con un deficit al 10% (!) nel 2008, al 7% nel 2013 e ancora al 4,4% nel 2016. Spazio fiscale con cui si sono abbassate le tasse e stimolati gli investimenti. Lo stesso ha fatto la Francia, con un deficit al 4,8% nel 2012, al 4,1% nel 2013 e ampiamente sopra il 3% anche l’anno scorso (dati OCSE). La Germania, da parte sua, sfora le regole europee da un altro punto di vista: il suo surplus commerciale ha raggiunto proporzioni astronomiche (8,3% del Pil nel 2016 contro il 6% massimo consentito). In questo modo l’economia tedesca impoverisce i vicini europei sfruttando una moneta molto più debole dei suoi fondamentali.

Si dirà che all’Italia non è concessa tanta flessibilità perché ha un debito troppo alto. Sono balle! Il problema del debito pubblico è solo ed esclusivamente politico. La Bce ha dimostrato che una banca centrale può garantire il debito controllando i tassi di interesse. Basta che compri i titoli di Stato non venduti sui mercati. E poi la stessa Spagna ha già sforato la soglia del 100% debito/Pil, la Francia ci è vicinissima e la Germania pure, se solo si contasse la montagna di debito che nasconde nella sua Kfw (l’equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti).

La verità è diversa: l’Italia è un boccone prelibatissimo ed è sotto attacco. Il capitale estero mira a saccheggiare il nostro risparmio privato da record e ad eliminare un concorrente temibile sui mercati internazionali. Il problema è che la nostra classe dirigente, da Monti a Renzi passando per Gentiloni e l’onnipresente Napolitano non fa gli interessi degli italiani, ma del nemico.

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Napolitano, fattene una ragione

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di MoVimento 5 Stelle

Nei Paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale, e a noi manca ancora un anno. Bisognerebbe andare a votare o a scadenza naturale delle legislatura o quando mancano le condizioni per andare avanti. Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa, non si fa certo per calcolo tattico di qualcuno.Giorgio Napolitano, bis presidente emerito
Tre notizie per Napolitano:
La prima: Le condizioni per mandare avanti il governo sono mancate il 4 dicembre con la vittoria a stragrande maggioranza del NO.
La seconda: In un Paese civile non si sarebbe tentata una riforma della Costituzione, di cui è stato la principale mascotte, con un Parlamento eletto con una legge giudicata poi incostituzionale dalla consulta e non sarebbe stato possibile fare carne da porco della volontà popolare con quattro presidenti del consiglio che non hanno rappresentato nulla se non i partiti e la Troika
La terza: Napolitano non è più presidente della Repubblica. I suoi moniti ormai fanno emozionare solo i direttori dei giornali, non hanno mai interessato i cittadini e ora sono ignorati anche dagli ometti di partito che lui ha tentato di elevare al rango di statisti

Morale: L’ultimo a poter parlare di civiltà delle Istituzioni è proprio il poltronato a vita Napolitano e di quello che ha da dire non importa più a nessuno, il 60% degli italiani che hanno votato NO al referendum lo dimostrano. Se ne faccia una ragione.

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Le post-cazzate dei nuovi inquisitori

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di Beppe Grillo

Il presidente dell’antitrust Pitruzzella ha rilasciato un’intervista al Financial Times, a metà strada tra il delirio d’onnipotenza e l’ignoranza completa di come funzioni il web, dicendo che “la post-verità in politica è uno dei catalizzatori del populismo e una minaccia alle nostre democrazie“. E cosa è la post-verità si chiede una persona normale? “La post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità semmai è quella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del no al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste più e chiamano post-verità quello reale.” E’ la definizione, che meriterebbe la Treccani, di Roberto D’Agostino.

L’intervista si fa interessante quando Pitruzzella spiega come si combatte la post-verità: “dobbiamo decidere se lasciare Internet così com’è, il selvaggio west, oppure se regolamentarlo. Penso che queste regole vadano definite dallo Stato. […] Non è compito di entità private controllare l’informazione, questo è dei poteri statali: loro devono garantire che l’informazione è corretta“. Tradotto significa che vogliono fare un bel tribunale dell’inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso. Immaginatevi la scena.

Scrivo sul Blog: “I politici prendono la pensione d’oro: è un privilegio che vogliamo abolire!“.
Il tribunale decreta: “Falso, prendono una pensione normale come tutti, è un diritto acquisito. E’ post-verità la tua! Ordiniamo che il Blog di Grillo sia messo al rogo!” “Ma non si può bruciare, sua Pitruzzella: è fatto di bit!”Allora al rogo il computer di Grillo e pure il suo mouse, e se si lamenta al rogo pure lui“.

Purtroppo Pitruzzella non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempregrigio Napolitanola politica del click è mistificazione“. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web: “Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità“. I travestiti morali sono abituati alla TV, dove se vai con una scheda elettorale falsa i giornalisti ci credono, ma se lo fate sul web i cittadini ve lo dicono che siete dei cazzari, non prendetevela.

Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno.

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Napolitano sbugiarda Renzi: non si vota per tagliare le poltrone #GrazieGiorgio

di MoVimento 5 Stelle

Qualche giorno fa il vero autore della riforma costituzionale, il bis presidente emerito Giorgio Napolitano è andato in Tv da Vespa e ha smontato in meno di un minuto le balle più grandi della propaganda di Renzi sul Sì: non si vota per tagliare le poltrone dei parlamentari! Non si vota contro la casta! Riportiamo nel video sopra e testualmente di seguito quanto affermato dal bis-emerito:
Si vota quello che è scritto nella legge (di riforma costituzionale, ndr). Su quello si vota. E non si vota nemmeno per le motivazioni che il presidente del Consiglio dà liberamente di questa riforma. Io per esempio non ritengo affatto che si debba considerare uno dei motivi e uno degli obiettivi della riforma tagliare il numero dei parlamentari. L’obiettivo non è tagliare, come si dice un po’ assurdamente, le poltrone dei parlamentari. Perchè se no qui arriviamo a delle conseguenze molto pericolose con questo tipo di argomentazioni. Io non condivido quelle motivazioni.
Per il padre della riforma costituzionale è assurdo tagliare le poltrone, capito? Renzi “dà liberamente” delle motivazioni, ma sono balle propagandistiche per convincere gli indecisi. Chi voterebbe una riforma così? L’unica è raccontargli cazzate, e in questo il presidente del Consiglio è il numero uno. Si vota per quello che è scritto nella riforma: non si tagliano i senatori, si taglia il diritto dei cittadini di votare i senatori. Chapeau Napolitano, per la seconda volta. Essere sinceri, ribadire l’appartenza alla Casta e sbugiardare Renzi in un colpo solo non è da tutti. #GrazieGiorgio per questi rari 40 secondi di sincerità. Fate vedere a quante più persone potete il video! Mancano 5 giorni al voto e informare tutti correttamente è il nostro primo dovere.

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La Costituzione non è un piatto di fritture #IoDicoNo

Oggi alle 13 in conferenza stampa al Senato, sala Nassirya, Luigi Di Maio, la consigliera regionale campana Valeria Ciarambino, Giulia Grillo, Luigi Gaetti e Andrea Cioffi

di MoVimento 5 Stelle

Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda. Ormai non argomenta, si dedica all’insulto gratuito e alla menzogna sistematica. La verità è l’esatto contrario di quel che dice. “Io guadagno la metà dei parlamentari 5 Stelle” Falso. Guadagna il doppio. Basta cercare su google e troverete che il presidente del consiglio guadagna 10.000 euro lordi al mese, i parlamentari del M5S se lo tagliano, prendono uno stipendio di 5.000 lordi e il resto lo versano al microcredito per le imprese. “Questa riforma è contro la casta.” Falso. E’ la riforma scritta dalla casta per la casta sostenuta dalla casta. Do you remember Napolitano? La riforma è la sua e lui è in Parlamento dal 1953. Tutto si può dire di Napolitano ma che lui sia contro la Casta va al di là di ogni immaginazione.
Si è spinto oltre la menzogna e ha sdoganato Vincenzo De Luca e i suoi metodi. Uno che ha augurato la morte a Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e perfino alla sua collega di partito Bindi. De Luca si descrive molto meglio con le sue parole: “Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare. Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella. Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso..” L’impegno che De Luca sta mettendo nella campagna referendaria per il Sì sarà premiato con la cacciata di Polimeni e la sua nomina futura a Commissario straordinario per la Sanità in Campania. Ieri sera infatti in commissione bilancio la nostra Silvia Giordano ha scoperto l’emendamento che gli regalerebbe la sanità: siamo riusciti a bloccarlo per ora, ma vi terremo aggiornati. De Luca va degradato, nel mondo al contrario di Renzi invece riceve un premio come tutti gli indagati e condannati del suo partito. E’ una vergogna, l’ennesima legge ad hoc per gli amici degli amici!
Sono disposti a tutto pur di vincere e aumentare e perpetuare il loro potere.
#IoDicoNo a questa gente che valuta la costituzione quanto un piatto di fritture. Il 4 dicembre vota NO.

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No ai soldati italiani al confine con la Russia #IoVoglioLaPace

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di Beppe Grillo

Nell’Italia a sovranità zero di Renzi e del suo tutor Napolitano il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, può permettersi di venire a Roma per annunciare in un’intervista, lui al posto del governo, l’invio di un contingente di soldati italiani al confine con la Russia nel 2018. Solo dopo mezz’ora Pinotti e Gentiloni hanno confermato la notizia che i nostri militari saranno 150 e verranno dispiegati in Lettonia. Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L’Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent’anni ed alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente.
Con la follia delle sanzioni abbiamo perso in due anni 3,6 miliardi di euro: l’export italiano verso la federazione russa, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34%). Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni) sono le regioni che con il blocco alle vendite hanno subito gli effetti negativi più pesanti. Una mazzata pesantissima per un Paese che ha 10 milioni di poveri.
Adesso vogliono schierare i nostri uomini per provocare i russi e trascinarci nell’assurdità della guerra. Un altro fronte, oltre a quelli già aperti in Iraq, in Afghanistan, in Libia con i disastri che hanno creato. Renzi e Napolitano chinano la testa, ma l’invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile. Chi pensa il contrario o non sa quello che fa o se ne frega degli italiani per altri interessi: delle due l’una. La Russia è un partner essenziale, non un nemico.
I cittadini vogliono pace e prosperità, questo governo di pavidi ci trascina verso la guerra e il disastro economico.
Nessun soldato italiano con il MoVimento 5 Stelle al governo sarà inviato al confine con la Russia, ma nel frattempo nessuno ha il diritto di giocare con la nostra pelle: #IoVoglioLaPace. Facciamoci sentire!

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Il Financial Times stronca la riforma costituzionale #iodicono

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Traduzione integrale dell’articolo del Financial Times ”Matteo Renzi’s reforms are a constitutional bridge to nowhere” (Le riforme di Matteo Renzi sono un ponte costituzionale verso il nulla), di Tony Barber

Matteo Renzi, il primo ministro italiano, ha sollevato le sopracciglia settimana scorsa quando ha suggerito di rilanciare un progetto per collegare la terraferma con la Sicilia attraverso la costruzione del ponte sospeso più lungo del mondo, attraverso lo Stretto di Messina. Questo progetto multimiliardario è associato a Silvio Berlusconi, che lo ha promosso durante le sue numerose magie come primo ministro tra il 1994 e il 2011. Il piano è stato abbandonato nel 2013 a causa del suo costo, della vulnerabilità dello stretto ai terremoti e per il rischio che i clan mafiosi avrebbero potuto gonfiare i contratti di costruzione.

Perché il signor Renzi, che ha criticato il ponte nel 2012 come uno spreco di denaro, sostiene ora di vedere i suoi meriti? Una risposta sta nel rischio che la sua premiership sta correndo per un referendum sulle riforme costituzionali che si terrà il 4 dicembre. Alludendo al rilancio di un progetto caro al cuore di Berlusconi, il signor Renzi mira a ridurre la possibilità che i fedelissimi di Berlusconi e le altre forze di centro-destra possano farlo cadere nel caso in cui dovesse perdere il referendum.

Se ha senso costruire un ponte sopra le onde in cui, 3000 anni fa, Omero immaginava i mostri Scilla e Cariddi attaccare Ulisse, è una questione di dibattito. Il punto è che, contrariamente alle affermazioni del signor Renzi, le riforme costituzionali proposte farebbe poco per migliorare la qualità di governo, legislazione e della politica. I poteri del Senato, la camera alta del parlamento, sarebbero stati drasticamente ridotti in favore della camera bassa. Il Senato non sarebbe più eletto con il voto popolare diretto, ma sarebbe composto principalmente da consiglieri e sindaci regionali. I suoi membri sarebbe stato tagliato 315 a100.

Renzi sostiene che il sistema di governo impostato nel 1948 dalla costituzione italiana è la colazione di un cane che genera instabilità ricorrente. Allo stato attuale, due camere del Parlamento hanno poteri identici. Nessun disegno di legge diventa legge fino a quando non sono d’accordo su un testo comune. Secondo il premier, questo si traduce in ritardi inutili che azzoppano governi ben intenzionati, come il suo, che vogliono le moderne riforme. Eppure, il record dei governi del dopoguerra, tra cui quello di Renzi, confutano questa argomentazione. I parlamentari italiani fanno passare più leggi di anno in anno rispetto a quelli di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Nonostante la mancanza di una maggioranza al Senato, il Partito Democratico del signor Renzi ha approvato tagli fiscali e una riforma del mercato del lavoro centrali per il suo programma.

Non sono stati i poteri del Senato la ragione per cui ci sono stati più di 60 i governi negli ultimi 70 anni. La spiegazione principale è la frammentazione dei partiti politici italiani. Ciò riflette la frammentazione della società italiana. Ogni partito, ogni fazione di ogni partito, si distingue per una serie distintiva di interessi economici, geografici, ideologici, religiosi o sociali – o anche per l’interesse personale del suo leader, come quando Forza Italia di Berlusconi ha governato l’Italia.

Quello di cui l’Italia ha bisogno non sono più leggi, approvate più rapidamente rispetto al passato, ma meno leggi e migliori. Devono essere scritte con cura, e in realtà applicate, piuttosto che bloccate o aggirate dalla pubblica amministrazione in Italia o da interessi particolari. Le riforme sono legate ad una legge elettorale che assegnerà un bonus al partito vincente, consegnandogli una maggioranza per un periodo di cinque anni. Cucinata nel 2014 dal signor Renzi e Berlusconi, si tratta di una cattiva riforma.

Nelle capitali europee si ha la sensazione che il signor Renzi meriti di essere sostenuto. Un’Italia senza guida, vulnerabile ad una crisi bancaria e all’anti-casta Movimento 5 Stelle, significherebbe avere dei guai. Eppure una sconfitta referendaria per il signor Renzi non deve destabilizzare l’Italia. Una vittoria, d’altra parte, potrebbe esporre la follia di mettere l’obiettivo tattico della sopravvivenza del sig. Renzi davanti al bisogno strategico di una sana democrazia in Italia.

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L’Italia è degli italiani non di Napolitano

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Foto: Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dopo l incontro al Quirinale con Napolitano

di Beppe Grillo

Napolitano sta trascinando l’Italia nel baratro. Non ha nessun mandato elettorale, nessuna legittimazione popolare, eppure il bis presidente detta legge su tutto. Il premier si limita ad eseguire. La riforma costituzionale è sua e decide lui la linea che il governo deve tenere e lo ribadisce ogni giorno con tutte le sue forze.

La legge elettorale deve essere cambiata perché lui ha deciso che così deve essere per impedire che il Movimento 5 Stelle vada al governo. L’economia del Paese è soffocata dai vincoli dell’Unione, dall’euro e dall’assenza di sovranità che lui ha garantito ai burocrati europei. I premier passano, Napolitano resta.

Lui ha messo Monti, Letta e Renzi per perseguire senza soluzione di continuità la politica di austerità che ha devastato l’Italia, togliendo al popolo la possibilità di scegliere e senza aver dato al MoVimento 5 Stelle la possibilità di governare dopo le elezioni del 2013 nonostante le avesse vinte con più di 9 milioni di voti. Ora vuol far passare la svolta autoritaria della schiforma costituzionale per spodestare definitivamente il popolo del suo potere.

Napolitano ha la responsabilità più grande dello sfacelo attuale. Quando lo incontrai con Gianroberto ci sembrò un vecchio normale, fu un abbaglio. Se avesse un briciolo di dignità dovrebbe dimettersi dalla carica di senatore a vita e andare a dar da mangiare ai piccioni al Pincio. L’Italia è degli italiani, non di Napolitano.

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