Bankitalia spieghi a MPS che il loro imprenditore modello è Carlo De Benedetti

di Franco Bechis

Domani mattina fondo una società, la indebito fino all’osso, poi allargo le braccia e spiego che quei soldi non li posso restituire e la società la metto in vendita. Non la compra nessuno? E allora se la prendano le banche che aveva… Continua a leggere Bankitalia spieghi a MPS che il loro imprenditore modello è Carlo De Benedetti

L’UE sgrida Padoan: ennesima sceneggiata in salsa europea

di MoVimento 5 Stelle

L’operato dell’invincibile ministro Padoan torna sotto la lente d’ingrandimento dell’UE. Mancano 1,7 miliardi di Euro all’appello; secondo il francese (e amico di Padoan) commissario agli Affari economici, la “colomba” Pierre M… Continua a leggere L’UE sgrida Padoan: ennesima sceneggiata in salsa europea

Reagire al doppio schiaffo dei francesi

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di Luigi Di Maio

Il nostro Paese è nelle mani di incompetenti che fanno solo danni all’Italia e non sono in grado di affrontare le sfide di oggi. Subiamo ogni giorno le strategie degli altri, ma non c’è nessuna strategia messa in atto dal governo per lo sviluppo del nostro Paese, né alcuna strategia di risposta alle azioni degli altri. Il caso Fincantieri e l’acquisizione di Telecom Italia da parte dei francesi, avvenuti tragicamente in contemporanea, testimoniano lo stato delle cose. Per non parlare di tutto lo shopping francese in Italia: 25 miliardi di euro negli ultimi 5 anni (aziende alimentari come Parmalat, Orzo Bimbo, Eridania, Boschetti, Galbani e altre o in campo finanziario Cariparma al Credit Agricole, Pioneer ad AMUNDI e BNL a BNPP).

L’Italia non è stata in grado di difendere il prorio patrimonio
strategico (o non ci ha nemmeno provato), men che meno il comparto più importante, la sua dorsale telefonica che francesi e tedeschi invece, con le loro Orange e Deutsche Telekom, continuano a tutelare. La dorsale telefonica dovrebbe essere nelle mani dello Stato, riacquistata a prezzi di costo da Telecom Italia, e invece finirà addirittura nelle mani di privati francesi. Non solo: passerà sotto il controllo francese anche Sparkle, l’azienda di Telecom Italia che possiede e gestisce una rete di telecomunicazioni internazionali ad altissima capacità, l’unica in grado di veicolare dati sensibili, riservati ed eventualmente criptati da un capo all’altro del pianeta: tutte le informazioni sensibili dei servizi segreti europei passano attraverso questi cavi. Un’infrastruttura chiave consegnata agli stranieri, mentre in molti Paesi, Francia compresa, lo Stato si riserva di mantenere il diritto di controllo sulle attività che possono nuocere alla sicurezza nazionale. Come è possibile non rendersi conto della gravità di questa operazione? Come è possibile che davanti a questa eventualità, Telecom non sia stata protetta ed eventualmente nazionalizzata? Per obbedire al mercato?

Dall’altro lato la Francia ha nazionalizzato i cantieri navali STX per evitare che venissero comprati da una società italiana: Fincantieri. Ossia ha fatto esattamente quanto avrebbe dovuto fare l’Italia per proteggere le aziende che reputa strategiche. Sulle motivazioni sorvoliamo, ma possiamo sapere perchè è stato così facile per i francesi far saltare trattative e accordi che andavano avanti da mesi? E ora cosa ha intenzione di fare il governo? Sanno solo dire “inaccettabile, grave, incomprensibile“. Sì d’accordo, ma poi?

Ci sono delle leve per far sì che la Francia torni sui suoi passi, usiamole! Per esempio la Francia fa enormi affari mettendo all’asta il nostro debito pubblico, una montagna di soldi su cui le banche estere, tra cui anche quelle francesi, lucrano con enormi profitti grazie ai derivati sui titoli. Si tratta di una ventina di banche che hanno il ruolo di “specialisti in titoli di Stato” e che collocano i nostri titoli, garantendo una percentuale di acquisto, e facendo vagonate di soldi grazie anche ai privilegi loro concessi. Non possiamo rinunciare a tutti gli specialisti del debito, ma a quelli francesi sì. E’ sufficiente depennarli da questa lista. I francesi a quel punto potranno scegliere se il gioco vale la candela.

Gli interessi degli italiani per me sono al di sopra di ogni altra cosa, come per Macron lo sono quelli dei francesi. Ma se per perseguire i loro vanno a discapito dei nostri, allora è dovere di chi governa farlo presente. Dopo questi due schiaffi d’oltralpe non ci restano più guance da porgere. Gentiloni, Padoan: battete un colpo e fate rispettare il nostro Paese! Oppure fatevi da parte.

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Manovrina?? Antipastone di un massacro

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di MoVimento 5 Stelle

La cosiddetta ”manovrina” che il Governo ha approvato con l’ennesima fiducia al Senato, è l”’antipastone” amaro della mazzata che ci attende con la prossima legge di Bilancio. Tagli lineari, aumento della pressione fiscale e marchette su marchette.

Andiamo con ordine.

Il Governo Gentiloni doveva riparare la pessima politica economica di Renzi, che tra bonus e austerità ha clamorosamente fallito l’aggancio alla ripresa internazionale. Lo ha fatto nel modo sbagliato, cioè accettando servilmente di ridurre ancora il deficit pubblico, quando servirebbe una spinta decisa agli investimenti e alle spese sociali. Il deficit 2017 passerà così dal 2,3% del Pil fissato da Renzi al 2,1% per ridursi ancora nel biennio successivo, fino al pareggio di bilancio del 2019. La stella polare di Gentiloni è la stessa di Renzi, quel Fiscal Compact che il M5S vuole ripudiare per tornare a fare politica industriale e occupazionale. 

Come ha ridotto il deficit il duo Gentiloni-Padoan? A parte 500 milioni di euro di tagli lineari ai ministeri, aumentando le entrate. 1 miliardo dall’estensione dello split payment alla Pa e 1 miliardo dalla stretta sulla compensazione dei crediti Iva. Si tratta di due provvedimenti che aumentano il carico fiscale sulle pmi. La rimodulazione dell’Aiuto alla crescita economica (Ace), ridotta di 200 milioni, ha fatto il resto, colpendo anche le imprese che investono. 

Ma non solo. Insieme ad altri balzelli sono arrivate anche le marchette. 8 milioni al teatro di Luca Barabareschi e il salva-Franceschini, che toglie dall’imbarazzo il ministro dopo le nomine irregolari ai vertici di 5 musei nazionali. 

In tutto ciò le zone terremotate hanno ricevuto un contentino da 1 miliardo spalmato su più anni mentre gli enti locali sono rimasti sostanzialmente a bocca asciutta. 

Dulcis in fundo, l’aumento dell’Iva agevolata dal 10 all’11,5% e di quella normale dal 22 al 25% a partire dall’1 gennaio 2018. 

Altro che manovrina. È il solito massacro sociale in salsa europea

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Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca: doccia fredda da Bruxelles

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di David Borrelli, EFDD – M5S Europa

Si è tenuto a Bruxelles l’incontro tra i due amministratori delegati di Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca e la direzione generale Concorrenza della Commissione europea: l’incontro si è concluso con esito negativo. In effetti, la Commissione non ha modificato le sue posizioni e pretende un intervento privato da oltre un miliardo, al fine di dare il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale da 6,4 miliardi da parte dello Stato.

E’ partita dunque la caccia agli investimenti privati, cosa ben difficile da trovare; in primo luogo, perché sarà necessario trovare degli investitori pronti a restare celati dietro l’ombra del Tesoro, che diventerà socio di controllo delle due banche dopo la ricapitalizzazione precauzionale. Per giunta, pensare all’intervento di una banca straniera sembra assolutamente impossibile: nessuno investirebbe su due banche che stanno per crollare.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha incontrato i vertici di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: durante l’incontro si è analizzata la situazione delle due banche, anche alla luce dell’incontro tenutosi a Bruxelles con le autorità europee. L’obiettivo è quello di arrivare a una soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardare i risparmiatori.

Nel frattempo, migliaia di risparmiatori sono danneggiati dal dissesto delle banche venete, e noi abbiamo deciso di tutelarli attraverso un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, poiché ogni cittadino ha diritto al rispetto dei suoi beni e il diritto di proprietà si applica anche con riferimento alle azioni ed alle obbligazioni bancarie.

Compila anche tu, come altri migliaia risparmiatori truffati, il modulo nel sito seguendo il link.

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Sfiduciamo Padoan. Profumo e Viola li ha voluti lui

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di MoVimento 5 Stelle

Dopo l’imputazione coatta per falso in bilancio e manipolazione del mercato a carico di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, si apre una voragine nel sistema bancario e delle partecipate di Stato, che può diventare un buco nero per il governo in carica e per il ministro Padoan in particolare.

Andiamo con ordine e proviamo a spiegare cosa c’è di così importante in questa notizia che, naturalmente, viene dopo certe fake news come quella sulla spazzatura a Roma.

A guardare il curriculum di Profumo viene da pensare che si tratti dell’uomo giusto per tutte le occasioni. Banchiere passato da Unicredit (con 38 milioni di euro di buonuscita, un po’ troppo persino per banca d’Italia) a Monte dei Paschi, laddove lascia il 6 agosto del 2015 a Massimo Tononi. Membro cda Eni e appena nominato amministratore delegato di Leonardo ex Finmeccanica.

Già vedendo questi incarichi e tenendo presente le motivazioni dell’imputazione verrebbe da dire: “Fermi tutti. Caro Profumo, prenditi un giro di riposo”. Ma invece al ministero del Tesoro pare che questo Profumo lo vogliano a ogni costo. Addirittura Padoan ha modificato delle leggi giuste e sacrosante pur di averlo su quella poltrona.

Infatti è stato proprio l’attuale titolare delle Finanze a cambiare delle norme interministeriali che avrebbero reso il buon Profumo incandidabile per il ruolo di ad di Leonardo. Infatti sotto il governo Letta, il 24 giugno 2013, l’allora ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni emanò una direttiva contenente la cosiddetta “clausola di onorabilità” in relazione ai dirigenti delle società partecipate. Essa prevedeva per i manager l’ineleggibilità o la decadenza in caso di condanna anche non definitiva per quattro categorie di “delitti”, tra cui quelli legati alle norme sull’attività bancaria, finanziaria, mobiliare e assicurativa. Ma l’ineleggibilità o la decadenza erano previste anche in caso di rinvio a giudizio. Inoltre, secondo quella direttiva, il Tesoro avrebbe dovuto sempre tener conto, al momento delle nomine, del parere di un “Comitato di garanzia, costituito con carattere di stabilità e composto da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica”.

Ancora nel 2013, tra l’altro, con il M5S in Parlamento, il Senato approvò all’unanimità la mozione Tomaselli che prevedeva una stretta sui criteri delle nomine, rafforzando quindi i principi della competenza, trasparenza ed indipendenza.
Ma Padoan, per tagliare la testa al toro, il 16 marzo scorso ha varato il più becero e volgare dei provvedimenti, nel totale disprezzo di quanto espresso dal Senato, cassando con un colpo di spugna tutti i buoni propositi per avere gente onesta e competente a guidare le aziende di Stato. La nuova direttiva (n. di protocollo 20004) ha infatti annullato e sostituito la precedente.

Padoan ha cancellato i requisiti di onorabilità stabiliti dalla direttiva del 24 giugno 2013 e tolto l’assoggettamento al Comitato di garanzia composto “da personalità di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza ed esperienza in materia giuridica ed economica”. Così il 18 marzo 2017, solo due giorni dopo, si è dato campo libero a Profumo. Un vero e proprio blitz.

Ricordiamo che il banchiere era già rinviato a giudizio per usura bancaria in un altro procedimento (prima di essere designato alla guida di Leonardo). Per falso in bilancio e manipolazione del mercato era solo in “odore” di rinvio a giudizio, in quanto la vicenda era ancora in valutazione dal Gup di Milano che poi ha confermato i capi d’accusa.
Per di più, Profumo non ha alcuna esperienza o competenza nel settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza, ma esclusivamente una quarantennale carriera da banchiere che gli avrebbe impedito di ricevere il via libera dalla commissione di esperti. Commissione inopportunamente cancellata da Padoan.

Per questi motivi Profumo non poteva essere scelto quale Ad di Leonardo (ex Finmeccanica) e la sua nomina è illegittima. Oggi la situazione si è addirittura aggravata e sul groppone pesano altri due capi d’imputazione.
Cosa ne resta della credibilità internazionale del nostro Paese? Vogliamo davvero presentare dei rinviati a giudizio per aggiotaggio ai nostri partner e ai mercati internazionali? Questo è diventato il nostro Paese nelle mani del Pd? Verrebbe da dire che con Berlusconi c’erano le norme “ad personam”. Ora, con il Pd, ci sono le norme “ad banchierem”.

Per non parlare del compagno di tante battaglie di Profumo a Mps, cioè il buon Fabrizio Viola. Viola non è più al Monte dei Paschi. Ha liberato gli uffici di Rocca Salimbeni. Grazie al cielo. Un sistema bancario sano lo avrebbe mandato in vacanza da molti anni.
Invece il signor Viola è stato spostato dalla poltrona di amministratore delegato di Monte dei Paschi a quella di ad della Popolare di Vicenza. Da re dei crac a traghettatore dell’ennesimo disastro bancario dell’era Renzi.
Alle banche Venete serviranno circa 6 miliardi di euro dei soldi dei cittadini italiani ed europei per avere qualche chance di evitare il bail-in, cioè il salvataggio con i soldi dei correntisti e degli obbligazionisti.

Chi gestirà la delicata operazione? Chi contratterà con Padoan? Chi dovrà mettere a posto i conti delle banche Venete se non Fabrizio Viola, rinviato a giudizio per falso in bilancio? Viola è l’uomo giusto naturalmente. Aver portato Mps alla canna del gas gli ha dato le competenze migliori per fare il salto di qualità. Per meriti indiscutibili, sia chiaro. Ve li immaginate Padoan e Viola che mostrano il piano industriale a Bce e Commissione Europea per salvare gli istituti veneti?
Questi signori hanno mentito agli italiani su Monte dei Paschi, hanno mentito agli azionisti contabilizzando derivati come titoli di Stato. Hanno inventato i prospetti “pro-forma” e in base a quelli hanno chiesto 5 miliardi al mercato. La magistratura è arrivata in tempo, stimolata a dovere. Questi signori non possono essere premiati. Ora è la politica che deve trarne le conclusioni.
Via Viola dalla poltrona di ad di Banca Popolare di Vicenza.
E soprattutto via Profumo dal ruolo di amministratore delegato di una partecipata statale come Leonardo
. Abbiamo depositato, sia alla Camera che al Senato, una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Padoan che ha reso possibile tutto questo.
Fuori dal governo chi vuole umiliare l’Italia. Salviamo le nostre imprese, il nostro orgoglio.

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I miliardi di Standard & Poors

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di Carla Ruocco

È passato un mese da quando a Trani in solitudine il Pubblico Ministero Michele Ruggiero ha ricevuto la sentenza che Standard & Poors nel declassare l’Italia ha fatto una sciocchezza, ma non l’ha fatto apposta. Quindi non è un’assoluzione perché il fatto non sussiste; il fatto c’è. Standard & Poors ha arrecato danno alla Repubblica Italiana. E allora ci si chiede come mai il Ministero dell’Economia finora assente dal Processo non abbia deciso di costituirsi parte civile e chiedere i danni. Il dubbio è legittimo e quindi abbiamo deciso di chiedere un chiarimento a Padoan. La risposta è che si aspettano le motivazioni. Siamo al tragicomico. Il Ministro è diventato quindi giudice; per decidere se costituirsi o meno vuole ben valutare se vincerà la causa. Peccato che questo lo dovrà decidere il giudice civile. E anzi a ben vedere se il Ministro non si costituisce parte civile, dato che nessun giudice quindi potrà pronunciarsi, sarà passibile di danno erariale di fronte alla Corte dei Conti. Infatti questa sua omissione sta levando una grande opportunità per gli italiani: quella di evitare l’aumento dell’IVA o di altri balzelli che il Governo si dovrà inventare per far fronte all’austerità richiesta da Bruxelles.

Una manovra correttiva di circa 5 miliardi con aumento dell’Iva dal 22 al 25 piuttosto che chiedere i soldi ai responsabili. Standard & Poor’s, infatti, se condannata, dovrà liquidare danni di svariati miliardi di euro allo Stato italiano. Non procedere quindi da parte del Governo non solo vede una confusione di ruoli da parte del Ministero con l’Autorità Giudiziaria ma soprattutto vede il Governo ancora una volta preferire i poteri forti della Finanza agli interessi dei cittadini.

Caro Ministro, caro Presidente del Consiglio non consentiremo che questa “ardua sentenza” vada ai posteri. Come prima cosa suggeriamo per punti cosa lei , prof. Padoan dovrebbe fare:
1. Convochi una riunione con il ragioniere generale Franco, il direttore generale La Via e il Direttore del Debito Pubblico Cannata e si faccia calcolare puntualmente quanto è costato in termini di costo di servizio del debito pubblico e di derivati il declassamento di Standard & Poor’s fino a oggi
2. Convochi quindi il capo di Gabinetto Garofoli e predisponga la costituzione di parte civile presso il Tribunale di Trani utilizzando le stime di cui al punto precedente
3. Attenda serenamente e per il bene del Paese la decisione del giudice civile.

Buon lavoro Signor Ministro e in campana che non aspetteremo i posteri. Vuole leggere le motivazioni? Intanto le suggeriamo di leggere la requisitoria del magistrato Ruggiero e di indignarsi come è capitato a me.

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Def: la sanità pubblica ormai è un optional (13-04-2017)

ROMA, 13 aprile – "La scure del Def è calata sul nostro sistema sanitario e il velo è definitivamente caduto. Il messaggio lanciato da questo e da tutti gli ultimi governi è definitivo: la salute pubblica in Italia sarà sempre… Continua a leggere Def: la sanità pubblica ormai è un optional (13-04-2017)

Le nomine alle partecipate le ha decise Renzi? #PadoanRispondi

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di Gianluca Castaldi e Gianni Girotto

Le liste del MEF per il rinnovo dei consigli di Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane (che verranno nominati dalle assemblee di approvazione dei bilanci 2016) impongono di chiedere conto delle ragioni e delle finalità di queste nomine: più che le conferme, (con tutte le nostre riserve già espresse nel 2014) prevedibili nelle Partecipate, siamo sconcertati dai ricambi proposti, soprattutto perché non giustificati in nessun modo da considerazioni industriali, ma dettate solo da logiche politiche, con sullo sfondo lo scontro in atto tra governo e vertici “esterni” (Renzi) del Pd sulle privatizzazioni e sugli interventi ai conti pubblici richiesti dall’Europa!!!!

Nella Risoluzione approvato 4 giorni fa dalla 10 Commissione Industria, Commercio e Turismo, alla unanimità, sono stato indicati impegni per il Governo che prevedono, tra altre cose:

a) “la riconferma degli amministratori uscenti a un’analisi rigorosa dei risultati, considerando non solo il ritorno per l’azionista ma anche le ricadute dei piani industriali sull’economia, in particolare sull’occupazione e sulla sicurezza sul lavoro, e sull’ambiente, con particolare riferimento agli accordi internazionali e ai programmi europei in materia di clima ed energia”;

b) “impostare la selezione dei candidati, in particolare dei presidenti e degli amministratori delegati, sulla base del merito, attribuendo particolare rilievo all’esperienza in business almeno affini, e assicurare l’equilibrio di genere nel complesso delle diverse funzioni”.

Il pavido Padoan sostiene che “i nominativi che compongono le liste sono stati individuati secondo una procedura di selezione, svolta con il supporto di primarie società di consulenza per la selezione e il reclutamento manageriale sulla base di criteri di professionalità e secondo prassi di uso comune di mercato”.

Allora spieghi a noi, al popolo italiano cosa c’entra un banchiere, anzi il Banchiere per antonomasia Alessandro Profumo ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena e amministratore delegato del gruppo Unicredit per tanti anni, con LEONARDO(ex Finmeccanica) azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Forse perché’ ritiene business affini quello delle armi con le banche?

E spieghi cosa c’entri sempre con il business di Leonardo, ad esempio, Luca Bader, dal 2008 al 2014 responsabile del Dipartimento Affari Esteri del Partito Democratico per i rapporti con Nord America ed Europa. C’è bisogno di qualcuno che parli inglese al posto di Renzi?

E come spiega l’arrivo di Matteo Del Fante, fiorentino, alla guida di Poste direttamente dal vertice di Terna, dove era approdato a maggio del 2014 per scelta del governo Renzi?(con un passato in JP Morgan, tanto per cambiare)?

E che bisogno c’era per indicare nel CdA di Poste Italiane un professionista già membro del CdA del Poligrafico e Zecca dello Stato ?

E’ in grado il pavido Padoan di rendere noti
“gli atti volti alla definizione delle liste per i consigli di amministrazione e a esplicitare nei medesimi atti le singole fasi procedimentali svolte, con particolare riferimento all’acquisizione del concerto con altri Ministeri competenti per materia, secondo quanto previsto dalle relative disposizioni di legge o di regolamento ministeriale, e al ruolo eventualmente svolto dall’attuale Presidente del Consiglio dei ministri e dall’ex PdC? E quali sono le fumose ed indistinte “prassi di uso comune di mercato”? Forse quelle di consultare gli ex PdC per farsi imporre i nominativi da designare??E la conferma di De Scalzi?? E quali equilibri di genere nel complesso delle diverse funzioni è stato assicurato rispetto alle nomine fatte nel 2014?Chiederemo a Padoan si venircelo spiegare in Senato!!!!

Le Partecipate non sono la porta girevole che conduce alla sistemazioni degli “amici”
di un ex presidente del Consiglio, e men che meno i “luoghi “ dove compensare le diatribe del PD!!Ci libereremo con le elezioni di questi asservimenti!

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Politiche sociali: portiamo in Parlamento e nelle Regioni la battaglia contro i tagli

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di MoVimento 5 Stelle

Il taglio da 211 milioni al Fondo Politiche Sociali e da 50 milioni al Fondo per le non autosufficienze deciso dall’intesa Stato-Regioni è intollerabile. Questa politica, questi partiti, riescono a mettere insieme un gruzzolo da 20 miliardi da dare alle banche, ma non le risorse necessarie per garantire i diritti delle fasce più deboli e bisognose. Anzi, a loro vengono imposti i tagli e di caricarsi sulle spalle le conseguenze dei troppi sprechi e dei conti che non tornano.

Per tutte queste ragioni domani a Montecitorio in diretta tv
presenteremo un question time al ministero per gli Affari Regionali per chiedere se, e come, come il governo intenda sopperire a questi tagli e di indicare l’esatta riduzione, Regione per Regione, dei fondi che sono stati decurtati a discapito dei servizi e delle prestazioni che dovrebbero essere un diritto garantito. Contemporaneamente i nostri consiglieri stanno depositando in tutte le regioni coinvolte dai tagli un’interrogazione per sapere se, e come, le giunte riusciranno a garantire gli attuali livelli di assistenza socio sanitaria. Ormai i diritti e quello alla salute in particolare vengono continuamente calpestati in nome dell’equilibrio finanziario. I cittadini vengono sacrificati sull’altare dei conti. Questo è un modo di governare e di concepire la società malato. Per noi i diritti non sono negoziabili.

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