Il futuro in programma: via vitalizi e auto blu! Ci vediamo il 7 dicembre a Roma

di MoVimento 5 Stelle

Il #Rally per l’Italia è stato avviato una settimana fa da Luigi Di Maio per incontrare il maggior numero di persone e raccontare loro il nostro programma, ma i nostri portavoce sono attivi sul territorio per approfondire con i… Continua a leggere Il futuro in programma: via vitalizi e auto blu! Ci vediamo il 7 dicembre a Roma

Il futuro in programma: via vitalizi e auto blu! Ci vediamo il 7 dicembre a Roma

di MoVimento 5 Stelle

Il #Rally per l’Italia è stato avviato una settimana fa da Luigi Di Maio per incontrare il maggior numero di persone e raccontare loro il nostro programma, ma i nostri portavoce sono attivi sul territorio per approfondire con i… Continua a leggere Il futuro in programma: via vitalizi e auto blu! Ci vediamo il 7 dicembre a Roma

Pd-Mpd: verso il ‘tana libera tutti’

di MoVimento 5 Stelle

Occhio perché potremmo assistere a un do ut des non dichiarato nel centrosinistra (tra Pd e Mdp) che coinvolge da una parte la legge elettorale (in discussione alla Camera) e dall’altra il “tana libera tutti” contenuto nella ri… Continua a leggere Pd-Mpd: verso il ‘tana libera tutti’

MDP: Mantenimento Delle Poltrone

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di MoVimento 5 Stelle

MDP, il nuovo partito dei cambia casacca, gli ex piddini (D’Attorre, Bersani, D’Alema, Speranza ecc) che hanno votato tutte le porcate renziane (jobs act incluso), ha una paura fottuta di andare alle elezioni e sta facendo di tutto per sabotare la legge elettorale e impedire agli italiani di esprimersi democraticamente con una legge finalmente costituzionale.

Ieri Mdp, che sta per Mantenimento Delle Poltrone, ha raccontato balle dicendo che il MoVimento 5 Stelle non vuole le preferenze. Loro, che se ci fossero state le preferenze anzichè il Porcellum che non hanno mai cambiato in 10 anni, non sarebbero mai arrivati in Parlamento. Sono preoccupati solo del Mantenimento delle poltrone e infatti chiedono anche di abbassare ad uno il numero minimo di candidati da scrivere nel listino proporzionale, così il partito mette dentro l’unica persona che può essere votata dagli elettori.

Dei geni della democrazia! Vogliono solo mantenere la poltrona e ora che abbiamo fatto saltare i capilista bloccati, per garantirsela vogliono poter indicare loro l’unico candidato del listino. Noi vogliamo le preferenze e cercheremo di di farle inserire all’interno della legge elettorale, in ogni caso faremo le parlamentarie online per determinare le liste. Da noi non ci sono capibastone che decidono chi deve mantenere la poltrona.

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#StopCETA: no al trattato che uccide il Made in Italy

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di MoVimento 5 Stelle

Il primo ministro canadese, Trudeau, qualche giorno fa è venuto alla Camera dei deputati. A riceverlo in pompa magna prima la presidente della Camera, Boldrini, e poi il presidente del Consiglio Gentiloni, che, in conferenza stampa con il premier canadese accanto, ha svelato la vera mission delle vacanze romane di Trudeau: sponsorizzare il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che asfalta Made in Italy e sovranità nazionale.

Un trattato simile al Ttip (quello tra Usa e Ue), che in un certo senso lo sostituisce visto che molte multinazionali statunitensi hanno una sede anche in Canada, e che, solo per citare alcuni rischi, svenderà i servizi pubblici italiani, renderà irreversibili le privatizzazioni (dagli ospedali alla gestione dell’acqua), sdoganerà in Europa gli Ogm, di cui il Canada è il terzo produttore mondiale, e circa 130mila tonnellate di carne canadese trattata con ormoni.

E il Governo davanti al primo ministro canadese Trudeau, sponsor principale del Ceta, cosa fa? Lo accoglie a braccia aperte. Prima la Boldrini con i suoi panegirici, elogiandolo a tutto tondo in quanto ‘femminista‘, promotore di una ‘visione multiculturale’ e della ‘lotta ai cambiamenti climatici‘ in casa propria, ma del tutto favorevole alle porcate che è venuto a piazzare in Italia e nel resto d’Europa.

Pochi minuti dopo è la volta di Gentiloni, che, ospitando in conferenza stampa Trudeau al proprio fianco, ha dichiarato pubblicamente che spera che il Parlamento italiano dia al più presto il via libera alla ratifica del Ceta, che l’ultimo Consiglio dei Ministri ha predisposto in tutta fretta con un disegno di legge. Un’indicazione di voto vergognosa.

Cosa faranno adesso il Pd e le altre forze politiche alla prova del voto in Aula? Risponderanno, come Gentiloni e Boldrini, al diktat delle multinazionali pro Ceta, votando a favore della ratifica, o avranno il coraggio, come il MoVimento 5 stelle, di restare fedeli ai cittadini e votare contro il Ceta per rispedirlo al mittente? Un promemoria importante per le prossime elezioni politiche in cui i cittadini italiani dovranno scegliere tra un Governo 5 stelle, che difende i loro interessi, e l’ennesimo Governo, figlio della partitocrazia, supino invece alle istanze delle multinazionali e degli altri Governi che, come il Canada in questo caso, se ne fanno portavoce.

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5 giorni a 5 stelle: la difesa dell’informazione libera

di MoVimento 5 Stelle

Settimana corta quella in Parlamento ma particolarmente ricca di contenuti che il nostro consueto appuntamento settimanale comprime in dieci minuti provando a condensarli tutti. Si parte da una buona notizia, infatti la legge s… Continua a leggere 5 giorni a 5 stelle: la difesa dell’informazione libera

Fine vita

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di Beppe Grillo

In che modo un parlamento, la legge scritta oppure ancora da scrivere, può contenere in se la più grande paura dell’uomo? Come possiamo pensare di trovarci tutti d’accordo su qualcosa, la fine della vita per come la conosciamo, che ognuno di noi vede e teme in modo differente? Nulla è più soggettivo della morte, crediamo di averla descritta e definita in modo scientifico, ed è vero, limitatamente alla definizione dello stato di vita e quello di morte. Ma la morte ( noi da morti) che cos’è? Il passaggio dall’essere vivi al non esserlo più in cosa consiste? E’ questo che chiamiamo “morire” ed è tale questione che ci trova ignoranti e intimoriti al tempo stesso. C’è solo una cosa chiara riguardo a questo tipo di argomenti: finiscono per diventare la passerella di schieramento politico preferita da coloro che non intendono affrontare la questione in se ma, piuttosto, vogliono dispiegare come ruote di pavoni il loro colore morale. Invece di essere in contatto con temi potenzialmente sconvolgenti si approfitta per schierarsi, pronti a dichiarare “inaccettabile” oppure “inammissibile” l’argomento stesso.

Ma neppure possiamo fare la fine dei radicali… dove ci sono disgrazie ci sono loro, referendum per morire, per divorziare (che è comunque una fine), per uccidere o aiutare ad uccidersi ci sono loro, i radicali… ma perché? Non li ho mai capiti, la loro ideologia è la fine, si tirano un po’ su con le coppie di fatto e i matrimoni Gay ma… con gli uteri in affitto si finisce di nuovo nel truculento, nella morale elitaria di chi ad una sorta di élite è convinto di appartenere. Perché vi parlo dei radicali? Loro nascono da una posizione morale e basta, li finiscono. Noi non siamo qui a dire alla gente che cosa è buono e cosa è cattivo: c’è una libertà di pensiero assoluta nel movimento. Quello che ci unisce è il desiderio di restituire ai cittadini la determinazione del loro essere sociale e il rispetto del loro essere in privato.
Questo non significa che siamo completamente incapaci di riflettere oppure fornire degli spunti di riflessione in merito al fine vita.
La prima cosa, la più semplice: il problema è reale e chiede alla politica una soluzione… Perché la vita e la morte sono la differenza principale che l’uomo percepisce se deve prendere delle decisioni. Perché la fine della vita ci terrorizza e, se non siamo particolarmente timorosi della morte in se lo siamo del morire, di come moriremo..
Credo che sia possibile instaurare un dialogo sulla morte che non si fondi sull’ideologia, ma neppure sul nulla, ed ecco un punto di partenza: non esistono esperti della morte!

Se considerate un medico di trincea, non uno di quelli che rifanno le tette, e lo confrontate con qualcuno che non abbia mai visto un morto in vita sua il medico saprà dire tante cose su come si cerca di evitare la morte; oppure evitare di far soffrire immensamente qualcuno che non ha alcuna speranza evitando l’accanimento terapeutico. Ad esempio rianimando oppure insistendo con chemio e radioterapie oramai inutili in quel caso specifico. Verrebbe da pensare. “caspita il primo sa tantissime cose sulla morte più del secondo” ma non è così. I medici vedono morire, cercano di evitare che accada e riconoscono quando non c’è più nulla da fare… ma non vedono la morte in se. Lo affermo per una ragione molto semplice: se conoscessero la morte come tale, a causa del loro mestiere, la saprebbero descrivere agli altri. Così come tutti coloro che hanno esperienze ripetute su di un dato argomento finisce che lo “imparano”. Ma in questo non sanno nulla in più rispetto a tutti coloro che non sono neppure stati sfiorati dalla morte. Possiamo affermare con certezza che i medici sanno tante cose in più degli altri su ciò che si verifica nella sua imminenza… però non hanno mai visto la morte in se e ciò non li qualifica in modo particolare a sapere cosa sia la morte! Al contrario, questo tipo di conoscenza, è quella che si attribuisce generalmente a tutti coloro che affermano di possederla sulla base di opinioni o credenze che tutto hanno tranne che un fondamento scientifico. Sia ben chiaro: il movimento non considera le posizioni morali, oppure religiose, come di meno o più qualificate ad esprimersi in questo senso. Semplicemente sappiamo che si tratta di opinioni piuttosto che certezze. Credere ed essere “scientificamente certi” di qualcosa rappresentano le due posizioni potenzialmente più distanti che si possano immaginare al riguardo. Eppure, se pensiamo alla società civile, tutto quello che l’uomo pensa, crede, oppure vive come una convinzione meritano uguale rispetto in una società civile, quella comunità di esseri umani che vive sotto lo stesso tetto di fronte a questo argomento.
Se, però, è vero che nessuno conosce la “morte in se”, a prescindere dalle delle proprie esperienze umane e professionali, dobbiamo partire proprio da questa mancanza di conoscenza, dal momento che ci tutti rende uguali di fronte alla questione. Che si tratti di un “conoscere” oppure “un non conoscere” quello che importa è che vale per tutti: il mistero della vita come il mistero della morte.

Se fossimo intimamente consapevoli di questa profonda mancanza di certezze riguardo la morte in se, sarebbe molto più semplice spogliarsi di quelle posizioni preconcette che così tanto influenzano i dibattiti sul tema.
Ed è questo che vi sto chiedendo: di provare a liberarci dei preconcetti e limitarci a decidere su ciò che è contemplabile alla luce, oppure al buio, della nostra ignoranza circa la natura della morte: per questo siamo soddisfatti dei risultati raggiunti in parlamento dove non ci si poteva aspettare un’unanimità di pensiero come ha affermato Silvia Giordano, nostra parlamentare. Eppure, nonostante un lavoro collegiale e di ascolto reciproco “durante il quale più volte, ascoltando gli altri, abbiamo modificato la nostra idea” in molti hanno ceduto alla tentazione della mossa politica di demagogizzare l’altro affibbiandogli l’appellativo di “pro-morte”. Io credo che queste posizioni simil radicali oppure pienamente oscurantiste rappresentino il fumo dietro il quale ci si vuol nascondere e con il quale si desidera confondere avversari immaginare costruiti alla bisogna di un dibattito politico che cerca la sterilità per non produrre nulla, oltre a nuovi soggetti politici e persone di nuovo additabili come pro questo oppure pro quello.

Gettare un mistero in mano a gente di quella fatta e gettare perle ai porci non è tanto diffferente, ne quella gente, nei i porci, sanno fare di meglio, con quelle perle, che guarnire una versione kitsch e nazionalpopolare di una questione che riguarda il nostro intimo più di qualsiasi altra. Una questione che, però, intima non può restare dal momento che è regolamentata e gestita dallo stato.
Così non abbiamo permesso che il non poter definire la morte in se si sia trasformato in un caos alla radicale maniera; oggi così simile al modo in cui trattano le questioni moltissimi parlamentari che si sono nascosti dietro improbabili atteggiamenti morali in cerca di un autore politico a cui asservirsi.

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Lo scandalo dei vitalizi in Trentino

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di Riccardo Fraccaro

Il centrosinistra al governo dimostra ancora una volta la sua vera strategia: tagliare i diritti dei cittadini per alimentare i privilegi della partitocrazia. Lo vediamo ogni giorno in Parlamento ed è accaduto anche in Trentino Alto Adige con lo scandalo dei vitalizi.
Nel 2012 i consiglieri regionali approvarono una riforma truffaldina delle pensioni d’oro, che ufficialmente doveva ridurre la spesa pubblica destinata ai vitalizi, compensando questa riduzione con una buona uscita da incassare al compimento di 60 anni. Peccato, però, che l’ammontare di questa liquidazione sia stato calcolato gonfiando generosamente i parametri su rendimento e aspettativa di vita, prevista addirittura fino all’età di 85 anni. I vitalizi non furono aboliti, ma sostituiti da assegni che in alcuni casi superavano il milione di euro!


Il M5S denunciò questa vergogna, ma ovviamente i partiti fecero spallucce dandoci dei populisti.
Grazie alla nostra azione politica, però, vennero fuori i nomi e le cifre: 130 fra consiglieri ed ex consiglieri si sono spartiti un capitale di oltre 90 milioni di euro.
L’indignazione che montava tra i cittadini e la pressione del M5S costrinse i partiti ad affrontare di nuovo la questione dei vitalizi. Ancora una volta, però, la montagna partorì il topolino: la legge di riforma dei vitalizi approvata in fretta e furia nell’estate del 2014 si risolse con una mini sforbiciata, che chiedeva a consiglieri ed ex consiglieri la restituzione del 28% del vitalizio. Su un totale di 90 milioni, si trattava, quindi, di recuperarne 29,4. Briciole, rispetto ai montepremi che i consiglieri del Trentino Alto Adige si erano nel frattempo assicurati.

Una legge che il M5S ha criticato fin dall’inizio, non solo per i tagli irrisori, ma anche perché si tratta di una restituzione solo temporanea: la parte più consistente delle restituzioni (circa 20 milioni di euro) doveva, infatti, venire da quei consiglieri obbligati a restituire tutto l’anticipo perché non avevano ancora i requisiti anagrafici (60 anni), ma che una volta maturata l’età pensionabile si vedranno accreditata gran parte della cifra restituita. Ma l’aspetto più vergognoso è quello dei ricorsi: 62 consiglieri ed ex consiglieri, infatti, si sono rifiutati di restituire persino quel poco che la legge regionale impone! Se davvero il Pd e i suoi alleati sono contro i vitalizi, perché non si decidono ad espellere chi ancora si rifiuta di restituire i soldi incassati indebitamente?
Quello che sta accadendo in Trentino Alto Adige deve servire da lezione: noi non ci fermeremo finché i vitalizi non saranno aboliti, non solo a Trento e Bolzano, ma in tutta Italia. Nel 2011 dopo aver approvato la legge Fornero sulle pensioni, che ha pesantemente danneggiato milioni di italiani, i partiti si sono riuniti nell’Ufficio di presidenza e, senza il controllo dell’opinione pubblica, hanno deciso che quella riforma non sarebbe stata applicata ai parlamentari.

A loro basta una legislatura per incassare la pensione già a 65 anni. Noi allo stesso modo, con una semplice delibera, vogliamo abolire questo privilegio medievale.
È una questione di equità. Bastano 5 minuti e l’alzata di mano di una ventina di persone per impedire che il 15 settembre scatti l’ennesimo privilegio. Vogliamo che anche i parlamentari abbiano una #PensioneComeTutti. E se riusciamo a normalizzare il Parlamento, allora riusciremo a normalizzare anche il Paese.

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I terremotati sono una priorità? In Parlamento pare di no

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di MoVimento 5 Stelle

Il decreto terremoto e i bisogni degli cittadini e degli Amministratori del Cratere rappresentano una priorità nel cuore di tutti gli italiani, ma per la Camera dei Deputati non lo sono affatto, almeno a giudicare dall’andamento dei lavori. In questo momento, infatti, il testo del decreto è fermo in commissione Ambiente, messo in coda alla Legge sui parchi che è un provvedimento che di urgente non ha nulla. E’ impossibile che i partiti di maggioranza non abbiano idea di quale dramma sia in corso, allora perché continuano a infilare il provvedimento sul terremoto sotto la pila degli arretrati?

Il 7 marzo abbiamo dovuto tutti consegnare di corsa gli emendamenti
come se si fosse in dirittura d’arrivo, poi improvvisamente la maggioranza ha deciso di dare priorità al Ddl Parchi. Forse c’è un “piccolo” conflitto di interessi tra cittadini e politici: i primi vogliono trovare soluzioni efficaci e rapide ad una drammatica situazione rimasta finora congelata; i secondi, invece, paiono molto più interessati a discutere i metodi di elezione del direttore di un parco. Per loro, la vera emergenza sono sempre le poltrone.

Oppure, come cominciamo a sospettare e come spesso abbiamo già visto alla Camera, tanta lentezza serve solo a non esaminare in modo approfondito e serio il Dl terremoto e che, con la scusa dei tempi stretti, si voglia poi chiudere il tutto in fretta e furia. Niente emendamenti, niente miglioramenti, niente discussioni. E meno male che si chiama “parlamento”.

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Un flashmob per la democrazia

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di Beppe Grillo

Queste che vanno avanti in queste ore non sono consultazioni, ma un’invasione degli ultracorpi: potrebbero anche non finire mai i primi ministri già pronti nel paradiso sotterraneo delle banche. Noi abbiamo deciso di non partecipare a questa sceneggiata.

Non importa quali e quanti avatar usa e getta potranno occupare la posizione di primi ministri attraverso manovre di palazzo; ciò che a noi importa è la sovranità popolare che vogliamo difendere. Il palazzo non vuole prendere atto del no di 20 milioni di italiani e quindi noi da quel palazzo siamo pronti a uscire per andare ad ascoltare le ragioni dei cittadini, di quelle dei partiti non ci interessa nulla.

I parlamentari 5 Stelle usciranno da quella fabbrica di prestanome della democrazia e compariranno in una città del Paese. La voce del popolo inascoltato ci esorta a prendere fisicamente posizione al fianco degli italiani traditi.

Loro continuino con le loro consultazioni, con i loro riti tristi, triti e ritriti, con le loro sceneggiate. Continuino pure con la loro invasione di ultracorpi, noi compariremo in una piazza d’Italia e terremo lì una seduta parlamentare: sarà un Flash Mob per la Democrazia dove a parlare e ad essere ascoltati saranno i cittadini.

Entro il 24 gennaio organizzeremo una grande manifestazione per la dignità dei cittadini. Domani partirà il countdown. È ora di applicare l’articolo 1 della Costituzione che abbiamo difeso: la sovranità appartiene al popolo!

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