Nasce in Grecia la generazione 265 euro

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grafico: le colonne rappresentano diversi gruppi di età. Le barre verdi rappresentano gli stipendi nel 2009, quelle arancioni gli stipendi nel giugno 2016. Le percentuali mostrano il decremento tra il 2009 e il 2016. Fonte: Kathimerini.

da Vocidallestero.it: KeepTalkingGreece ci aggiorna sull’orrore della Grecia, dove i lavoratori, specialmente i più giovani, accettano di essere sfruttati per paghe che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili. Anche i meno giovani, che hanno famiglia e obblighi finanziari maggiori, guadagnano in media poche centinaia di euro netti al mese. Ma intanto i riflettori mediatici sulla Grecia si sono spenti da un bel pezzo.

di Keep Talking Greece

L’alta disoccupazione nella Grecia colpita dall’austerity deprime salari e stipendi. Gli imprenditori vogliono spendere quanto meno possibile in salari, e i lavoratori sono costretti a scendere a compromessi che erano impensabili prima della crisi. Si accetta un posto di lavoro a qualsiasi prezzo, non importa quanto sia basso. Il settore imprenditoriale privato in Grecia ignora spudoratamente le leggi sul lavoro e offre una manciata di noccioline con l’ultimatum “prendere o lasciare”. Un ricatto che i lavoratori disperati non possono rifiutare.

Nessuna sorpresa. I dati basati sulle dichiarazioni dei redditi del 2017 relativi all’anno fiscale 2016 mostrano quale sia l’attuale condizione di stipendi e salari nel settore privato greco. Sono spaventosamente bassi, specialmente se si tiene conto del costo della vita nel paese. I dati non rivelano comunque le condizioni di lavoro, se siano lavori a tempo pieno, part time o a turni. I giovani lavoratori sotto 20 anni di età non guadagnano più di 260 euro netti al mese. I lavoratori a 24 anni di età svolgono lavori a tempo pieno per una media di 380 euro netti al mese. I lavoratori fino a trent’anni guadagnano in media 509 euro, e quelli fino a 34 non portano a casa più di 660 euro.

La maggiore diminuzione degli stipendi, tra -42% e -25%, colpisce i lavoratori giovani e quelli nell’età più produttiva, cioè i trentenni e i quarantenni. I lavoratori trentenni di solito progettano di formare una famiglia, e quelli verso i 40 e oltre spesso hanno già delle famiglie e dei figli. Hanno quindi da gestire impegni economici maggiori con redditi che diminuiscono. Ci sono 548.000 lavoratori nella fascia di età 40-49 anni. I lavoratori registrati over 50 sono 335.000. Prima della crisi molti di loro guadagnavano più di 1.600 euro lordi al mese. Nel 2012 i salari minimi sono diminuiti da 780 a 580 euro lordi per i lavoratori sopra i 25 anni e sono diminuiti a 510 euro lordi per i lavoratori tra i 15 e i 24 anni.

Secondo lo stesso dataset, le pensioni medie sono diminuite del 13,96% tra il 2012 e il 2016. Nel periodo 2010-2017 le pensioni di base e integrative sono state tagliate 14 volte. Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione è sceso a causa dei lavori stagionali nel settore turistico. Nell’aprile 2017 il tasso di disoccupazione in Grecia era il 21,7% ed è tuttora il più alto dell’Unione Europea. Seconda viene la Spagna, con una disoccupazione al 17,1%. Tuttavia, secondo l’Unione dei Lavoratori nel Turismo e nella Ristorazione, gli imprenditori pongono l’enfasi sull’ingaggio di lavoratori giovani, fino a 25 anni di età, grazie ai loro minori salari. I salari in questo settore per questo gruppo di età sono di 510 euro al mese lordi per un lavoro a tempo pieno, che diventano 410 euro netti dopo aver scalato tasse e contributi previdenziali.

Questa tendenza, che i media greci descrivono come “la cattiva cultura degli imprenditori”, impedisce la firma di contratti collettivi che permetterebbero di ingaggiare lavoratori più anziani, con più anni di esperienza e conseguentemente salari più alti.

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#Italia5Stelle, la nostra casa

di Luigi Di Maio

Anche quest’anno si tiene un evento speciale, un evento in cui si riuniscono tutti i cittadini che hanno idee per cambiare il Paese. Si chiama Italia 5 Stelle e tra poche settimane si terrà a Rimini. Io ci sarò! Italia 5 Stelle è un momento in cui condividiamo e costruiamo insieme a voi quello che vogliamo per l’Italia. Per me l’Italia deve diventare la nostra casa. Deve smetterla di essere un campo di battaglia in cui un cittadino, ogni giorno, deve ingaggiare una guerra contro i soprusi di Equitalia, contro la corruzione, l’aria irrespirabile della Terra dei Fuochi, e di tante altre terre in Italia, contro la disonestà della vecchia politica e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Noi vogliamo che l’Italia torni a essere la nostra casa. Vogliamo che sia un posto in cui ci sentiamo sicuri, un luogo organizzato in modo efficiente, che fa spazio ai tanti talenti che hanno idee imprenditoriali, ai giovani che vogliono formarsi qui e lavorare qui, senza essere costretti a emigrare all’estero. Noi quest’Italia abbiamo cominciato a costruirla da quando siamo nati. Prima nei nostri progetti, poi nelle battaglie che ogni giorno, dal 2013 a oggi, abbiamo portato avanti in Parlamento, ma anche nei Consigli regionali e nei Comuni. Abbiamo già portato in Italia alcune piccole, grandi rivoluzioni. Cose semplici, cose necessarie ma impensabili prima che arrivasse il MoVimento 5 Stelle. Abbiamo costretto il PD ad approvare la legge che abolisce i vitalizi ai parlamentari, abbiamo rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali, abbiamo aiutato a crescere più di 7000 aziende grazie al microcredito alimentato dai nostri stipendi. L’Italia finalmente ha una legge seria contro gli ecoreati. Una legge che manda finalmente in galera chi inquina.

Adesso siamo arrivati al momento più importante: ci prepariamo alle prossime elezioni politiche. È il momento più importante perché è quello che ci dà la possibilità di cambiare davvero la storia del nostro Paese. E la nostra vita. Siamo arrivati a un bivio. Ci sono due strade. Una la conoscete già, l’abbiamo già percorsa per tanti anni. È la strada che ci ha mostrato cosa significa avere al governo politici corrotti, corruttibili, gente a cui interessano i giochi di potere tra partiti, gente che pensa in primis ai bilanci delle aziende e delle banche che gli finanziano la campagna elettorale.

L’altra strada è quella che abbiamo percorso insieme in questi anni: è quella dell’innovazione, delle promesse mantenute, della cancellazione degli sprechi, delle persone che non hanno interessi privati o grandi lobby da difendere. Noi abbiamo presentato un Piano Energia fino al 2050, un piano rivoluzionario che – progressivamente – rende l’Italia indipendente dalle fonti fossili. Perché, per noi l’orizzonte non si ferma alla fine della prossima campagna elettorale. Per noi, l’orizzonte è la vita a cui torneremo una volta conclusi i nostri due mandati nelle istituzioni. Se volete conoscere questa Italia che noi stiamo costruendo, vi aspetto dal 22 al 24 settembre a Rimini.

Come, sapete, il MoVimento 5 Stelle non riceve rimborsi elettorali. Per noi le vostre donazioni sono importantissime, quelle che ci avete sempre fatto arrivare in ogni evento che abbiamo organizzato e per questo vi ringrazio, per ogni contributo che vorrete darci. Sosteneteci con una donazione!
A presto!

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#ConcettaResisti

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di Luigi Di Maio

La povertà in Italia è a livelli intollerabili da anni. Nessun governo ha fatto niente: 10 milioni di poveri non sono una priorità, non hanno neanche un nome. Hanno trovato miliardi e miliardi per salvare i (papà) banchieri che un cognome ce l’hanno (massacrando i risparmiatori), ma nessuna seria manovra per debellare la miseria dilagante. La situazione è diventata esplosiva. Gli italiani continuano a impoverirsi e non c’è niente che faccia sperare in un cambiamento.

Ieri una donna di 46 anni, Concetta Jolanda Candido, che aveva perso il lavoro a gennaio, si è data fuoco per la disperazione davanti a una sede Inps di Torino. E’ stata salvata appena in tempo, ma le ustioni sono gravi e la prognosi è riservata. Concetta faceva le pulizie nella birreria “Befed brew pub” di Settimo Torinese in via Ariosto, il 13 gennaio scorso era stata licenziata e non ha più trovato lavoro. Nella birreria lavorava da una decina d’anni, poi, nel gennaio scorso, l’azienda che ha sede a Udine ha deciso di assegnare il servizio di pulizie a una ditta esterna e tanti saluti. Aveva chiesto la disoccupazione ma non aveva ricevuto nulla. Ieri, dopo la tragedia, l’Inps Piemonte ha fatto sapere che “la domanda era stata già evasa il 16 giugno con valuta 26 giugno“. Purtroppo questo aiuto non è arrivato in tempo per evitare questo gesto disperato.

Concetta per mesi è stata abbandonata, lasciata senza reddito e senza diritti (cancellati con un tratto di penna dal jobs act) da uno Stato che se stai annaspando, anziché aiutarti ti spinge ancora più giù. Concetta non aveva nessuna certezza dei suoi diritti, nessun figlio ministro, nessuna corsia preferenziale. Sola. Secondo il fratello, a portarla a questo gesto è stata “la difficoltà di sopravvivere”.

La sua condizione è quella di molti italiani. Tre milioni sono senza lavoro. Tre milioni sono inattivi che hanno rinunciato a cercarlo. Tantissimi sono i precari. Concetta forse era più debole di loro, ma uno Stato civile è proprio ai più deboli che deve pensare. Dal 2013 i governi che si sono succeduti ci hanno sempre impedito di discutere in Parlamento la nostra proposta di Reddito di cittadinanza che non è solo un sostegno di dignità, ma un attivatore sociale e una vera manovra economica. Ti salva la vita quando resti senza reddito e poi ti aiuta a trovare un nuovo lavoro e a reinserirti nella società. Ci hanno sempre raccontato che non ci sono i soldi. La domenica dei ballottaggi, in gran sordina, il governo ha messo a disposizione 17 miliardi per salvare le banche venete che la politica ha disintegrato e senza che nessun manager paghi pegno. 17 miliardi sono esattamente le coperture del Reddito di Cittadinanza. Istituirlo è il miglior modo per dare una risposta a questa persona.

A Concetta e altri 10 milioni di italiani il governo ha preferito Zonin (il super manager della Popolare di Vicenza) e una manciata di banchieri.

Prima che dagli elettori, sarete giudicati dalla vostra coscienza.

#ConcettaResisti!

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Il MoVimento rifiuta la pensione privilegiata, gli altri se la tengono

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di MoVimento 5 Stelle Sicilia

Ieri è stato il giorno della vergogna in Sicilia, il giorno in cui dopo soli 4 anni, 6 mesi e un giorno i deputati regionali hanno maturato la pensione privilegiata. Noi l’abbiamo rifiutata. Loro se la tengono.

I comuni mortali devono lavorare una vita per una pensione sempre più incerta, loro invece, gli “ONOREVOLI”, dopo manco cinque anni di mandato (mi pare eccessivo chiamarlo lavoro visti i risultati) hanno già la vecchiaia ben coperta.
Adesso le cose sono due: o siamo noi, del 5 stelle, degli idioti che questo assurdo privilegio l’abbiamo rifiutato; o siete voi dei “benefattori” che permettete a questi signori, votandoli, di godere di un’oscenità del genere.

Per lanciare un urlo di indignazione abbiamo organizzato un corteo che dal centro di Palermo è arrivato fin sotto le finestre del Parlamento. Che sia un promemoria per tutti i siciliani: i politici non sono tutti uguali, e il M5S ne è la prova vivente.

Per inciso: abbiamo pure protocollato una proposta ufficiale di modifica del regolamento affinché la pensione di tutti i deputati venga calcolato col metodo comune, quello cioè previsto per un normale lavoratore. La proposta ovviamente sta marcendo in qualche cassetto del palazzo.

Se il 5 novembre ci darete la possibilità di governare quest’Isola vi prometto che abolire questo schifo sarà la prima cosa che faremo. La parola casta con noi sarà solo un brutto ricordo…

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Cancelliamo gli assurdi privilegi degli europarlamentari #PensioneComeTutti

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Gli europarlamentari hanno diritto a un vitalizio dopo appena 1 anno di mandato. L’Europa si comporta come una matrigna: ai politici concede assurdi privilegi, ai cittadini impone sacrifici nel nome dell’austerity. La casta con il vitalizio in tasca è la stessa che ha preteso i tagli alle pensioni di tutti i cittadini. Ricordate la legge Fornero?

È arrivato il momento di spazzare via i privilegi. Abbiamo presentato al Parlamento europeo una risoluzione che cancella questo retaggio feudale e trasforma in sistema contributivo la pensione degli eurodeputati. Abbiamo chiesto ai funzionari del Parlamento europeo di poter rinunciare a questa ingiustizia, ci hanno risposto che dobbiamo aspettare i 63 anni di età e che fino ad allora nulla può essere fatto. Noi vogliamo cambiare SUBITO questo sistema e per tutti i deputati europei. Per poter ottenere la pensione i politici devono versare i contributi come tutti gli altri cittadini. Pensione sì, privilegio no! Ecco come stanno davvero le cose oggi:

IL VITALIZIO A 63 ANNI
Tutti gli eurodeputati, al compimento dei 63 anni di età, hanno diritto a un pensione di anzianità a vita pari al 3,5% della retribuzione per ciascun anno completo di esercizio di mandato. Questo privilegio scatta dopo appena un solo anno di mandato e, in questo caso, l’importo ammonta a 296 euro al mese. Con una sola legislatura completa, invece (5 anni di mandato), ogni europarlamentare matura una pensione a vita pari a 1.484,70 euro al mese. Questo importo raddoppia se l’europarlamentare fa due legislature. Il costo delle pensioni dei deputati europei è a carico del bilancio dell’Unione europea.

VITALIZIO SENZA VERSARE I CONTRIBUTI
Nella busta paga di ogni europarlamentare non c’è la voce dei contributi previdenziali. I deputati europei ricevono la pensione privilegiata ma non pagano i contributi. Il provvedimento è stato preso nel 2005 (ma è entrato in vigore nel 2009) su proposta del Parlamento europeo. La Commissione europea ha dato parere favorevole. Era in carica il governo Berlusconi-Lega, che ha approvato la decisione in sede di Consiglio. Il Pd era all’opposizione ma non ha battuto ciglio. Tutti i partiti erano d’accordo.

PENSIONE SÌ, PRIVILEGIO NO! LA NOSTRA PROPOSTA
Questi privilegi anacronistici devono finire. A Roma, come a Bruxelles, il MoVimento 5 Stelle propone #PensioneComeTutti. Bisogna cambiare al più presto l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. Il diritto pensionistico dei membri del Parlamento europeo deve essere in linea con i sistemi previdenziali previsti per i cittadini ordinari, sia per il calcolo dell’ammontare sia per i requisiti anagrafici e contributivi che definiscono l’età pensionabile. Questo significa che i parlamentari europei devono pagare i contributi pensionistici e devono maturare tutti quei requisiti richiesti ai cittadini che rappresentano.

Vogliamo una pensione equa per i europarlamentari e non privilegi della casta! E per questa ragione tutti gli europarlamentari del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle hanno presentato una proposta di risoluzione e hanno sollecitato il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani con una lettera richiedendo che questa proposta sia trasmessa in tempi rapidi alla Commissione parlamentare competente. Inoltre, chiediamo il ricalcolo dei trattamenti previdenziali che vengono erogati agli ex europarlamentari: nel 2014 questa casta era composta da 192 tra politici, vedove, vedovi o altri beneficiari di reversibilità che, a fronte di pochi anni di lavoro, godevano di pensioni di lusso.

In molti Stati europei la disoccupazione giovanile è al 34%, con punte del 48% in Grecia. Davanti a questi dati, i privilegi dei politici sono ancor più odiosi! L’Europa dei cittadini non ha i privilegi. Per i politici #PensioneComeTutti

SCARICA la risoluzione del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle e la lettera che i portavoce del MoVimento 5 Stelle hanno scritto al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

VIDEO. Pensione sì. Privilegio No per gli europarlamentari! Rivedi la conferenza stampa al Parlamento europeo con Laura Agea, Ignazio Corrao e Marco Valli.

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La Grecia è stata colonizzata

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di MoVimento 5 Stelle Europa

La Grecia si prepara a sottoscrivere la sua condanna a morte. Una fine lenta e inesorabile, sancita dai creditori e dalla Troika che continuano a imporre misure lacrime e sangue per punire le malefatte degli ellenici. Assieme alla vendita a prezzi di sconto di asset fondamentali, il Governo Tsipras ha ufficialmente scelto di diventare il passacarte dei falchi dell’austerità. È stato infatti ratificato dal Parlamento l’accordo tecnico che prevede la cosiddetta “agenda globale di riforme”: 140 provvedimenti che dovranno essere obbligatoriamente attuati. Il popolo, però, è allo stremo delle forze e si sta mobilitando nelle piazze e nelle strade per dire (ancora una volta, dopo il referendum) basta a questi assurdi tagli e a questa colonizzazione mascherata dai memorandum d’intesa.

I prossimi step che i greci dovrebbero fare sono riforme asfissianti su: occupazione, crediti deteriorati, banche in generale e mercati finanziari. La Troika vuole anche cambiare il mercato dell’energia attraverso la solita ricetta delle liberalizzazione e privatizzazioni selvagge. Ma non basta, si metteranno mano anche alle tasse e alle pensioni, sforbiciando per quest’ultime in maniera lineare e senza alcun raziocinio. Si parla di un taglio fino al 18% a partire dal 2019 e una riduzione del reddito non imponibile di un terzo a partire dal 2020.

Ora la palla passa all’Eurogruppo del 22 maggio, che dovrebbe presentare il suo piano per il taglio al debito ellenico (in una minima percentuale, per permettere ai creditori di spremere lo spremibile) e così da concedere i famosi aiuti. Se non è una colonizzazione questa, di cos’altro si può parlare?

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La pacchia dei vitalizi regionali finirà col MoVimento al governo

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di MoVimento 5 Stelle

Vitalizi e “pensioni agevolate” regionali, l’ennesimo insulso privilegio che i partiti non vogliono cancellare. Una regalia di casta che ogni anno costa ai cittadini oltre 157 milioni di euro. Per porre fine a questa che è una vera e propria ingiustizia sociale, il M5S sta predisponendo proposte di legge in tutte le Regioni. Leggi per abolire ovunque e una volta per tutte, sia i vitalizi esistenti e del passato ed ogni altro privilegio pensionistico.
Chi ricopre una carica elettiva nelle Regioni, deve versare i contributi nei diversi istituti previdenziali, senza godere di alcun beneficio aggiuntivo. I consiglieri regionali, come i parlamentari, sono cittadini come tutti gli altri e come tali devono essere trattati. Sin dal 2010, da quando è entrato nelle Regioni, il MoVimento 5 Stelle si è battuto per cancellare tutti i vitalizi. Grazie alla pressioni e azioni del MoVimento 5 Stelle il Piemonte e Emilia-Romagna già dal 2014 hanno cancellato i vitalizi per tutti i futuri consiglieri, senza però toccare il pregresso.
La Regione Lombardia, grazie a un progetto di legge di iniziativa popolare, Zeroprivilegi, presentato da attivisti 5 stelle, dal 2012 li ha aboliti, come sempre solo per i futuri consiglieri.
In seguito Friuli, Toscana, Umbria, Campania, hanno seguito questa via, senza però toccare i privilegi già esistenti come proponeva il M5S. In Campania fino ad oggi l’azione M5S ha impedito l’adozione della ‘pensione privilegiata’ per i consiglieri regionali. De Luca e soci però si son ben guardati di tagliare di un solo euro i vitalizi degli ex consiglieri.
La battaglia continua in ogni Regione. Per il M5S vanno cancellati tutti i vitalizi, sia quelli degli ex consiglieri che le “pensioni agevolate” che si maturano dopo 4 anni e 6 mesi, simili a quelle adottate da Camera e Senato dal 2012.
Nelle altre Regioni infatti i partiti stanno giocando ancora più sporco. Fanno finta di abolire i privilegi, ma non vogliono toccare nè i vitalizi degli ex consiglieri, né le ‘pensioni agevolate’ per loro stessi. Fanno continuamente muro contro leggi ed emendamenti 5 stelle.
E’ accaduto in Sicilia, dove Pd, Ap e Forza Italia ignorano la proposta M5S, in Puglia dove Emiliano, la sua maggioranza e il centrodestra hanno votato contro alla proposta 5 stelle di abolizione totale.
Nel Lazio è dal 2013 che la maggioranza di centrosinistra, a braccetto con il centrodestra, respinge le proposte M5S per la cancellazione totale di ogni privilegio. Dove è data questa possibilità, come in Lazio e Valle d’Aosta, i consiglieri M5S hanno rinunciato volontariamente alla “pensione agevolata”. Cosa che altri non si sognano nemmeno di fare.
In Abruzzo la legge M5S, approvata all’unanimità in commissione, appena giunta in aula è stata rispedita indietro dalla maggioranza PD… ‘per approfondimenti’.
Nel Veneto governato da Lega Nord e Forza Italia i due partiti della maggioranza Zaia, hanno bocciato l’abolizione, con la quale il M5S proponeva di finanziare il referendum per l’autonomia regionale. Anche nella Liguria di Toti, il centrodestra si guarda bene di calendarizzare la nostra proposta anti-privilegi. Per non parlare di Trentino Alto Adige e Molise. Ma la pacchia finirà con l’arrivo del M5S al governo.

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I parlamentari devono avere una pensione come tutti #PuniteAncheMe

di MoVimento 5 Stelle

Sui vitalizi della Casta dei parlamentari non molliamo di un centimetro. Continueremo a denunciare quello che è successo in Parlamento, perché gli italiani sappiano che mentre loro faticano ad arrivare a fine mese e devono fare una vita di lavoro per prendere uno straccio di pensione, alla Camera e al Senato si prendono la pensione dopo soli 4 anni e 6 mesi su una poltrona e ci sono ancora tantissimi ex deputati ed ex senatori che prendono vitalizi d’oro.

Per aver osato raccontare questa verità ai cittadini, e per aver svelato il bluff del PD e degli altri partiti sulle pensioni, 42 portavoce del Movimento 5 Stelle sono stati sospesi: 10 giorni a chi ha esposto i cartelli #SiTengonoIlVitalizio; 12 giorni per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi ha aspettato fuori l’Ufficio di Presidenza solo per guardare in faccia coloro che avevano votato per tenersi il vitalizio mascherato e 15 giorni per chi ha tentato di entrare.

Quelli che a voi hanno imposto una riforma delle pensioni lacrime e sangue e che per loro stessi si sono lasciati la pensione privilegiata, accusano il M5S di “aver attentato al funzionamento delle istituzioni! Sono gli stessi che ogni giorno attentano ai principi costituzionali di uguaglianza e giustizia, gli stessi che hanno salvato dalla decadenza il senatore forzista Augusto Minzolini condannato in via definitiva, gli stessi che tengono al governo un ministro indagato per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento!

Sappiano, questi signori, che ogni giorno di sospensione è una medaglia che ci appuntiamo al petto.

La sospensione è stata decisa dagli stessi deputati che il 22 marzo scorso in Ufficio di Presidenza hanno bocciato la nostra proposta di abolire la pensione privilegiata dei parlamentari attualmente in carica e di applicare loro la legge Fornero, esattamente come tutti i normali cittadini. E invece no, si sono tenuti stretti la pensione che scatterà a settembre e in più, per lavarsi la coscienza, hanno approvato una delibera bluff, spacciandola come riforma dei vitalizi. Ma vi stanno prendendo in giro: con la complicità della stampa, vi vogliono far credere che hanno tagliato fino al 40% dei vitalizi, ma è una bufala! Quello che hanno deciso è di prelevare 100 euro l’anno a chi prende 71mila euro di pensione all’anno! I tagli sono sulle eccedenze e non sulla cifra totale: chi prende una pensione d’oro continuerà a prenderla, questa è la realtà.

Avrebbero voluto che gli italiani abboccassero all’amo, che vivessero felici e contenti con la consolazione che il PD aveva tagliato i vitalizi: balle! Non gli è andata giù che gli abbiamo rovinato il giochino, ma devono metterselo in testa: noi andremo avanti fino a quando non cancelleremo i loro vitalizi mascherati.

Se anche voi siete “colpevoli” di volere la pensione dei parlamentari come quella dei cittadini sosteneteci con hashtag #PuniteAncheMe

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di MoVimento 5 Stelle

Sui vitalizi della Casta dei parlamentari non molliamo di un centimetro. Continueremo a denunciare quello che è successo in Parlamento, perché gli italiani sappiano che mentre loro faticano ad arrivare a fine mese e devono fare una vita di lavoro per prendere uno straccio di pensione, alla Camera e al Senato si prendono la pensione dopo soli 4 anni e 6 mesi su una poltrona e ci sono ancora tantissimi ex deputati ed ex senatori che prendono vitalizi d’oro.

Per aver osato raccontare questa verità ai cittadini, e per aver svelato il bluff del PD e degli altri partiti sulle pensioni, 42 portavoce del Movimento 5 Stelle sono stati sospesi: 10 giorni a chi ha esposto i cartelli #SiTengonoIlVitalizio; 12 giorni per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi ha aspettato fuori l’Ufficio di Presidenza solo per guardare in faccia coloro che avevano votato per tenersi il vitalizio mascherato e 15 giorni per chi ha tentato di entrare.

Quelli che a voi hanno imposto una riforma delle pensioni lacrime e sangue e che per loro stessi si sono lasciati la pensione privilegiata, accusano il M5S di “aver attentato al funzionamento delle istituzioni! Sono gli stessi che ogni giorno attentano ai principi costituzionali di uguaglianza e giustizia, gli stessi che hanno salvato dalla decadenza il senatore forzista Augusto Minzolini condannato in via definitiva, gli stessi che tengono al governo un ministro indagato per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento!

Sappiano, questi signori, che ogni giorno di sospensione è una medaglia che ci appuntiamo al petto.

La sospensione è stata decisa dagli stessi deputati che il 22 marzo scorso in Ufficio di Presidenza hanno bocciato la nostra proposta di abolire la pensione privilegiata dei parlamentari attualmente in carica e di applicare loro la legge Fornero, esattamente come tutti i normali cittadini. E invece no, si sono tenuti stretti la pensione che scatterà a settembre e in più, per lavarsi la coscienza, hanno approvato una delibera bluff, spacciandola come riforma dei vitalizi. Ma vi stanno prendendo in giro: con la complicità della stampa, vi vogliono far credere che hanno tagliato fino al 40% dei vitalizi, ma è una bufala! Quello che hanno deciso è di prelevare 100 euro l’anno a chi prende 71mila euro di pensione all’anno! I tagli sono sulle eccedenze e non sulla cifra totale: chi prende una pensione d’oro continuerà a prenderla, questa è la realtà.

Avrebbero voluto che gli italiani abboccassero all’amo, che vivessero felici e contenti con la consolazione che il PD aveva tagliato i vitalizi: balle! Non gli è andata giù che gli abbiamo rovinato il giochino, ma devono metterselo in testa: noi andremo avanti fino a quando non cancelleremo i loro vitalizi mascherati.

Se anche voi siete “colpevoli” di volere la pensione dei parlamentari come quella dei cittadini sosteneteci con hashtag #PuniteAncheMe

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Lo scandalo dei vitalizi in Trentino

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di Riccardo Fraccaro

Il centrosinistra al governo dimostra ancora una volta la sua vera strategia: tagliare i diritti dei cittadini per alimentare i privilegi della partitocrazia. Lo vediamo ogni giorno in Parlamento ed è accaduto anche in Trentino Alto Adige con lo scandalo dei vitalizi.
Nel 2012 i consiglieri regionali approvarono una riforma truffaldina delle pensioni d’oro, che ufficialmente doveva ridurre la spesa pubblica destinata ai vitalizi, compensando questa riduzione con una buona uscita da incassare al compimento di 60 anni. Peccato, però, che l’ammontare di questa liquidazione sia stato calcolato gonfiando generosamente i parametri su rendimento e aspettativa di vita, prevista addirittura fino all’età di 85 anni. I vitalizi non furono aboliti, ma sostituiti da assegni che in alcuni casi superavano il milione di euro!


Il M5S denunciò questa vergogna, ma ovviamente i partiti fecero spallucce dandoci dei populisti.
Grazie alla nostra azione politica, però, vennero fuori i nomi e le cifre: 130 fra consiglieri ed ex consiglieri si sono spartiti un capitale di oltre 90 milioni di euro.
L’indignazione che montava tra i cittadini e la pressione del M5S costrinse i partiti ad affrontare di nuovo la questione dei vitalizi. Ancora una volta, però, la montagna partorì il topolino: la legge di riforma dei vitalizi approvata in fretta e furia nell’estate del 2014 si risolse con una mini sforbiciata, che chiedeva a consiglieri ed ex consiglieri la restituzione del 28% del vitalizio. Su un totale di 90 milioni, si trattava, quindi, di recuperarne 29,4. Briciole, rispetto ai montepremi che i consiglieri del Trentino Alto Adige si erano nel frattempo assicurati.

Una legge che il M5S ha criticato fin dall’inizio, non solo per i tagli irrisori, ma anche perché si tratta di una restituzione solo temporanea: la parte più consistente delle restituzioni (circa 20 milioni di euro) doveva, infatti, venire da quei consiglieri obbligati a restituire tutto l’anticipo perché non avevano ancora i requisiti anagrafici (60 anni), ma che una volta maturata l’età pensionabile si vedranno accreditata gran parte della cifra restituita. Ma l’aspetto più vergognoso è quello dei ricorsi: 62 consiglieri ed ex consiglieri, infatti, si sono rifiutati di restituire persino quel poco che la legge regionale impone! Se davvero il Pd e i suoi alleati sono contro i vitalizi, perché non si decidono ad espellere chi ancora si rifiuta di restituire i soldi incassati indebitamente?
Quello che sta accadendo in Trentino Alto Adige deve servire da lezione: noi non ci fermeremo finché i vitalizi non saranno aboliti, non solo a Trento e Bolzano, ma in tutta Italia. Nel 2011 dopo aver approvato la legge Fornero sulle pensioni, che ha pesantemente danneggiato milioni di italiani, i partiti si sono riuniti nell’Ufficio di presidenza e, senza il controllo dell’opinione pubblica, hanno deciso che quella riforma non sarebbe stata applicata ai parlamentari.

A loro basta una legislatura per incassare la pensione già a 65 anni. Noi allo stesso modo, con una semplice delibera, vogliamo abolire questo privilegio medievale.
È una questione di equità. Bastano 5 minuti e l’alzata di mano di una ventina di persone per impedire che il 15 settembre scatti l’ennesimo privilegio. Vogliamo che anche i parlamentari abbiano una #PensioneComeTutti. E se riusciamo a normalizzare il Parlamento, allora riusciremo a normalizzare anche il Paese.

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