Petroliera affondata: è ora di cambiare visione energetica

dei portavoce MoVimento 5 Stelle Camera e Senato delle commissioni, Attività produttive, Ambiente e Industria

Un altro disastro ambientale, un altro ecosistema compromesso, tra i più ricchi e produttivi del pianeta. E ancora una volta sotto accusa è… Continua a leggere Petroliera affondata: è ora di cambiare visione energetica

Ilva e Tempa Rossa: fondi europei per riconvertire il Sud Italia

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Basta inquinamento. Basta morti causate da un modello industriale legato al fossile. I cittadini chiedono di poter vivere in un ambiente sano ed esasperati dalle mancate risposte si sono rivolti al Parlamento europeo con delle Petizioni che chiedono il rispetto delle normative europee. Non esistono cittadini di serie B, non devono esserci zone franche in Europa quando si tratta di difendere la salute dei cittadini. I cittadini chiamano, il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle risponde. Abbiamo proposto e ottenuto una visita ufficiale del Parlamento europeo nel Sud Italia. Ecco il racconto di Eleonora Evi e Rosa D’Amato che hanno partecipato alla missione. Ci chiediamo dove fossero gli europarlamentari di Pd e Forza Italia. Sono già al mare?

di Eleonora Evi e Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Usiamo i fondi europei per ridare futuro e speranza al Sud Italia malato di inquinamento. Abbiamo visitato, insieme a una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, gli stabilimenti ILVA ed ENI e abbiamo partecipato a numerose audizioni che si sono svolte in prefettura. Abbiamo ascoltato i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario ISPRA, ARPA e ASL, i sindacati, Confindustria, Confagricoltura, le ONG e le associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa. Vogliamo una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.


LO STABILIMENTO ILVA

Le prescrizioni AIA, ovvero gli obblighi che l’impianto deve ottemperare per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio, in larghissima parte non sono attuate. Tra promesse, proroghe e decreti del governo, lo stabilimento continua a generare perdite e soprattutto a inquinare. Tra le prescrizioni non attuate, ad esempio, manca ancora una tra le più importanti: la copertura dei parchi minerali. Si tratta di cumuli di minerali di ferro e carboni che con il vento si alzano e si disperdono nell’ambiente, fino a ricoprire di rosso tutte le strade nei pressi dello stabilimento per poi arrivare nelle case dei tarantini e nei loro polmoni. Molti residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare di essere esposti e respirarle. Una promessa, quella della copertura dei parchi minerari, che risale a molti anni fa, e che fino ad oggi è rimasta lettera morta. Tutti i membri della delegazione sono rimasti stupefatti di fronte a una tale situazione di costante pericolo per la salute dei cittadini.

Dalle audizioni sono emersi elementi nuovi e significativi. L’ISPRA, per esempio, ha ammesso che con lo scellerato decreto cosiddetto Salva Ilva ha le mani legate. Le nuove regole prevedono che l’impianto debba ottemperare l’80% delle prescrizioni AIA. E il restante 20%? Non pervenuto. Peccato che il questo restante 20% sia relativo alle opere più importanti e che inquinano di più come la copertura dei parchi minerali. Il decreto salva Ilva non fornisce al controllore alcuno strumento per ottenere un miglioramento ambientale e sanitario. L’Arpa poi ha ammesso che la natura stessa dell’impianto non azzera il rischio e un impatto sulla salute dei cittadini. Un rischio che per i cittadini di Taranto non è più accettabile, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra il mostro inquinante e l’insorgere di patologie gravissime nella popolazione, specialmente quella più debole, i bambini e gli anziani. E’ inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall’attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l’AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subire passivamente per l’ennesima volta le decisioni sul futuro dell’area.

L’IMPIANTO TEMPA ROSSA
Come se non bastasse, di fianco al gigante decadente che sforna acciaio, sorge la raffineria di proprietà dell’ENI. Nello stabilimento viene trasformato il greggio in combustibili e carburanti commerciali che vengono poi distribuiti in una vasta area del sud Italia. Si tratta di un altro grande impianto che negli enormi serbatoi e tubature lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. Circa 250 navi operano nel pontile che si affaccia sul mare per il carico e scarico dei prodotti della raffineria. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento dell’impianto per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa.

Le petizioni invitate dai cittadini denunciano una situazione poco trasparente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto stesso: classificato come impianto a rischio di incidente rilevante, Tempa Rossa deve rispettare la normativa europea, cosiddetta direttiva Seveso, che prevede la predisposizione di piani di emergenza interni e esterni allo stabilimento a tutela e protezione non solo dei lavoratori dell’azienda ma anche della popolazione che vive nelle vicinanze. Nonostante le sollecitazioni e lo scadere dei termini per la presentazione di tali piani, che devono peraltro essere fatti coinvolgendo e informando i cittadini, ad oggi ENI ne risulta sprovvista.

LE PROPOSTE M5S
L’Europa che vogliamo dialoga, si confronta e risponde ai problemi dei cittadini. Chiediamo la riconversione industriale delle aree e tutele per la salute dei cittadini. Bisogna ricollocare i lavoratori anche nelle bonifiche e la formazione. I fondi europei ci sono e servono proprio a questo.

Chiediamo di abbandonare il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile verso una riconversione dell’area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all’agroalimentare. Vogliamo sostenere l’imprenditorialità creativa e l’economia sociale, che metta al centro le energie rinnovabili e l’economia circolare. Noi ci siamo. Abbiamo le idee chiare. E non lasceremo mai soli i cittadini!

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Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

di Gianni Girotto

Sversamento di petrolio e altri agenti chimici inquinanti nelle acque attorno all’area industriale di Viggiano in Basilicata hanno portato a tre mesi di chiusura del Centro Olio Val D’Agri (Cova) dell’Eni. Uno stop tardivo – ma benvenuto – da parte dei vertici regionali, che si sono fidati troppo delle rassicurazioni della multinazionale dell’energia. Lo stesso Ad Eni Claudio Descalzi ha più volte mentito sul reale stato delle perdite. Arrivando ad affermare l’8 marzo di fronte alla Commissione Industria del Senato che lo “sversamento è minimo“.

Una bugia clamorosa, smentita dai fatti poco più di un mese dopo anche dai tecnici dell’Arpab, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I risultati dicono che l’inquinamento è significativo e l’impianto va chiuso. Ma andiamo con ordine.

Già a febbraio ci sono i primi segni evidenti di sversamento di sostanze inquinanti. Si tratta – scopriranno i tecnici più tardi – di petrolio, manganese, ferro – definito “molto cospicuo” – e idrocarburi policiclici aromatici fuori dal recinto del Centro Olio. La situazione è perciò critica. Il Movimento 5 Stelle presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo immediata verifica ed eventuale bonifica. Eni continua a rassicurare: la situazione è sotto controllo.

La stessa versione viene ribadita da Descalzi l’8 marzo in audizione al Senato. Il M5S chiede ulteriori chiarimenti. Quanto è concreto il rischio di chiusura dell’impianto? L’Ad Eni minimizza: “è un’ipotesi sfortunatissima” da escludere. E poi azzarda: “lo sversamento è minimo“. Ma il 15 aprile, poco più di un mese dopo, la Regione Basilicata delibera la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

Nemmeno l’annuncio basta a Eni per fermare lo stabilimento. Passano ancora tre giorni. Il 18 aprile i vertici della multinazionale si arrendono all’evidenza e bloccano ogni attività. Lo stesso giorno la magistratura di Potenza rinvia a giudizio 47 persone e dieci società, tra cui anche Eni, nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata del 2016.

Quante bugie deve ancora sopportare chi vive il territorio? Non c’è più tempo da perdere, è necessario avviare subito la messa in sicurezza, la bonifica del territorio e l’accertamento delle responsabilità. Il 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti non ha ancora risposto alla nostra interrogazione parlamentare.

I cittadini hanno il diritto di sapere. Ora!

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Renzi-Gentiloni danno l’ok alle trivellazioni dei nostri mari

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di MoVimento 5 Stelle

Via libera a nuove trivelle e perforazioni dei nostri mari. Il Governo Renzi-Gentiloni ha preso in giro i cittadini anche questa volta. Da oggi sarà possibile procedere a nuove trivellazioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa marina. Senza autorizzazioni.

Il Ministero dello Sviluppo economico, infatti, ha approvato un decreto che consente alle società petrolifere di modificare e variare il programma di estrazione originario, per il quale è stata già ottenuta l’autorizzazione, e procedere a realizzare e costruire nuovi pozzi laddove prima erano vietati. Tutto ciò senza dover chiedere alcun nuova autorizzazione e senza alcun obbligo di informare gli enti competenti. In sostanza le multinazionali petrolifere, se hanno bisogno di nuovi pozzi, possono continuare a trivellare e a procedere con nuovi carotaggi, senza nuove autorizzazioni.

E alla faccia degli oltre 12 milioni di italiani che allo scorso referendum avevano detto no a nuove piattaforme petrolifere entro le 12 miglia.

Eccola la formula precisa: «Sono consentite, nelle predette aree, le attività da svolgere nell’ambito dei titoli abilitativi già rilasciati, anche apportando modifiche al programma dei lavori originariamente approvato».

Esattamente il contrario di quanto promesso da Renzi prima del referendum dello scorso anno. Ricordate quando il MoVimento 5 Stelle sosteneva il Sì al referendum dell’anno scorso spiegando come: «Votare Sì al referendum del 17 aprile servirà per evitare nuove perforazioni in mare a meno di 12 miglia dalla costa»?

Ricordate quando il presidente del Consiglio Matteo Renzi, al fine si svuotare di significato e sabotare la campagna referendaria, aveva giurato: «Non è un referendum sulle nuove trivelle, che hanno già la linea più dura d’Europa. È un referendum per bloccare impianti che funzionano. Io lo considero uno spreco. Ciascuno quando voterà sì o no pensi se sia giusto che 10mila persone perdano il posto». Con questo decreto il governo spiana la strada a trivella facile nei nostri mari. Mettendo a rischio la salute dei cittadini. Scommettiamo che delle nuove trivelle e delle ennesime bugie di Renzi non né sentiremo parlare nei tg?

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Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Roma, 30 marzo 2017 – Subito dopo l’ennesimo sversamento al Cova, il centro oli di Viggiano in Basilicata, di cui si è occupato anche l’ultimo servizio di Striscia la Notizia, il M5S ha presentato un’interrogazione per chiedere dei chiarimenti… Continua a leggere Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Quella drammatica routine lucana

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di MoVimento 5 Stelle Basilicata

Nell’ultimo anno si è fatto di tutto e di più per nascondere e lasciar cadere nel dimenticatoio scandali e disastri dell’indotto petrolifero lucano. La vecchia strategia di spazzare la polvere e riporla sotto il tappeto, però, non incanta più nessuno: il cumulo è ormai visibile anche agli occhi di chi non vuol vedere. Quelli che il Governo regionale ha definito “episodi” sono diventati drammatica “routine”: in principio erano le fiammate al Centro Oli di Viggiano (COVA), poi le fumate nere ed infine l’insopportabile olezzo di uova marce.

A questo mosaico agghiacciante si è aggiunto un altro tassello: qualche giorno fa un cittadino ha diffuso sui social network delle immagini aeree scattate da un drone, immagini che hanno immediatamente fatto il giro del web, scatenando l’indignazione di migliaia di cittadini. Le foto ritraggono le acque dell’invaso del Pertusillo – il lago artificiale situato nel territorio dei comuni di Grumento Nova, Montemurro e Spinoso, nel cuore della Val D’Agri (a poca distanza dal COVA) – colorate da macchie marrone scuro sparse su tutta la superficie del lago. La sollevazione popolare è stata immediata e la stragrande maggioranza dei commentatori dei social hanno collegato l’inquietante fenomeno di pigmentazione delle acque del Pertusillo alla possibile contaminazione da idrocarburi rivenienti dall’attività estrattiva in atto a pochi chilometri dal lago artificiale, anche in ragione del fatto che, pochi giorni fa, alcuni operatori del consorzio ASI della provincia di Potenza hanno lanciato l’allarme sulla presenza di idrocarburi in un pozzetto a poca distanza dal COVA.

L’invaso del Pertusillo è stato frequentemente al centro delle preoccupazioni di cittadini e ambientalisti: è uno dei principali serbatoi di acqua potabile non solo per la Basilicata ma anche per la vicina Puglia. Eppure in un modo o nell’altro le autorità preposte sono riuscite sempre a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema della reale tutela della salubrità delle acque dell’invaso. Come non ricordare la notevole moria di pesci verificatasi negli ultimi anni: fenomeno che le analisi ufficiali attribuivano, alternativamente, alla presenza di alga “assassina” oppure al riscaldamento globale.

Qualche mese fa, fu il Consiglio Regionale della Puglia a sollevare forti dubbi sui controlli ambientali che venivano effettuati sull’invaso, scatenando quasi una crisi diplomatica tra le due Regioni. In una mozione presentata dal consigliere del M5S Mario Conca ed approvata dal Consiglio, si chiedevano maggiori controlli sull’invaso anche con l’ausilio di ARPA Puglia, stigmatizzando così la “leggerezza” dei controlli effettuati dai competenti organi lucani: “il silenzio (persistente) e le decisioni (tardive) del Governo lucano rischiano di apparire conferme della grave situazione instillando in tal modo la convinzione che si stia incidendo in maniera pesante sulla salute pubblica degli utenti pugliesi”. La replica dell’ex gladiatore di Lauria fu piccata e stizzita e portò il Presidente a disertare addirittura un incontro di Coldiretti in Puglia.

Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, ha sempre evidenziato la necessità di procedere a seri e attendibili controlli ed ad un’analisi completa e accurata della situazione dell’invaso del Pertusillo. Era il mese di luglio del 2016 quando presentammo una mozione con la quale chiedevamo maggiori e più stringenti controlli su tutti gli invasi idrici lucani. Nel sottolineare l’importanza dell’acqua lucana come vera risorsa del territorio, ci siamo spinti a chiedere specifiche indagini chimiche e fisiche sulle acque del Pertusillo destinate all’uso potabile (ivi compreso lo studio fisico e chimico dei sedimenti), unitamente alla sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa tra Arpa Basilicata e Arpa Puglia, tra i servizi di Igiene sanitaria della Regione Basilicata e Puglia al fine di eseguire controlli congiunti e periodici. Certo, era il mese di luglio e forse il caldo, la voglia di vacanze, hanno indotto il Consiglio Regionale a liquidare la nostra mozione in 20 secondi e senza alcuna discussione.

Peccato davvero che le nostre proposte, come sovente accade, vengano snobbate da un Consiglio Regionale distratto dalle usuali lotte di riposizionamento e di accaparramento di poltrone.

Crisi e faide interne e conseguenti mal di pancia a parte, crediamo sia arrivato il momento di affrontare seriamente le tematiche ambientali innescate dall’indotto petrolifero e pensare seriamente ad una exit strategy dal petrolio: la convivenza con i processi di estrazione si sta dimostrando impossibile ed è palmare l’incompatibilità degli impianti petroliferi con la natura e la geologia del nostro delicato territorio.

Nella giornata di ieri abbiamo inoltrato una richiesta che sollecita ARPAB a rendere note, al più presto, le azioni e le iniziative di monitoraggio realizzate a seguito della diffusione delle preoccupanti immagini del Pertusillo. Difendere e tutelare in ogni modo la nostra fonte di vita, l’acqua, deve contare immensamente più di qualsiasi interesse economico anche connesso al petrolio!

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Vi spiego come in Irlanda abbiamo fermato le lobby del petrolio

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di MoVimento 5 Stelle Europa

L’Irlanda ha recentemente approvato una legge che vieta gli investimenti nelle fonti fossili con i soldi dei contribuenti. Ogni anno l’Italia spende 3,5 miliardi di euro per sussidi diretti e indiretti alle compagnie petrolifere. Il Movimento 5 Stelle vuole utilizzare questi soldi per finanziare il reddito di cittadinanza. Il programma sull’energia votato dai cittadini parla chiaro: copiamo l’Irlanda!

VIDEO. Abbiamo intervistato l’eurodeputato irlandese Luke Ming Flanagan che ha sponsorizzato la legge. Fai sapere a tutti che si può e si deve rinunciare al petrolio!

Intervista all’eurodeputato irlandese Luke Ming Flanagan.

“Vi racconto quello che è successo in Irlanda: un mio amico, un deputato del nostro Parlamento, Thomas Pringle, un indipendente, è riuscito a ottenere il tempo di parola per promuovere un progetto di legge e vietare la consuetudine degli investimenti nelle energie fossili. È stata in realtà una lotteria da cui però ne è uscito un progetto di legge che poi è stato approvato. La sua proposta era quella di vietare all’Irlanda gli investimenti dei propri fondi sovrani nei combustibili fossili. Al momento stiamo investendo 133 milioni, non è una cifra roboante per un’economia grande come quella dell’Italia, ma per l’economia dell’Irlanda sono un bel po’ di soldi. Lui ha messo alle strette il Parlamento che infine lo ha approvato.

I MERITI DI UN “GOVERNO INSTABILE”
Uno dei motivi per il quale è stato approvato è perché abbiamo, quello che si può chiamare, un “governo instabile” al momento: non abbiamo una maggioranza. Infatti, il governo in carica ha solo il 60% circa dei voti che gli servirebbero per avere una maggioranza. Così, ogni voto nel nostro Parlamento è sempre imprevedibile. Fino ad oggi con una coalizione stabile, quando una proposta emergeva, di solito, non accadeva nulla di radicale. Ora, invece, grazie a questa circostanza, questa proposta di legge è stata approvata con il sostegno di un’ampia maggioranza del Parlamento. È una ottima notizia e speriamo che quello che abbiamo ottenuto sia un esempio per tutto il mondo. Purtroppo però le ultime notizie dicono che la Banca Centrale Europa sta usando i soldi ottenuti dal Quantititive easing per investire nei combustibili fossili. Si dovrebbe dire che fino a quando l’UE non inizia a prendere sul serio questo problema, quello che l’Irlanda ha fatto sarà irrilevante. Quindi, noi abbiamo preso l’iniziativa e speriamo che i cittadini ci seguiranno.

L’OPPOSIZIONE DELLE LOBBY
Di solito avremmo avuto una forte opposizione. In passato i lobbisti andavano dai partiti di governo, chiacchieravano con loro in privato e così si prendevano le decisioni finali. Ma a causa della situazione di instabilità politica, questa volta non è andata così. Paradossalmente, la stabilità nel nostro Paese, in Irlanda, sembra diventare una carta bianca per la corruzione, mentre una situazione instabile, così potremmo definirla, ha creato un nuovo scenario dove possono potenzialmente accadere buone cose.

LE CONSEGUENZE SULLE RINNOVABILI
La cosa positiva di questo è che ora abbiamo 133 milioni di euro da poter potenzialmente investire in nuove tecnologie e risorse ambientali per creare energia. Quindi, mentre una volta non investivamo in quel settore ora abbiamo fondi disponibili per le nuove risorse: sia che si tratti di energia solare o impianti eolici offshore o energia ricavata dalle maree. Abbiamo affrontato un grande problema quando si tratta di produrre nuove fonti d’energia in Irlanda, dove finora sono state le multinazionali a guidare lo sviluppo di questo settore. Questo ha portato la popolazione a non sentirsi particolarmente coinvolta in questo sviluppo.

COINVOLGERE SEMPRE I CITTADINI
In realtà, anche se abbiamo votato per rimuovere l’investimento nei combustibili fossili, c’è ancora una grande opposizione in Irlanda contro le turbine eoliche. Credo che questa opposizione si basi sul fatto che alla gente non piacciono esteticamente perché, ricordate, l’Irlanda è bellissima e se la copriamo con turbine eoliche…se oltretutto non si ottengono risultati da queste turbine eoliche, a parte il profitto per le multinazionali, e se noti che bisogna pagare sempre la stessa bolletta energetica, tutto ciò porta al fallimento. L’esperienza irlandese, direi, insegna che è stato positivo il fatto che ci siamo liberati dei combustibili fossili, ma la seconda cosa che dobbiamo fare è quella di assicurare che tutti si sentano coinvolti e che le persone percepiscano che hanno guadagnato da questo cambiamento, piuttosto che perso. In questo momento, i cittadini stanno cominciando a sentirsi più coinvolti quindi credo che sia necessaria la partecipazione a livello locale. Allora, diciamo per esempio che nella vostra piccola città, se si vuole produrre energia solare dobbiamo fare in modo che essa sia un’iniziativa portata avanti dalla popolazione locale. Loro devono esserne i proprietari. Loro devono sentire i benefici e in questo modo non ci saranno contestazioni”.

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Buon 2017 di energie rinnovabili

di Gianni Girotto, portavoce MoVimento 5 Stelle Senato

Cari Italiani, cittadini, nonchè pagatori di bollette,

è appena terminato il 2016, un anno ricco di aumenti! Aumenti della pressione fiscale, aumenti dei tagli alla sanità pubblica, aumenti dei posti di lavoro precari, e, annunciato ieri, ulteriori aumenti per milioni di consumatori della bolletta del gas del 5% e di quella elettrica dell’1%. Un incremento dei prezzi indiscriminato per i consumatori generato dall’applicazione della nuova struttura tariffaria della bolletta (da sempre contestata dal MoVimento 5 Stelle) che a fronte della riduzione dei volumi di energia elettrica distribuiti riconosce la stabilità dei ricavi per le imprese distributrici e per l’operatore di trasmissione.

Un aumento ingiustificato se teniamo conto anche della riduzione in bolletta di 1,3 miliardi di euro dei costi per l’incentivazione delle rinnovabili e del costo di dispacciamento ridotto di 3/4, grazie anche alle proteste del MoVimento 5 Stelle. Questo è il consuntivo delle azioni di politiche energetiche messe in campo dal Governo Renzi che ha preso i soldi dalle tasche dei milioni di consumatori per metterli nelle casse dei distributori.

Ma non solo! Siamo sempre più in balia di una produzione di elettricità da fonti FOSSILI, cioè carbone gas e petrolio. E questa non è un’opinione ma un fatto inoppugnabile! Sappiate infatti che Terna, la nostra compagnia nazionale di trasmissione di elettricità, ha da poco rilasciato il suo consueto rapporto periodico, con tutti i dati 2016 sino a Novembre. E cosa dicono questi dati?

1) La produzione di elettricità da centrali italiane a gas petrolio e carbone E’ AUMENTATA, alla faccia degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2;
2) PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO, DIMINUISCE LA PRODUZIONE DI ELETTRICITA’ DA FONTE RINNOVABILE. Sì sì avete capito bene, non ho detto aumenta, come nel resto del mondo, come succede grandemente sia in Paesi sviluppati sia in Paesi in via di sviluppo, qui da noi, “Paese del sole”, “leader tecnologici“, Paese che 20 anni fa era stato al 3° posto per la produzione per esempio di energia fotovoltaica, LA PRODUZIONE DI ELETTRICITA’ DA FONTI RINNOVABILI E’ IN CALO. Eravamo già in calo, secco, nel 2015 rispetto al 2014, ora questa retromarcia prosegue ulteriormente, mentre la politica continua a dire che va tutto bene, anzi ottimamente.

La realtà invece è che la politica di questo governo, per incompetenza e per dolosità, ha proseguito l’opera di distruzione delle energie rinnovabili, un comparto che ha perso 80mila posti di lavoro e che vede le poche aziende italiane sopravissute costrette a rivolgersi per il 95% del loro fatturato all’estero. Questi dati sull’energia sono insindacabili, sono fatti non opinioni, le opinioni e i commenti di chi guarda il dito anziche la luna, il dettaglio anzichè il quadro complessivo, lasciamoli pure agil altri.

Dati che purtroppo saranno confermati anche con le ultime decisioni del Governo Gentiloni che in continuità con il passato, nel provvedimento del Milleproroghe ha appena inserito il differimento di un anno degli obiettivi per la copertura con fonti rinnovabili dei consumi per acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento negli edifici di nuova realizzazione. Nello specifico l’obbligo di coprire tali fabbisogni con rinnovabili per una quota del 50% decorrerà dai titoli edilizi rilasciati dal 1 gennaio 2018 anziché 1 gennaio 2017. Il target del 35% varrà invece ancora per tutti i titoli richiesti entro fine 2017 anziché fine 2016.

Ma concludiamo con la buona notizia, e cioè se non vogliamo più subire passivamente gli aumenti non solo di energia, banche, assicurazioni, si può fare, A COSTO ZERO, cambiando fornitore, grazie alle alternative più etiche e sostenibili, alcune delle quali le trovate qui.

Buon 2017 e buona energia (rinnovabile) a tutti.

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Programma Energia M5S: Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?

Il quesito che sarà affrontato oggi riguarda lo spostamento degli incentivi statali dalle alle rinnovabili: “Sei d’accordo con lo spostamento degli incentivi statali dalle fonti fossili all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili?” Ce ne parla Paolo Rocco Viscontini, CEO di Enerpoint.

di Paolo Rocco Viscontini

Il Programma energetico del Movimento 5 Stelle prevede un progressivo ma deciso passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, con una chiara attenzione all’efficienza energetica.

OBIETTIVO ITALIA: 100% RINNOVABILE
Le fonti fossili beneficiano d’incentivi molto importanti, maggiori rispetto le fonti rinnovabili, incolpate del costo elevato dell’energia in bolletta. Scarsa attenzione è data invece ai sussidi di cui beneficiano le fonti fossili. Parliamo di cifre importanti che riteniamo sia corretto trasferire allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, per perseguire quello che è l’obiettivo del Movimento 5 Stelle: 100% energia rinnovabile il prima possibile, attraverso una road map condivisa e che nel giro di pochi decenni avrà la possibilità di vedersi realizzata. Alcuni Paesi della Scandinavia hanno già questo obiettivo: entro il 2050 essere 100% rinnovabile senza contributi ai gas climalteranti.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Un argomento importante riguarda il cambiamento del clima. Non si tratta più di un parere di pochi. Tutta la comunità scientifica condivide la tesi che il clima sta cambiando. Il cambiamento climatico comporta dei costi molto elevati: danni causati dagli eventi atmosferici estremi come la siccità, problemi enormi causati dall’immigrazione (solamente in un anno si stima circa che 20 milioni di popolazioni sono costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici). E’ importante intervenire nel modo più deciso possibile. Come? Cercando di equilibrare i numeri tra fonti fossili (che rappresentano il motivo principale del cambiamento climatico) e fonti rinnovabili.

SUSSIDI ALLE FOSSILI
Che cosa significa quando parliamo di sussidi alle fossili? Il Fondo Monetario Internazionale parla in Italia di 13 miliardi di euro, Legambiente in quasi 15 miliardi di euro. Grazie allo studio di Legambiente sono propri stati messi in luce degli esempi più significativi di cui ora vi parlo.

1. Le royalties che le società petrolifere in Italia pagano per l’estrazione del petrolio o del gas sono molto inferiori rispetto a quelle che pagano i competitor nei Paesi del Nord Europa. Se solamente ci si avvicinasse (neanche dico a raggiungere) ai valori delle Royalties degli altri Paesi, si potrebbe generare un gettito di 1,2 – 1,3 miliardi di euro all’anno.
2. Agevolazioni alle industri energivore. Sarebbe opportuno armonizzare il sistema tariffario a livello europeo, perché le tariffe di energia elettrica sono uno strumento di politica industriale. Paesi come la Germania hanno deciso di abbassare in maniera consistente il prezzo dell’energia nel settore industriale e aumentare molto il prezzo nel settore residenziale. Questo genera una competitività del settore industriale tedesco molto superiore all’Industria italiana. In un’Europa che si dice unita: non dovrebbe accadere. Il nostro obiettivo è quello di tassare l’energia in base all’inquinamento che produce, ma è importante avere una visione europea in un mondo globalizzato perché non ci sia concorrenza sleale che viene inevitabilmente generata anche da questi squilibri di prezzi dell’energia.

SUSSIDI ALLE RINNOVABILI: RICERCA, INDUSTRIA E OCCUPAZIONE
Togliere progressivamente i sussidi alle fossili, e applicare delle tassazione ben proporzionate all’impatto ambientale e sanitario delle stesse fossili genera delle risorse, come le possiamo utilizzare?
1. Rendere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica alla portata di tutti, per agevolarne la diffusione.
2. Migliorare le tecnologie grazie alla ricerca: l’Italia purtroppo è sempre il fanalino di coda dei paesi industrializzati in quanto investimenti e ricerca. E’ importante dedicare molte più risorse alla ricerca che permetterà di raggiungere risultati migliori in termine di riduzione dei costi, di riduzione d’impatto ambientale delle tecnologie. La ricerca genera occupazione, competenza e permette a un paese di distinguersi.
E’ importante che queste azioni avvengano in un periodo medio lungo, con coerenza e senza incorrere negli errori del passato. Mi riferisco al fotovoltaico che aveva creato una cosa come 100 mila occupati che sono andati persi nel giro di un anno.

INCENTIVARE RINNOVABILI ED EFFICIENZA: COSA SIGNIFICA?
Cosa significa in concreto, incentivare rinnovabili ed efficienza? Significa creare le condizioni perché le fonti rinnovabili si diffondano in maniera incisiva sul territorio. Perché questo possa avvenire, non è sufficiente avere solo dei pannelli solari o delle turbine eoliche che producono energia. Bisogna accumulare questa energia, e gestirla. Siamo nell’era della smart grid: a livello locale è doveroso gestire i flussi di energia in maniera più ottimale possibile, dando priorità alle fonti pulite in primis, poi un giorno saranno solo fonti pulite ma ci vorrà del tempo. Ecco quindi che con dei software adeguati è possibile già adesso dare delle priorità: prima di tutto si utilizza dell’energia prodotta dal fotovoltaico nel momento in cui serve. Quando questa energia non può essere utilizzata laddove viene prodotta perché è week end (ad esempio) questa energia può essere accumulata oppure può essere utilizzata nella zona. Quando questa energia non c’è perché c’è brutto tempo oppure è notte, si utilizza l’energia dagli accumuli che hanno bisogno ancora di aiuti in modo che nei prossimi anni possano diffondersi in maniera più importante. Quando anche l’energia accumulata nelle batterie non è sufficienza, si utilizzerà l’energia idroelettrica, che a sua volta proviene dai bacini che possono essere gestiti, caricati anche dall’energia solare diurna e così via anche con un utilizzo di energia da biomassa, nel momento in cui le fonti che abbiamo visto prima non sono disponibili. E’ necessaria un’intelligenza, un cervellino, che alla fine gestisce questi flussi di energia.

Mi auguro che grazie a queste informazioni siate in grado ora di poter esprimere un parere con consapevolezza: siete d’accordo o meno sullo spostamento degli incentivi dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica?

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Programma Energia M5S: Scoraggiare l’uso della benzina e del gasolio

Oggi si discute il primo quesito del programma Energia del MoVimento 5 Stelle: “Sei d’accordo con lo sviluppo di politiche che scoraggiano l’uso della benzina e del gasolio?“. La settimana prossima si terrà la votazione online. Avete il tempo per informarvi e fare una scelta consapevole. Iniziamo con il contributo di Valerio Rossi Albertini, chimico fisico. Potete vedere il video sopra o leggere le sue considerazioni qui sotto. Utilizzate i commenti per discutere e segnalare link e video di approfondimento.

di Valerio Rossi Albertini

Nel Programma Energetico del Movimento 5 Stelle si parla del progressivo abbandono dei combustibili fossi, in favore di altre forme di energia più sostenibili. Le forme di energia rinnovabili.
Sappiamo che una grande quantità di energia viene consumata sia per i trasporti che per l’agricoltura. E’ il momento di capire come i singoli cittadini possano intervenire, come le politiche individuali possano consentire una progressiva transizione dalle forme energetiche convenzionali alle nuove forme energetiche rinnovabili e sostenibili. Che cosa può fare ognuno di noi per favorire questa transizione?

IL CASO EUROPA: NORVEGIA E OLANDA METTONO BANDISCONO VEICOLI A BENZINA E DIESEL
La prima osservazione è che non saremmo i pionieri di questa conversione.
In Nord Europa, in Norvegia e in Olanda, è stato intrapreso l’iter parlamentare per la messa al bando dei veicoli che sono alimentati dalle fonti tradizionali: veicoli a benzina e veicoli a diesel. Significa che è possibile, si può fare.
Non è un obiettivo velleitario, non è un’utopia. E’ a portata di mano. E’ un obiettivo che dobbiamo riuscire a centrare, quanto più rapidamente possibile.
E’ notizia di qualche giorno fa che l’ente europeo preposto alla sorveglianza del Pianeta e del Clima, ha sentenziato che nel 2015 abbiamo raggiunto e superato la soglia critica di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.
Sono le cosiddette 400 parti per milione. Possono sembrare poche, ma in realtà innescano un processo che si chiama effetto serra che sta producendo gli sconvolgimenti climatici a cui assistiamo.
Il 2016 sarà l’anno più caldo della storia (da quando nel 1880 si è iniziato a registrare con metodi scientifici la temperatura del Pianeta).
Non è un caso isolato come alcuni sostengono: 9 anni su 16 nel 21esimo secolo sono stati i più caldi della storia.

EFFETTO SERRA: LA CAUSA DEI PROCESSI CLIMATICI VIOLENTI
Che cosa è l’effetto serra? Perché è così urgente cambiare la forma di produzione di energia?
L’effetto serra noi lo sperimentiamo spesso, pur non sapendolo.
Se parcheggiamo l’automobile in una giornata invernale, fredda ma assolata, quando ritorniamo dentro l’auto, sentiamo caldo: quello è l’effetto serra. I raggi solari sono penetrati attraverso il parabrezza e i finestrini, hanno scaldato la tappezzeria dell’abitacolo e il calore che si è prodotto non è più riuscito a sfuggire dall’interno dell’abitacolo.
La stessa dinamica avviene su scala planetaria. Nella combustione delle materie fossili (petrolio e derivati, benzina e gasolio, carbone e in misura minore i gas naturali come gpl e metano), si produce un gas che è chiamato anidride carbonica o biossido di carbonio (CO2).
L’anidride carbonica svolge la stessa funzione del parabrezza per l’abitacolo: crea uno strato all’interno dell’atmosfera attraverso il quale i raggi del sole penetrano, toccano la Terra, si convertono in calore ma non consentono a questo calore di sfuggire verso lo spazio esterno. Il calore insiste al suolo, innescando una serie di processi che stanno diventando sempre più violenti.
Alle nostre latitudini si stanno verificando delle condizioni estreme come frequenti trombe d’aria e alluvioni. Perché?
Perché i fenomeni estremi hanno questa caratteristica: di passare da un estremo all’altro. A un periodo di forte siccità segue un periodo di piogge torrenziali. L’umidità che si è accumulata a causa dell’evaporazione in atmosfera tenderà a riprecipitare in forma rovinosa ed ecco le tante alluvioni.
Se aggiungiamo la vulnerabilità del nostro territorio a causa del dissesto idrogeologico ecco che in Italia la situazione può diventare particolarmente critica.
Come possiamo fermare tutto questo? Evitarlo completamente non è possibile, possiamo ridurne gli effetti.

TRASPORTI: MOBILITA’ ELETTRICA
Primo fra tutti, visto che i trasporti sono una delle voci principali, c’è la mobilità elettrica. La conversione all’auto elettrica. L’auto elettrica oggi costa ancora tanto, indubbiamente, ma solo perché non esiste una produzione industriale abbastanza sostenuta. Altrimenti, una volta innescata l’economia di scala, il prezzo dell’auto elettrica scenderebbe. Gli analisti e gli esperti ci dicono che sarebbe più economica rispetto all’auto convenzionale.
E’ necessario costruire una rete di infrastrutture: colonnine di cariche elettriche, di generazione di quella elettricità in forma rinnovabile. La mobilità elettrica non è un capriccio, ma l’ultimo tassello di un quadro complessivo.
Immaginiamo una catena, una filiera: energia rinnovabile prodotta da fonti pulite e utilizzo pulito attraverso mezzi elettrici dell’energia prodotta.
Eliminiamo lo spreco e l’inquinamento dell’ambiente.

FERMARE L’INQUINAMENTO
Nel 2013 l’ente europeo preposto alla sorveglianza della situazione ambientale e della salute dei cittadini ha confermato che in Italia ci sono state oltre 50mila morti dovute a patologie legate all’inalazione delle polveri sottili. Nei centri urbani è la prima causa di mortalità.

Le cose da fare individualmente sono:
1) prendere coscienza che è necessario ridurre l’uso di energia
2) affidarsi al trasporto pubblico oppure privato e chi è nelle possibilità di farlo, scegliere la mobilità elettrica
3) scelte politiche: premere su tutti quelli che il potere di decidere di questa conversione energetica, che passa attraverso la politica ad intraprendere una strada che ci possa consentire di avvicinarci ai Paesi virtuosi del nord Europa.

L’Italia può essere d’esempio
La Norvegia e l’Olanda sono tra i Paesi del Nord Europa che hanno intrapreso la strada della conversione alla mobilità sostenibile, mettendo al bando, entro un periodo di tempo, tutti i quanti i veicoli a combustione interna. Come si raggiunge questo obiettivo? Nell’arco di 10 – 15 anni è possibile, attraverso una politica di incentivi e disincentivi.
Aumentando il costo del bollo e delle assicurazioni per i veicoli tradizionali e applicando sgravi fiscali per chi acquista un’auto elettrica. Possibilità per le auto elettriche di circolare all’interno dei centri urbani, nelle cosiddette zone a traffico limitato, oppure di parcheggiare sulle strisce blu gratuitamente. Esenzione permanente del bollo per i veicoli elettrici.
Il Governo centrale dovrebbe eliminare tutte quante le spese, le tasse sui veicoli elettrici. Una politica di priorità per l’auto elettrica: come esistono le strisce gialle e blu, possono esistere le strisce verdi per i veicoli elettrici. Colonnine di ricarica veloce (una volta il tempo di ricarica superava le 8 ore, oggi è possibile ricaricare un’auto in 20 minuti). Se ci fosse un accoppiamento fra i parcheggi verdi e le colonnine di ricarica, gli utenti sarebbero incoraggiati a utilizzare l’auto elettrica. Noi auspichiamo che la ricarica dell’auto elettrica possa essere gratuita.
Peserebbe sulla fiscalità generale? Sì. Ma per innescare il processo sarebbe una spesa modesta rispetto l’illuminazione pubblica, ad esempio.
Un altro grande vantaggio riguarda i costi occulti di cui non ci rendiamo conto. Mi riferisco alle patologie legate alle emissioni delle auto a combustione interna (gasolio e benzina) che incidono sulle spese sanitarie. Questi costi sono riducibili e recuperabili e potremmo utilizzare questi soldi per uno scopo più utile e nobile. Abbiamo due alternative:
1. continuare in questa maniera con i vantaggi che indubbiamente comporta: la possibilità di fare rifornimento e di poter percorre distanze lunghe (cosa che non è possibile fare oggi con l’auto elettrica perché non esistono le infrastrutture). Sapendo che tutti questi vantaggi e tutta questa comodità non saranno disponibili a lungo. Perché la situazione tenderà progressivamente a degenerare e già adesso iniziamo a patirne le conseguenze.
2. sostenere politiche che scoraggiano l’uso di benzina e gasolio a favore di di altre forme di energia più sostenibili. Le forme di energia rinnovabili.

AGRICOLTURA: SCEGLIERE GENERI AGRICOLI SOSTENIBILI
Se nel caso dei trasporti le scelte individuali possono ripercuotersi immediatamente sulle politiche di mobilità, nel caso dell’agricoltura è più difficile individuare un’azione del singolo cittadino per migliorare la situazione di produzione dei generi agricoli. Qualche cosa però si può fare: la selezione dei cibi che arrivano sulle nostre tavole. Esistono dei generi agricoli che sappiamo essere prodotti con agricoltura intensiva, con un uso massiccio di prodotti chimici come diserbanti, anticrittogamici, concimi chimici. Anche in questo caso noi possiamo orientare le scelte con un’azione collettiva che scoraggi l’utilizzo di questi prodotti chimici propendendo per altri generi agricoli. Possiamo dare un chiaro segnale alla politica e ai produttori che anche in questo caso è possibile intraprendere una strada più sostenibile e salutare.

Quelli che vi ho presentato sono dati scientifici. Ora tocca a voi decidere se volete continuare a sostenere una politica di incentivi delle fonti tradizionali oppure se fare pressione perché in tempi brevi si possa raggiungere una condizione più sostenibile per la produzione di energia e il suo utilizzo per il trasporto.

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