Trasporti, Governo intervenga per salvare Mistral air (28-11-2017)

Roma, 28 novembre – "Se il ministro dei Trasporti Delrio, come annunciato, ha davvero a cuore le sorti del trasporto cargo aereo intervenga immediatamente, assieme ai ministri Padoan e Calenda, per evitare il fallimento della compagnia aerea Mistral Air… Continua a leggere Trasporti, Governo intervenga per salvare Mistral air (28-11-2017)

Poste, altre chiusure uffici. Irrisolta qualità servizio (14-11-2017)

Roma, 14 novembre – "Un quadro desolante quello emerso oggi alla Camera dei deputati dall’audizione dell’amministratore delegato di Poste italiane, Del Fante, che, interrogato dal MoVimento 5 Stelle, sulla qualità del servizio reso da Poste Italiane e sulla politica… Continua a leggere Poste, altre chiusure uffici. Irrisolta qualità servizio (14-11-2017)

Alfano, c’è “Poste” per te: dimettiti!

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di MoVimento 5 Stelle

Decine e decine di migliaia di laureati italiani emigrano all’estero. Un triste rito che va avanti da anni. Da altrettanti anni, i ‘soliti noti’ come Angelino Alfano raccomandano i propri fratelli o sodali in società partecipate dello Stato, cioè mantenute dalle tasse dei cittadini e da coloro che sono costretti ad andare via.

Accade così che Poste SpA, con l’assunzione del fratello del ministro si trasformi in ‘società per Alfano’. Un caso quest’ultimo denunciato dal M5S già nel 2013 con una interrogazione che non ha mai ricevuto risposta. Oggi grazie ad un inchiesta della Corte dei Conti si scopre che l’esimio Alessandro Alfano, assunto a Poste Spa, in quattro anni di lavoro non ha mai firmato alcun atto. Un livello di produttività, dunque, che sembrerebbe pari a 0. Quattro anni e una folgorante carriera per lui, però. Prima l’assunzione da dirigente in Postecom con una laurea triennale in Economia conseguita a 34 anni, poi l’aumento di stipendio inesorabile dal 2014 al 2016. Si va dai 160.000 del 2014, ai 180.000 nel 2015 (passaggio a Poste Tributi) fino a 200 mila euro attuali dopo la promozione in Poste Italiane. Cioè più di 16 mila euro al mese!

Tutti soldi pagati da noi cittadini. Ma magari Alessandro Alfano parla perfettamente l’inglese come il fratello! Secondo l’inchiesta della Corte dei Conti anche il consigliere di amministrazione di Poste Italiane «dottor Mondardo, aveva manifestato la propria perplessità all’allora AD Massimo Sarmi circa le motivazioni che avevano portato all’assunzione di Alessandro Alfano, senza che il Consiglio di Amministrazione fosse portato a conoscenza né dell’esigenza di dover ricoprire tale ruolo, né che per tale carica fosse prevista l’assunzione del citato dirigente».

Il M5S già a luglio chiese le dimissioni del Ministro Alfano. Angelino, il ministro “postino” fece orecchie da mercante. Oltre a presentare una nuova interpellanza rinnoviamo la richiesta. Alfano c’è posta per te: dimettiti.

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Poste Italiane: uno scandalo finanziario non si nega a nessuno

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di MoVimento 5 Stelle

Dopo le vicende delle quattro banche popolari e di Mps, che hanno visto nel Partito Democratico il protagonista assoluto (in negativo), da qualche giorno anche Poste Italiane ha il suo scandalo finanziario, scaricato come sempre sulle spalle dei risparmiatori. Da quando Poste ha venduto alla clientela le quote di quattro fondi di investimento immobiliare, tra il 2002 e il 2005, il valore delle stesse è letteralmente crollato. Il 31 dicembre 2016 è scaduto il primo dei quattro fondi trattati dall’azienda postale, Invest Real Security, provocando perdite ai risparmiatori superiori all’80% di quanto investito. Le singole quote, infatti, costavano 2500 euro nel 2003 e sono state liquidate a 390 euro qualche giorno fa.

Il copione è lo stesso della crisi finanziaria americana esplosa nel 2008 che ha poi contagiato il resto del mondo occidentale: prodotti finanziari molto rischiosi venduti senza filtri anche alla clientela retail (cioè di piccole dimensioni) sull’onda di una gigantesca bolla finanziaria ed immobiliare. Certo, la colpa di Poste Italiane va condivisa con tutte le banche private che hanno agito nello stesso identico modo nell’ultimo decennio ma, fino a prova contraria, Poste è tuttora sotto il controllo pubblico, dato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ne detiene la quota di maggioranza (60%); da una società a controllo pubblico ci si aspetterebbe un comportamento indirizzato alla massima tutela dei risparmiatori, non la stessa avventatezza con la quale istituti privati senza scrupoli hanno gonfiato bolle finanziarie salvo poi socializzare le perdite quando il castello di carte è crollato.

Ora si parla di iniziative per risarcire i risparmiatori truffati ma sappiamo già come vanno a finire queste cose, con indennizzi che, quando sono posti davvero in essere, risultano limitati nel numero e nelle dimensioni. Alla prima mazzata, tra l’altro, ne seguiranno altre tre, per limitarci al caso di Poste Italiane: il fondo Europa1 scadrà nel 2017, quello Obelisco nel 2018 e quello Alpha nel 2030. Di questi solo l’ultimo ha qualche possibilità di recuperare il valore perso, dato che la scadenza ancora lontana consentirebbe di cogliere al balzo un’eventuale ripresa del mercato immobiliare. Gli altri due produrranno di certo altre tragedie individuali e famigliari, sperando che non si ripetano episodi come quello di Luigino D’Angelo, pensionato di Civitavecchia suicida dopo aver perso i 100 mila euro investiti in Banca Etruria.

Eppure si sa qual è la malattia e quale la cura: un sistema finanziario deregolamentato produce bolle che poi, una volta sgonfiate, danno il via alla psicosi delle vendite di massa. La soluzione è politica, e consiste nel ”reprimere” il sistema finanziario nazionale riportandolo ai suoi fini costituzionali, che sono la tutela del risparmio e l’investimento dello stesso nei grandi complessi produttivi del Paese. Il M5S ha già presentato diverse idee, dalla riforma degli organi di controllo (Banca d’Italia inclusa) alla separazione delle banche di credito ordinario da quelle di investimento speculativo. Ma in parallelo sarebbe necessaria una vera e propria bonifica del nostro sistema finanziario dalle pessime riforme che l’hanno interessato negli ultimi decenni. Per limitarci al Governo Renzi, si parla della riforma delle banche popolari e della riforma delle banche di credito cooperativo, che hanno allontanato ancor più il credito dalle esigenze produttive del territorio.

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Poste, 32 milioni di utenti ne pagheranno le conseguenze

L’ipocrisia e l’incoerenza della maggioranza. E a pagare saranno come sempre i cittadini, gli utenti delle Poste, gli anziani alle prese con uffici chiusi o parti a singhiozzo. E tutto questo mentre la Camera approva una mozione inutile e… Continua a leggere Poste, 32 milioni di utenti ne pagheranno le conseguenze