#ProgrammaImmigrazione: le vie legali di accesso

I partiti sono politicamente responsabili del disastro immigrazione. Il Partito Democratico ha voluto l’operazione Triton che prevede l’apertura dei soli porti italiani a tutti i barconi. Forza Italia e Lega, quando erano al governo, hanno firmato il Regolamento di Dublino che costringe i richiedenti asilo giunti in Italia a rimanervi anche se vorrebbero andare in altri Stati europei. I risultati delle loro politiche sono evidenti a tutti gli italiani. Chi ha sbagliato deve andare a casa. L’immigrazione deve essere gestita e le leggi rispettate. Per arrivare allo storico obiettivo di scardinare il business degli scafisti e azzerare sbarchi e morti nel Mar Mediterraneo, bisogna rafforzare lo strumento delle vie legali e sicure di accesso per raggiungere l’Europa. Nel quesito che oggi discutiamo, chiediamo la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito o nelle delegazioni dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee. Con questa proposta si otterrebbero il coinvolgimento dell’Europa nella gestione dei flussi e la riduzione dei centri di accoglienza dove troppo spesso si nascondono oscuri interessi. Inoltre, ne beneficerebbero anche i profughi stessi che, una volta riconosciuto il diritto alla protezione, avrebbero un modo sicuro e legale per scappare da guerre e persecuzioni.

di Paolo Morozzo Della Rocca, docente di diritto civile all’Università di Urbino ed esperto di diritto dell’immigrazione, Comunità di Sant’Egidio – Progetto corridoi umanitari.

La distinzione tra migranti economici, migranti forzati, profughi o richiedenti asilo è, in realtà, una distinzione difficile e non troppo netta. Persino da uno stesso Paese si possono avere flussi misti. Un nigeriano può scappare da Boku Haram in una regione del Nord o da un movimento autonomista violento ma potrebbe anche venire da una città ed essere in cerca di un futuro professionale. La domanda che ci poniamo oggi è: “Perché i rifugiati arrivano con i barconi?”. In passato, i profughi potevano viaggiare con un passaporto e un biglietto e chiedere asilo alla frontiera sperando di non essere respinti proprio lì, ma una volta non serviva il visto.
Il visto è uno strumento di controllo recente. L’Italia, per esempio, ha introdotto una regola generale d’ingresso con il visto solo nel 1990. Il visto è una specie di controllo anticipato rispetto alla frontiera e quindi, quando non viene concesso, diventa una sorta di respingimento anticipato proprio perché, secondo le norme vigenti oggi, si può chiedere asilo solo se si riesce ad arrivare alla frontiera, ma ci si arriva solo se si ha un visto. Però tu puoi ottenere il visto e venire in Italia, in realtà, solo se sei turista, o se ti fingi turista, ma se hai bisogno di asilo sicuramente non puoi venire. Perciò qui c’è un paradosso: può entrare regolarmente e viaggiare in tutta sicurezza solo chi non ha diritto di restare, mentre chi questo diritto ce l’ha è costretto a esercitarlo dopo avere viaggiato illegalmente.

Il paradosso è anche che, per chiedere asilo oggi, bisogna prima affrontare il deserto, poi si diventa naufraghi e si arriva come clandestini. Nel frattempo si perdono o si lasciano i documenti e poi bisogna smettere di essere clandestini e fare domanda di asilo. Alcuni, troppi, muoiono in mare: nel 2016 circa 5.000. E quanti ancora saranno morti nel deserto? Certo, non erano tutti profughi, non erano tutti richiedenti asilo, ma comunque erano tutte povere persone in cerca di speranza. Ora, costretti alla clandestinità, i profughi richiedenti asilo non possono ovviamente scegliere come viaggiare, ma nemmeno possono scegliere dove arrivare.

Tutto è deciso dai trafficanti. Così, per esempio, un eritreo che ha fratelli o cugini in Olanda, se potesse andrebbe in Olanda, ma invece arriverà in Sicilia. Secondo le regole di Dublino, il Paese di primo sbarco nell’Unione Europea è il Paese competente per dare asilo. Questo significa che quell’eritreo, con i cugini in Olanda, dovrà rimanere in Sicilia, una volta arrivato. E anche una volta riconosciuto rifugiato, lui che parla bene l’inglese e ha già un lavoro che l’aspetterebbe in Olanda – perché il fratello glielo ha procurato – dovrà però rimanere in Italia per almeno 5 anni. Questo è un altro paradosso. Più la sua vita in Italia sarà difficile – per esempio, non trova lavoro e non ha una casa – e più sarà obbligato a rimanere da noi, rimanendo lontano dal fratello o dal cugino che lo attenderebbe in Olanda. Infatti oggi è previsto che i rifugiati, una volta arrivati in un Paese responsabile per il loro asilo, possano cambiare Paese di residenza solo se ottengono, dopo almeno 5 anni di residenza e avendo trovato un lavoro regolare, un nuovo permesso di soggiorno.

Il regolamento di Dublino è proprio come una gabbia ma, smetterebbe di esserlo, se i richiedenti asilo potessero fare domanda di visto per asilo nei consolati dei Paesi di loro preferenza dove loro vorrebbero andare. E questo realizzerebbe, in realtà, anche una misura spontanea, diciamo così, non coercitiva, di equa distribuzione sul territorio europeo dei richiedenti asilo. Dunque, l’idea della domanda di asilo presso i consolati nei Paesi di origine, ma forse, soprattutto nei Paesi di primo transito, per esempio i siriani in Libano o in Giordania, è un’idea giusta anche se passare da un’idea a una regola richiede uno sforzo ulteriore: un compromesso tra l’idea e la realtà. I consolati dovranno rilasciare i visti, ma li rilasceranno a tutti quelli che hanno bisogno di protezione, che non sabbiamo quanti sono, oppure metteranno una quota massima d’ingresso ogni anno?

D’altra parte, se ci fosse una quota annuale, questa dovrebbe essere sufficientemente consistente, altrimenti l’idea non funzionerebbe.
Se noi vogliamo togliere le persone dai barconi, bisogna che li convinciamo a fare una fila, ma se la fila non scorre, le persone si toglieranno dalla fila e torneranno sui barconi. Si potrebbero individuare dei criteri di preferenza: per esempio se il richiedente ha già un legame positivo, poniamo con l’Italia – come un parente a Milano che lo aspetta – questo potrebbe essere un criterio di preferenza. Senza impedire, a chi non ha questo criterio, di mettersi in fila. Si potrebbe poi pensare a un sistema misto, una quota di ingressi per asilo, di cui potrebbe essere interamente responsabile lo Stato, ma forse, anche a una quota di ingressi autorizzabili in presenza di uno sponsor privato: qualcuno che invita e sostiene, accoglie, paga delle spese.

Ma questi ingressi attraverso uno sponsor, potrebbero essere ingressi giustificati da motivi umanitari, qualcosa di più vicino ma a margine del diritto d’asilo. Potrebbero essere ingressi motivati da legami familiari significativi: ad esempio, il figlio maggiorenne di uno straniero che soggiorna regolarmente non può più venire per ricongiungimento familiare perché ha più di 18 anni, ma perché lasciarlo venire con i barconi se ha un genitore che ha dei buoni requisiti economici per il suo ingresso? E magari possiamo anche richiedere qualche requisito in più: un’adesione alla cultura italiana e un apprendimento della lingua. In questo modo, riusciremmo a mettere in fila, togliendoli alle grinfie dei trafficanti, un’ulteriore parte di coloro che oggi si affidano alle carrette del mare incoraggiandoli, però, a farsi ben conoscere e stimare prima che arrivino da noi ed evitando che la loro accoglienza sia un onere di non facile adempimento per lo Stato. Andrebbero certamente da chi li aspetta, da chi se n’è assunto il carico e le spese e farebbero certamente del loro meglio per rendersi autonomi.

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VOTA il Programma Fisco del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Oggi, martedì 18 luglio, si vota per il Programma Fisco del MoVimento 5 Stelle. Le votazioni saranno aperte su Rousseau dalle 10.00 alle 19.00.

La settimana scorsa abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti, i punti fondamentali su cui si baserà la nostra attività di governo per il Fisco.
Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma.
Su Rousseau troverai 6 quesiti. Sei chiamato a decidere su:

Tassazione equa e sostenibile: quale ritieni sia l’obiettivo prioritario?

Agenzia in Rete: qual è la priorità per ridurre la burocrazia fiscale per cittadini e imprese?

Agenzia partecipata: l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa e delle politiche di indirizzo del Governo si misurano soprattutto in funzione del rapporto di fiducia reciproca tra istituzioni e collettività. Quale obiettivo ritieni sia prioritario a tale scopo?

Riscossione giusta: l’attività di riscossione per essere considerata giusta deve necessariamente contemperare l’interesse del cittadino al pagamento di quanto dovuto con il minor aggravio possibile. Quale obiettivo ritieni sia prioritario a tal scopo?

Tutela autonoma (prima) e processo efficiente (dopo): il miglioramento delle condizioni della giustizia tributaria necessita di una tutela autonoma e di un processo efficiente. Quale ritieni sia la via migliore per ottenerli?

Fisco A++: il sistema fiscale può costituire un valido strumento per incentivare o disincentivare determinati comportamenti non sostenibili per l’ambiente. Quale strumento ritieni prioritario tra i seguenti?

Accedi a Rousseau e vota subito!

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#Italia5Stelle 2017: 22, 23 e 24 settembre a Rimini

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di Beppe Grillo

Ci siamo! Il 22, 23 e 24 settembre a Rimini si svolgerà Italia 5 Stelle. Sarà la quarta edizione dopo gli eventi al Circo Massimo, a Imola e a Palermo. Sarà un momento di festa come tutti gli anni, ma sarà anche un momento per darci la carica che ci accompagnerà fino al giorno delle politiche. Sarà l’occasione per rivederci tutti insieme dopo un anno, ma anche l’occasione per aprire le porte a tutte le persone che vogliono collaborare alla creazione dell’Italia 5 Stelle. Ci confronteremo sulla nostra idea di Italia, sul sogno che abbiamo per il futuro del Paese. Sono sogni concreti, realizzabili e soprattutto condivisi.

Dobbiamo dare una risposta immediata a chi non ha i soldi per arrivare a fine mese, per i giovani che pensano solo ad emigrare, per chi non riesce neppure a sfamare i propri figli. Ma dobbiamo anche pensare all’Italia che vogliamo tra 20 anni, a come produrremo l’energia, a come mantenere sano il nostro corpo e l’ambiente in cui viviamo, all’educazione dei nostri figli, agli investimenti sulla Rete per essere competitivi a livello mondiale, alla strategia per dare un nuovo impulso al turismo, al made in Italy e alla nostra cultura. Un evento imperdibile. Sarà anche il luogo in cui annunceremo i risultati della votazione online che avrà decretato il candidato premier ed è qui che il nostro candidato farà il suo primo discorso ufficiale: sarà un momento storico.

Come al solito questo evento si potrà realizzare solo se riceverà il vostro supporto. Da oggi potete iniziare a sostenere questo evento con una donazione a questo link: DONA ORA. Grazie a chi ci darà una mano!
Per tutti coloro che volessero darci una mano nei giorni dell’evento in qualità di volontari, questo è l’indirizzo mail da contattare: volontari5stelle@gmail.com

Vi abbraccio e ci vediamo a Rimini il 22, 23 e 24 settembre.

Come Raggiungere Italia 5 Stelle a Rimini

AUTO
Il luogo dell’evento si trova in via S. Martino in Riparotta a Rimini, è collegato alla rete autostradale A14, la Bologna-Bari-Taranto, che a sua volta è collegata con le principali autostrade europee (autostrade). Le uscite sono:
Rimini Sud (7 Km.)
Rimini Nord (6 Km.)
Per l’arrivo e la ripartenza dalla manifestazione, si consiglia l’accesso all’autostrada A14 dai caselli autostradali posti a Nord di Rimini, così da evitare quello più utilizzato di Rimini Sud cui gravita gran parte del traffico proveniente da e per il centro città.
La viabilità consigliata dagli Hotel al luogo dell’evento e viceversa

TRENO
Rimini è collegata alle principali destinazioni nazionali ed internazionali attraverso una fitta rete ferroviaria.
Arrivo a Rimini – Quadro orario stazione per stazione
Partenza da Rimini – Quadro orario stazione per stazione

AEREO
Il quartiere fieristico di Rimini è a soli quindici minuti d´auto dall´Aeroporto Internazionale di Rimini – San Marino “Federico Fellini” (www.riminiairport.com).

Rimini – San Marino Aeroporto / RMI (1)
Distanza: 10 Km circa da Rimini Fiera (s.s. 16 Adriatica)
Aeroporto Rimini -> Rimini Fiera: bus n. 9
(+39) 0541/715711
sito web http://www.riminiairport.com/
Falconara Aeroporto (Ancona) / AOI (6)
Distanza: 90 Km circa da Rimini Fiera (autostrada A14)
(+39) 071/28271
sito web http://www.ancona-airport.com/
Bologna Aeroporto / BLQ (2)
Distanza: 120 Km circa da Rimini Fiera (autostrada A14)
(+39) 051/6479615
sito web http://www.bologna-airport.it/

PARCHEGGIO
I posti auto sono 11 mila, dislocati in prossimità dei tre ingressi della fiera.

HOTEL e TRASPORTI
Le zone più vicine alla manifestazione dove poter pernottare sono, oltre alla Riviera Riminese, Igea Marina, Torre Pedrera, Viserbella e Viserba. Per maggiori informazioni sui mezzi pubblici clicca qui

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#Italia5Stelle 2017: 22, 23 e 24 settembre a Rimini

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di Beppe Grillo

Ci siamo! Il 22, 23 e 24 settembre a Rimini si svolgerà Italia 5 Stelle. Sarà la quarta edizione dopo gli eventi al Circo Massimo, a Imola e a Palermo. Sarà un momento di festa come tutti gli anni, ma sarà anche un momento per darci la carica che ci accompagnerà fino al giorno delle politiche. Sarà l’occasione per rivederci tutti insieme dopo un anno, ma anche l’occasione per aprire le porte a tutte le persone che vogliono collaborare alla creazione dell’Italia 5 Stelle. Ci confronteremo sulla nostra idea di Italia, sul sogno che abbiamo per il futuro del Paese. Sono sogni concreti, realizzabili e soprattutto condivisi.

Dobbiamo dare una risposta immediata a chi non ha i soldi per arrivare a fine mese, per i giovani che pensano solo ad emigrare, per chi non riesce neppure a sfamare i propri figli. Ma dobbiamo anche pensare all’Italia che vogliamo tra 20 anni, a come produrremo l’energia, a come mantenere sano il nostro corpo e l’ambiente in cui viviamo, all’educazione dei nostri figli, agli investimenti sulla Rete per essere competitivi a livello mondiale, alla strategia per dare un nuovo impulso al turismo, al made in Italy e alla nostra cultura. Un evento imperdibile. Sarà anche il luogo in cui annunceremo i risultati della votazione online che avrà decretato il candidato premier ed è qui che il nostro candidato farà il suo primo discorso ufficiale: sarà un momento storico.

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AUTO
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Rimini Sud (7 Km.)
Rimini Nord (6 Km.)
Per l’arrivo e la ripartenza dalla manifestazione, si consiglia l’accesso all’autostrada A14 dai caselli autostradali posti a Nord di Rimini, così da evitare quello più utilizzato di Rimini Sud cui gravita gran parte del traffico proveniente da e per il centro città.
La viabilità consigliata dagli Hotel al luogo dell’evento e viceversa

TRENO
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Arrivo a Rimini – Quadro orario stazione per stazione
Partenza da Rimini – Quadro orario stazione per stazione

AEREO
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Distanza: 90 Km circa da Rimini Fiera (autostrada A14)
(+39) 071/28271
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Bologna Aeroporto / BLQ (2)
Distanza: 120 Km circa da Rimini Fiera (autostrada A14)
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PARCHEGGIO
I posti auto sono 11 mila, dislocati in prossimità dei tre ingressi della fiera.

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#ProgrammaGiustizia: La riforma della prescrizione

Ogni anno in Italia la prescrizione falcidia oltre 100.000 procedimenti penali (nel 2014 ben 130.000). Milioni e milioni di soldi pubblici dei cittadini spesi per personale, strutture, interpreti, cancellieri, ecc. buttati al vento dalla fine anticipata dei processi senza che i responsabili siano stati puniti. L’attuale legge poi aiuta delinquenti e corrotti che riescono quasi sempre a sfuggire alle pene (i detenuti per reati di corruzione sono, nel 2015, solo 299 a fronte di una popolazione carceraria di oltre 54.000 persone). Il MoVimento 5 Stelle, per ovviare a questa situazione che non garantisce in alcun modo la certezza della giustizia, propone due diverse alternative: o la sospensione della prescrizione dal momento dell’inizio del processo (ovvero con l’assunzione della qualità di imputato) oppure la sospensione della prescrizione dal momento della sentenza di primo grado (sia essa di condanna che di assoluzione).

di Daniele Piva, avvocato e professore

Il quesito di oggi riguarda il tema della prescrizione del reato. La prescrizione indica il decorso del tempo che, dopo un certo lasso, determina l’estinzione del reato, che quindi non si può più punire.

Immaginiamo che il reato si realizzi in un determinato giorno, per esempio una corruzione, nessuno ovviamente ne è a conoscenza, l’autorità giudiziaria ne viene a conoscenza molto tempo dopo, e nel frattempo il tempo è passato. Spesso quando inizia il processo, o poco dopo, (molto in secondo grado cioè con il giudizio in appello) il reato anche se è stato compiuto non si può più punire perché è estinto per prescrizione.

Come funziona il regime della prescrizione in Italia. Il termine di prescrizione coincide con il massimo della pena stabilita per un determinato reato. Quindi se la pena nel massimo è di 8 anni, in 8 anni il termine di prescrizione matura e quindi il reato risulta estinto. Però vi è un termine generale minimo per tutti i reati che è di 6 anni per i delitti e di 4 anni per le contravvenzioni che sono i reati meno gravi. Fermo restando che i delitti più gravi che l’ordinamento conosce, cioè quelli puniti con l’ergastolo, non si prescrivono.

Succede molto spesso che, sia per reperire le fonti di prova sia per i tempi del processo che sono piuttosto lunghi, il reato viene anche ipoteticamente accertato ma non si può più punire solo perché è passato questo tempo.

Vero è che la legge prevede delle ipotesi di sospensione ed interruzione di questo termine, ad esempio come ipotesi di sospensione, se viene rinviata una udienza di un processo per legittimo impedimento dell’imputato, o il suo difensore, la legge stabilisce che il termine durante il rinvio di prescrizione non decorre. Se ad esempio erano passati tre anni e il rinvio è di 6 mesi, dopo sei mesi la prescrizione riinizia a decorrere da tre anni e un giorno. Però solo se interviene una causa sospensiva, cioè questo allungamento.

D’altro canto esistono anche delle ipotesi di interruzione in cui il termine al sopraggiungere di una determinata causa si interrompe, cioè si azzera. Ad esempio la sentenza di condanna in primo grado o la richiesta di rinvio a giudizio quando il processo inizia, determina automaticamente l’azzeramento del termine di prescrizione.

Il problema però è che già la legge oggi prevede un termine massimo oltre il quale non si può andare. Quindi anche se intervengono più atti interruttivi e quindi la prescrizione ogni volta si azzera, questo termine non può mai superare un massimo, che per i soggetti incensurati normalmente e di un quarto rispetto a quello originario.

Quindi torniamo all’esempio degli 8 anni, se la pena è di 8 anni il reato si prescrive in 8 anni. Aggiungendo un quarto che è due anni, si arriva a 10 anni. A prescindere da quanti atti interruttivi si sono realizzati, il reato è prescritto.

Immaginiamo che il reato di corruzione venga commesso in un certo momento, immaginiamo tutte le indagini preliminari che devono essere fatte, che durano diversi anni, immaginiamoci poi l’inizio del processo, la richiesta di rinvio a giudizio che magari interviene dopo tre, quattro o cinque anni dal fatto. Dopo di chè ci sono tre gradi di giudizio.

Questo è il motivo per cui soprattutto se si arriva ad una sentenza irrevocabile di terzo grado, la maggior parte dei reati spesso rimangono prescritti, cioè non si fa in tempo a raccogliere prove che convincano un giudice, al di là di ogni ragionevole dubbio, a condannare.

E allora di qui l’esigenza richiesta fortemente anche dall’Unione Europea, di riformare il nostro regime di prescrizione. Il quesito si pone in quest’ottica, cioè non far decorrere il termine di prescrizione lasciando inalterato il quantum, cioè quanti anni, non farlo decorrere a partire da una certa data. E il quesito pone una alternativa, o quando il processo inizia quindi quando il pubblico ministero raccolte le fonti di prova esercita l’azione penale nei confronti del soggetto. Oppure alla fine del primo grado di giudizio, quindi diverso tempo dopo, quando il giudice pronuncia la sentenza di condanna. In entrambi i casi il termine, indipendentemente da quanto tempo è passato, si ferma, e il processo può fare il suo corso senza che il giudice si debba fermare perché nel frattempo è maturata la prescrizione. Il giudice può continuare il processo e se ritiene raggiunta la prova della colpevolezza può condannare.

PS: i nomi dei ministri che andranno a formare la squadra di governo del MoVimento 5 Stelle saranno proposti dal candidato premier. Tutte le indiscrezioni pubblicate dai giornali valgono quello che valgono: niente.

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Il #ProgrammaTelecomunicazioni del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Le telecomunicazioni sono un punto fondamentale per la crescita del nostro Paese, soprattutto in relazione alla Quarta rivoluzione industriale basata su internet delle cose, big data, intelligenza artificiale e robotica. Oggi tutto è digitale e connesso, l’azione del prossimo governo dovrà essere quella di mettere internet e la rete al centro di tutto, permettendo ai cittadini, alle imprese e alla Pubblica amministrazione di usare le nuove tecnologie.

Abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti i punti principali: banda larga, frequenze e accesso a internet. In particolare per quanto riguarda la banda larga fissa, vi chiederemo come investire per superare nel modo migliore il digital divide.
Rispetto invece allo sviluppo della banda larga mobile, vi chiederemo come comportarci per arrivare alla riassegnazione delle frequenze, necessaria per risolvere la sovrapposizione con le televisioni e consentire lo sviluppo della rete mobile di quinta generazione. Infine, valuteremo insieme come fare affinché tutti possano avere libero accesso al web. Solo così potremo far diventare l’Italia un Paese moderno, connesso e daremo uno spunto importantissimo alla nostra economia e ai nostri giovani.
Un altro punto chiave del programma riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo, che per noi deve continuare a esistere come bene collettivo e a determinate condizioni: un servizio pubblico indipendente dalla politica.

I quesiti sono due.

Il primo riguarda le modalità di finanziamento della nostra tv pubblica. Siete chiamati a esprimervi su tre modelli. Quello attuale, cioè finanziamento con canone e pubblicità, che è presente in molti Paesi europei ma che in Italia occorrerebbe modificare introducendo limiti più rigidi. Per esempio: l’eliminazione degli spot in certe fasce orarie o il divieto di pubblicità di determinati prodotti. Poi quello che prevede il finanziamento con il solo canone: la soluzione più coerente con la visione pura del servizio pubblico, ma che bisogna armonizzare con l’alto numero di canali oggi esistenti. Infine il modello di finanziamento attraverso il canone con l’eccezione di un solo canale finanziato dalla pubblicità, ma con precisi obblighi di servizio pubblico sia per la programmazione sia per gli investimenti.

L’altro quesito riguarda la governance, ovvero come devono essere scelti gli organi chiamati a dirigere la principale fabbrica culturale del Paese, salvaguardandone l’indipendenza dalla politica. Anche qui, tre modelli. Il modello dell’elezione parlamentare del cda, ma con forti correttivi rispetto a oggi: dall’introduzione di maggioranze qualificate per l’elezione in Aula alla previsione di specifici requisiti di competenza; dall’introduzione di serie cause di ineleggibilità a una procedura di massima trasparenza nella raccolta dei curricula. Il modello della Fondazione che prevede la cessione delle azioni della Rai dallo Stato a un organismo terzo, che a sua volta avrebbe la funzione di nominare i vertici aziendali. In alcune esperienze all’estero questo modello è stato garanzia di indipendenza, ma calato in un altro Paese con una cultura politica diversa rischia di non realizzare l’obiettivo. Infine il modello presentato dal MoVimento 5 Stelle in questa legislatura. Prevede un avviso pubblico dell’Agcom (a sua volta riformata), precisi requisiti di competenza e cause di ineleggibilità per gli aspiranti consiglieri di amministrazione (non aver ricoperto cariche politiche), un sorteggio e audizione in Parlamento per il definitivo parere.

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#ProgrammaFisco – Fisco A++

di Ignazio Conte, responsabile area economica, finanza e tributi di Codacons Veneto

La tutela dell’ambiente, in quanto bene comune e patrimonio dell’intera collettività, rappresenta un obbiettivo irrinunciabile. A tal fine, il sistema fiscale può costituire un valido strumento per incentivare o disincentivare determinati comportamenti non sostenibili per l’ambiente. Sono però, così tante le analogie tra tutela dell’ambiente e tutela del lavoro che, nel contesto fiscale, non si può parlare dell’uno senza fare riferimento all’altro. Volendo introdurre nuove tasse in tale ambito, vale la raccomandazione di non ripetere l’errore già compiuto con la tassazione del lavoro. Il costo fiscale, applicato sulla produzione, per esempio il lavoro, è sempre e comunque una pericolosa zavorra economica che genera una burocrazia altamente tossica, costosa e nemica della qualità della vita.

Infatti, ogni aumento del costo di produzione, deve creare valore aggiunto e non soltanto un aumento di prezzo dovuto alle imposte. Alla riscossione delle imposte sull’inquinamento ambientale, per lo più applicate oggi sulla produzione attraverso specifiche accise, si potrebbe, in futuro, procedere a tassare esclusivamente il momento finale del consumo, salvaguardando accuratamente tutte le fasi della produzione.

Va però garantita l’invarianza del gettito tributario complessivo e l’invarianza dei singoli prezzi al consumo. Oggi è questo il vero nodo tecnico da sciogliere. Anzi, con l’auspicata nuova impostazione di trasferimento diretto delle tasse sui consumatori, senza l’ambiguità e senza le contraddizioni dell’attuale impianto tributario, si può agevolmente dare origine a un’armoniosa dinamica di progressivo passaggio delle tasse dal lavoro all’ambiente. Va però precisato che l’inquinamento ambientale, così come per il lavoro, deve limitarsi a svolgere il ruolo di parametro oggettivo, vale a dire, di semplice misurazione della tassa e non di presupposto soggettivo per applicarla.

Quando si decide di tassare le diverse tipologie di agenti inquinanti dell’ambiente e il lavoro, lo si faccia tenendo ben presente che il primo è fondamento della vita e il secondo lo è della Repubblica, e insieme rappresentano il fondamento dell’economia. E in economia è prioritario il principio del minimo sforzo per il massimo rendimento e non il suo contrario, vale a dire, il massimo sforzo, le tasse e la burocrazia, per il minimo rendimento, la crisi recessiva. Lo stato deve sforzarsi di utilizzare la misura di ambiente consumato e la misura di lavoro impiegato come informazione tributaria necessaria a costruire i parametri del loro consumo, per poi tradurre questi valori in capacità contributiva del consumatore e non più dei lavoratori e delle aziende. La tassazione come strumento per le tutele dell’ambiente, se fatta in capo alle aziende, potrebbe rivelare la cura peggiore della malattia con gli effetti che sono tragicamente sotto gli occhi di tutti, come già accade con la tassazione del lavoro. In alternativa, tassando i consumi e non le aziende, verrebbe attribuito, al consumatore, il diritto di scegliere di acquistare i beni e i servizi che inquinano meno pagandoli meno. Ai consumatori e non alle aziende produttrici va, in ultima analisi, la responsabilità di salvaguardare l’ambiente favorendo la scelta consapevole dei propri acquisti, anche attraverso agevolazioni fiscali. Il processo di tassazione sui consumi dovrà consentire di determinare il costo ambientale del prodotto. Esso viene evidenziato dall’ammontare stesso della tassa calcolata durante tutto il percorso produttivo e trasmessa come informazione tributaria fino a quando non venga applicata a carico del consumatore e in un’unica soluzione, durante, appunto, l’ultimo passaggio.

Tanto premesso, quali dei seguenti obbiettivi si ritengono prioritari?


A: introduzione di un tributo unico ambientale
, ad aliquote differenziate, sui consumi di beni e servizi, sia in sostituzione alla vigente normativa fiscale sulle accise e sia in compensazione, trasferendo progressivamente su di esso anche la tassazione sul lavoro.

B: promozione e diffusione di sistemi di certificazione basata sull’analisi di ciclo di vita, Life Cycle Assessment, che prevedano un adeguato indennizzo anche in forma di riduzione di imposte e agevolazioni fiscali da attribuire direttamente ai consumatori.

C: revisione organica delle imposte sussidi procedendo alle eliminazioni di quelle risultate non efficaci per la tutela ambientale e conseguente introduzione di misure che, attualmente, ancora mancano nel nostro ordinamento. Ad esempio la carbon tax.

D: incentivi fiscali a favore di coloro che consumano a minore impatto ambientale, ovvero, che con le proprie scelte nei consumi apportano benefici in termini di tutela dell’ambiente e riduzione degli agenti inquinanti, fra cui la promozione del riciclo, il riutilizzo di beni usati nonché l’uso delle fonti rinnovabili, delle produzioni a km 0, delle fonti alternative alle fonti fossili per l’autotrasporto.

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#ProgrammaFisco – Tutela autonoma (prima) e processo efficiente (dopo)

di Giacinto della Cananea, Professore ordinario di diritto amministrativo Università di Roma Tor Vergata, Componente del consiglio di presidenza corte dei conti

Mi è stato posto il quesito se, dovendo scegliere un terreno privilegiato di riforma, si debba intervenire sull’amministrazione tributaria, e quindi soprattutto rendere molto migliore l’esercizio dell’autotutela, oppure se si debba intervenire sul giudice, quindi sul modo con cui si assicura l’indipendenza del giudice tributario. Comincio col darvi rapidamente alcuni dati. Le cause pendenti sono un po’ meno di mezzo milione, quindi non è una giurisdizione di nicchia, è una giurisdizione molto rilevante per i cittadini.

L’arretrato è in corso di riduzione ma ci sono ancora più di 40 mila dispute davanti alla sezione tributaria della Corte di Cassazione
e questo è un problema molto serio. Ora, vediamo le due alternative che mi sono state poste. In astratto si potrebbe dire che l’obbiettivo più importante, sempre e comunque, sia migliorare la giurisdizione e quindi, nel nostro caso, dare rilievo all’obbiettivo di professionalizzare il giudice tributario. Anche perché, diversamente dal giudice ordinario, da quello amministrativo, quindi il complesso del Consiglio di Stato e da quello contabile, cioè dalla Corte dei Conti, il giudice tributario non è ancora interamente professionalizzato. Però, ci sono tre ragioni per arrivare alla conclusione opposta e cioè che, dovendo scegliere fra i due obbiettivi che sono stati posti, sia preferibile far cadere la scelta sul miglioramento della condotta dell’amministrazione tributaria.

Il primo argomento, è un argomento generale:
molti sono i rapporti fra cittadino contribuente e amministrazione che non arrivano in giudizio e quindi è meglio che l’amministrazione sia migliorata affinché possa gestire in modo più consapevole ed efficiente le cause.

Il secondo è un argomento specifico, molto importante:
sono migliaia le cause in cui l’amministrazione tributaria resiste fino alla Corte di Cassazione, semplicemente perché preferisce che sia un giudice a dirle di abbandonare quella lite, e cioè che quella lite è finita. Ora, noi dobbiamo disincentivare questo tipo di condotte, che sono dilatorie, allungano cioè i tempi del processo, e che incidono molto negativamente sui contribuenti.

Il terzo e ultimo motivo è che
, per quanto vi siano dei giudici tributari non professionalizzati ancora, il loro numero è molto sceso. Oggi sono meno del 10% del totale e si concentrano nelle commissioni tributarie provinciali, non in quelle regionali, cioè di Appello. Di conseguenza, per quanto il problema del giudice non possa essere trascurato, il problema più urgente per la collettività è migliorare il funzionamento dell’amministrazione tributaria.

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#ProgrammaFisco: per una riscossione giusta

di Antonio Tanza, Presidente Adusbef

L’attività di riscossione è oggi uno dei punti più delicati nell’ambito del diritto tributario per varie ragioni. In primo luogo, poiché l’esposizione debitoria gestita dal concessionario della riscossione, gruppo Equitalia ovvero la futura Agenzia delle Entrate riscossione, coinvolge un numero assai rilevante di cittadini contribuenti nonché di piccoli imprenditori, i quali sono gravati da debiti, più o meno grandi, e per le quali (sic.) è difficile, se non impossibile, allo stato attuale, riuscire a ritornare in bonis. Il problema della riscossione è poi legato all’evoluzione della normativa e della prassi di riferimento che ci ha portato, oggi, ad avere un sistema incongruente in efficacia poiché iniquo e ingiusto.

L’attività di riscossione, per essere considerata giusta, deve necessariamente contemperare l’interesse del cittadino al pagamento di quanto dovuto con il minor aggravio possibile, sia in termini di oneri finanziari sia sotto il profilo psicologico, evitando ogni forma di pressione tale da ingenerare uno stato di paura nei confronti delle istituzioni che (sic.) dei soggetti preposti alla riscossione. Dai dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nel rapporto sull’evasione fiscale allegato alla nota di aggiornamento al DEF 2015, emerge che il 5,1% delle entrate complessivamente riscosse, deriva dai ruoli, di cui oltre il 60% derivante da rateizzazioni in corso. I dati riportati sono significativi dell’efficacia degli strumenti agevolativi del pagamento rispetto alle procedure di esecuzione forzata.

Tanto premesso, quali dei seguenti obbiettivi si ritengono prioritari? Prima di tutto, l’internalizzazione del servizio di riscossione da parte degli impositori, con esclusione del ricorso agli agenti di riscossione, riducendo così l’aggravio di costi, aggio e mora, a carico dei contribuenti. La madre di tutte le ingiustizie è il proliferare di voci accessorie di costo con cui oramai siamo stati abituati a convivere, ma la cui giustificazione, francamente, è assai discutibile. Invero, sovente capita al cittadino contribuente di trovarsi al cospetto di un debito preteso dal concessionario in cui, oltre all’imposta dovuta, vengono sommate sanzioni, interessi da tardivo versamento, interessi di mora, aggi di riscossione, interessi da rateizzazione e costi di procedura vari.

La sanzione tributaria amministrativa, costituisce già in sé e per sé la risposta punitiva dell’ordinamento tributario alla realizzazione di un illecito fiscale. A quale ratio si sottintendono tutte le ulteriori voci accessorie? Non sono anch’esse un ulteriore aggravio per l’omesso di versamento dell’imposta? Inoltre, se anche volessimo ritenere giusta la previsione dell’interesse, cosiddetto, da tardivo versamento delle imposte, è giusto sovraccaricare anche un ulteriore interesse di mora alla sorte capitale? Per non parlare poi degli oneri di riscossione, le cui modalità di calcolo e la ratio sono censurabili anche sotto altri aspetti.

Secondo punto è certamente il rafforzamento e la razionalizzazione degli attuali strumenti di riduzione dell’indebitamento. Riducendo il ricorso a esecuzioni forzate sui beni personali del debitore, si rende necessaria la revisione della disciplina delle esecuzioni forzate contemperando l’interesse del debitore alla preservazione del proprio patrimonio e sancendo l’inderogabile principio dell’assoluta impignorabilità dell’abitazione principale oggi mitigato dai limiti applicativi delle vigenti disposizioni. Il legislatore ha conferito dei veri e propri superpoteri al concessionario della riscossione per poter procedere con facilità alla riscossione coattiva dei crediti vantati. La tutela degli interessi erariali deve essere contemperata dalla garanzia di procedure giuste ed equilibrate, che non aggrediscano il contribuente debitore con una barbara e violenta irruenza generando danni, spesso sproporzionati, al cospetto del debito.

Terzo punto: introduzione di procedure volte al risarcimento diretto dei danni cagionati dall’attività illegittima dell’amministrazione finanziaria in fase di accertamento e di riscossione. Sul piano delle tutele è giunta l’ora dell’introduzione di procedure volte al risarcimento diretto dei danni cagionati dall’attività illegittima dell’amministrazione finanziaria. Ovviamente, il vantaggio è che il rapporto tra fisco e contribuente, vede il primo una condizione di responsabilità assoluta e il secondo in posizione di assoluta soggezione malgrado i poteri autoritativi del fisco siano molto penetranti e potenzialmente in grado di distruggere un’azienda o di danneggiare sensibilmente il contribuente.

Quarto punto: introduzione del principio di responsabilità patrimoniale dei funzionari pubblici per i danni erariali cagionati dallo Stato. Si rende altresì necessaria l’introduzione del principio della responsabilità patrimoniale e personale dei funzionari pubblici per i danni erariali cagionati dallo Stato. È un principio importante per qualsiasi amministrazione dello Stato. Spesso la gestione sciatta delle posizioni fiscali, comporta gravi danni per l’erario, errori nelle notifiche, contenziosi temerari con pesanti condanne, spese.

Ultimo punto: potenziamento della procedura speciale di sospensione amministrativa della riscossione. Stante l’attuale sistema della riscossione credo che si possa notare una diversa forma di tutela che l’ordinamento ha riservato ai contribuenti, tenuti a pagare il dovuto, e all’erario, che può, dal 1° luglio, agire direttamente attraverso pignoramento diretto sui conti correnti. I contribuenti devono poter essere messi in condizione di conoscere l’origine della pretesa e la fondatezza della stessa e avere il tempo utile per poter dimostrare le proprie ragioni. D’altronde, ante anche novella che introduce il suddetto pignoramento diretto sui conti, l’erario ha sempre avuto la possibilità, e per esso la società di riscossione, di poter agire in via esecutiva. Ciò consentirà al contribuente di superare momenti di particolare difficoltà, di avere più fiducia nelle istituzioni e anche nel fisco.

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Il #ProgrammaFisco del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Oggi iniziamo a discutere il Programma Fisco del MoVimento 5 Stelle, la prossima settimana si terrà la votazione. I cittadini, davanti al fisco, hanno indubbiamente dei disagi. La pressione fiscale è eccessiva, sulle imprese, sulle famiglie, e tutto il rapporto con il fisco è molto complesso. Occorrono una serie di norme che rendano più snello, equo e sostenibile il fisco in Italia. È per questo che il Movimento 5 Stelle chiede di esprimervi su dei punti fondamentali che riguardano proprio la realizzazione di un alleggerimento nei confronti delle imprese, una redistribuzione dei carichi fiscali migliore e tanti altri aspetti che andiamo ad analizzare.

Uno dei temi fondamentali per tutti i cittadini è quello del rispetto dell’ambiente e quindi non si può rinunciare a utilizzare il fisco per riuscire a indurre nei cittadini dei comportamenti virtuosi affinché la tutela dell’ambiente sia effettivamente attuata. E per questo abbiamo pensato, tra le nostre proposte, quella di creare un unico contributo ambientale in sostituzione di tutte quelle misure attualmente previste che purtroppo non portano a nulla. Logicamente questo contributo unico ambientale terrà conto delle specificità del settore e del tipo di produzione.

Altri punti importanti nel nostro programma fisco che sarà in votazione, mi raccomando votate bene e con attenzione, sarà sicuramente uno snellimento della normativa fiscale e questa iper-burocrazia che va toccata, va ridotta, perché non è possibile che gli utenti siano, ancora oggi, nel momento in cui devono pagare una tassa o un’imposta, totalmente confusi. Quindi bisogna snellire le normative fiscali ed eliminare questa iper-burocrazia. Inoltre, le agenzie di riscossione, devono far sì che venga rispettato in pieno l’articolo 53 della Costituzione perché parla di giusta imposizione fiscale. Oggi, purtroppo, quello che ci segnalano gli utenti, è che spesso queste attività di riscossione causano maggiori oneri finanziari per l’utente che deve pagare le imposte e, in più, ingenerano uno stato psicologico, uno stato di paura, perché il contribuente si sente oppresso e pressato da continue lettere e minacce che non portano assolutamente a nulla se non a un grave peggioramento psicologico del contribuente che invece, probabilmente, vuole semplicemente pagare le proprie tasse.

E poi, infine, avremo il tema delle commissioni tributarie, che hanno un ruolo fondamentale nella composizione delle controversie all’interno di interessi contrapposti. Ambedue meritevoli di adeguata tutela, abbiamo da un lato lo Stato con la percezione del gettito e l’individuazione dell’imponibile inevaso, dall’altro lato abbiamo la correttezza sostanziale e procedurale del prelievo sul contribuente. Vi invitiamo a esprimervi affinché possiate indirizzare l’azione di governo del Movimento 5 Stelle, in modo tale che recuperiamo questo rapporto ormai svilito tra cittadino e istituzioni.

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