Lettera aperta al Presidente Macron

di Luigi Di Maio

Egr. Sig. Presidente Macron,
il Movimento 5 Stelle avrà modo di raccontarLe e spiegarLe chi siamo davvero, cosa vogliamo e come vediamo il futuro dell’Europa e dell’Italia nello scenario internazionale.
Probabilmente l’opinione che … Continua a leggere Lettera aperta al Presidente Macron

#OraToccaANoi – Il 18 novembre la presentazione del Programma M5S per la Lombardia

di MoVimento 5 Stelle Lombardia

Dopo aver incontrato e ascoltato costantemente i cittadini in cinque anni di lavoro intenso nelle istituzioni, dopo averli incontrati e ascoltati in un tour dedicato alla raccolta delle proposte che ha attraversato i … Continua a leggere #OraToccaANoi – Il 18 novembre la presentazione del Programma M5S per la Lombardia

Primo impresentabile arrestato #MusumeciMente

di Giancarlo Cancelleri

Musumeci mente sapendo di mentire. Pur di non ammettere i suoi errori e di prendere in giro i siciliani, è diventato un bugiardo come tutti i vecchi politici dei vecchi partiti. Dopo che hanno arrestato il sindaco di Priolo… Continua a leggere Primo impresentabile arrestato #MusumeciMente

Un confronto pubblico su liste pulite e programma #MusumeciRispondi

di Giancarlo Cancelleri

Mancano meno di due settimane alla presentazione delle liste che deve avvenire il 5 di ottobre. L’unico MoVimento che ha selezionato i propri candidati attraverso la presentazione dei casellari giudiziari e dei carichi pendenti è il MoVimento 5 Stelle, di tutti gli altri non abbiamo notizie. Io però vedo Nello Musumeci che parla sempre delle sue liste pulite. Quali sono le sue liste pulite? Chi sono i suoi candidati.

Nello Musumeci io ti chiedo un confronto sulla qualità e la pulizia di quelle liste che tu tanto vai decantando in giro. E confrontiamoci anche sui programmi visto che un programma fino ad oggi mi pare che tu non lo abbia. Non ho sentito neanche un’idea portata in giro per risolvere i problemi dei siciliani. Sono i cittadini che ci stanno chiedendo un confronto.

Di te in questo momento conosciamo soltanto come avete governato negli ultimi 20 anni. Avete umiliato e spolpato questa regione. Con gli assessori di Lombardo, gli assessori di Cuffaro, che oggi siedono al tuo fianco e che propongono il governo, il tuo governo. E allora io ti chiedo un confronto pubblico e te lo chiedono tutti i cittadini.

Dimmi solo dove e quando, e io apparirò.

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#ProgrammaLazio – Ambiente

di Silvia Blasi

L’ambiente rappresenta un punto focale del nostro programma di governo per la Regione Lazio: tutelare l’ambiente vuol dire migliorare la qualità della vita delle persone e salvaguardare ciò che di più prezioso abbiamo nel nostro territorio: paesaggio, diversità biologica, mari, acqua, aria, vero patrimonio, anche economico, per il nostro futuro.
Tutto ciò è strettamente legato a settore economici strategici come energia, gestione dei rifiuti, trasporti, urbanistica. Settori in cui la Giunta Zingaretti non è intervenuta, lasciando troppo spesso l’iniziativa ai privati.
È necessario rivedere profondamente le attuali programmazioni in un ottica di basso impatto ambientale, ricerca ed innovazione tecnologica.

Faccio un esempio, nella nostra regione manca un piano energetico regionale ed il piano per la gestione dei rifiuti è fermo al 2011.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a diversi incendi in impianti di trattamento dei rifiuti che hanno comportato un pesante inquinamento nelle aree limitrofe e portato la regione sull’orlo dell’emergenza, incrementando il trasporto rifiuti fuori regione con notevole arricchimento dei soliti noti.
Questo non può più accadere!

Per questo puntiamo a ridurre drasticamente lo smaltimento dei rifiuti urbani. Non dovranno più esserci inceneritori, discariche o impianti biogas speculatori.
È necessario rivedere profondamente l’assetto impiantistico regionale implementando i controlli e il livello degli standard di qualità degli impianti stessi.

La strada è stata tracciata dalle direttive europee, che vogliamo applicare puntualmente incentivando il recupero della frazione organica dei rifiuti, le buone pratiche di recupero e il riciclo dei materiali.
In Italia ed all’estero ci sono molteplici modelli virtuosi di centri di recupero e riciclo, che vanno importanti nel nostro territorio.

Quanto al governo del territorio e dell’acqua, la nostra regione ospita territori profondamente diversi: aree fortemente urbanizzate ed ad alta densità abitativa contrapposte ad altre seminaturali a vocazione agricola.
Perciò, la pianificazione e le regole del settore urbanistico vanno diversificate in base alle esigenze e risorse territoriali. Così la realizzazione di infrastrutture non può non tenere conto del consumo di suolo, e dell’impatto su aree incontaminate custodi di valori collettivi come paesaggi unici in Italia.

Infine, in questi cinque anni di governo PD non abbiamo visto discontinuità col passato nella gestione di un bene comune fondamentale come l’acqua.
Attorno all’acqua ci sono grandi criticità come la questione arsenico, le concessioni idriche, la qualità delle acque dei laghi, fiumi e mari, la depurazione.

Secondo il M5S per risolvere tali problemi basta dare piena applicazione all’esito del referendum sull’acqua pubblica del 2011, ripreso tra l’altro dalla Legge Regionale 5 del 2014.

Democrazia è condivisione. Nei prossimi mesi raccoglieremo le vostre idee, proposte, suggerimenti. Insieme governeremo il Lazio!

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#ProgrammaLazio – Bilancio, Patrimonio e fondi europei

di Valentina Corrado

Il Movimento 5 Stelle in Regione Lazio ha contrastato l’utilizzo scellerato delle risorse pubbliche perché il principio secondo il quale Nessuno deve rimanere indietro non è uno spot elettorale, ma la base di partenza di un progetto finalizzato a ristabilire equità e priorità di spesa dei soldi derivanti dalle tasse dei cittadini, evitando sprechi e il raggiungimento di interessi tutt’altro che pubblici.

Un esempio? La spesa per i vitalizi, erogati a 266 ex consiglieri regionali ed ex Assessori, condannati compresi, che a gennaio 2018 aumenterà arrivando oltre i 20 milioni di euro annui: 1/3 delle risorse del Consiglio regionale!

Circa 6 milioni di euro, poi, vengono spesi ogni anno per le indennità e le diarie dei Consiglieri e degli Assessori regionali: 30 milioni di euro in una sola legislatura!

La gestione del patrimonio della Regione Lazio non fa eccezione.

Un esempio su tutti: le IPAB, enti vigilati e finanziati dalla Regione, – che dovrebbero fornire servizi socio sanitari gratuiti e di assistenza a minori e anziani – gestiscono in maniera discrezionale l’uso di palazzi storici, caseggiati, strutture dislocate al centro di Roma e su tutto il territorio regionale.

Lo stesso accade con i beni immobili delle ASL e delle Aziende Ospedaliere gestiti dalla Regione.

E’ il caso dell’ex ospedale San Giacomo che, per volontà testamentaria del donatore, sarebbe dovuto rimanere nei secoli un ospedale al servizio della città di Roma e della collettività.
E che invece, è stato prima oggetto di speculazione finanziaria da parte di coloro che hanno indebitato la Regione, poi svenduto per pagare i debiti che essi stessi avevano creato; infine dismesso ed abbandonato,dopo una ristrutturazione pagata dai cittadini.

Sulla gestione dei fondi indiretti provenienti dall’Unione Europea, il Movimento 5 Stelle propone un cambio di passo per favorire la partecipazione dei cittadini alla programmazione e all’utilizzo delle risorse e fornire supporto agli enti locali che spesso non hanno strumenti e personale idoneo ad attrarre risorse da investire sul territorio, uscendo da logiche piegate alla politica del Governatore di turno.

L’Obiettivo è quello di far tornare al servizio della collettività le risorse e il patrimonio immobiliare della Regione

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#ProgrammaLazio – La cultura al centro

di Gaia Pernarella, M5s Lazio

Nel programma per il Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio è centrale il tema della cultura. Vi diremo brevemente come intendiamo rilanciare la nostra Regione, riconosciuta e apprezzata ovunque per la sua bellezza e il suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. E vogliamo farlo a partire dalla nostra esperienza di questi ultimi 5 anni, ma soprattutto con il vostro aiuto, con i vostri suggerimenti e le vostre proposte.

Fino ad oggi tutti i Governi hanno preferito trattare la cultura come una Cenerentola. La cultura diventa importante solo quando si tratta di dare finanziamenti pubblici alle associazioni amiche o alle fondazioni a cui la regione partecipa, o quando c’è da piazzare personaggi più o meno noti nei vari consigli di amministrazione.

Secondo il codice dei beni culturali, alle Regioni spetta il ruolo di Valorizzazione del patrimonio culturale. Ma ad oggi, a causa della dissenata gestione della sinistra e della destra, non si può né l’entità di questo patrimonio, né lo stato in cui esso versa. E’ chiaro quindi che serve un radicale cambio di marcia.

Per valorizzare il nostro patrimonio culturale, la gestione pubblica pubblica deve tornare protagonista, basta delegare al privato di turno un ruolo che non gli appartiene! E anche i cittadini devono tornare protagonisti e fruitori di questo meraviglioso patrimonio. Abbiamo ben chiaro quali siano le priorità su cui intervenire. Per fare qualche esempio cito i musei e le biblioteche del sistema regionale, oggi abbandonate a gestioni equivoche e fallimentari. Noi crediamo che serva una vera e propria rivoluzione multimediale e multidisciplinare che permetterebbe a chi si occupa di cultura di diventare finalmente impresa e non di elemosinare finanziamenti per pratiche di assistenzialismo politico.
Quando parliamo di cultura, parliamo anche di istruzione. E’ urgente una modifica della legge sugli asili nido e va rivista anche la legge sul diritto allo studio. Bisogna intervenire sul settore delle agenzie di viaggio e delle guide turistiche la cui mancanza di regolamentazione non fa altro che legittimare il sommerso e l’abusivismo, sacrificando la qualità dei servizi. Democrazia è condivisione. Nelle prossime settimane raccoglieremo le vostre idee, proposte, suggerimenti. Insieme governeremo il Lazio

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Il #ProgrammaLazio del MoVimento 5 Stelle: la sanità

Oggi prende avvio il percorso che ci condurrà alla stesura del programma del MoVimento 5 Stelle per il Lazio in vista delle prossime elezioni regionali. Un programma che partirà dall’esperienza acquisita in questi 5 anni di consiliatura e che si caratterizzerà per la condivisione e la partecipazione Questi video spiegheranno brevemente la situazione che abbiamo trovato e come intendiamo dare un cambio di rotta. Per noi sono molto importanti le vostre idee, le vostre proposte e i vostri suggerimenti. Perciò nelle prossime settimane vi indicheremo come potrete contribuire alla redazione del programma del MoVimento 5 Stelle per il Lazio.

di Davide Barillari

La salute è il bene più prezioso che abbiamo, un bene comune che deve essere tutelato e difeso. La sanità non deve essere un privilegio riservato a pochi ma è un diritto per tutti, come garantisce la nostra Costituzione. La Regione Lazio spende ogni anno solo per la sanità 24 miliardi di euro, circa due terzi del bilancio complessivo! una cifra enorme che se utilizzata bene e con rigore, ci permetterebbe di essere al primo posto in Italia per qualità ed efficienza delle cure. Sappiamo tutti invece quanto il livello sia sceso nel Lazio, nonostante la professionalità degli operatori sanitari, sfruttati, sottopagati e sottoposti a turni massacranti di lavoro, che tengono ancora in piedi da soli i nostri ospedali.
24 miliardi di soldi pubblici spesi ogni anno dalla Regione Lazio. Soldi spesi male.

Ma perché il Lazio, rispetto alle altre regioni italiane, è agli ultimi posti? Perché se vado al pronto soccorso per un’emergenza, trovo sempre sivraffollato e devo aspettare 2 ore, 3 ore o anche mezza giornata? Perché se chiamo il CUP per prenotare un esame, la prima visita è fra 8 o 10 mesi e cosi intanto la mia malattia peggiora? perché il giorno dopo invece, a pagamento, me la a subito un medico privato? Basta!!! Corruzione, sprechi, inefficienze, nomine politiche di dirigenti e funzionari, fortissime ingerenze dei partiti e dei sindacati. Questo è il cancro della nostra sanità laziale. Il Movimento 5 Stelle Lazio lavora da anni sulla sanità, studiando soluzioni concrete e proposte attuabili anche a costo zero. Chiediamo il vostro aiuto, da unire alla nostra competenza ed esperienza dopo 5 anni dentro la regione. Ora è il momento di costruire un nuovo modello di salute che metta davvero al centro la persona, la qualità delle cure e l’efficienza delle strutture e il merito. Chiediamo il vostro contributo, in termini di idee e proposte, per far ripartire la sanità della nostra regione: la sanità pubblica, efficiente ed efficace, sarà il cuore delle nostre riforme una volta il governo della Regione Lazio, fra pochi mesi.
Democrazia è condivisione.
Nelle prossime settimane raccoglieremo le vostre idee, proposte, suggerimenti.
Insieme governeremo il Lazio.

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#ProgrammaBeniCulturali – Per un nuovo mecenatismo

di Cecilia Ghibaudi, storico dell’arte e soprintendenza BSAE e Pinacoteca di Brera Milano

Lo Stato italiano, si sa, possiede un’enorme quantità di opere d’arte, più di qualsiasi altra nazione, non solo europea. Diffuse su tutto il territorio, nei musei, nelle chiese, nei più piccoli borghi, negli archivi, nelle fototeche, è chiaro che non può, da solo, tutelare questo patrimonio. Ha bisogno di un finanziamento, anche privato. I finanziamenti privati possono essere di due tipi: sponsorizzazioni o opera di mecenatismo.

Le sponsorizzazioni sono la strada caldamente raccomandata dal legislatore nella circolare del 9 giugno 2016 in cui si auspica il potenziamento di un auspicabile sempre maggior utilizzo della sponsorizzazione. Quindi lo Stato preferisce questo tipo di intervento. Come può essere? Può essere o richiesto dalle istituzioni statali o può essere offerto da privati: sia persone fisiche, sia enti o banche. Se è offerto dai privati, questi possono, come dice la circolare: “si ammette l’iniziativa dello sponsor a prescindere da atti di programmazione o preparatori dell’amministrazione”. Quindi vuol dire che è lo sponsor a decidere che cosa far restaurare, in che modo, quale finanziamento e quali operatori scegliere.

Naturalmente questo è sottoposto all’approvazione e all’autorizzazione statale ma è un’autorizzazione, come dire, in cui la legge interviene perché precisa che il rifiuto di una contribuzione a favore dell’amministrazione deve essere più che congruamente motivato su solide e inattaccabili ragioni oggettive, pena il rischio di responsabilità anche erariale a carico dei funzionari responsabili del procedimento e del titolare dell’organo cui compete tale decisione. Questo significa che nessun funzionario rifiuterà mai una sponsorizzazione, se non in casi gravissimi, altrimenti rischia di dover rifondere lo Stato di tasca propria. Se è l’istituzione a richiedere la sponsorizzazione, proponendo un progetto, è chiaro che deve proporre opere di grande appeal per il pubblico, opere conosciute, perché nessuno sponsor accetterà di finanziare un archivio di montagna, paramenti sacri delle chiese delle valli, fototeche, che sono conservati in luoghi chiusi proprio per proteggerli dalla luce e dagli agenti atmosferici.

L’altro tipo di finanziamento è l’Art bonus in cui un privato, sia esso una persona fisica, un ente o una banca, può erogare del danaro a favore della tutela delle opere d’arte. In questo caso si tratta di un atto di mecenatismo in cui il privato non ha scopo di lucro ma può semplicemente detrarre dalle tasse una parte della somma concessa. Nonostante ciò, il problema della sponsorizzazione è molto grave perché rischia di concedere ai privati un ruolo che spetta allo Stato, rischia di trasformare i nostri musei in una specie di luna park dove tutto è possibile purché arrivino dei finanziamenti alle istituzioni pubbliche. Si deve tornare a una programmazione, a una tutela programmata, in modo da concertare con gli sponsor quali interventi, come, dove e con chi. La sponsorizzazione al finanziamento è auspicabile ma bisogna vedere come viene attuato. Purtroppo, in Italia, questo è molto difficile. L’Italia, come diceva Longanesi già nel ’55, alla manutenzione preferisce l’inaugurazione. È esattamente questo che non si vuole. Si vuole tornare a musei che siano luoghi di ricerca, di studio, messi a disposizione del pubblico e della cittadinanza italiana.

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#ProgrammaBeniCulturali – I servizi aggiuntivi (2)

di Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore

Bisogna certamente ricondurre il Ministero dei Beni Culturali, separandolo dal turismo, che ha un’altra logica, a una sua struttura che sia meno centralizzata, da un certo punto di vista, cioè con una testa meno grossa, una testa più snella e più autorevole, peraltro, al centro, e un corpo molto forte in periferia perché questo è un Paese che ha avuto mille civiltà, che ha un patrimonio straordinario, 2000 aree archeologiche, 4000 musei tra pubblici e privati, 40000 fra torri e castelli, 100000, quasi, chiese, 2500 biblioteche antiche, quindi sparse in tutto il territorio, con culture completamente diverse, dagli arabi, ai longobardi, ai romani, agli etruschi, ai celti e così via.

Quindi ci vuole un centro forte ma una periferia non meno forte o meno robusta mentre oggi siamo arrivati a una situazione delle soprintendenze, cioè della tutela, molto molto pericolosa perché molto fragile. Tutto nasce dal fatto che Franceschini ha puntato sulla scissione fra i concetti, che invece marciavano uniti, di tutela e di valorizzazione, tutela del soprintendente, sempre più deboli, quindi sempre più debole la tutela, valorizzazione ai poli museali, quindi un’autonomia fortissima dei poli museali, di quelli che poi hanno soldi, non dei piccoli musei, evidentemente, che vengono sacrificati.

Scissione anche fra musei e territorio, per cui, i musei che sono nati dal territorio, dalle grandi famiglie, dalla soppressione degli ordini monastici conventuali e così via, i musei si trovano a essere privati del loro humus. Pensate ai musei archeologici che nascono come musei di scavo ed è sullo scavo che nascono e crescono e si sviluppano. Questa è quindi una riforma che bisogna ribaltare, tornando a una situazione precedente al 2004, possiamo dire, in cui ci sia un centro, come dico, capace di dirigere tutta la macchina e una periferia, però, capace di dialogare in maniera forte. Questo fa sì che ci vogliano anche degli investimenti nel personale. Noi spendiamo troppo poco per la cultura. Siamo al 23° posto nella classifica europea. Siamo appena prima della Grecia e della Romania, che stanno come stanno. Un Paese col nostro patrimonio spende due terzi meno, tre o quattro volte meno della Francia o della Spagna, anche questo è intollerabile. 2 miliardi e 2 di bilancio vogliono dire la spesa del 2007, cioè di 10 anni fa che è molto meno di quella del 2000, ultimo governo dell’Ulivo, organico, possiamo dire, quando la spesa per la cultura era lo 0,40% circa del bilancio dello Stato e con Berlusconi è precipitata allo 0,19 e oggi sarà sullo 0,25. Siamo in una situazione veramente pazzesca, da questo punto di vista. Bisogna che lo Stato spenda di più. I cittadini devono sapere, e non sono grandi cifre, basterebbe un miliardo in più, in realtà, che si ritrova benissimo nelle pieghe di bilancio o quasi. Non lo si può spremere dai privati, ecco, il discorso dei privati. Il discorso dei privati è importante ma, se c’è questa premessa, cioè che lo Stato fa la sua parte e chiede ai privati di fare la loro. In Italia, per la verità, le sponsorizzazioni sono abbastanza antiche ma non hanno dato poi risultati straordinari anche perché lo sponsor, in genere, finanzia opere che gli diano un grande ritorno pubblicitario: ricordiamo i cavalli di San Marco restaurati dalla Olivetti per esempio, più di recente il Colosseo, restaurato, in parte, da Della Valle, con una serie di acquisizioni d’immagine straordinaria, peraltro, con tanti milioni di visitatori.

Ebbene, l’Art Bonus varato da Franceschini è certamente una buona cosa, ma vediamo che i contributi sono spesso di piccole entità, sono privati cittadini, non di aziende che finanziano o l’evento o il totem, il grande monumento. Io credo che, una cosa, invece, più importante sarebbe quella di, oltre che aumentare la spesa pubblica per i beni culturali e ambientali, quindi paesaggistici, anche ripristinare una legge che nell’82 dette degli ottimi risultati a favore dei proprietari di dimore e di giardini storici, che sono migliaia in Italia, che danno lavoro a migliaia di persone. Si pensi ai giardinieri, per esempio. Ebbene, nell’82 la legge Scotti, la 510, previde una detrazione secca del 27% dell’imposta sul reddito, e diede risultati straordinari perché in pochi anni mobilitò 350 miliardi di lire di allora, di investimenti privati, sul patrimonio di dimore storiche e di giardini storici. Questa mi sembra una misura.
Poi bisogna anche distinguere fra sponsor e mecenati. Gli sponsor hanno un ritorno e vogliono un ritorno pubblicitario, commerciale, più o meno vistoso ma lo vogliono e nella logica d’impresa è giusto. I mecenati, pochi, aimè, quasi nessuno italiano, sono… voglio citare due casi: uno è l’informatico, Mr. Packard a Ercolano che, almeno fino a qualche tempo fa, ha investito somme considerevolissime senza chiedere nulla e finanziando i progetti di restauro e di recupero, cominciando non a caso dalle fogne e dalle canalette di scolo delle acque per evitare i guai che sappiamo delle piogge nelle zone archeologiche.
La questione dei servizi aggiuntivi
In effetti i musei italiani erano molto indietro, non c’era neanche, spesso, un custode del guardaroba, se pioveva e uno arrivava con l’impermeabile non sapeva dove metterlo, o una borsa o una valigia. La legge Ronchey, però ha ecceduto, a mio avviso. Bastava creare dei servizi al visitatore.

No, qui le società di servizi museali sono diventate una potenza anche economica, anche perché si è creato un oligopolio. Pensate, questi servizi non vengono appaltati da anni e anni, da decenni quasi, e sono tre i detentori dei servizi, che spesso, tra loro, collaborano: l’Electa Mondadori, quindi Berlusconi, la Lega delle Cooperative, CoopCulture e Civita, che è presieduta da Gianni Letta. Quindi abbiamo un chiaro quadro.

Io credo, però, soprattutto bisogna rivedere assolutamente, tornare a una struttura ante 2004, finanziando di più una struttura che sia coerente, che preveda che, come dice l’articolo 9 della Costituzione “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” “tutela” ricomprenda anche la valorizzazione e, soprattutto, eviti questa spaccatura valorizzazione-tutela, eviti questa spaccatura soprintendenze-poli museali e crei quindi un tutto armonico, come prevede la Costituzione, ma un intervento pubblico articolato che, tra l’altro, non preveda, questo va detto, stipendi da 165 mila-195 mila euro per i direttori, super direttori dei 20, 30 musei, cosiddetti, d’eccellenza e 35 mila euro per quelli che tirano la carretta nei musei minori, per esempio nei musei medi anche, che non sono stati riconosciuti come eccellenza, chissà poi perché.

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