Roma: così tagliamo gli sprechi delle partecipate

di Virginia Raggi

È una giornata speciale per i cittadini di Roma. In campagna elettorale mi ero impegnata a ridurre gli sprechi delle aziende partecipate del Comune di Roma, che erano state utilizzate dalla politica come un bancomat, come strumenti per consolidare il consenso, per moltiplicare poltrone e clientele.

Finalmente posso dire che quel progetto diventa realtà, con il Piano di riordino e razionalizzazione delle partecipate di Roma Capitale che oggi abbiamo presentato. Ho ringraziato l’assessore Massimo Colomban per il lavoro svolto nel corso di un anno e che – ne sono certa – verrà portato avanti con lo stesso impegno dal suo successore.
Noi tagliamo sprechi e poltrone. Rendiamo più efficienti le società partecipate del Campidoglio, riducendole da 31 a 11 e producendo risparmi immediati per 90 milioni di euro. Tagliamo i rami secchi che hanno zavorrato per anni i bilanci di Roma Capitale producendo progressivamente il mostruoso debito che conosciamo.

Tutto questo ha un solo scopo: offrire servizi efficienti e di qualità ai cittadini. Solo con l’applicazione del Piano che oggi abbiamo presentato siamo in grado di produrre, da subito, benefici economici per le casse del Campidoglio per una cifra di 90 milioni di euro: 80 milioni dalle cessioni di aziende e 10 milioni di euro l’anno dai risparmi gestionali.

Ma non ci fermiamo: riorganizzare le partecipate vuol dire anche renderle più efficienti e competitive, ed è già stato avviato un lavoro mirato a migliorare i processi interni alle aziende, le loro performance industriali ed economiche. Questo lavoro passa anche attraverso il risanamento di Atac che abbiamo già annunciato, l’efficientamento di Ama, lo sviluppo di sinergie e operazioni strategiche tra tutte le partecipate.
Il fine è quello di liberare risorse che appartengono ai cittadini romani. Così noi tutti potremo avere società moderne, dinamiche e produttive, di cui andare orgogliosi.

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#AtacRestaPubblica

di Virginia Raggi

Oggi abbiamo la possibilità di riferire ai cittadini in merito agli esiti di un lavoro compiuto nel corso dell’ultimo anno. Un lavoro di analisi e approfondimento dei problemi e delle potenzialità della principale società partecipata di Roma Capitale: parliamo di Atac, la più grande azienda dei trasporti d’Europa. Questo lavoro ci consegna una certezza che voglio subito anticiparvi: per effetto di politiche sciagurate, che negli l’hanno condotta ad accumulare oltre un miliardo di debiti, Atac rischiava il fallimento. Noi la salveremo, mantenendola saldamente in mano pubblica.

Salveremo un patrimonio che appartiene a tutti i romani. Salveremo migliaia di posti di lavoro e gli stipendi dei dipendenti, rilanceremo un servizio pubblico fondamentale per i cittadini della capitale e per i turisti e pendolari che la vivono e visitano ogni giorno. Lo strumento per concretizzare questo impegno, che stiamo studiando ormai da un anno, si chiama “concordato preventivo in continuità”. Una procedura che, sotto l’egida del tribunale, prevede la realizzazione di un piano per onorare gli impegni della società nei confronti dei propri debitori e in accordo con gli stessi debitori. Consentendo all’Atac di proseguire la sua attività sulla base di un piano industriale che dovrà restituire all’azienda efficienza operativa e qualità del servizio.

Sia chiaro: da un anno a questa parte non ci siamo limitati a registrare lo sfacelo ereditato dalle passate gestioni. Abbiamo già iniziato un lavoro di rilancio della società dal punto di vista operativo. Questa azione ci ha consentito di rimettere in strada 45 filobus, che giacevano abbandonati in un deposito come simbolo di spreco e finiti in un’inchiesta per presunte tangenti; di sbloccare l’acquisto di 150 autobus ai quali se ne aggiungeranno 80 entro l’autunno; di prevedere in Bilancio 430 milioni di euro per gli investimenti nelle infrastrutture, di stanziare 18 milioni per la manutenzione delle Metro A e B; di attivare 487 telecamere sugli autobus per la sicurezza; di potenziare la lotta all’evasione tariffaria, grazie a nuove task force di controllori.

Grazie al nostro intervento l’Atac ha migliori margini reddituali con trend di crescita positiva. E sarà in grado di produrre utili. Stiamo insomma dimostrando che la gestione pubblica può funzionare e proprio questo è il presupposto per accedere al concordato preventivo. Tuttavia l’azienda è gravata da un fardello insostenibile: 1 miliardo e 300 milioni di debiti accumulati con banche, fornitori e con il socio Roma Capitale. E malgrado questo debito mostruoso cosa abbiamo trovato? Un parco mezzi devastato, vetusto, con autobus che hanno un’eta media di 12 anni; un sistema di manutenzione abbandonato a se stesso. Una situazione spaventosa, che chiama tutti a un’assunzione di responsabilità: chi, alcuni più di altri, ha avuto il compito di gestirla; chi non ha vigilato sugli aspetti operativi e finanziari; infine noi che siamo chiamati a trovare una soluzione.
In tanti cercano di darci lezioncine su come si salva Atac… mi verrebbe da chiedere: e allora perché non l’avete salvata quando governavate piuttosto che spolparla? Ma non ho tempo né voglia di chiedervelo… siamo qui per lavorare per i romani… è finito il tempo delle chiacchiere.

Avremmo potuto fare come hanno fatto tutti gli altri. Girare la testa dall’altra parte e far finta di nulla, continuando a vivacchiare. Potremmo rifinanziare la società avallando l’ennesimo spreco di risorse pubbliche, senza cambiare nulla. Magari solo per ottenere facili consensi o ritorni elettorali. Invece no. Abbiamo deciso di mettere le mani nel disastro ereditato. Noi oggi scoperchiamo una volta per tutte il rapporto malato tra il Comune di Roma Capitale e Atac, tra la politica e le società che nel tempo si sono trasformati in serbatoi di voti e clientele.

Interrompiamo un circolo vizioso con degli obiettivi ben precisi e inderogabili:

– Mantenere Atac pubblica;
– Salvaguardare i livelli occupazionali e i salari dei dipendenti;
– Risanare l’azienda per assicurare un servizio efficiente e di qualità.

Per raggiungerli non è accettabile l’ipotesi di ricapitalizzare l’azienda, tappare i buchi con i soldi dei romani, rinviare il problema caricandolo sulle spalle di chi verrà dopo, come è stato fatto con noi. Allo steso modo, privatizzare Atac non è la soluzione. Molti di coloro che in passato la osteggiavano oggi la caldeggiano come rimedio a tutti i mali dell’azienda, di cui in parte sono responsabili. Cambiare idea è legittimo, ci mancherebbe, ma non quando si è convinti delle proprie idee e si ha una visione chiara che ha ricevuto il consenso dei cittadini che hanno votato un programma elettorale.

Quindi lo ripeto: per noi, privatizzare non è la soluzione. Equivarrebbe a svendere l’azienda. E appare evidente come questo fosse l’obiettivo finale di un’operazione che ha lentamente “spolpato” un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini romani. Non si spiega altrimenti la propaganda sulla liberalizzazione del trasporto pubblico locale che altri schieramenti politici stanno cavalcando, da mesi, per interessi che appaiono poco chiari. Per noi è invece chiaro che cedere Atac ai privati vorrebbe dire consegnarla a logiche di profitto che trascurano le necessità del servizio pubblico: si produrrebbero linee di serie A e linee di serie B, con tratte maggiormente servite perché più convenienti e altre, magari periferiche, penalizzate perché poco remunerative; nessuno potrebbe escludere un aumento del biglietto mirato ad aumentare i ricavi nell’immediato e a ripianare la situazione finanziaria; il taglio dei costi andrebbe a incidere sulle tutele e sui salari dei dipendenti, nonché sulla qualità generale del servizio.

Non possiamo permetterlo, nell’interesse dei cittadini che ci hanno conferito l’onore di governare. La soluzione sta pertanto in un percorso di rinnovamento totale dell’azienda di trasporti di Roma, che passa attraverso il concordato preventivo e che punta a risanare l’azienda proseguendo nel cammino di rilancio, per migliorare tutte le linee bus, ammodernare la flotta, potenziare il servizio di metropolitana, ridurre i tempi d’attesa.
Chiediamo ai cittadini e ai dipendenti di Atac di sostenerci, perché il nostro obiettivo è quello di mantenere Atac pubblica e di rilanciarla. Mi rivolgo in particolare ai lavoratori e ai sindacati: nel reciproco rispetto dei ruoli, il mio invito è quello a costruire insieme una normalità che manca da troppo tempo. Trasformiamo la nostra azienda, la vostra azienda, in un organismo efficiente, moderno, sano. Facciamola rinascere.

Abbiamo bisogno della vostra esperienza e del vostro coraggio: per contrastare la propaganda di chi vuol far fallire l’azienda e svenderla ai privati, per disinnescare gli allarmismi sulla sorte dei lavoratori. Ribadisco che vogliamo mantenere i livelli occupazionali e salariali. I lavoratori onesti non hanno nulla da temere, mentre non devono essere più tollerate rendite di posizione e meccanismi clientelari. Con i licenziamenti degli assunti di Parentopoli abbiamo dimostrato di non fare sconti a nessuno. Con la stessa determinazione ci impegniamo a tutelare e valorizzare chi svolge il proprio lavoro con onestà e competenza.

Abbiamo l’opportunità di compiere tutti insieme – cittadini, lavoratori e istituzioni – una vera e propria rivoluzione. Di lasciare entrare aria nuova, di chiudere i conti con il passato e di fare pulizia. Non sprechiamo questa opportunità. Rendiamo Atac un’azienda di cui tutti i romani possano andare orgogliosi.

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Roma 5 Stelle riporta le periferie al centro

di Virginia Raggi

Continua a pieno ritmo il nostro lavoro per riportare le periferie al centro della città. Oggi abbiamo inaugurato l’asilo nido di via Aquilanti, nel Municipio XII. La struttura era pronta dal 2015, ma non era mai entrata in attività a causa di alcuni intoppi burocratici. Grazie a un intenso lavoro di squadra, l’abbiamo consegnata a famiglie e bimbi in tempo per l’inizio di questo anno educativo.

Stiamo restituendo ai cittadini servizi per troppo tempo bloccati a causa dell’inerzia delle precedenti amministrazioni. Ci sono troppe strutture pronte, ma chiuse: ciò è inaccettabile e stiamo, passo dopo passo, invertendo la rotta.

È una gioia vedere oggi bimbi e famiglie usufruire di una struttura moderna, accogliente ed energeticamente all’avanguardia, grazie a un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Oggi lo abbiamo dimostrato: la lentezza della burocrazia può essere superata con un lavoro oculato e funzionale al servizio dei cittadini.

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Roma 5 Stelle riporta le periferie al centro

di Virginia Raggi

Continua a pieno ritmo il nostro lavoro per riportare le periferie al centro della città. Oggi abbiamo inaugurato l’asilo nido di via Aquilanti, nel Municipio XII. La struttura era pronta dal 2015, ma non era mai entrata in attività a causa di alcuni intoppi burocratici. Grazie a un intenso lavoro di squadra, l’abbiamo consegnata a famiglie e bimbi in tempo per l’inizio di questo anno educativo.

Stiamo restituendo ai cittadini servizi per troppo tempo bloccati a causa dell’inerzia delle precedenti amministrazioni. Ci sono troppe strutture pronte, ma chiuse: ciò è inaccettabile e stiamo, passo dopo passo, invertendo la rotta.

È una gioia vedere oggi bimbi e famiglie usufruire di una struttura moderna, accogliente ed energeticamente all’avanguardia, grazie a un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Oggi lo abbiamo dimostrato: la lentezza della burocrazia può essere superata con un lavoro oculato e funzionale al servizio dei cittadini.

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Repubblica e le bufale create ad arte contro il MoVimento

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di MoVimento 5 Stelle

Verificare le fonti: è una delle regole basilari del buon giornalismo. Un’altra regola invita a non schierarsi politicamente. Questo ci saremmo aspettati da Repubblica che ha fabbricato una vera e propria fake news: secondo il quotidiano romano il M5S e l’amministrazione di Roma starebbero varando un regolamento per censurare i giornalisti. Ovviamente, nulla di più falso. Anzi, la Giunta Raggi sta facendo proprio il contrario, introducendo maggiore trasparenza e accesso semplificato per cittadini e giornalisti agli atti amminisrtativi. Ci troviamo, quindi, davanti all’ennesima bufala creata ad arte per attaccare il MoVimento 5 Stelle e l’amministrazione di Roma. Una fake news creata da chi immagina di introdurre norme per controllare – e censurare – il web, ormai una delle poche fonti libere di informazione per milioni di cittadini.

In una nota l’assessora a Roma Semplice, Flavia Marzano, ha spiegato che “l’articolo apparso su Repubblica capovolge la realtà dei fatti”.

A Roma accade proprio il contrario di quanto afferma l’articolo di Repubblica perchè, in realtà, “finalmente si responsabilizza il personale capitolino rispetto alle richieste di accesso che provengono da organi di stampa”. Con il nuovo regolamento, infatti, l’Amministrazione dovrà “tenere conto della particolare rilevanza delle istanze provenienti da organi di stampa o da organizzazioni non governative, verificando con la massima cura la veridicità e l’attualità dei dati e dei documenti rilasciati, onde evitare che il dibattito pubblico si fondi su informazioni non affidabili o non aggiornate”.
E’ preoccupante – ma non sorprendente – che Repubblica ometta proprio la parte più significativa della bozza di regolamento, quella appena citata, per creare una polemica infondata.

Fa sorridere, inoltre, l’attacco del ministro per la Funzione Pubblica, Marianna Madia, che rilancia sui social media l’articolo, magari senza averlo neanche letto. La proposta del nuovo regolamento, infatti, “rappresenta la trasposizione pressoché integrale di quanto riportato nella recente circolare della Funzione Pubblica a firma della ministra Madia”. Insomma, la Madia critica la Madia.

Ma Repubblica non è sola. Un capitolo a parte lo merita Libero che attacca la Raggi per “la turnazione idrica a Roma”.
Come se fosse la Raggi a decidere se aumentare o meno la pressione dell’acqua nelle tubature. Libero tralascia il fatto che tale decisione, come è giusto che sia, viene presa da tecnici, ovvero dall’azienda di gestione del servizio. Si tratta di un’azienda quotata in Borsa che fa riferimento a tutti i suoi azionisti e non è un mero esecutore di decisioni politiche. Si vede che Libero soffre ancora di quel riflesso condizionato che spinge a considerare le aziende a partecipazione pubblica come una “cosa” nella quale i politici piazzano i propri amici. L’amministrazione Raggi ha cambiato le regole: ha nominato degli esperti. C’è ancora chi non è abituato a questo modo di fare meritocratico. Ma non è questo il punto. Libero nel suo articolo dà voce ad un esperto che – udite, udite – definirebbe “sciagurata la scelta della Raggi” di ridurre la pressione dell’acqua. Peccato che l’esperto non l’abbia mai detto. E’ lui stesso con un commento su facebook allo stesso articolo a denunciare come una sua intervista ad una agenzia di stampa sia stata distorta ad arte. “Sono l’autore dell’intervista – scrive sulla pagina facebook del quotidiano – Non ho criticato l’operato del sindaco, né ho citato Roma. Libero ha manipolato il titolo del mio intervento e i suoi contenuti, dimostrando di sapere fare una pessima informazione”. Grazie ad internet e ai social media abbiamo scoperto la verità. Speriamo che nessuno li censuri. L’informazione è un bene prezioso. Così come lo sono i tanti giornalisti coraggiosi e con la schiena dritta che ogni giorno fanno il loro lavoro. Siamo al vostro fianco. Coraggio.

Resta solo una riflessione da fare. Se altri avessero già adottato il regolamento della Giunta Raggi travisato da Repubblica, avrebbero evitato delle figuracce come queste.⁠⁠⁠⁠

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Roma: l’emergenza casa che nessuno vi racconta

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di Virginia Raggi

Duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d’attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare e lo scandalo delle occupazioni abusive di centinaia di immobili. Questi sono i numeri di Roma; questo è il vero volto dell’emergenza abitativa e la conseguenza di politiche dell’accoglienza totalmente inadeguate rispetto alla realtà di questi anni.

In questo quadro di desolazione e zone d’ombra, che si traduce in ingiustizia e sofferenze per i più deboli, abbiamo avviato un piano per cambiare il sistema dell’accoglienza e ripristinare la legalità con la dovuta attenzione nei confronti dei soggetti socialmente più fragili: anziani non autosufficienti, madri con bambini, persone disabili. Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come già questa “classificazione” non tenga conto delle nuove povertà e tenda a dividere le famiglie.

La questione di fondo resta l’emergenza casa. Ci stiamo lavorando dallo scorso anno. Nei mesi scorsi, molto prima che il problema esplodesse mediaticamente, abbiamo approvato due delibere per superare il disagio abitativo e tutelare le fragilità. Abbiamo tracciato un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili.

Una seconda tappa è quella del 31 dicembre. Entro quella data presenteremo in Assemblea Capitolina un “Piano di azione per superare il disagio abitativo”: l’obiettivo è potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Abbiamo già iniziato con la chiusura dei famigerati Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat): sono residence che, pur costando milioni di euro ai cittadini, non risolvevano dell’emergenza abitativa dei più deboli. Mettiamo così fine a uno spreco di risorse pubbliche che riutilizzeremo – meglio – per le famiglie più in difficoltà.

C’è poi la questione dei circa 100 immobili, pubblici e privati, occupati abusivamente in tutta la città. Abbiamo già avviato un’indagine, partendo dagli stabili che risultano più a rischio dal punto di vista della sicurezza, per verificare se al loro interno vi siano persone che hanno diritto ai servizi di assistenza alloggiativa previsti per le fragilità. Ricordiamo, tuttavia, che l’ingresso viene spesso impedito ai nostri operatori sociali proprio da una parte degli occupanti che vogliono nascondere le reali condizioni all’interno degli immobili.

Insomma, il Comune sta facendo la sua parte ma deve essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell’ordine avranno il pieno sostegno dell’amministrazione capitolina.
Servono azioni di sistema, altrimenti si continuerà a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone. Sono necessari strumenti normativi nuovi, perché quelli esistenti non sono più adeguati a gestire un fenomeno profondamente diverso rispetto a quello di pochi anni fa. Bisogna adeguare le norme ai mutamenti della società. Tutte le istituzioni, a partire da Governo e Regione, devono essere consapevoli di questo mutamento in atto.

Il Governo dovrebbe studiare misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti. Solo a Roma si trovano circa 200mila case vuote, che in alcuni casi formano veri e propri quartieri fantasma. È uno scandalo a cui bisogna porre rimedio, un’offesa a chi non ha un tetto ed è costretto a vivere da anni in condizioni di disagio. Soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito l’Italia.
Il Governo, inoltre, ha a sua disposizione un immenso patrimonio che potrebbe mettere a disposizione dei Comuni per superare l’emergenza abitativa: basterebbe potenziare l’attuazione del federalismo demaniale e assegnare alle amministrazioni locali le caserme e i forti; e, beninteso, le relative risorse per riqualificarli e renderli disponibili. Darli alle famiglie.

Con la Regione Lazio abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera. Questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili: il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince.

C’è poi la questione della politica migratoria. Al momento non esiste un piano nazionale di inclusione dei migranti successivamente all’uscita dal circuito Sprar che, di fatto, sono abbandonati a carico dei Comuni. Persone che non possono neanche lasciare l’Italia, come vorrebbero, perché il Trattato di Dublino firmato dal governo glielo impedisce.
Immigrazione, accoglienza e emergenza abitativa sono temi legati tra loro. Serve una visione complessiva, nuova.

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Roma: l’emergenza casa che nessuno vi racconta

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di Virginia Raggi

Duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d’attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare e lo scandalo delle occupazioni abusive di centinaia di immobili. Questi sono i numeri di Roma; questo è il vero volto dell’emergenza abitativa e la conseguenza di politiche dell’accoglienza totalmente inadeguate rispetto alla realtà di questi anni.

In questo quadro di desolazione e zone d’ombra, che si traduce in ingiustizia e sofferenze per i più deboli, abbiamo avviato un piano per cambiare il sistema dell’accoglienza e ripristinare la legalità con la dovuta attenzione nei confronti dei soggetti socialmente più fragili: anziani non autosufficienti, madri con bambini, persone disabili. Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come già questa “classificazione” non tenga conto delle nuove povertà e tenda a dividere le famiglie.

La questione di fondo resta l’emergenza casa. Ci stiamo lavorando dallo scorso anno. Nei mesi scorsi, molto prima che il problema esplodesse mediaticamente, abbiamo approvato due delibere per superare il disagio abitativo e tutelare le fragilità. Abbiamo tracciato un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili.

Una seconda tappa è quella del 31 dicembre. Entro quella data presenteremo in Assemblea Capitolina un “Piano di azione per superare il disagio abitativo”: l’obiettivo è potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Abbiamo già iniziato con la chiusura dei famigerati Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat): sono residence che, pur costando milioni di euro ai cittadini, non risolvevano dell’emergenza abitativa dei più deboli. Mettiamo così fine a uno spreco di risorse pubbliche che riutilizzeremo – meglio – per le famiglie più in difficoltà.

C’è poi la questione dei circa 100 immobili, pubblici e privati, occupati abusivamente in tutta la città. Abbiamo già avviato un’indagine, partendo dagli stabili che risultano più a rischio dal punto di vista della sicurezza, per verificare se al loro interno vi siano persone che hanno diritto ai servizi di assistenza alloggiativa previsti per le fragilità. Ricordiamo, tuttavia, che l’ingresso viene spesso impedito ai nostri operatori sociali proprio da una parte degli occupanti che vogliono nascondere le reali condizioni all’interno degli immobili.

Insomma, il Comune sta facendo la sua parte ma deve essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell’ordine avranno il pieno sostegno dell’amministrazione capitolina.
Servono azioni di sistema, altrimenti si continuerà a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone. Sono necessari strumenti normativi nuovi, perché quelli esistenti non sono più adeguati a gestire un fenomeno profondamente diverso rispetto a quello di pochi anni fa. Bisogna adeguare le norme ai mutamenti della società. Tutte le istituzioni, a partire da Governo e Regione, devono essere consapevoli di questo mutamento in atto.

Il Governo dovrebbe studiare misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti. Solo a Roma si trovano circa 200mila case vuote, che in alcuni casi formano veri e propri quartieri fantasma. È uno scandalo a cui bisogna porre rimedio, un’offesa a chi non ha un tetto ed è costretto a vivere da anni in condizioni di disagio. Soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito l’Italia.
Il Governo, inoltre, ha a sua disposizione un immenso patrimonio che potrebbe mettere a disposizione dei Comuni per superare l’emergenza abitativa: basterebbe potenziare l’attuazione del federalismo demaniale e assegnare alle amministrazioni locali le caserme e i forti; e, beninteso, le relative risorse per riqualificarli e renderli disponibili. Darli alle famiglie.

Con la Regione Lazio abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera. Questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili: il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince.

C’è poi la questione della politica migratoria. Al momento non esiste un piano nazionale di inclusione dei migranti successivamente all’uscita dal circuito Sprar che, di fatto, sono abbandonati a carico dei Comuni. Persone che non possono neanche lasciare l’Italia, come vorrebbero, perché il Trattato di Dublino firmato dal governo glielo impedisce.
Immigrazione, accoglienza e emergenza abitativa sono temi legati tra loro. Serve una visione complessiva, nuova.

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Tutta la verità su Roma

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di Maurizio Alesi (politicaprima.com)

Una volta si andava a Roma per vedere il Colosseo, l’Altare della Patria, il colonnato di S. Pietro o Piazza Navona. Oggi della capitale si parla soprattutto per i suoi presunti disastri amministrativi, le strade dissestate e la monnezza che ha preso il posto dei marciapiedi come un’invasione delle cavallette. Io che amo Roma e che da ragazzo non perdevo occasione per andare, non potevo accettare che una città così importante è così unica al mondo potesse essere ridotta come ce la descrivono giornali e televisioni da oltre un anno.

I miei ricordi sono legati ad una città cartolina, piena di luci e di colori. In quegli anni l’unico elemento di degrado di cui si parlava erano le condizioni delle acque del Tevere il suo inquinamento. Spinto da un’irrefrenabile curiosità, oltre che dal piacere di tornarci, ho deciso di concedermi una vacanza nella capitale più raccontata (e denigrata), del nostro Paese.

A scanso di equivoci e a beneficio di chi si attarda ancora a dividere il mondo in grillini e antigrillini, dico subito di non avere nessuna intenzione di trasformare la mia permanenza in uno spot a favore dell’amministrazione pentastellata. Sono andato con spirito laico e distaccato per rendermi conto di persona, pronto a constatare un degrado diffuso ai limiti della decenza. Volevo realizzare un piccolo dossier personale sullo sfascio di Roma da conservare a futura memoria.

Ho iniziato la mia “inchiesta” chiacchierando con l’autista della struttura dove alloggiavo giusto per sentire gli umori della gente comune. Contrariamente alle mie attese, secondo lui, la città sta vivendo un passaggio importante verso la strada della rinascita e della funzionalità degna di una capitale europea. Dunque una città in movimento tutt’altro che rassegnata. Devo dire che lo stesso giudizio l’ho riscontrato anche da parte di albergatori, ristoratori, negozianti, gente incontrata per strada.

Ho registrato sostanzialmente una convinta apertura di credito verso la Raggi, determinata da concreti e palpabili miglioramenti rispetto al devastante passato recente. Ho pensato subito che si trattasse di campanilismo tipico dei romani e che mi sarei fidato solo di ciò che si sarebbe presentato davanti ai miei occhi. Girando in lungo e in largo, a caccia di disastri, dal centro alla periferia devo dire di avere avuto la sensazione di trovarmi in un’altra città.

Quella che ho vista io è una metropoli meravigliosa, curata, pulita, decorosa. Un capitolo a parte merita l’azienda di trasporto Atac che è il vero tallone d’Achille di questa amministrazione. Se da un lato è apprezzabile lo sforzo di aver dotato la città di tanti nuovi autobus moderni e confortevoli, il servizio resta inadeguato per una città con tre milioni di abitanti. I tempi d’attesa per certe linee, arrivano a superare anche un’ora e, inoltre, nessuno paga il biglietto. Un autista al capolinea mi confida che un mezzo su due rientra al deposito a causa di guasti. Questa azienda, cannibalizzata e prosciugata dalle precedenti gestioni andrebbe rifondata.

A parte i bus, durante tutto il mio soggiorno, armato di fotocamera ho cercato disperatamente uno scatto, un video da scoop: sacchetti di immondizia in pieno Vaticano, crateri sul manto stradale dei Fori Imperial, cassonetti stracolmi a Piazza di Spagna: nulla.

Le mie foto costrette ad immortalare una città impeccabile, fioriere ovunque, marciapiedi puliti ovunque ti giravi, di buche nemmeno l’ombra e molte strade avevano addirittura il tappetino rifatto da poco. Nessuno mette in dubbio che ci siano le buche a Roma ma dare la rappresentazione di una città-groviera è un’altra cosa. Così come ci sarà pure qualche strada di periferia più trascurata, come avviene in tutte le città del mondo. Ma far leva su singoli casi per massacrare la capitale è fuorviante. Certo, mi sono detto, qui va tutto bene perché si tratta di strade importanti e frequentate, chissà cosa si troverà dentro quei vicoletti… Macché, una sfortuna nera ha accompagnato per intero la mia vacanza.

Possibile, dicevo, che con tutto lo schifo che ci raccontano su questa città io non riesca a trovare neppure una bottiglia di birra gettata per strada? Ho girato la città da nord a sud, preso una dozzina di linee bus per tutte le direzioni senza trovare una strada al buio, una discarica a cielo aperto, una caditoia otturata. File di cassonetti dell’Ama sempre vuoti e puliti a tutte le ore. Persino in tempi di siccità, col lago di Bracciano “prosciugato” (un altro inganno), le fontanelle continuavano a zampillare un’acqua cristallina. Fu allora che decisi di addentrarmi nelle vie più anonime, quelle dove i turisti non vanno e che neppure i romani conoscono, per trovare finalmente il letamaio di cui parlano in TV. Sono andato di sera per cogliere in flagranza i cassonetti non svuotati e maleodoranti con i sacchetti della monnezza intorno. Niente da fare neppure da quelle parti, dove anzi ho visto in azioni i mezzi dell’Ama che spazzavano e lavavano le strade. Si direbbe che la città è curata in maniera uniforme.

A questo punto ho pensato che non c’era più niente da fare. Dovevo rassegnarmi all’idea che Roma non è come ce la raccontano o come i suoi detrattori vorrebbero che fosse, con il meschino obiettivo di screditare l’attuale amministrazione e buttarla giù per ritornare ai vecchi sistemi. Ma nonostante tutto non mi ero ancora rassegnato al fatto che si potesse costruire scientificamente la rappresentazione di una città in ginocchio, in contrasto con una realtà tutta opposta. Per fortuna i turisti, che conoscono il livello della stampa italiana, non ci credono e invadono Roma da tutti i continenti.

Per completare il mio reportage non volevo tralasciare di fare un salto sul lungotevere. Hai visto mai che tutti i rifiuti della città sono concentrati sulle rive del fiume? Devo dire la verità, sul Tevere mi aspettavo una situazione di degrado da raccontare. Giunto sul posto mi sono trovato davanti uno spettacolo mozzafiato. Lungo le due sponde del fiume decine di punti di ristoro, pub, ristoranti, gazebi bianchi illuminati da mille lampadine colorate, che pullulavano di gente: c’erano anche le piste ciclabili e i battelli sempre stracolmi ad ogni imbarco che fanno il giro della città.

A me non restava che tornarmene a casa senza una foto da spendere per sputtanare la Raggi e questi sprovveduti incapaci che si sono messi in testa di governare le città. È uno schifo: vai a Roma per constatare l’incapacità dei 5stelle e trovi un luogo stupendo, una città civile che sta compiendo il miracolo di far dimenticare decenni di malgoverno, di ruberie e di intrallazzi. Giuro che per par condicio l’anno prossimo vado a Milano.

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Stato d’emergenza per il Lazio: subito!

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di Virginia Raggi

È intollerabile che Roma venga privata dell’acqua. È un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. È un danno di immagine per tutta l’Italia.

Ma sono preoccupata soprattutto per la fornitura di acqua ad ospedali, case di cura, strutture sanitarie e, non ultimo, per l’approvvigionamento ai Vigili del Fuoco che in un periodo come questo risulta di fondamentale importanza. Il Governo intervenga con gli strumenti che ha a disposizione.

È necessaria la dichiarazione dello Stato di Emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le Province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora.

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#RomaTagliaGliSprechi: -84% di Alemanno e -72% di Marino

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di MoVimento 5 Stelle Roma

Ecco quello che succede quando ad amministrare è il MoVimento. Oggi sono stati presentati i tagli agli sprechi in Assemblea Capitolina durante il primo anno di consiliatura a 5 Stelle. Quasi 6 milioni di euro in meno rispetto al 2008, primo anno di amministrazione Alemanno e 3 milioni di euro in meno rispetto al 2014, primo anno di amministrazione Marino.

Una forte riduzione delle spese dell’Assemblea Capitolina presieduta da Marcello De Vito. Dai quasi 7 milioni di euro dell’amministrazione Alemanno agli oltre 4 milioni di euro dell’amministrazione Marino ai soli 1.101.629,81 euro spesi quest’anno. In percentuale l’84,05% di spese in meno rispetto al totale sostenuto durante il primo anno del sindaco Alemanno e il 72,94% in meno rispetto a Marino.

Come si evince dalla tabella in foto, il risparmio ottenuto su ogni singola voce è enorme.

Mentre il MoVimento 5 Stelle non impegna fondi per le spese postali e per quelle di editoria, nonostante il già diffuso utilizzo delle nuove tecnologie, con l’amministrazione Marino tre anni fa queste spese superavano rispettivamente i 3.500 euro e i 18mila euro. Nel 2008 con Alemanno il Comune spendeva ben 23.641,20 euro per la posta e quasi 50mila euro per l’editoria.

L’analisi dei dati diventa quasi sconcertante sulle spese di cancelleria: rispetto a nove anni fa il MoVimento 5 Stelle spende circa 117.000 euro in meno per la cancelleria e 57.000 euro in meno per gli altri materiali. Un divario enorme che diventa inconcepibile se si tiene conto anche dell’inflazione.

Il totale delle spese dei Gruppi Capitolini per l’acquisto di beni e consumi e per le prestazioni di servizi arriva a oltre 220.000 euro con Alemanno e a oltre 230.000 euro con Marino a fronte dei 90.000 euro spesi invece dal 1 luglio 2016 al 30 giugno 2017. Se si analizzassero in dettaglio solo quelle del gruppo dei consiglieri di maggioranza MoVimento 5 Stelle il risparmio sarebbe ancora più netto.

Le spese per le iniziative degli Organi Istituzionali del primo anno di amministrazione Alemanno sono di quasi 2,8 milioni di euro; con Marino se ne spendono ‘solo’ 300mila euro che diventeranno però 520 mila l’anno successivo.

L’amministrazione 5 Stelle, anche in questo caso, non spende nulla!

Con Alemanno per le iniziative delle Commissioni Elette e Roma Capitale, in un solo anno, si spendono 141mila euro. L’amministrazione Marino ne spende solo 9mila euro per la Commissione Elette ma quello stesso anno sente il bisogno di investire 160.208 euro per ‘servizi informativi sull’attività dell’Ente’, una voce che non compare nemmeno nel primo anno della assolutamente non parsimoniosa amministrazione Alemanno.

Per quanto riguarda le spese del personale per lavoro straordinario le due amministrazioni precedenti non si fanno bastare il fondo ordinario che utilizzano per un importo rispettivamente pari a 1.080.177,15 euro e 866.978,93 euro, prelevando anche dal fondo straordinario Roma Capitale da cui si attingono 84.911,75 euro con Alemanno e ben 448.771,85 euro con Marino. L’ufficio dell’Assemblea Capitolina, durante il primo anno di consiliatura 5 Stelle, non tocca il fondo straordinario e spende per gli straordinari meno della metà rispetto alle amministrazioni precedenti.

Le spese per contratti di consulenza, per le prestazioni lavorative esterne e per la realizzazione di progetti di varia natura passano da 43mila euro durante il primo anno di mandato di Alemanno, a 426.963 euro con Marino, al totale abbattimento sotto la Presidenza di Marcello De Vito.

Drastico il taglio sul numero di personale in posizione di comando da altra amministrazione: 716.746,00 euro nel primo anno Alemanno, 1.142.469,00 euro durante il primo anno Marino e appena 242.929,00 euro ora grazie a una disposizione dell’Ufficio di Presidenza che in questo primo anno ha ridotto il numero degli incarichi a 13, esattamente venti persone in meno rispetto al 2014: un solo comando per gruppo consiliare e per i membri dello stesso Ufficio di Presidenza.

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