Avevamo ragione, la Corte Costituzionale ha fermato le trivelle di Renzi

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di Andrea Fiasconaro – Capogruppo del M5S Lombardia

La sentenza 170, della Corte Costituzionale, pubblicata il 12 luglio scorso, ha dichiarato illegittimo il comma 7 dell’articolo 38 del Decreto legge 133, lo Sblocca Italia, che ribadisce che il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale è materia concorrente tra Stato e Regioni.

Avevamo ragione nel chiedere l’impugnazione dell’articolo 38 dello ‘Sblocca Italia’ che consentiva la ricerca, la trivellazione e lo stoccaggio indiscriminati di idrocarburi sul territorio. La Corte Costituzionale ristabilisce che la materia è concorrente tra Stato e Regione, dunque sulla ricerca di idrocarburi lo Stato non può prendere decisioni per una Regione senza consultarla.

Solo il PD lombardo, allora completamente renziano, aveva difeso quel decreto pro trivelle che la Corte ha impugnato. E’ stato sventato il tentativo di Renzi di consentire al Governo di agire indisturbato con altre concessioni e prolungamenti che vanno contro la volontà dei cittadini e delle buone politiche per i territori e la tutela dell’ambiente. Ora la Lombardia faccia un ulteriore passo avanti, ripensi le politiche regionali sulle trivelle e gli stoccaggi e orienti il suo futuro sulle energie rinnovabili .

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Smontiamo le balle renziane sull’immigrazione con questo video


di Laura Ferrara, M5s Europa

Matteo Renzi continua a raccontare balle sull’immigrazione. Proprio qualche giorno fa intervistato da Enrico Mentana su La7 ha cercato di confondere nuovamente le acque sull’immigrazione con una marea di inesattezze.

Non gli è bastato vendere il paese per un pugno di spiccioli e trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Ma tutti i nodi vengono al pettine. Smontiamo le sue balle sull’immigrazione. Facciamo arrivare questo video a Matteo Renzi!

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Un commento di Giulio Tremonti sulla genesi del Fiscal Compact

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Tutti ormai sono d’accordo con il MoVimento 5 Stelle sul rigetto del fiscal compact, da Renzi fino all’ex ministro Giulio Tremonti. Se è così si passi ai fatti: il governo non dia il via libera questo autunno e lo dichiari fin da subito. Di seguito riportiamo un commento ricevuto dal prof. Tremonti che volentieri pubblichiamo.

di Giulio Tremonti

Ho letto su Il Blog delle stelle il post “Il PD ha già approvato il Fiscal Compact. A febbraio”
Il post contiene una lunga ed interessante analisi sulle origini della crisi della finanza pubblica “europea” e contiene inter alia quanto segue: “… nella sua fase embrionale il Fiscal Compact… è contenuto nei cosiddetti Six-Pack e Two-Pack. Votati e voluti dal Governo Berlusconi-Lega (vi era Giulio Tremonti al ministero dell’Economia) nel 2011”.

Ho francamente qualche difficoltà nel condividere questo specifico punto.

Basta infatti andare su Wikipedia, e comunque più ampiamente sul sito della Commissione Europea, per verificare che:

a) il “Six-Pack” (seguito, ma solo due anni dopo, nel 2013, dal “Two-Pack”) ha preso forma in 5 Regolamenti (Regolamento del Consiglio n.1177/2011 dell’8 novembre 2011; Regolamento n. 1173/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1174/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1175/2011 del 16 novembre 2011; Regolamento n. 1176/2011 del 16 novembre 2011) e nella Direttiva 2011/85/UE del Consiglio dell’8 novembre 2011). Atti tutti questi formalizzati tra l’8 ed il 16 novembre 2011, quando il Governo Berlusconi stava cadendo od era già caduto;

b) ma sarebbe forse scorretto chiudere così. Già nei mesi precedenti l’Italia, non solo il Governo Berlusconi, ma ripeto l’Italia, era infatti sotto la drammatica pressione di una crisi speculativa che via via e sempre più ne limitava la sovranità. Una crisi che non aveva ragione reale nello stato della nostra finanza pubblica: (“In Italia il disavanzo pubblico, prossimo quest’anno al 4 per cento del pil, è inferiore a quello medio dell’area euro … Appropriati sono l’obiettivo di pareggio di bilancio nel 2014 … Grazie a una prudente gestione della spesa durante la crisi, lo sforzo che ci è richiesto è minore che in altri Paesi avanzati”, così 31 maggio 2011 nelle “Considerazioni finali” della Banca d’Italia). Ma una crisi che aveva piuttosto per obiettivo quello di trasferire sull’Italia prima la colpa e poi il costo della crisi delle banche tedesche e francesi, esposte a folle rischio sulla Grecia.

Per quanto mi riguarda credo di avere sempre espresso idee e tenuto posizioni non condivise in Europa, ma comunque non omologabili in termini di dogmatica e fanatica ortodossia finanziaria “europea”. Nel 2008, appena iniziata la grande crisi, ho proposto l’istituzione di un “Fondo Salva Stati”, subito dopo ho proposto l’introduzione di nuove regole sul mercato finanziario internazionale e contro la speculazione (“Advocating radical reform of internationl finance… expressing a rather eclectic economic philosophy”, così in Wikileaks, Cable time, Thu, 30 ottobre 2008 12.45 UTC, Origin: Embassy Rome, Classification: Confidential, Destinaton The White House).

Nel 2010 (ma già nel 2003) ho proposto l’introduzione degli “eurobond”. Ancora nel maggio 2011, quando già sta iniziando la crisi del Governo Berlusconi, ho contrastato l’uso “Salva-banche” del “Fondo Salva-Stati”. E proprio questo contrasto fu la causa della manovra – ricatto realizzata manovrando gli spread. Non per caso il primo atto del Governo Monti fu proprio quello di consentire alla conversione nell’uso del Fondo, da “Salva Stati” a “Salva banche”.

Quanto è stato dopo, nel corso dell’estate del 2011, e qui a partire dall’obbligo imposto dalla BCE all’Italia di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, è una storia un po’ diversa da quella che oggi si racconta.

Davvero grato per l’ospitalità e con i miei migliori saluti.

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La pubblicità occulta della RAI al libro di Renzi

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di MoVimento 5 Stelle – Commissione di Vigilanza RAI

Dopo l’addio al Tg1 Mario Orfeo ha trovato un nuovo lavoro. Non si tratta di quello di direttore generale, ma di pr di Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio ha infatti potuto contare su un supporto fenomenale al lancio del suo libro da parte di tutto il Servizio pubblico. Non proprio pubblico, in questo caso. Le vetrine che Matteo Renzi ha avuto per pubblicizzare la sua ultima ‘fatica’ sono state numerosissime. Renzi ha potuto pubblicizzare il suo libro praticamente ovunque.

Quella più prestigiosa è stata in apertura del Tg1 pochi giorni fa, realizzata da un vicedirettore, ed era impreziosita da un dettaglio della copertina dell’avvincente saga renziana. E poi valanga di servizi in cui il libro viene citato, rilanciato, discusso e inquadrato. Non servizi, ma veri e propri spot per cui l’ex premier non spenderà un centesimo: una vera e propria pubblicità occulta. Poi tocca ai salotti. E allora il neo-responsabile del pomeriggio di Ra1 Andrea Vianello, nominato da pochi giorni proprio da Orfeo, dà il via libera a una lunga ospitata di Renzi perfino alla Vita in diretta, uno spazio off limits per la politica solitamente. Non per il romanziere di Rignano però. La mattina era stata la volta di Agorà Estate.

Insomma la Rai a reti unificate per far promozione del libro dell’ex premier. C’è un piccolo dettaglio: i proventi del libro di Renzi andranno nelle tasche di Renzi.

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Il PD ha già approvato il Fiscal Compact. A febbraio

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Basta speculare sull’abolizione del Fiscal Compact per meri fini elettorali. Il PD e chi lo rappresenta non può permettersi di sbandierare e minacciare l’abolizione di questo mostruoso e folle accordo intergovernativo che, se inserito nel quadro giuridico UE, sancirà la fine dell’Italia. Perché proprio il Partito Democratico, a febbraio 2017 tramite il report a firma Bresso – europarlamentare renziana al Parlamento europeo – ha proposto e ottenuto a suon di voti (dei socialisti e dei popolari, dove siedono a Strasburgo PD e Forza Italia) un’accelerazione nell’istituzionalizzare la Troika a livello comunitario. Il report pretendeva l’immediata “integrazione delle pertinenti disposizioni del patto di bilancio nel quadro giuridico dell’UE” e “la piena attuazione dell’attuale quadro basato sul six-pack e del two-pack”. Quindi, appunto, di integrare il Fiscal Compact nel quadro giuridico dell’Unione Europea. Matteo Renzi ancora sostiene di aver combattuto una battaglia in Europa e di voler cambiare le regole a tutti i costi: questo personaggio inizia ad essere un pericolo ambulante per sé stesso e per l’Italia intera.

La storia del Fiscal Compact e il modo obbrobrioso con cui l’UE l’ha partorito viene da lontano e vede la connivenza della politica italiana tutta, senza eccezioni. Nella sua fase embrionale il Fiscal Compact, o meglio i dettami con cui viene imposta l’austerità nel continente, è contenuto nei cosiddetti Six-Pack e Two-Pack. Votati e voluti dal Governo Berlusconi-Lega (vi era Giulio Tremonti al ministero dell’Economia) nel 2011, sono un insieme di regolamenti e direttive attraverso le quali è stato introdotto un sistema di sorveglianza dei dati macroeconomici di ciascun paese, per cui se la Commissione europea ritiene che ci siano degli squilibri può chiedere allo Stato di adottare misure di politica economica dirette alla loro eliminazione. È l’inizio della fine firmato dal centro-destra italiano, gli stessi che oggi vogliono sembrare euroscettici ne sono stati complici consenzienti.

Poi è arrivato Mario Monti, quando era ormai evidente che i vizi del Cavaliere e i vari bunga bunga non erano più adatti a gestire un Paese sull’orlo del baratro. Lui ha completato ciò che Berlusconi aveva trattato con estrema sufficienza: mentre l’Unione Europea si trasformava in un mostro tecnocratico, i mercati ci attaccavano, l’ex presidente del Consiglio veniva travolto da scandali di ogni genere e il PD si apprestava a spingere verso un’austerità sempre più cieca e disumana. In questo periodo prende definitivamente forma il Fiscal Compact, ereditato dal Governo di centro-destra, firmato dai tecnici e fortemente voluto da un festante Partito Democratico, inebriato dalla smania di andare finalmente al potere. Non solo, siamo anche stati tra i pochi Paesi europei a modificare la nostra Costituzione per inserirvi il pareggio di bilancio (sempre coi voti di PD e PDL); una follia di cui pagheremo le conseguenze a lungo.

Oggi tutti sbandierano l’abolizione del Fiscal Compact come uno scalpo per ottenere qualche voto. La verità è che sono incompetenti e in conflitto d’interessi fino al midollo; con questa classe politica mai nulla cambierà, andremo solo a peggiorare. Di anno in anno, di regolamento in regolamento, di decreto legge in decreto legge, l’Italia si trasformerà in un Paese del terzo mondo. Fidatevi di chi il Fiscal Compact e l’Euro gli hanno criticati fin dagli albori. Quando era impopolare alzare il dito contro le folli regole economiche dell’Unione europea, il MoVimento 5 Stelle aveva già compreso il baratro a cui stavamo andando incontro. E ancora ci danno degli incompetenti, proprio loro, che con le loro lauree “honoris causa” stanno distruggendo l’Italia.

Vi riportiamo l’articolo 7 del report Bresso, a firma PD. Ecco quanto vale la parola di Renzi:
art.7. – ritiene che le soluzioni intergovernative debbano rappresentare solo uno strumento di extrema ratio vincolato a condizioni rigorose, in particolare il rispetto del diritto dell’Unione, l’obiettivo di rafforzare l’integrazione europea e l’apertura per l’accesso degli Stati membri non partecipanti, ed è del parere che dovrebbero essere sostituite quanto prima da procedure unionali, anche negli ambiti in cui non tutti gli Stati membri soddisfano le condizioni di partecipazione, in modo tale che l’Unione possa svolgere i propri compiti all’interno di un unico quadro istituzionale; si oppone, in tale contesto, alla creazione di nuove istituzioni all’esterno del quadro unionale e continua ad adoperarsi per l’integrazione del meccanismo europeo di stabilità (MES) nella legislazione dell’Unione, a condizione che vi sia un’adeguata assunzione di responsabilità democratica, come pure per l’integrazione delle disposizioni pertinenti del patto di bilancio (Fiscal Compact), così come previsto dallo stesso trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria, sulla base di una valutazione globale dell’esperienza acquisita nell’ambito della sua attuazione; insiste sulla necessità di non tenere separato il processo decisionale effettivo dagli obblighi di bilancio;

Scarica qui il report in formato originale.

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5 milioni di poveri assoluti, ma il PD regala miliardi alle banche

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di MoVimento 5 Stelle

In Italia i poveri assoluti sono quasi 5 milioni, ma il governo Gentiloni, esattamente come quello di Renzi, ha deciso che le banche sono più importanti, che sono loro la vera emergenza a cui far fronte.

Fatalità i dati Istat arrivano proprio nei giorni in cui il governo PD, con il suo vergognoso decreto sulle Banche venete, regala 5 miliardi a Banca Intesa, che si aggiungono ai 12 miliardi a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti.

L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila, oggi sono 4 milioni 742 mila. E’ il dato più negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in povertà relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. Sono persone in carne e ossa, ma per il governo sono solo numeri.

Il governo Gentiloni, in linea con Renzi, continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare le persone e le famiglie che sono in grave difficoltà economica. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento, nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche. Poi però per aiutare le banche le risorse si trovano sempre: dal 2011 i governi hanno regalato in totale alle banche 85 miliardi di euro, ai cittadini italiani in condizioni di povertà solo briciole! Eppure una strada diversa è possibile. Bisogna smettere di pensare alla logica dei bonus, ora più che mai bisogna aprire un dibattito serio sulla necessità di introdurre una misura di sostegno al reddito collegata alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro, come il reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, che giace in Commissione da oltre 2 anni e mezzo proprio per colpa del governo e della maggioranza.

E’ proprio l’ISTAT a certificare che la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza costa 14,9 miliardi e che servirebbe ad azzerare la povertà più grave senza dispersione. I soldi non possono essere una scusa. Le famiglie vanno aiutate ora perché non possono più aspettare.

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Renzi: record di debito pubblico e di balle

di MoVimento 5 Stelle

I 3 anni di Governo Renzi si potrebbero riassumere in una frase: produrre debito senza produrre crescita. Eppure Renzi da Enrico Mentana è riuscito a sostenere che il suo Governo è il primo, dopo 10 anni, che non ha fatto salire il debito pubblico.

Questo è falso sia dal punto di vista del debito in valore assoluto, che sotto quello del debito/Pil. Renzi è salito a Palazzo Chigi a febbraio 2014. Le sue mirabolanti performance sono queste: +80 miliardi di euro di debito assoluto, +0,8% di debito/Pil. Fonte MEF.

Significa semplicemente che la flessibilità concessa a Renzi dall’Europa è stata spesa male, malissimo. E non servivano i numeri per capirlo. Tutti ricordiamo gli 80 euro gettati di qua e di là come fossero briciole per un popolo impoverito e i quasi 18 miliardi spesi nel complesso per pompare un contratto di lavoro a “tutele crescenti” che si è rivelato inutile appena gli incentivi sono stati eliminati.

Oltre 40 miliardi in tutto che potevano essere spesi per sostenere i redditi più bassi e rilanciare gli investimenti, questi ultimi invece tagliati da Renzi sulla scia di Monti e Letta. Renzi ha rottamato la crescita e aumentato il rapporto debito/Pil NONOSTANTE l’Europa, nello stesso periodo, sia tornata ad aumentare il Pil a ritmi incoraggianti. Si pensi alla Spagna, che faceva +2,3% mentre Renzi otteneva una sostanziale stagnazione, o alla stessa Grecia, che sempre nel 2016 otteneva un +2,7%.

Basta menzogne, un po’ di rispetto per chi questo debito improduttivo dovrà pagarlo, oggi e domani, con le sue tasse. Tra l’altro è patetico vedere la metamorfosi di Renzi, che ci ha sempre attaccato su tutto ma ora, alla canna del gas, ha deciso di fotocopiare il programma del MoVimento 5 Stelle vendendolo come fosse il suo. Sul debito sembra proprio che abbia preso lezioni dal prestigioso convegno organizzato alla Camera dei Deputati dal MoVimento 5 Stelle, nel quale diversi economisti di livello internazionale hanno sostenuto scientificamente che senza crescita il rapporto debito/Pil non calerà mai. Sul deficit ha proposto di stracciare il Fiscal Compact, come fosse una novità, quando il MoVimento 5 Stellelo propone da quando è stato ratificato. E sull’immigrazione attacca il Trattato di Dublino, propone di chiudere i porti e di approvare un codice di comportamento per le ONG.

Caro Renzi, è tutto inutile, gli italiani non votano le copie sbiadite, ma l’originale.

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Disinnescare la trappola dell’immigrazione, subito!

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di Beppe Grillo

Il nostro vicepresidente della camera, Luigi Di Maio, ha incontrato i responsabili di Frontex (l’agenzia che si occupa delle frontiere della UE). Gli hanno spiegato di come il nostro governo ha venduto un Paese quasi allo stremo per fare da unico porto (ed unica speranza possibile) per altra gente allo stremo con l’accordo Triton. Il nostro governo si è impegnato a ricevere tutte le navi cariche di disperati in cambio di… non riesco a scriverlo!

Così è stata ulteriormente fomentata la speranza di entrare nella UE attraverso l’Italia, dove invece resteranno intrappolati ad ammassarsi con noi. Neppure la più perversa delle immaginazioni poteva prefigurarsi una cosa del genere! Infatti non ci aveva pensato nessuno, come poteva questo caos arido essere frutto di un calcolo? Gentiloni e Renzi da settimane insistono, insomma inscenano delle mosse decise, con i paesi a cui ci hanno venduto perché facciano almeno finta di restituirci un minimo di dignità. Perché lo fanno se conoscono benissimo le ragioni di ciò che sta accadendo dal momento che ne sono la causa?

Avrei davvero preferito che le esternazioni della Bonino fossero delle Fake news. Insomma il bottegaio amorale ha comprato la soglia della povertà di molti italiani con 80 euro per rivendersela subito dopo: trasformare il nostro Paese e la nostra sovranità in una trappola per disperati. Tutti noi ne eravamo inconsapevoli, così come chi da noi arriva disperato. Capiamo bene adesso quelle quattro parole concesse dai giornalisti alla gente ammassata: “di dove sei? Come sei arrivato? Dove vuoi andare… vuoi restare qui da noi?” “No grazie per avermi salvato, ma io voglio andare in Germania, in Francia o in Belgio, li c’è qualcuno che mi aspetta…” Ed invece sarai tu ad aspettare qui, in mano a criminali e caporali, non si sa che cosa.

Quello che è venuto fuori con l’incontro tra il direttore di Frontex e Luigi Di Maio rappresenta un crimine contro l’umanità perché, di fatto, hanno costruito con la complicità del nostro “governo” una trappola demografica. Mentre lasciavano illudere dei poveracci e dei profughi di poter entrare in Europa attraverso l’Italia già sapevano che non avrebbero mai potuto superare i nostri confini: e questi poveretti infatti non lo sanno proprio! Ecco perchè tutti gli sbarcati dicono “voglio proseguire per la Germania e la Francia” illusi e ancora più ingannati di noi.

Hanno gettato nella confusione gli italiani (che non sapevano dell’accordo con Frontex). Così i nostri cittadini, non avendo la minima idea del perché tutte le navi sbarcano i profughi soltanto in Italia, cominciano a pensare male, molto male. E questo è pericolo, molto pericoloso, perchè una guerra fra poveri prende sempre il colore nero. Si tratta di un fenomeno più cinico rispetto agli scorsi crimini contro l’umanità, perché non li vede come atto finale ed estremo di un’involuzione della democrazia ma addirittura come scintilla per scatenare l’involuzione. Questo schifo può essere avvenuto soltanto con la complicità degli altri leader europei. Tu mi dai la possibilità di vincere le europee (gli 80 euro) e io mi faccio sommergere così sperimentiamo sull’Italia gli effetti dell’impoverimento di massa sul mercato del lavoro. Siamo diventati un laboratorio della miseria, forse il primo nel mondo occidentale.

In qualità di garante della prima forza politica in Italia ho l’obbligo di chiedermi cosa fare per salvare la nostra democrazia così in pericolo. Sono anni che i governi che si succedono sono illegittimi, le loro trovate sono sempre più pericolose; c’è il rischio che il malcontento tracimi in forme fortemente reazionarie. E’ necessario che le proposte presentate dal MoVimento 5 Stelle in tutte le sedi istituzionali ed europee vengano discusse SUBITO. La proposta di legge Bonafede sulle ONG deve essere discussa immediatamente. I nostri porti devono chiudersi alle imbarcazioni non in regola. Il Regolamento di Dublino deve essere rivisto subito. L’Europa deve attivarsi, a partire dagli Stati più vicini Francia, Germania e Spagna, e darci una mano. Non si può più aspettare. Ieri sono arrivate in un giorno oltre 4.000 persone. Luglio, agosto e settembre saranno mesi infernali. O abbiamo risposte immediate o l’Italia deve subito interrompere qualsiasi forma di contributo economico all’Unione Europea e annunciare il veto definitivo al Fiscal Compact. Non staremo a guardare.

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E ora Renzi si finge paladino anti-austerità

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di MoVimento 5 Stelle

Dopo aver preso in giro i cittadini italiani per 3 lunghi anni fingendo di combattere l’austerità europea mentre rispettava per filo e per segno il dettato di Bruxelles, Matteo Renzi torna a recitare la stessa identica parte. C’è però una grande differenza rispetto al passato: la Commissione Europea ha cambiato cavallo politico e in Renzi non ripone più alcuna fiducia. Ecco allora che alla sua proposta di facciata di abbandonare il Fiscal Compact e alzare il deficit al 2,9% del Pil per 5 anni, hanno risposto con un secco no sia il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici che il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.

Siamo venuti a sapere proprio in questi giorni ciò che sospettavamo da sempre. I pochi decimali di flessibilità sul deficit che Renzi si vanta di aver ottenuto quando era al Governo sono stati concessi al prezzo di un folle accordo sull’immigrazione. Al Governo italiano qualche misero spazio fiscale per finanziare bonus elettorali e all’Europa la garanzia che il flusso crescente di immigrati provocato dalle guerre occidentali sarebbe stato assorbito interamente dal nostro Paese.

Renzi è con le spalle al muro e non riesce a far altro che tirar fuori dal cilindro il solito coniglietto spennato. Gli italiani non ci sono cascati prima, come hanno dimostrato in occasione del referendum costituzionale, e non ci cascheranno adesso.
Il M5S, da parte sua, lo ha sempre detto: né con Renzi, il falso paladino anti-austerità, né con i burocrati di Bruxelles. Il Fiscal Compact va cestinato il più presto possibile e l’Italia deve usare il suo rilevante peso strategico per invertire sia le politiche economiche europee che quelle immigratorie.

D’altra parte, l’unica forza politica che non si è resa complice delle trappole economiche (Fiscal Compact) o sull’immigrazione (Trattato di Dublino II) è la nostra, mentre Pd, FI e la stessa Lega sono privi di qualunque residua credibilità perché il sistema che contestano a corrente alternata lo hanno costruito loro, con le loro facce e i loro voti in Parlamento.

Basta teatrini. Alle prossime elezioni politiche la scelta sarà tra chi finge di svegliarsi ora dopo aver distrutto il Paese, da una parte, e il M5S dall’altra.

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85 miliardi di euro regalati alle banche

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di Giorgio Sorial

Il Governo ha messo la fiducia alla Camera sul decreto che regala 5 miliardi a Banca Intesa.
Altri 12 miliardi, poi, sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. Un provvedimento che potenzialmente costerà alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini, 17 miliardi di euro, accettando il ricatto di Banca Intesa che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che di fatto verranno cancellate dalla faccia della terra lasciando a casa circa 4mila lavoratori e con centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sul lastrico.
Ma l’operazione di oggi è solo l’ultimo di una serie di regali, composta da prestiti, garanzie, risparmi e dividendi garantiti al settore bancario, veri e propri aiuti di Stato. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi degli Italiani.

Parliamo, a spanne, di almeno 85 miliardi di euro.
Questa è la cifra spaventosa che lo Stato italiano ha garantito alle banche negli ultimi sei anni.
Si comincia nel 2011, con il Governo Monti, che “presta” 4,1 miliardi di euro a MPS. Soldi pubblici spesi e il risultato finale è davanti agli occhi di tutti.
Sempre nel 2011, poi, arriva il Decreto Salva-banche, che comprendeva le garanzie dello Stato sulle obbligazioni tossiche degli istituti, per un valore di 160 miliardi. Il risultato, per il settore bancario, è di 25 miliardi di euro prodotti tra il 2011 e il 2015.
Passiamo al Governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2013 prevede la revisione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti, producendo un risparmio per le banche, secondo una valutazione di Mediobanca, di 19,8 miliardi di Euro.
Nel gennaio del 2014, poi, arriva il decreto che rivaluta le quote di Bankitalia. Si passa dal valore 156mila euro a 7,5 miliardi di euro e le banche socie incassano dividendi per 1.060 miliardi, pari a circa 380 milioni all’anno.

Arriva il momento del Governo Renzi, che nel novembre del 2015 approva un altro Decreto “Salva-Banche”, che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria. L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare.
Ad aprile 2016, poi, la riforma dell’articolo 120 del Testo unico bancario genera ricavi per il settore bancario pari a 2 miliardi di euro all’anno.

Infine, il Governo Gentiloni e i salvataggi degli ultimi giorni.
Prima i 5,4 miliardi per Mps, poi una cifra simile per le banche venete. E considerando i costi totali delle due operazioni (l’ipotesi peggiore di perdita sulle garanzie), l’esborso complessivo dello Stato potrebbe arrivare a 23 miliardi.
Il totale parla di oltre 85 miliardi regalati in varie forme alle banche.
Adesso sappiamo perché non ci sono mai soldi per i cittadini: vengono regalati alle banche.
Gli Italiani, grazie agli ultimi governi, pagano le tasse per salvare le banche.
Se però proviamo per un attimo a ignorare gli enormi guadagni garantiti al settore bancario e consideriamo solo i soldi pubblici effettivamente già usciti dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini, abbiamo una spesa di circa 20 miliardi.
Cosa si sarebbe potuto fare con una cifra del genere?
Cosa avremmo potuto realizzare, se il primo interesse dello Stato non fosse stato quello di favorire le banche, ma di investire per i propri cittadini?

Facciamo alcuni esempi:
– in un momento di grande crisi del mondo del lavoro, si sarebbe sicuramente potuto investire per garantire occupazione. Secondo il rapporto Cresme per ogni miliardo investito nella riqualificazione edilizia si generano 14.927 occupati.
Se quindi avessimo usato questi 20 miliardi come investimento nel settore avremmo generato ben 298.540 occupati;
– se si pensa inoltre che quotidianamente il nostro territorio è soggetto a elevate criticità idrogeologiche queste risorse si sarebbero potute investire per la riduzione del rischio idrogeologico, salvaguardando la vita dei nostri cittadini e generando ulteriori opportunità occupazionali. Si stima che per ogni miliardo investito nel settore attiverebbe 6 mila posti di lavoro. Investire 20 miliardi in tale settore avrebbe permesso di avere 120 mila occupati.
Tutto questo, però, resta solo un sogno. Quando si parla di sicurezza della vita dei cittadini italiani, di lavoro, e di tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani, noi siamo sempre in prima linea con proposte serie e dalla parte dei cittadini. La risposta che ci viene data, però, è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
Quando saremo noi a governare il Paese, però, i fondi pubblici verranno usati per i cittadini, per il lavoro, per la sicurezza e per il benessere del popolo italiano.
Per dare una risposta ai nostri veri problemi.
Perché si può fare. Basta volerlo.

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