Roma: così tagliamo gli sprechi delle partecipate

di Virginia Raggi

È una giornata speciale per i cittadini di Roma. In campagna elettorale mi ero impegnata a ridurre gli sprechi delle aziende partecipate del Comune di Roma, che erano state utilizzate dalla politica come un bancomat, come strumenti per consolidare il consenso, per moltiplicare poltrone e clientele.

Finalmente posso dire che quel progetto diventa realtà, con il Piano di riordino e razionalizzazione delle partecipate di Roma Capitale che oggi abbiamo presentato. Ho ringraziato l’assessore Massimo Colomban per il lavoro svolto nel corso di un anno e che – ne sono certa – verrà portato avanti con lo stesso impegno dal suo successore.
Noi tagliamo sprechi e poltrone. Rendiamo più efficienti le società partecipate del Campidoglio, riducendole da 31 a 11 e producendo risparmi immediati per 90 milioni di euro. Tagliamo i rami secchi che hanno zavorrato per anni i bilanci di Roma Capitale producendo progressivamente il mostruoso debito che conosciamo.

Tutto questo ha un solo scopo: offrire servizi efficienti e di qualità ai cittadini. Solo con l’applicazione del Piano che oggi abbiamo presentato siamo in grado di produrre, da subito, benefici economici per le casse del Campidoglio per una cifra di 90 milioni di euro: 80 milioni dalle cessioni di aziende e 10 milioni di euro l’anno dai risparmi gestionali.

Ma non ci fermiamo: riorganizzare le partecipate vuol dire anche renderle più efficienti e competitive, ed è già stato avviato un lavoro mirato a migliorare i processi interni alle aziende, le loro performance industriali ed economiche. Questo lavoro passa anche attraverso il risanamento di Atac che abbiamo già annunciato, l’efficientamento di Ama, lo sviluppo di sinergie e operazioni strategiche tra tutte le partecipate.
Il fine è quello di liberare risorse che appartengono ai cittadini romani. Così noi tutti potremo avere società moderne, dinamiche e produttive, di cui andare orgogliosi.

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Chikungunya: i numeri parlano da soli

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di Pinuccia Montanari, Assessore all’Ambiente di Roma

Ci lasciano sconcertati le parole di Benvenuti, ex presidente AMA nominato da Alemanno, intervistato da TG5 sul caso chikungunya. A Roma disinfestazioni e derattizzazioni sono state effettuate con grande impegno. Dire o lasciar intendere il contrario è un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini.

Il focolaio non è a Roma ma ad Anzio. Roma è stata danneggiata dalle disinfestazioni inefficaci di altri comuni laziali. Per noi, parlano i numeri.
Gli ultimi dati ci dicono che Roma, con 2.875.364 abitanti ha subito 7 casi di contagio mentre Anzio, con 54.211 abitanti, ha riscontrato 54 casi di contagio.
Verificheremo attentamente quanti dei Romani contagiati hanno soggiornato ad Anzio.

Mentre i nostri trattamenti preventivi a bassa tossicità hanno funzionato molto meglio degli altri, ci chiediamo cosa hanno fatto le altre Amministrazioni per garantire la salute dei cittadini.

La nuova ordinanza Raggi è servita per permettere gli interventi di disinfestazione anche sul suolo privato. Nessun passo indietro e nessun ritardo da parte nostra. I trattamenti adulticidi erano già previsti.

Su questo caso andremo fino in fondo, per ristabilire la verità e valuteremo tutte le azioni possibili, anche legali, denunciando il procurato allarme e la diffusione di notizie false, per tutelare l’operato dell’Amministrazione Capitolina.

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Il MoVimento 5 Stelle salverà Atac

di Gianni Lemmetti

Il Pd non è vergine sul concordato, ma dove l’ha usato ha fallito. Con noi funziona e lo dimostreremo anche con Atac. A Livorno abbiamo dimostrato che il Movimento 5 Stelle ha saputo elaborare un piano di risanamento di una società partecipata per mezzo del concordato preventivo in continuità. Analogamente il Partito democratico, senza dire niente a nessuno, l’ha fatto in provincia di Lucca e in provincia di Massa Carrara. Il Pd non è vergine rispetto al concordato. Lo utilizza, ma siccome lo gestisce in modo politico non gli torna.

È quanto ho ricordato ieri ai consiglieri di opposizione, durante la seduta straordinaria su Atac. Sono venuti a dirci che il concordato non funziona perché crea dei problemi. Ma noi a Livorno lo abbiamo fatto per l’azienda di gestione dei rifiuti mentre il Partito democratico lo ha fatto a Massa Carrara: il nostro funziona benissimo, abbassa la tariffa, non ha chiesto un euro ai cittadini, ha prodotto un debito ‘zero’ con il servizio porta a porta esteso a tutta la città e porterà allo spegnimento dell’inceneritore entro il 2021; il Cermec, il consorzio per la gestione di rifiuti a Massa Carrara, non ce la fa a concludere il piano di concordato. Però il Pd non dice: “ci abbiamo provato anche noi ma non ci siamo riusciti”. Dicono agli altri che non ce la fanno. Forse perché lo conoscono: conoscono i loro concordati e, siccome non riescono a mettere in pratica questa misura, dicono che gli altri non ce la faranno.

Noi ce l’abbiamo fatta, invece, pagando tutti i fornitori con una percentuale superiore all’80% dei loro crediti. Chi ha parlato, in aula Giulio Cesare, di percentuali al 10% si ricorda di concordati che evidentemente non tengono conto della nuova legge modificata nel 2015: noi a Livorno abbiamo pagato l’80% dei debiti, in un azienda che era piccola ma aveva 42 milioni di euro di debiti su 30 milioni di euro di fatturato.

Tornando ad Atac, sottolineo che i rapporti tra il bilancio di Roma Capitale e la società ci sono indipendentemente dal concordato. Se io chiedessi, come ho sentito paventare, l’accordo di ristrutturazione del debito o eventualmente la ricapitalizzazione, i soldi con i quali dovrei sostenerle li dovrei trovare sul Bilancio 2017: questi soldi non ci sono. Il concordato è invece l’unico strumento che consente a Roma capitale di concordare l’appostamento di risorse al fondo crediti di dubbia esigibilità rispetto al credito nei confronti dell’Atac: lo consente ed è certificato dal tribunale.

Ricordo, inoltre, che con il concordato preventivo in continuità non si portano i libri in tribunale: l’azienda rimane completamente nel possesso delle proprie scelte industriali e il giudice fa una valutazione, per mezzo di commissari, sull’esecuzione del piano una volta omologato. L’accordo si fa con i creditori, che vengono divisi per classi in modo palese e votano tutti insieme lo stesso giorno. Così non si prendono 1.500 posizioni e si va a contrattare con il singolo fornitore: si riuniscono invece per classi e si dimostra che c’è un progetto in grado di dare continuità all’azienda in modo efficace ed efficiente con il piano di risanamento; poi si trova un accordo sul debito tutti insieme, sotto il controllo del tribunale. Quest’ultimo non vota, ci mette solo nelle condizioni di assicurare che la procedura sia rigorosa e che l’accordo proposto da parte del debitore venga rispettato.

Se il Pd, in tutti i concordati che ha votato, non è riuscito ad avere queste performance, eventualmente ci sarà un problema di metodo. Il nostro prevede per Atac un risanamento che consenta di avere un servizio con tutte le caratteristiche che sono state annunciate dalla sindaca Raggi, dal sottoscritto e dall’assessora Meleo.

Allo stesso modo, a Livorno i consiglieri comunali hanno posto come condizione il raggiungimento di obiettivi ambientali che l’azienda sta rispettando in termini di efficientamento ambientale ed economico-finanziario. Nessuna spesa ulteriore per i cittadini, perché è già sufficiente che paghino la tariffa. Allora dico al Pd: portate gli esempi dei vostri concordati preventivi in continuità o dei vostri liquidatori, e poi li confrontiamo.

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#AtacRestaPubblica

di Virginia Raggi

Oggi abbiamo la possibilità di riferire ai cittadini in merito agli esiti di un lavoro compiuto nel corso dell’ultimo anno. Un lavoro di analisi e approfondimento dei problemi e delle potenzialità della principale società partecipata di Roma Capitale: parliamo di Atac, la più grande azienda dei trasporti d’Europa. Questo lavoro ci consegna una certezza che voglio subito anticiparvi: per effetto di politiche sciagurate, che negli l’hanno condotta ad accumulare oltre un miliardo di debiti, Atac rischiava il fallimento. Noi la salveremo, mantenendola saldamente in mano pubblica.

Salveremo un patrimonio che appartiene a tutti i romani. Salveremo migliaia di posti di lavoro e gli stipendi dei dipendenti, rilanceremo un servizio pubblico fondamentale per i cittadini della capitale e per i turisti e pendolari che la vivono e visitano ogni giorno. Lo strumento per concretizzare questo impegno, che stiamo studiando ormai da un anno, si chiama “concordato preventivo in continuità”. Una procedura che, sotto l’egida del tribunale, prevede la realizzazione di un piano per onorare gli impegni della società nei confronti dei propri debitori e in accordo con gli stessi debitori. Consentendo all’Atac di proseguire la sua attività sulla base di un piano industriale che dovrà restituire all’azienda efficienza operativa e qualità del servizio.

Sia chiaro: da un anno a questa parte non ci siamo limitati a registrare lo sfacelo ereditato dalle passate gestioni. Abbiamo già iniziato un lavoro di rilancio della società dal punto di vista operativo. Questa azione ci ha consentito di rimettere in strada 45 filobus, che giacevano abbandonati in un deposito come simbolo di spreco e finiti in un’inchiesta per presunte tangenti; di sbloccare l’acquisto di 150 autobus ai quali se ne aggiungeranno 80 entro l’autunno; di prevedere in Bilancio 430 milioni di euro per gli investimenti nelle infrastrutture, di stanziare 18 milioni per la manutenzione delle Metro A e B; di attivare 487 telecamere sugli autobus per la sicurezza; di potenziare la lotta all’evasione tariffaria, grazie a nuove task force di controllori.

Grazie al nostro intervento l’Atac ha migliori margini reddituali con trend di crescita positiva. E sarà in grado di produrre utili. Stiamo insomma dimostrando che la gestione pubblica può funzionare e proprio questo è il presupposto per accedere al concordato preventivo. Tuttavia l’azienda è gravata da un fardello insostenibile: 1 miliardo e 300 milioni di debiti accumulati con banche, fornitori e con il socio Roma Capitale. E malgrado questo debito mostruoso cosa abbiamo trovato? Un parco mezzi devastato, vetusto, con autobus che hanno un’eta media di 12 anni; un sistema di manutenzione abbandonato a se stesso. Una situazione spaventosa, che chiama tutti a un’assunzione di responsabilità: chi, alcuni più di altri, ha avuto il compito di gestirla; chi non ha vigilato sugli aspetti operativi e finanziari; infine noi che siamo chiamati a trovare una soluzione.
In tanti cercano di darci lezioncine su come si salva Atac… mi verrebbe da chiedere: e allora perché non l’avete salvata quando governavate piuttosto che spolparla? Ma non ho tempo né voglia di chiedervelo… siamo qui per lavorare per i romani… è finito il tempo delle chiacchiere.

Avremmo potuto fare come hanno fatto tutti gli altri. Girare la testa dall’altra parte e far finta di nulla, continuando a vivacchiare. Potremmo rifinanziare la società avallando l’ennesimo spreco di risorse pubbliche, senza cambiare nulla. Magari solo per ottenere facili consensi o ritorni elettorali. Invece no. Abbiamo deciso di mettere le mani nel disastro ereditato. Noi oggi scoperchiamo una volta per tutte il rapporto malato tra il Comune di Roma Capitale e Atac, tra la politica e le società che nel tempo si sono trasformati in serbatoi di voti e clientele.

Interrompiamo un circolo vizioso con degli obiettivi ben precisi e inderogabili:

– Mantenere Atac pubblica;
– Salvaguardare i livelli occupazionali e i salari dei dipendenti;
– Risanare l’azienda per assicurare un servizio efficiente e di qualità.

Per raggiungerli non è accettabile l’ipotesi di ricapitalizzare l’azienda, tappare i buchi con i soldi dei romani, rinviare il problema caricandolo sulle spalle di chi verrà dopo, come è stato fatto con noi. Allo steso modo, privatizzare Atac non è la soluzione. Molti di coloro che in passato la osteggiavano oggi la caldeggiano come rimedio a tutti i mali dell’azienda, di cui in parte sono responsabili. Cambiare idea è legittimo, ci mancherebbe, ma non quando si è convinti delle proprie idee e si ha una visione chiara che ha ricevuto il consenso dei cittadini che hanno votato un programma elettorale.

Quindi lo ripeto: per noi, privatizzare non è la soluzione. Equivarrebbe a svendere l’azienda. E appare evidente come questo fosse l’obiettivo finale di un’operazione che ha lentamente “spolpato” un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini romani. Non si spiega altrimenti la propaganda sulla liberalizzazione del trasporto pubblico locale che altri schieramenti politici stanno cavalcando, da mesi, per interessi che appaiono poco chiari. Per noi è invece chiaro che cedere Atac ai privati vorrebbe dire consegnarla a logiche di profitto che trascurano le necessità del servizio pubblico: si produrrebbero linee di serie A e linee di serie B, con tratte maggiormente servite perché più convenienti e altre, magari periferiche, penalizzate perché poco remunerative; nessuno potrebbe escludere un aumento del biglietto mirato ad aumentare i ricavi nell’immediato e a ripianare la situazione finanziaria; il taglio dei costi andrebbe a incidere sulle tutele e sui salari dei dipendenti, nonché sulla qualità generale del servizio.

Non possiamo permetterlo, nell’interesse dei cittadini che ci hanno conferito l’onore di governare. La soluzione sta pertanto in un percorso di rinnovamento totale dell’azienda di trasporti di Roma, che passa attraverso il concordato preventivo e che punta a risanare l’azienda proseguendo nel cammino di rilancio, per migliorare tutte le linee bus, ammodernare la flotta, potenziare il servizio di metropolitana, ridurre i tempi d’attesa.
Chiediamo ai cittadini e ai dipendenti di Atac di sostenerci, perché il nostro obiettivo è quello di mantenere Atac pubblica e di rilanciarla. Mi rivolgo in particolare ai lavoratori e ai sindacati: nel reciproco rispetto dei ruoli, il mio invito è quello a costruire insieme una normalità che manca da troppo tempo. Trasformiamo la nostra azienda, la vostra azienda, in un organismo efficiente, moderno, sano. Facciamola rinascere.

Abbiamo bisogno della vostra esperienza e del vostro coraggio: per contrastare la propaganda di chi vuol far fallire l’azienda e svenderla ai privati, per disinnescare gli allarmismi sulla sorte dei lavoratori. Ribadisco che vogliamo mantenere i livelli occupazionali e salariali. I lavoratori onesti non hanno nulla da temere, mentre non devono essere più tollerate rendite di posizione e meccanismi clientelari. Con i licenziamenti degli assunti di Parentopoli abbiamo dimostrato di non fare sconti a nessuno. Con la stessa determinazione ci impegniamo a tutelare e valorizzare chi svolge il proprio lavoro con onestà e competenza.

Abbiamo l’opportunità di compiere tutti insieme – cittadini, lavoratori e istituzioni – una vera e propria rivoluzione. Di lasciare entrare aria nuova, di chiudere i conti con il passato e di fare pulizia. Non sprechiamo questa opportunità. Rendiamo Atac un’azienda di cui tutti i romani possano andare orgogliosi.

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Roma 5 Stelle riporta le periferie al centro

di Virginia Raggi

Continua a pieno ritmo il nostro lavoro per riportare le periferie al centro della città. Oggi abbiamo inaugurato l’asilo nido di via Aquilanti, nel Municipio XII. La struttura era pronta dal 2015, ma non era mai entrata in attività a causa di alcuni intoppi burocratici. Grazie a un intenso lavoro di squadra, l’abbiamo consegnata a famiglie e bimbi in tempo per l’inizio di questo anno educativo.

Stiamo restituendo ai cittadini servizi per troppo tempo bloccati a causa dell’inerzia delle precedenti amministrazioni. Ci sono troppe strutture pronte, ma chiuse: ciò è inaccettabile e stiamo, passo dopo passo, invertendo la rotta.

È una gioia vedere oggi bimbi e famiglie usufruire di una struttura moderna, accogliente ed energeticamente all’avanguardia, grazie a un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Oggi lo abbiamo dimostrato: la lentezza della burocrazia può essere superata con un lavoro oculato e funzionale al servizio dei cittadini.

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Roma 5 Stelle riporta le periferie al centro

di Virginia Raggi

Continua a pieno ritmo il nostro lavoro per riportare le periferie al centro della città. Oggi abbiamo inaugurato l’asilo nido di via Aquilanti, nel Municipio XII. La struttura era pronta dal 2015, ma non era mai entrata in attività a causa di alcuni intoppi burocratici. Grazie a un intenso lavoro di squadra, l’abbiamo consegnata a famiglie e bimbi in tempo per l’inizio di questo anno educativo.

Stiamo restituendo ai cittadini servizi per troppo tempo bloccati a causa dell’inerzia delle precedenti amministrazioni. Ci sono troppe strutture pronte, ma chiuse: ciò è inaccettabile e stiamo, passo dopo passo, invertendo la rotta.

È una gioia vedere oggi bimbi e famiglie usufruire di una struttura moderna, accogliente ed energeticamente all’avanguardia, grazie a un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Oggi lo abbiamo dimostrato: la lentezza della burocrazia può essere superata con un lavoro oculato e funzionale al servizio dei cittadini.

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Roma: l’emergenza casa che nessuno vi racconta

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di Virginia Raggi

Duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d’attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare e lo scandalo delle occupazioni abusive di centinaia di immobili. Questi sono i numeri di Roma; questo è il vero volto dell’emergenza abitativa e la conseguenza di politiche dell’accoglienza totalmente inadeguate rispetto alla realtà di questi anni.

In questo quadro di desolazione e zone d’ombra, che si traduce in ingiustizia e sofferenze per i più deboli, abbiamo avviato un piano per cambiare il sistema dell’accoglienza e ripristinare la legalità con la dovuta attenzione nei confronti dei soggetti socialmente più fragili: anziani non autosufficienti, madri con bambini, persone disabili. Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come già questa “classificazione” non tenga conto delle nuove povertà e tenda a dividere le famiglie.

La questione di fondo resta l’emergenza casa. Ci stiamo lavorando dallo scorso anno. Nei mesi scorsi, molto prima che il problema esplodesse mediaticamente, abbiamo approvato due delibere per superare il disagio abitativo e tutelare le fragilità. Abbiamo tracciato un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili.

Una seconda tappa è quella del 31 dicembre. Entro quella data presenteremo in Assemblea Capitolina un “Piano di azione per superare il disagio abitativo”: l’obiettivo è potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Abbiamo già iniziato con la chiusura dei famigerati Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat): sono residence che, pur costando milioni di euro ai cittadini, non risolvevano dell’emergenza abitativa dei più deboli. Mettiamo così fine a uno spreco di risorse pubbliche che riutilizzeremo – meglio – per le famiglie più in difficoltà.

C’è poi la questione dei circa 100 immobili, pubblici e privati, occupati abusivamente in tutta la città. Abbiamo già avviato un’indagine, partendo dagli stabili che risultano più a rischio dal punto di vista della sicurezza, per verificare se al loro interno vi siano persone che hanno diritto ai servizi di assistenza alloggiativa previsti per le fragilità. Ricordiamo, tuttavia, che l’ingresso viene spesso impedito ai nostri operatori sociali proprio da una parte degli occupanti che vogliono nascondere le reali condizioni all’interno degli immobili.

Insomma, il Comune sta facendo la sua parte ma deve essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell’ordine avranno il pieno sostegno dell’amministrazione capitolina.
Servono azioni di sistema, altrimenti si continuerà a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone. Sono necessari strumenti normativi nuovi, perché quelli esistenti non sono più adeguati a gestire un fenomeno profondamente diverso rispetto a quello di pochi anni fa. Bisogna adeguare le norme ai mutamenti della società. Tutte le istituzioni, a partire da Governo e Regione, devono essere consapevoli di questo mutamento in atto.

Il Governo dovrebbe studiare misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti. Solo a Roma si trovano circa 200mila case vuote, che in alcuni casi formano veri e propri quartieri fantasma. È uno scandalo a cui bisogna porre rimedio, un’offesa a chi non ha un tetto ed è costretto a vivere da anni in condizioni di disagio. Soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito l’Italia.
Il Governo, inoltre, ha a sua disposizione un immenso patrimonio che potrebbe mettere a disposizione dei Comuni per superare l’emergenza abitativa: basterebbe potenziare l’attuazione del federalismo demaniale e assegnare alle amministrazioni locali le caserme e i forti; e, beninteso, le relative risorse per riqualificarli e renderli disponibili. Darli alle famiglie.

Con la Regione Lazio abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera. Questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili: il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince.

C’è poi la questione della politica migratoria. Al momento non esiste un piano nazionale di inclusione dei migranti successivamente all’uscita dal circuito Sprar che, di fatto, sono abbandonati a carico dei Comuni. Persone che non possono neanche lasciare l’Italia, come vorrebbero, perché il Trattato di Dublino firmato dal governo glielo impedisce.
Immigrazione, accoglienza e emergenza abitativa sono temi legati tra loro. Serve una visione complessiva, nuova.

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Roma: l’emergenza casa che nessuno vi racconta

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di Virginia Raggi

Duecentomila abitazioni vuote, oltre diecimila persone in lista d’attesa addirittura da decenni per un alloggio popolare e lo scandalo delle occupazioni abusive di centinaia di immobili. Questi sono i numeri di Roma; questo è il vero volto dell’emergenza abitativa e la conseguenza di politiche dell’accoglienza totalmente inadeguate rispetto alla realtà di questi anni.

In questo quadro di desolazione e zone d’ombra, che si traduce in ingiustizia e sofferenze per i più deboli, abbiamo avviato un piano per cambiare il sistema dell’accoglienza e ripristinare la legalità con la dovuta attenzione nei confronti dei soggetti socialmente più fragili: anziani non autosufficienti, madri con bambini, persone disabili. Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come già questa “classificazione” non tenga conto delle nuove povertà e tenda a dividere le famiglie.

La questione di fondo resta l’emergenza casa. Ci stiamo lavorando dallo scorso anno. Nei mesi scorsi, molto prima che il problema esplodesse mediaticamente, abbiamo approvato due delibere per superare il disagio abitativo e tutelare le fragilità. Abbiamo tracciato un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili.

Una seconda tappa è quella del 31 dicembre. Entro quella data presenteremo in Assemblea Capitolina un “Piano di azione per superare il disagio abitativo”: l’obiettivo è potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Abbiamo già iniziato con la chiusura dei famigerati Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat): sono residence che, pur costando milioni di euro ai cittadini, non risolvevano dell’emergenza abitativa dei più deboli. Mettiamo così fine a uno spreco di risorse pubbliche che riutilizzeremo – meglio – per le famiglie più in difficoltà.

C’è poi la questione dei circa 100 immobili, pubblici e privati, occupati abusivamente in tutta la città. Abbiamo già avviato un’indagine, partendo dagli stabili che risultano più a rischio dal punto di vista della sicurezza, per verificare se al loro interno vi siano persone che hanno diritto ai servizi di assistenza alloggiativa previsti per le fragilità. Ricordiamo, tuttavia, che l’ingresso viene spesso impedito ai nostri operatori sociali proprio da una parte degli occupanti che vogliono nascondere le reali condizioni all’interno degli immobili.

Insomma, il Comune sta facendo la sua parte ma deve essere chiaro che non dovranno essere tollerate nuove occupazioni: su questo, gli interventi per ristabilire la legalità da parte delle forze dell’ordine avranno il pieno sostegno dell’amministrazione capitolina.
Servono azioni di sistema, altrimenti si continuerà a rincorrere le emergenze come nel caso dello sgombero di via Curtatone. Sono necessari strumenti normativi nuovi, perché quelli esistenti non sono più adeguati a gestire un fenomeno profondamente diverso rispetto a quello di pochi anni fa. Bisogna adeguare le norme ai mutamenti della società. Tutte le istituzioni, a partire da Governo e Regione, devono essere consapevoli di questo mutamento in atto.

Il Governo dovrebbe studiare misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti. Solo a Roma si trovano circa 200mila case vuote, che in alcuni casi formano veri e propri quartieri fantasma. È uno scandalo a cui bisogna porre rimedio, un’offesa a chi non ha un tetto ed è costretto a vivere da anni in condizioni di disagio. Soprattutto dopo la crisi economica che ha colpito l’Italia.
Il Governo, inoltre, ha a sua disposizione un immenso patrimonio che potrebbe mettere a disposizione dei Comuni per superare l’emergenza abitativa: basterebbe potenziare l’attuazione del federalismo demaniale e assegnare alle amministrazioni locali le caserme e i forti; e, beninteso, le relative risorse per riqualificarli e renderli disponibili. Darli alle famiglie.

Con la Regione Lazio abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera. Questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili: il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince.

C’è poi la questione della politica migratoria. Al momento non esiste un piano nazionale di inclusione dei migranti successivamente all’uscita dal circuito Sprar che, di fatto, sono abbandonati a carico dei Comuni. Persone che non possono neanche lasciare l’Italia, come vorrebbero, perché il Trattato di Dublino firmato dal governo glielo impedisce.
Immigrazione, accoglienza e emergenza abitativa sono temi legati tra loro. Serve una visione complessiva, nuova.

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Tutta la verità su Roma

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di Maurizio Alesi (politicaprima.com)

Una volta si andava a Roma per vedere il Colosseo, l’Altare della Patria, il colonnato di S. Pietro o Piazza Navona. Oggi della capitale si parla soprattutto per i suoi presunti disastri amministrativi, le strade dissestate e la monnezza che ha preso il posto dei marciapiedi come un’invasione delle cavallette. Io che amo Roma e che da ragazzo non perdevo occasione per andare, non potevo accettare che una città così importante è così unica al mondo potesse essere ridotta come ce la descrivono giornali e televisioni da oltre un anno.

I miei ricordi sono legati ad una città cartolina, piena di luci e di colori. In quegli anni l’unico elemento di degrado di cui si parlava erano le condizioni delle acque del Tevere il suo inquinamento. Spinto da un’irrefrenabile curiosità, oltre che dal piacere di tornarci, ho deciso di concedermi una vacanza nella capitale più raccontata (e denigrata), del nostro Paese.

A scanso di equivoci e a beneficio di chi si attarda ancora a dividere il mondo in grillini e antigrillini, dico subito di non avere nessuna intenzione di trasformare la mia permanenza in uno spot a favore dell’amministrazione pentastellata. Sono andato con spirito laico e distaccato per rendermi conto di persona, pronto a constatare un degrado diffuso ai limiti della decenza. Volevo realizzare un piccolo dossier personale sullo sfascio di Roma da conservare a futura memoria.

Ho iniziato la mia “inchiesta” chiacchierando con l’autista della struttura dove alloggiavo giusto per sentire gli umori della gente comune. Contrariamente alle mie attese, secondo lui, la città sta vivendo un passaggio importante verso la strada della rinascita e della funzionalità degna di una capitale europea. Dunque una città in movimento tutt’altro che rassegnata. Devo dire che lo stesso giudizio l’ho riscontrato anche da parte di albergatori, ristoratori, negozianti, gente incontrata per strada.

Ho registrato sostanzialmente una convinta apertura di credito verso la Raggi, determinata da concreti e palpabili miglioramenti rispetto al devastante passato recente. Ho pensato subito che si trattasse di campanilismo tipico dei romani e che mi sarei fidato solo di ciò che si sarebbe presentato davanti ai miei occhi. Girando in lungo e in largo, a caccia di disastri, dal centro alla periferia devo dire di avere avuto la sensazione di trovarmi in un’altra città.

Quella che ho vista io è una metropoli meravigliosa, curata, pulita, decorosa. Un capitolo a parte merita l’azienda di trasporto Atac che è il vero tallone d’Achille di questa amministrazione. Se da un lato è apprezzabile lo sforzo di aver dotato la città di tanti nuovi autobus moderni e confortevoli, il servizio resta inadeguato per una città con tre milioni di abitanti. I tempi d’attesa per certe linee, arrivano a superare anche un’ora e, inoltre, nessuno paga il biglietto. Un autista al capolinea mi confida che un mezzo su due rientra al deposito a causa di guasti. Questa azienda, cannibalizzata e prosciugata dalle precedenti gestioni andrebbe rifondata.

A parte i bus, durante tutto il mio soggiorno, armato di fotocamera ho cercato disperatamente uno scatto, un video da scoop: sacchetti di immondizia in pieno Vaticano, crateri sul manto stradale dei Fori Imperial, cassonetti stracolmi a Piazza di Spagna: nulla.

Le mie foto costrette ad immortalare una città impeccabile, fioriere ovunque, marciapiedi puliti ovunque ti giravi, di buche nemmeno l’ombra e molte strade avevano addirittura il tappetino rifatto da poco. Nessuno mette in dubbio che ci siano le buche a Roma ma dare la rappresentazione di una città-groviera è un’altra cosa. Così come ci sarà pure qualche strada di periferia più trascurata, come avviene in tutte le città del mondo. Ma far leva su singoli casi per massacrare la capitale è fuorviante. Certo, mi sono detto, qui va tutto bene perché si tratta di strade importanti e frequentate, chissà cosa si troverà dentro quei vicoletti… Macché, una sfortuna nera ha accompagnato per intero la mia vacanza.

Possibile, dicevo, che con tutto lo schifo che ci raccontano su questa città io non riesca a trovare neppure una bottiglia di birra gettata per strada? Ho girato la città da nord a sud, preso una dozzina di linee bus per tutte le direzioni senza trovare una strada al buio, una discarica a cielo aperto, una caditoia otturata. File di cassonetti dell’Ama sempre vuoti e puliti a tutte le ore. Persino in tempi di siccità, col lago di Bracciano “prosciugato” (un altro inganno), le fontanelle continuavano a zampillare un’acqua cristallina. Fu allora che decisi di addentrarmi nelle vie più anonime, quelle dove i turisti non vanno e che neppure i romani conoscono, per trovare finalmente il letamaio di cui parlano in TV. Sono andato di sera per cogliere in flagranza i cassonetti non svuotati e maleodoranti con i sacchetti della monnezza intorno. Niente da fare neppure da quelle parti, dove anzi ho visto in azioni i mezzi dell’Ama che spazzavano e lavavano le strade. Si direbbe che la città è curata in maniera uniforme.

A questo punto ho pensato che non c’era più niente da fare. Dovevo rassegnarmi all’idea che Roma non è come ce la raccontano o come i suoi detrattori vorrebbero che fosse, con il meschino obiettivo di screditare l’attuale amministrazione e buttarla giù per ritornare ai vecchi sistemi. Ma nonostante tutto non mi ero ancora rassegnato al fatto che si potesse costruire scientificamente la rappresentazione di una città in ginocchio, in contrasto con una realtà tutta opposta. Per fortuna i turisti, che conoscono il livello della stampa italiana, non ci credono e invadono Roma da tutti i continenti.

Per completare il mio reportage non volevo tralasciare di fare un salto sul lungotevere. Hai visto mai che tutti i rifiuti della città sono concentrati sulle rive del fiume? Devo dire la verità, sul Tevere mi aspettavo una situazione di degrado da raccontare. Giunto sul posto mi sono trovato davanti uno spettacolo mozzafiato. Lungo le due sponde del fiume decine di punti di ristoro, pub, ristoranti, gazebi bianchi illuminati da mille lampadine colorate, che pullulavano di gente: c’erano anche le piste ciclabili e i battelli sempre stracolmi ad ogni imbarco che fanno il giro della città.

A me non restava che tornarmene a casa senza una foto da spendere per sputtanare la Raggi e questi sprovveduti incapaci che si sono messi in testa di governare le città. È uno schifo: vai a Roma per constatare l’incapacità dei 5stelle e trovi un luogo stupendo, una città civile che sta compiendo il miracolo di far dimenticare decenni di malgoverno, di ruberie e di intrallazzi. Giuro che per par condicio l’anno prossimo vado a Milano.

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Legambiente e le distrazioni sugli alberi di Roma

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di Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente – Roma

Ieri, su La Repubblica, il presidente di Legambiente Lazio ha affermato che sulla manutenzione degli alberi “abbiamo sentito solo proclami a cui però non sono seguiti interventi”. Ci dispiace, ma deve essere stato molto distratto nelle ultime settimane.
È tra i pochi che non hanno saputo dell’investimento di 3 milioni e mezzo di euro per monitoraggio, potatura e messa in sicurezza di oltre 82.000 alberi già partito lo scorso 27 luglio nei Municipi IX, XI, XII e XIII.

Si tratta dei primi due lotti aggiudicati mentre altri 8 lotti saranno avviati a partire da settembre, per arrivare a coprire tutta la città.

Al presidente, che ha dimostrato di ricordare bene che in 10 anni il personale del Servizio Giardini è passato da 6.000 a poco più di 200 unità
, ricordiamo anche che questa Amministrazione, a differenza delle precedenti che hanno operato tagli, ha deliberato l’assunzione di 30 nuovi giardinieri e ha intenzione di potenziare ulteriormente il servizio.

Si stanno già mettendo in sicurezza le alberature e si sta svolgendo un lavoro di censimento delle piante con mappatura GPS, analizzando lo stato di salute degli alberi con sofisticate strumentazioni. In questo modo, Roma Capitale avrà una scheda dettagliata per ciascun albero e potrà finalmente programmare potature, abbattimenti di alberi secchi e ripiantumazioni. Un pronto intervento H24 garantirà, entro un’ora dalla segnalazione, l’attività di messa in sicurezza su rami e alberi pericolanti.
Per la prima volta, dopo molti anni, abbiamo dato seguito a una gara europea per affidare a ditte esterne la manutenzione del verde della Capitale: oltre ad intervenire concretamente, abbiamo anche portato legalità e trasparenza in un settore nel quale il malaffare si è manifestato in modo drammatico.

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