Secondo Berlusconi la Russia è nella NATO

di MoVimento 5 Stelle

“Nel 2002 ho fatto entrare la Russia nella Nato”. Parole di Silvio Berlusconi a Bruxelles. Avete letto, visto e ascoltato bene.

Secondo il condannato per frode fiscale la Federazione Russia fa parte dell’Alleanza atlantica gr… Continua a leggere Secondo Berlusconi la Russia è nella NATO

Sanzioni Usa alla Russia: concorrenza sleale… a tutto gas?

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di Fabio Massimo Castaldo, EFDD – M5S Europa

In queste ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle sanzioni nei confronti della Federazione Russa, pallino costante tanto del Partito Repubblicano quanto di quello Democratico negli Stati Uniti, nonché di diversi “falchi” dei paesi dell’Europa centrale e orientale, Polonia su tutti. Mai come oggi, il tema merita un approfondimento maggiore rispetto a quanto detto da gran parte della stampa nostrana: con l’approvazione definitiva di questo ennesimo pacchetto di sanzioni, volute e imposte dal Congresso americano al Presidente Trump sono stati messi a rischio ben otto progetti energetici internazionali. Per alcuni di questi sarebbe in forse la realizzazione stessa, mentre per altri la manutenzione o le riparazioni straordinarie specie, ovviamente, nei tratti presenti sul territorio russo. La stessa sicurezza energetica del Continente europeo è messa a repentaglio.

Ma quali sono i veri motivi di questo ennesimo inasprimento dei rapporti Washington-Mosca? La motivazione ufficiale risulterebbe essere legata esclusivamente alle presunte ingerenze del Cremlino nella campagna presidenziale USA, nonché all’annessione della Crimea. Qualcuno ha persino avanzato l’ipotesi che questa prova di forza sia una ritorsione e un monito del Congresso verso Putin, per scoraggiare eventuali futuri tentativi di interferenza nella politica interna. Non dubito certo che ciò possa essere nella testa dei legislatori americani. Ma, a conti fatti, l’obiettivo prioritario mi sembra essere ben altro: far saltare importantissimi progetti di cooperazione tra la Russia e i Paesi membri UE nel settore energetico con il fine ultimo di farli virare, obtorto collo, verso il gas naturale liquefatto (o lng), di cui gli USA, secondo recenti stime, diventeranno quasi certamente il secondo esportatore mondiale nel biennio 2020-2021. Una priorità commerciale ed economica evidente per gli interessi americani. Una scelta del tutto dissennata per quelli europei, visto non solo il maggior costo dell’lng rispetto al gas naturale russo, ma anche il maggior pericolo derivante dall’installazione di impianti di rigassificazione al largo delle nostre coste.

Non a caso Trump si è recato, ai primi di luglio, proprio in Polonia (paese punta di diamante del fronte oltranzista contro il Kremlino) dove l’8 giugno di quest’anno è arrivato il primo carico di lng proveniente dalla Louisiana, proprio nel nuovo terminal lng polacco nel nord-ovest del paese, a Swinoujsci, con una capacità di 5 miliardi di metri cubi all’anno. L’ambizione malcelata di Varsavia è divenire l’hub europeo di questo nuovo import, facendo leva sui paesi vicini affinché “l’indipendenza energetica” dalla Russia (Gazprom fornisce attualmente i 2/3 dei consumi di gas polacchi) prevalga sull’economicità e sull’efficienza della scelta, applicando la classica teoria politica polacca dell’Intermarium (mar Baltico – mar Nero) di contenimento contro Mosca. Fin qui tutto appare sin troppo chiaro.

Ma chi pagherà il conto di questa fuga (commerciale) in avanti americana? La più colpita sarebbe senz’altro la Germania di Angela Merkel, che con il Nord Stream 2 (progetto da 55 miliardi di metri cubi l’anno che prevede il raddoppiamento del gasdotto che trasporta il gas russo in Germania e che ne farà l’hub fondamentale in Europa, a spese delle ormai sepolte velleità italiane del progetto South Stream) ha davvero molto da perdere. Ed essendoci in ballo la Germania (cosa che a Trump non dispiace affatto, visto che Berlino vanta un enorme surplus commerciale verso Washington), non a caso la Commissione europea stavolta ha provato ad alzare timidamente la voce. Addirittura per bocca del suo Presidente Juncker ha voluto esprimere contrarietà contro tale scelta autonoma del Congresso americano, del tutto non concordata con gli alleati (quasi fosse una novità). E ha inneggiato alla vittoria quando, in extremis, a Bruxelles sono riusciti a strappare un innalzamento della soglia minima di partecipazione delle imprese russe ai progetti a cui si possono applicare le sanzioni, dal 10% al 33%, insieme alla promessa che gli alleati verranno consultati prima di applicare le sanzioni stesse.

Ma non c’è solo la Germania. In tre degli otto progetti a rischio è coinvolta anche l’italiana ENI, in particolare nel progetto Zohr, l’enorme giacimento di gas scoperto dal gruppo italiano in Egitto e lanciato a grande velocità verso la messa in produzione. Un ulteriore colpo mortale al corridoio sud, già martoriato dalla perdurante instabilità libica, senza dimenticare tutti gli importanti appalti per le nostre imprese altamente specializzate nella costruzione di tali impianti.

Cui prodest, quindi? È evidente quanto questa escalation di tensione, culminata con l’espulsione da parte di Mosca di ben 755 diplomatici americani, non abbia fatto altro che incrinare ulteriormente i rapporti economici, energetici e commerciali, tutto a vantaggio dell’interesse americano volto ad ostacolare quanto più possibile il dialogo UE-Russia.

La Commissione Juncker ha il dovere di mantener fede alla sua parola nei fatti e non solo nelle dichiarazioni: difendere gli interessi europei vuol dire tenere davvero il punto contro queste sanzioni completamente insensate che danneggeranno, per l’ennesima volta, le nostre imprese e la nostra sicurezza energetica. E reagire con tutta la decisione e la durezza necessaria se gli Stati Uniti implementeranno sanzioni senza concordarle, mettendo in pratica questo dissennato disegno di legge. Non sarà facile vincere l’opposizione interna del fronte capeggiata dalla Polonia, desiderosa di dimostrare a Washington quanto l’attuale governo possa essere un affidabile alleato. Ma oggi diventa ancora più fondamentale rilanciare seriamente per l’Europa un ruolo di mediatrice e di ponte tra Russia e Occidente per favorire una distensione e un dialogo che, sebbene irto di ostacoli e di rilevanti nodi da sciogliere, è fondamentale per la sicurezza (non solo energetica) e la stabilità di entrambe. Un ruolo che la geografia e la storia ci impongono. Ma che la politica estera europea continua a ignorare.

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Bombe Usa in Siria: l’Italia rimanga fuori da questo risiko

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di MoVimento 5 Stelle

Gli attacchi scanditi nella notte dall’aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale. Non solo, dimostrano per l’ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite: un valore nullo.

Si è preferito bombardare ancor prima di incaricare l’Onu di avviare una inchiesta indipendente per accertare i responsabili dell’uso di armi chimiche. Le bombe, a quanto pare, vengono prima di tutto. La soluzione a una guerra non può essere un’altra guerra.
Dopo 20 anni di errori non sembra essere cambiato nulla, purtroppo. No a un’altra Libia, a un’altra Iraq o a un’altra Afghanistan. L’Italia resti fuori da questo risiko e rispetti articolo 11 della Costituzione.

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Ah ma non è Lercio, è l’ispettore #RomanoDerrick

di MoVimento 5 Stelle

Oggi la prima puntata delle nuove avventure dell’ispettore #RomanoDerrick, nemico giurato dei fantomatici troll, alle prese con una spy story internazionale. Tratto dalla puntata di ieri di Un Giorno da Pecora

Giornalista di Un giorno da pecora: Secondo lei Putin e la Russia finanziano i 5 Stelle?

Andrea Romano, parlamentare piddino: Penso di sì, non ne ho la certezza naturalmente, ma credo che sia un argomento da investigare. Sicuramente c’è un sostegno di tipo informatico, cioè gli attacchi troll (ci spiega cosa sono? così ci facciamo due risate, ndr) che sono avvenuti in Italia sappiamo che sono riconducibili alla Russia e c’è una sorta di collaborazione informatica tra gli attivisti 5 Stelle e la Russia di Putin. Sono abbastanza convinto che sia così (bravo Romano, l’importante è crederci, ndr). E’ una pista da investigare. L’ipotesi che faccio io è che c’è un sostegno organizzativo e logistico alla grande armata digitale dei 5 Stelle in Italia e questo aiuto viene dato da Mosca. Non so se gli danno dei soldi, ma lo sospetto (l’ispettore Derrick ti fa un baffo, ndr).
Di Stefano, che è l’autorevole esponente dei 5 Stelle in campo internazionale, è andato a Mosca al congresso di Russia Unita e lui ha parlato tra i primissimi e ha fatto un discorso di omaggio a Putin, all’invasione della Crimea (il discorso fatto da Manlio Di Stefano all’evento a cui si riferisce Romano Derrick si trova qui e come potrete verificare ha parlato della follia delle sanzioni alla Russia che causano danni milionari alle PMI italiane, ndr). Quando uno parla al congresso vuol dire qualcosa. Loro vanno regolarmente a Mosca. C’è un legame molto stretto tra i 5 Stelle e, non solo la Russia, ma il regime di Putin. A me questo preoccupa (stai tranquillo Romano Derrick, il MoVimento 5 Stelle al governo non farà figuracce internazionali come Renzi, ndr).

Questa è la situazione politica internazionale secondo i media italiani al 77° posto per la libertà di stampa#FacciamociUnaRisata pic.twitter.com/Vsw7h8IOpP

— Beppe Grillo (@beppe_grillo) 31 marzo 2017

Ps: Queste sono tutte le nazioni in cui sono stati in missione i portavoce del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri
MANLIO DI STEFANO: USA, Francia, Olanda, Inghilterra, Germania, Austria, Belgio, Polonia, Estonia, Israele, Palestina, Portogallo, Spagna, Russia, Venezuela, Argentina, Cina, Marocco, Cipro, Kazakistan, Azerbaigian, Kyrghistan, Georgia, Finlandia, Grecia, Bulgaria, Romania

ALESSANDRO DI BATTISTA: Libano, Giordania, Kazakistan, Palestina, Israele, Ecuador, colombia, Usa, Russia, Egitto, Grecia

DANIELE DEL GROSSO: Kazakistan, India, Tunisia, Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia

MARIA EDERA SPADONI: Palestina, Francia, Spagna, Finlandia, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Kurdistan, Germania, Grecia, Afghanistan, Inghilterra

SCAGLIUSI: Usa, Inghilterra, Kazakhstan, Azerbaijan, Tagikistan, Austria, Kosovo, Montenegro, Serbia, Finlandia, Bielorussia, Georgia, Mongolia, Svizzera

ORNELLA BERTOROTTA: Usa, Belgio, Colombia, Slovacchia, Palestina, Turchia, Spagna, Argentina, Venezuela

VITO PETROCELLI: Belgio, Birmania, Australia, Venezuela, Argentina, Azerbaijan,Russia, Germania, Cina

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#ProgrammaEsteri: Russia, un partner economico e strategico contro il terrorismo

di Fulvio Scaglione – Giornalista e reporter di guerra

Nel dicembre del 2016, quando l’Unione Europea ha deciso di prolungare di altri sei mesi le sanzioni economiche varate nel marzo del 2014 contro la Russia, il danno per l’Italia era ormai arrivato a 10 miliardi di euro in mancate esportazioni. Tutti sulle spalle del nostro Paese, che nel 2013 era il secondo esportatore verso la Russia tra i Paesi dell’Unione Europea, e registrava con la Russia un interscambio commerciale del valore di 40 miliardi di euro l’anno.

Per avere un’idea di che cosa significano cifre come queste, basterà ricordare che il valore dell’intera legge di stabilità varata dal Parlamento italiano nel 2016 è stato di 35 miliardi. Per non parlare poi di quanto successo nel complesso dell’Unione Europea, dove secondo uno studio dell’Istituto per gli Studi Internazionali di economia di Vienna, nello stesso periodo 2014-2016 il danno è arrivato a sfiorare i 45 miliardi di euro, con la perdita di 900 mila posti di lavoro. Insomma un disastro economico che non ci possiamo permettere, e che non ha contribuito in alcun modo alla risoluzione del problema per cui le sanzioni erano stati adottate: la crisi in Ucraina e la riannessione della Crimea da parte della Russia.

Ma per quanto siano clamorosi i dati, l’aspetto economico della relazione con la Russia non è nemmeno il più importante. Assai più decisiva è la necessità di recuperare un rapporto costruttivo con un Paese, la Russia, che può offrire un contributo decisivo nelle relazioni internazionali. Oggi la Russia è protagonista in Medioriente, dove ha impresso una svolta sia alla complessa trattativa che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano, che al sanguinoso conflitto in Siria. E lo è anche nell’Africa del Nord, dove è diventata un partner strategico dell’Egitto, e negli ultimi tempi anche un attore sempre più influente nella crisi libica. Stiamo parlando del nostro Mediterraneo, una frontiera d’acqua ormai decisiva come la questione dei flussi migratori, per fare solo un esempio, dimostra. Perché dobbiamo privarci della collaborazione con la Russia?

In Europa, poi, un cambio di atteggiamento è ancora più urgente. Per lunghi anni la Russia post-sovietica ha intrattenuto con l’Unione Europea, e con quasi tutti i Paesi che la compongono, rapporti cordiali segnalati dal reciproco interesse economico (tra il 2000 e 2005 il commercio tra le due entità è cresciuto del 70%) ma anche da una prospettiva più ampia che sarebbe giusto definire “civile”. Nel dicembre del 2010, quando Unione europea e Russia raggiunsero una serie di accordi per l’adesione della Russia all’Organizzazione Mondiale del Commercio, Vladimir Putin in un’intervista al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, si spinse ad immaginare un’unica area di libere relazioni economiche da Lisbona a Vladivostok, dall’Atlantico al Pacifico. E questo un anno dopo la decisione dell’Unione Europea di varare il partenariato orientale, per attrarre nell’orbita di Bruxelles i paesi dell’ex blocco sovietico.

Queste prospettive hanno disturbato “l’amico americano”, che infatti si è dato molto da fare sfruttando le relazioni con una serie di Paesi che prendono i soldi a Bruxelles ma gli ordini a Washington, e infine contribuendo a provocare la crisi in Ucraina, affinché la relazione cordiale tra l’entità Europea e lo Stato russo fosse interrotta. Noi ora vediamo tutti i danni arrecati da quella strategia: c’è la guerra in Europa; la tensione ai confini esterni del continente cresce fino a prospettare un confronto tra le forze Nato e quelle russe; l’Unione europea è sempre più divisa; la Russia non crolla ma volta le spalle all’Occidente, costruisce relazioni strategiche con altri grandi paesi come la Cina, e recupera quelle in crisi come con la Turchia. E’ un braccio di ferro che ha conseguenze solo negative per l’Europa, e di certo non fa cambiare la Russia, nemmeno nel senso di quella maggiore democratizzazione che molti dicono di auspicare

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Quando il gioco si fa duro le sanzioni sono carta straccia

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di Vito Petrocelli

Questa è la seconda parte di una ricostruzione degli affari e dei legami politici di Fiera Milano SpA. Qui la prima parte

L’operazione di punta messa a segno da Antonio Fallico e Banca Intesa Russia è però in pieno svolgimento e non ha nulla da invidiare alle maggiori transazioni bancarie mondiali degli ultimi anni. Nel maggio scorso, con il patrocinio dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico russo Alexey Ulyukaev (attualmente agli arresti domiciliari per un grave quanto opaco caso di corruzione), Banca Intesa Russia è stata infatti selezionata come advisor finanziario per la privatizzazione di poco meno del 20% delle azioni di Rosneft, società che insieme a Gazprom figura tra i più strategici asset economici della Federazione Russa, per un ammontare totale di circa 10,5 miliardi di Euro.

L’operazione, che ha rilevanza internazionale e rappresenta il più grande investimento diretto estero in Russia dal momento dall’annessione della Crimea e dall’introduzione delle relative sanzioni economiche UE verso la Federazione, è stata realizzata con un meccanismo che il Financial Times ha definito “complesso e poco trasparente” per la realizzazione del quale, i due nuovi azionisti individuati da Rosneft e Banca Intesa Russia, la multinazionale svizzera Glencore e il Fondo Sovrano del Qatar, hanno ricevuto un finanziamento di 5,2 miliardi di Euro da Intesa Sanpaolo SpA per l’acquisto di circa metà delle azioni di Rosneft immesse sul mercato.

Anche Gazprombank e altre banche russe avrebbero fornito capitali aggiuntivi per portare a termine l’operazione, ma la notizia non è stata confermata da fonti interne. L’aspetto più interessante, ad ogni modo, riguarderebbe il coinvolgimento di una società veicolo di Singapore, QHG Shares, misteriosa destinataria diretta del finanziamento multimiliardario di Intesa Sanpaolo SpA, e di QHG Cayman Limited, società garante delle Isole Cayman della quale sarebbe materialmente impossibile risalire ai titolari effettivi.

Questo elaborato groviglio di scatole societarie ha portato la Reuters stessa ad avviare una vera e propria indagine sfociata in un articolo dal titolo evocativo: “Come la Russia ha venduto il suo gioiello del petrolio: senza dire chi lo ha comprato”.

Interpellata direttamente sul ruolo di queste società offshore nell’operazione, Intesa Sanpaolo SpA ha dichiarato testualmente che “il finanziamento è stato effettuato in perfetta aderenza con le regole sull’embargo europeo verso la Russia” e che “le autorità italiane non hanno rinvenuto alcun elemento ostativo”. Tali conclusioni fanno sorgere più di un dubbio…

Come dichiarato, peraltro, dallo stesso Antonio Fallico ad uno dei principali quotidiani russi, sia il Governo Renzi che il Governo Gentiloni hanno sempre supportato l’operazione attuata da Intesa Sanpaolo SpA, per la quale sono state svolte anche riunioni istituzionali dedicate. Tutta l’operazione si è svolta sul filo delle sanzioni finanziarie europee contro Rosneft e il suo uomo di punta Igor Sechin e, per questo motivo, è stata realizzata solo con il placet del Comitato di Sicurezza Finanziaria del Ministero dell’Economia. Non è la prima volta, peraltro, che Intesa Sanpaolo SpA si destreggia con grande disinvoltura tra i paletti imposti dal 2014 alle attività delle banche europee in Russia: già nel 2015, con una serie di accorgimenti, la banca aveva aperto una linea di credito da 350 milioni di Euro a favore della sanzionata Gazprom, operazione normalmente proibita dal pacchetto di misure finanziarie approvate dall’UE contro la Federazione ma che invece fu portata a termine con supporto istituzionale e magistrale nell’indifferenza internazionale.

Vogliamo chiarezza e un cambio di passo
Da anni il Movimento 5 Stelle lotta in tutte le sedi per ottenere una distensione dei rapporti tra Italia e Russia, una revisione completa di organismi come la NATO e l’Unione Europea e, soprattutto, l’abolizione immediata delle sanzioni europee contro la Russia, che hanno già causato perdite superiori ai cinque miliardi di Euro per l’industria italiana – in particolare per le PMI – e per il comparto meccanico e quello agroalimentare (colpito in pieno dalle controsanzioni russe). Al grido disperato delle migliaia di imprese italiane messe in ginocchio da inutili sanzioni decise d’imperio a Bruxelles e alla sempre maggiore esigenza di un coordinamento internazionale contro il terrorismo il Movimento 5 Stelle ha sempre risposto manifestando aperture alla Russia e proponendo la ridefinizione dei rapporti bilaterali a favore di tutti, e in particolare dell’interesse nazionale italiano.

Fa ancora più male, quindi, assistere al doppio gioco del Governo italiano nel suo goffo barcamenarsi tra rigorismo europeo ed operazioni finanziarie di alto profilo mediate da personaggi vicinissimi al Cremlino, che agiscono principalmente per il loro interesse. È sinceramente spiacevole leggere nei fatti di cronaca che le relazioni bilaterali italo-russe vengano subappaltate ad enti ed associazionismi non sempre disinteressati e infarciti a più livelli da affaristi e politicanti. Intanto le “insindacabili” sanzioni europee contro la Russia (da poco prolungate fino a luglio 2017) ed i relativi divieti si abbattono come un uragano sugli esercizi più deboli, venendo invece scavalcate agevolmente dai maggiori gruppi bancari italiani con la piena compiacenza del Governo di turno.

Il Movimento 5 Stelle continua a guardare alla Russia come ad un partner molto importante per la risoluzione di diversi scenari di crisi internazionale. Ci proponiamo di controllare ogni asimmetria ed infiltrazione nella gestione dei rapporti bilaterali, di operare per il massimo adempimento dei ruoli di controllo affidati alle Istituzioni italiane, al fine di impedire contaminazioni e indebiti favoreggiamenti nei riguardi di qualunque soggetto o organismo coinvolto. Siamo fiduciosi nel rivolgerci alle istituzioni della Federazione Russa affinché operino allo stesso modo.
In prospettiva futura, la necessità di costruire un rapporto sano e mutualmente vantaggioso tra i nostri Paesi deve e dovrà essere più forte di ogni interesse particolare o circoscritto.

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Gli appalti di Fiera Milano sulla strada per Mosca

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di Vito Petrocelli

C’è del marcio in Fiera Milano. Qualche giorno fa il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta della procura di commissariare Fiera Milano SpA e di far decadere il consiglio di amministrazione, che rimarrà in carica fino ad aprile, momento dell’approvazione del prossimo bilancio.

La richiesta della Procura faceva seguito ai casi di corruzione e di infiltrazioni criminali nella gestione di appalti per l’organizzazione di eventi. Si tratta soprattutto di frodi fiscali e operazioni di riciclaggio riconducibili agli approvvigionamenti della società di allestimenti Nolostand SpA, controllata al 100% da Fiera Milano SpA, nonché del sistema tangentizio diffuso che, secondo gli inquirenti, avrebbe viziato alla radice i rapporti tra dirigenti e fornitori.

Nel luglio 2016 era caduta la prima testa, quella di Enrico Mantica, Direttore Tecnico ed ex AD di Nolostand SpA, allontanato dalla società per sospetti di connivenze con i mafiosi Giuseppe Nastasi e Liborio Pace proprio in relazione all’assegnazione di subappalti EXPO. Poi ne sono cadute altre, quando alcuni giorni fa il CdA di Fiera Milano SpA ha deciso di dimettersi in blocco a decorrere dal 27 aprile 2017, una sorta di ultimo disperato tentativo volto a scongiurare il commissariamento. Lasceranno il posto, tra gli altri, l’amministratore delegato Corrado Peraboni, ex parlamentare per la Lega Nord poi passato al Pdl e storico Direttore Generale della Fondazione Fiera Milano, controllante di Fiera Milano SpA, e i consiglieri Attilio Fontana, ex Sindaco di Varese per la Lega Nord e Licia Ronzulli, europarlamentare di Forza Italia vicinissima a Silvio Berlusconi.

Il perché di tanti politici ai vertici di una società quotata è presto detto: il governatore della Lombardia (regione amministrata da tempo da Forza Italia e Lega Nord, con un forte radicamento del movimento Comunione e Liberazione), sentito il Sindaco di Milano, designa il Presidente della Fondazione Fiera Milano, che a sua volta nomina i vertici di Fiera Milano SpA.

La pista russa tra eventi, associazioni e circoli esclusivi
Aspetto molto interessante e poco noto sono le attività di Fiera Milano SpA in Russia. Dal 16 al 18 giugno 2016 l’Italia è stata ospite d’onore al Forum economico internazionale di San Pietroburgo con il proprio padiglione “L’Italia in Russia”, 1500 metri quadrati, visitato anche da Matteo Renzi poco prima del suo ultimo incontro ufficiale con Vladimir Putin e patrocinato dall’Associazione culturale senza scopo di lucro Conoscere Eurasia e dall’Ambasciata italiana a Mosca, su concessione della Fondazione Roscongress, che è l’ente russo organizzatore del Forum e gestore unico degli spazi in fiera.

L’operazione è stata realizzata dai vari attori con il seguente schema: l’Associazione Conoscere Eurasia ha acquistato gli spazi da Roscongress e ha appaltato i lavori per la realizzazione del padiglione a Fiera Milano Congressi SpA (controllata al 100% da Fiera Milano SpA) e Nolostand SpA, mentre le imprese italiane che hanno voluto allestire i propri stand all’interno del padiglione italiano (tra le altre Intesa Sanpaolo SpA, Pirelli SpA, Enel SpA, Finmeccanica-Leonardo SpA e General Invest del finanziere napoletano Vincenzo Trani) hanno versato la propria quota a Conoscere Eurasia oppure, in alcuni casi, a Fiera Milano Congressi SpA. E’ curioso notare che, al momento dello svolgimento dei lavori, Direttore tecnico di Nolostand SpA sul campo a San Pietroburgo era proprio il signor Enrico Mantica, che sarebbe appunto stato licenziato solo un mese più tardi.

Dal sito internet dell’Associazione Conoscere Eurasia si legge che questa “è stata costituita nel 2008 per iniziativa di cittadini italiani e società private e pubbliche, nonché del Consolato Generale della Federazione Russa a Milano e del Consolato della Federazione Russa a Verona. Non ha fini di lucro e si propone prevalentemente di sviluppare le relazioni economiche e culturali tra l’Italia, la Federazione Russa e la Comunità Economica Eurasiatica”. Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia è Antonio Fallico, ben inserito nell’establishment bancario italiano, compagno di collegio di Marcello Dell’Utri nella Sicilia degli anni ’60, residente a Mosca dagli anni ’70, vicino a Romano Prodi ma anche agli ambienti del centrodestra cattolico (in particolare quello lombardo, notoriamente legato a Comunione e Liberazione), oggi Presidente plenipotenziario di Banca Intesa Russia e Console Onorario della Federazione Russa a Verona, già consulente Fininvest in Unione Sovietica, advisor di Gazprom per le attività italiane e potente intermediario del gas tra Russia, enti pubblici italiani e municipalizzate nostrane. Nonostante questo curriculum non si trova una pagina a lui dedicata su Wikipedia…

Presidente onorario dell’Associazione Conoscere Eurasia è invece Andrey Akimov, uomo dell’entourage strettissimo di Vladimir Putin, dal 2002 Presidente di Gazprombank e membro dei consigli di amministrazione di entrambi i colossi pubblici dell’energia russi, Gazprom e Rosneft.

Tra i membri del comitato direttivo figurano inoltre Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere, e Mikhail Baydakov, ex Presidente della fallita Millennium Bank, l’istituto bancario delle Ferrovie dello Stato russe (RZD), che nel 2015 aveva peraltro concluso accordi di partnership poi naufragati con MM SpA, la società di gestione della metropolitana di Milano, altro gruppo pubblico lombardo. Non manca poi il raccordo con Comunione e Liberazione: Angiolino Lonardi, responsabile di comunicazione e rapporti istituzionali dell’Associazione, fu firma de “Il Sabato” ai tempi di Roberto Formigoni e Maurizio Lupi e più tardi approdò con successo in RAI.

Grande appuntamento annuale dell’Associazione Conoscere Eurasia è ormai divenuto il Forum Eurasiatico di Verona, evento che si tiene nel mese di ottobre nella città scaligera e all’organizzazione del quale, nel 2016, accanto ad Antonio Fallico, Igor Sechin (CEO di Rosneft) e Romano Prodi hanno partecipato anche i soliti noti: Roscongress, Intesa Sanpaolo SpA, Gazprombank, Banca Intesa Russia e persino Fiera Milano Congressi SpA. Una rete molto ben consolidata di rapporti bancari, politici, culturali e industriali transnazionali che, da qualche anno a questa parte, dai suoi snodi fondamentali di Verona, Milano e San Pietroburgo, pare aver quasi monopolizzato il dialogo economico istituzionale tra Italia e Russia a prescindere da chi sia stato l’inquilino di Palazzo Chigi: un esponente della destra (Berlusconi), della sinistra (Prodi) o della DC 2.0 (Letta, Renzi e Gentiloni).

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La censura del web è già in atto

di Manlio Di Stefano

Nel giorno in cui Facebook ha deciso di bannare la pagina di Russia Today per alcuni giorni – e qualunque sia la vostra posizione sul mondo dovreste essere davvero preoccupati – vorrei riportarvi alcuni stralci di un articolo molto interessante, rilanciato anche da Wikileaks, di Robert David Steele, ex spia della CIA e, oggi, uno dei massimi esperti di intelligence al mondo.

Dopo aver ricordato le 935 bugie (ormai documentate) raccontate da Dick Cheney per giustificare una guerra da 5.000 miliardi di dollari e la fake news da parte dei militari svedesi – in collaborazione con NATO e CIA – di un sottomarino russo mai esistito che avrebbe “invaso” le acque svedesi, Robert Steele scrive: “come spia della CIA ho creato falsi rapporti di intelligence, mentito a capi di governo e gestito un modesto numero di operazioni false flag (nessuno è morto)”.

E poi scrive: “L’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, l’assassinio del capo revisore NATO pronto a svelare fondi in nero di 250 miliardi di euro utilizzati dalla NATO per corrompere politici e organizzare operazioni “false flag”, e le varie operazioni “false flag” in Francia (queste con l’assistenza del Mossad), in Germania e altrove, sono tutti parte del tentativo di avviare la Terza guerra Mondiale – la guerra è un modello di business per la City di Londra e Wall Street, per il Vaticano e Rothschild”.
Sono le dichiarazioni di un ex agente della CIA. Non è la verità assoluta, ma sono importanti elementi da porre a conoscenza di un dibattito che fino ad oggi è stato solo a senso unico.

Mi piace riportare quest’articolo di Steele proprio nella settimana in cui per infarto è morto Udo Ulfkotte*.
Ulfkotte è il giornalista tedesco che passerà alla storia per aver avuto il coraggio di proferire pubblicamente queste parole: “che lo vogliate ammettere o no, il fatto che la CIA controlli i media negli Stati Uniti e all’estero non è una teoria cospirazionista, ma è una cospirazione di fatto”.

Nel suo libro “Giornalisti Comprati” (2014), Ulfkotte spiegava da insider come l’intelligence USA – quella che senza prove ci dice di credergli quando dice che la Russia ha condizionato le elezioni americane – contatti e paghi (fino a 20 mila dollari) giornalisti europei per scrivere quello che il committente vuole diffondere.
Propaganda cyber, su carta stampata e sull’etere, fatta di bufale un tanto al chilo e “fake news” che hanno un committente e un obiettivo preciso. Tutto questo la rete lo sa bene e proprio per questo c’è chi vuole silenziarla. Noi, però, faremo di tutto per difenderla. Aiutateci diffondendo queste informazioni.

*Udo Ulfkotte fu ospite del blog di Beppe Grillo per un Passaparola nel 2014, ascoltatelo e, se vi serve in italiano, lo trovate su YouTube con i sottotitoli.

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La Russia è un alleato, non un nemico

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di Alessandro Di Battista

Furono gli USA di Obama a “chiedere-pretendere” le sanzioni alla Russia. L’Europa eseguì a cominciare dall’Italia scendiletto degli americani. Chi pensava che le sanzioni avrebbero indebolito Putin adesso si starà vergognando. Il M5S non è mai stato né filo-russo né filo-americano. Vogliamo costruire un paese autonomo, sovrano, indipendente e soprattutto non stupido! Le sanzioni alla Russia ci sono costate miliardi di euro, migliaia di posti di lavoro e l’accentuarsi di una crisi prodotta dalla corruzione sì, ma ancor di più da questo folle capitalismo finanziario.

Trump lo giudicheranno gli americani, non è affar mio, quel che mi importa sono quelle scelte che potrebbero ricadere positivamente sugli interessi italiani. Negli ultimi anni quel che ci siamo fatti imporre dagli USA ci ha indebolito. L’illegale guerra in Iraq, l’assurda guerra in Afghanistan, la deposizione violenta di Gheddafi (erano altri che gli baciavano le mani ma quel che va compreso è che se butti giù un dittatore con le bombe straniere quel paese non diventerà più sicuro, al contrario esploderà) e molte altre. Oggi Trump parla di una possibile revoca delle sanzioni alla Russia. E’ una buona notizia tuttavia l’Italia non dovrebbe aspettare le decisioni del Presidente degli USA per far quel che è giusto fare. Un Paese sovrano avrebbe già preteso e ottenuto lo stop di questa follia. Il M5S lo chiede da tempo.

La Russia ha i suoi guai (come gli USA e come l’Europa intera) e non rispetta tutti i diritti (come gli USA e come l’Europa intera) ma è un partner economico con cui dialogare e un alleato contro il terrorismo, non un nemico!

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