Morti sul lavoro. Chi certifica la sicurezza nelle aziende?

di Davide Crippa, M5S Camera dei Deputati, Commissione Attività Produttive

Ieri si è celebrata la giornata delle vittime sul lavoro, con i nuovi drammatici dati che dimostrano come le vittime siano ancora in aumento.
Come può accadere questo, nel 20… Continua a leggere Morti sul lavoro. Chi certifica la sicurezza nelle aziende?

#ProgrammaLazio – Sicurezza e casa

di Gianluca Perilli, MoVimento 5 Stelle Lazio

La sicurezza è un bene tutelato dalla nostra Costituzione. Due sono i settori fondamentali sui quali agire nella nostra regione: l’ordine pubblico e l’incolumità dei cittadini, da un lato; la Protezione civile, dall’altro.

Nel primo settore riteniamo indispensabile favorire l’accorpamento della polizia locale, a livello di Città metropolitana e delle province, per ottimizzare le risorse e rendere più efficace il presidio del territorio. Sul secondo punto è necessario che il sistema di Protezione civile si fondi su di un’attività di prevenzione accurata e che coinvolga le popolazioni nei piani di intervento ed evacuazione, oggi insufficienti.

Un altro diritto parimenti importante è quello alla casa.
Ad oggi migliaia di cittadini del Lazio sono in attesa di veder soddisfatto tale diritto come pure quelle di vivere in immobili di edilizia residenziale pubblica che siano in condizioni dignitose. La gestione disastrosa da parte della Regione delle ATER, ovvero le aziende che gestiscono il servizio di edilizia popolare, è sotto gli occhi di tutti.

La nostra proposta è quella di intervenire su due fronti: sulla governance di questi istituti e sulla loro tenuta economica. Un nuovo modello organizzativo garantirebbe il necessario contatto fra l’azienda e coloro che vivono nelle abitazioni. Vanno abbattuti i costi di gestione e soprattutto il numero di poltrone nei consigli di amministrazione. Inoltre, Ater non riesce a manutenere le abitazioni né a costruirne di nuove a causa della voraginosa disparità fra entrate ed uscite. A tale scopo proponiamo di destinare all’edilizia residenziale sociale le risorse del fondo ex GESCAL, decine di migliaia di euro oggi inutilizzati, con interventi concordati con i tutti i comuni del Lazio. Democrazia è condivisione. Nei prossimi mesi raccoglieremo le vostre idee, proposte, suggerimenti. Insieme governeremo il Lazio

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Terremoto: sulla sicurezza delle scuole Gentiloni dice banalità e omette scomode verità (15-09-2017)

ROMA, 15 settembre – "Compito di un presidente del Consiglio non può essere solo quello di rassicurare dicendo vuote banalità: il suo dovere è prima di tutto dire la verità ai cittadini, anche quando questa sia scomoda. Oggi Gentiloni nell’inaugurare… Continua a leggere Terremoto: sulla sicurezza delle scuole Gentiloni dice banalità e omette scomode verità (15-09-2017)

#Italia5Stelle: Italia sicura

di Angelo Tofalo

Oltre che portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento sono un membro del COPASIR, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. Vorrei invitarvi a raggiungerci a una tre giorni straordinaria, Italia 5 Stelle, che si terrà a Rimini dal 22 al 24 settembre. Quest’anno sarà un momento importante perché tra pochi mesi finalmente andremo a votare per le elezioni politiche. Italia 5 Stelle è un momento per conoscerci, e confrontarci sui temi che più ci stanno a cuore. Viviamo un momento cruciale per la sicurezza del Paese, tra terrorismo, guerre, mafie, destabilizzazioni di intere aree del pianeta. Il primo fronte è quello dell’intelligence, che lavora nell’interesse della sicurezza nazionale, e gli italiani in questo si sono sempre distinti per abilità e competenza. Ma per proteggerci sempre meglio, anche l’intelligence deve evolversi. Parliamone insieme dal 22 al 24 settembre a Rimini, in occasione di Italia 5 Stelle. Non mancate, e, se potete, sosteneteci con una donazione per realizzare l’evento: DONA ORA!

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Terremoto: usano fondi sicurezza sismica per ciclabile? (19-07-2017)

ROMA, 19 luglio – "Già la sola ipotesi che nelle Marche 10 milioni di euro potrebbero essere spostati dagli interventi per la messa in sicurezza sismica alla promozione turistica fa storcere parecchio il naso. Poi, se davvero quello storno dovesse… Continua a leggere Terremoto: usano fondi sicurezza sismica per ciclabile? (19-07-2017)

Il nuovo servizio ”Steward Taxi” a Roma per combattere gli abusivi

di MoVimento 5 Stelle Roma

Sicurezza, lotta all’abusivismo e servizi informativi. Questi gli obiettivi al centro della sperimentazione del nuovo servizio di Steward Taxi che prevede assistenza a turisti e cittadini alla Stazione Termini, attiva tutti i giorni per i prossimi due mesi.

Il servizio prevede la presenza di personale dedicato ad attività d’informazione e assistenza a favore dei tanti turisti che affollano la Capitale. Ai passeggeri saranno distribuite anche brochure informative, dove sono indicate tariffe, ordinarie e agevolate, così come i principali punti di stazionamento. Il tutto con la supervisione della Polizia Locale per garantire maggiore sicurezza sul territorio.

Prosegue, a pieno ritmo, la nostra battaglia contro ogni forma di abusivismo. Vogliamo tutelare il passeggero, senza lasciare che rimanga ostaggio nella giungla dei prezzi.

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Vota per il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Oggi, mercoledì 31 maggio, si vota per il Programma Sicurezza del MoVimento 5 Stelle. Le votazioni saranno aperte dalle 10 alle 19. La settimana scorsa abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti, i punti fondamentali su cui si baserà la nostra attività di governo per la sicurezza.

Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma e prendere una posizione netta su alcuni temi. Su Rousseau troverai 6 quesiti.
Sei chiamato a decidere su:

Sicurezza partecipata
Cyber sicurezza
Sicurezza e libertà
Riorganizzazione delle forze dell’ordine
Polizia locale

Accedi a Rousseau e vota subito

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#ProgrammaSicurezza – Sicurezza e libertà

>>>VOTA ORA – Oggi e domani dalle 11 alle 19 si vota online su Rousseau la proposta di legge elettorale del MoVimento 5 Stelle

di Renato Scalia

Sicurezza e libertà sono da annoverarsi tra i fondamenti di una civiltà democratica. Queste due variabili vengono spesso considerate l’una in opposizione all’altra, ma in realtà sono finemente complementari.

Quando si invoca più sicurezza – quindi affidandosi alla protezione dello Stato, delle Forze dell’Ordine, dell’Intelligence (servizi segreti e di Informazione) e dell’Esercito – è naturale arrivare a cedere parti anche minime della propria libertà di movimento e della propria privacy, per consentire agli organi ed enti preposti azioni di prevenzione, controllo e difesa. Come qualunque armatura che si rispetti, anche l’armatura invisibile che chiamiamo “sicurezza” deve conoscere e saper interpretare il corpo di chi la indossa, in un reciproco adattamento fra le parti.

Allo stesso tempo, tuttavia, quando aumenta la sicurezza percepita intorno a noi, aumenta anche il nostro senso di libertà.

Una strada buia senza controllo e videosorveglianza è una strada libera. È una strada senza limitazioni o restrizioni, che chiunque può percorrere senza essere visto né registrato. È realisticamente libera. Ma allo stesso tempo è insicura: noi possiamo percorrerla senza lasciare traccia, ma anche chi ci vuole male è libero di fare altrettanto. E la paura che ci viene da questa insicurezza limita inconsciamente la nostra libertà di movimento, al punto da chiederci: mi conviene fare quella strada o è preferibile prenderne un’altra?

Una strada sorvegliata da telecamere e agenti in divisa o in borghese, invece, non è una strada libera. È una strada nella quale il nostro passaggio viene osservato, registrato e archiviato, incrociato con altri dati. Chi è in possesso di quelle informazioni può riconoscerci e identificarci, limitando la nostra privacy. Le Forze dell’Ordine che presidiano quella strada potrebbero anche fermarci e arrestarci, se fossimo fonte di pericolo imminente. Insomma non è una strada realisticamente libera per tutti. Ma è una strada “sicura”, nella quale ci sentiamo più liberi di circolare.

Viviamo in un tempo in cui la minaccia alla sicurezza avviene con modalità nuove, a cui non siamo abituati, in cui gli obiettivi da colpire non sono quelli “dello Stato” ma i cittadini nella loro vita ordinaria. Un tempo in cui gli obiettivi primari della minaccia sono di creare diffidenza incontrollata e paura.

Il rapporto tra sicurezza e libertà non è quindi così scontato. E non è vero che all’aumentare dell’uno diminuisce l’altro e viceversa. Sono due variabili assai complesse in grado di influenzarsi a vicenda, ma che a loro volta subiscono l’influenza di vari e molteplici fattori, come cultura e formazione.

Sono domande alle quali il legislatore è chiamato spesso a rendere conto, suo malgrado, in tempi brevi e a volte brevissimi. Pensiamo, ad esempio, al verificarsi di un fatto tragico e devastante, o all’insorgere di un’inchiesta giudiziaria odiosa. Fra cittadini sgomenti, opposizioni che pressano e l’effettiva necessità ed urgenza di un intervento legislativo, tante volte si tende a fornire risposte in funzione dell’emotività del momento.

Per prevenire il manifestarsi di tali situazioni e per evitare contraddizioni o incoerenze, è necessario disporre fin da subito di un’indicazione chiara e inequivocabile, una linea da seguire che rappresenti il faro della nostra azione politica, una blindatura “a sangue freddo” che ci ponga al riparo dalla frenesia “a caldo”.

Nei mesi scorsi è stato convertito in legge il decreto Minniti sull’immigrazione. Per accelerare lo svolgimento dei processi per ricorso contro il rigetto della domanda di rifugiato, è stato abolito il grado di appello: di fatto, un giudice potrà decidere da solo già in primo grado, senza neanche sentire le parti, emettendo un decreto nel chiuso del suo ufficio.

È una deriva pericolosa: può sembrare necessaria dinnanzi all’emergenza del fenomeno migratorio, ma può trasformarsi nel grimaldello per ridurre tutte le garanzie di difesa e il diritto ad un giusto processo in generale anche in altre materie.

Ancora, si pensi al potere di intervento del Sindaco, introdotto recentemente dal decreto legge sulla sicurezza urbana: esso diventa molto ampio e riguarda una materia assai sensibile, qual è quella dell’ordine pubblico: se dunque i sindaci utilizzeranno questo nuovo potere a fini preventivi, cioè per riqualificare e recuperare le aree più degradate delle città e per promuovere attività di inclusione sociale, sarà di certo una vittoria; ma vista l’indeterminatezza delle norme, c’è il serio rischio che l’applicazione di misure come l’ordine di allontanamento e il divieto di accesso finiscano per ghettizzare ulteriormente soggetti già emarginati, aggravando ancora di più la situazione già preoccupanti in cui versano le nostre periferie.

Ebbene, in questo come in altri casi ci si trova davanti ad un bivio. E spesso mancano i tempi per promuovere un dibattito ragionato e oggettivo. Dunque, la domanda che riteniamo di dover porre agli iscritti si pone l’obiettivo di identificare in maniera chiara e non equivoca gli interessi prevalenti che il Movimento 5 Stelle deve tutelare, evitando che questi interessi prevalenti siano piegati, di volta in volta, alle derive emozionali causate da eventi tragici.

Un obiettivo è quindi chiaro. È necessario evitare, sull’onda della paura, di assumere provvedimenti inutilmente restrittivi delle libertà personali e dei diritti fondamentali della persona.
I provvedimenti da adottare in tema di sicurezza e libertà devono essere efficaci in entrambe le direzioni, e non sbilanciati in favore dell’una o dell’altra parte. Ma quanto dei propri diritti di libertà e privacy, costituzionalmente garantiti, sono disposti a cedere i cittadini a fronte di una crescente richiesta di sicurezza? Fino a che punto il legislatore deve potersi spingere per garantire la sicurezza del proprio popolo? E quando deve fermarsi perché la sua azione legislativa non si trasformi in una limitazione della libertà del popolo tale da minare l’equilibrio democratico del Paese?

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#ProgrammaSicurezza – La sicurezza partecipata

di Umberto Saccone

In Italia, dopo la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001, la materia dell’«ordine pubblico e sicurezza» rimane nelle prerogative esclusive statali (legislative ed amministrative), costituendo un “settore riservato” allo Stato; la previsione va interpretata nel senso che l’autorità di pubblica sicurezza, in armonia e attuazione della Costituzione, esercita però le proprie funzioni (secondo quanto stabilito dalla legge 1 aprile 1981, n. 121) «al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini sollecitandone la collaborazione». Si introduce in questo modo il concetto di sicurezza partecipata che si estende al di là dei fatti penalmente rilevanti, comprendendo tutte le manifestazioni che incidono a vario titolo sulla tranquillità sociale e sulla percezione stessa della sicurezza.

La sicurezza non è imposta dall’alto, ma è un bene di tutta la collettività e, ognuno nell’ambito del ruolo sociale rivestito, può concorrere al suo mantenimento.
Nell’attuale assetto costituzionale, quindi, il riconoscimento delle prerogative esclusive statali in materia di «ordine pubblico e sicurezza» non esclude affatto l’importanza di stabilire per legge statale forme di coordinamento tra centro e periferia; anzi, se pur prima del 2001 si sono avute forme di collaborazione, oggi è la stessa Costituzione, all’art. 118 comma 3, a prevederne la necessità. Si suole parlare a questo riguardo di sicurezza integrata quale strumento attuativo di politiche che vedono integrarsi le competenze esclusive dello Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica con quelle riconducibili agli enti locali ed ai privati operanti sul piano della prevenzione, quali governi territoriali di prossimità.

La sicurezza assolve alla duplice funzione repressiva e preventiva ed è nell’ambito di queste due dimensioni che il cittadino partecipa alla produzione di un bene a lungo ritenuto prerogativa esclusiva dello Stato e non ne è più semplice destinatario.

È compito degli enti locali stimolare una simile dinamica partecipativa,
poiché il senso di appartenenza permette di creare legami sociali, in grado di superare la logica della paura; gli enti locali dovrebbero anche suscitare, attraverso un dialogo costante con i cittadini, una responsabilità sociale condivisa del processo decisionale in materia di sicurezza.
Nel campo della prevenzione sociale, la sicurezza partecipata interseca il concetto di sicurezza urbana e ne costituisce l’applicazione operativa, manifestandosi nella produzione di condizioni utili a migliorare la qualità della vita e a garantire il pieno godimento dello spazio urbano.
Si passa infatti da un’organizzazione piramidale in cui gli attori istituzionali si trovano in una sequenza di livelli dal più elevato e centrale a quello più basso e periferico (Ministero dell’Interno – Forze di polizia – cittadini), ad una struttura delle relazioni di natura paritaria, descrivibile attraverso la metafora della rete, di cui ciascuna agenzia costituisce uno snodo.

L’individuo contribuisce così alla sicurezza della propria azienda e dei propri lavoratori e a quella dell’ambiente e del territorio in cui vive, progettando la conformazione dei quartieri, la struttura degli edifici, i caratteri della rete viaria, l’illuminazione delle strade e la distribuzione di telecamere negli spazi pubblici.
Ad esempio, a Los Angeles, modello di smart city, i dati che arrivano dai vari dipartimenti, dal trasporto pubblico alla polizia, fino alla raccolta di rifiuti e ai vigili del fuoco, sono in un solo luogo; la segnalazione di un incidente, l’apertura di un cantiere, il crearsi di un ingorgo, persino una rapina, confluiscono in un sistema che reagisce nell’immediato trasversalmente, agendo sui semafori, inviando percorsi alternativi agli automobilisti con l’app Waze, che in città conta circa due milioni di utenti;
è dunque l’analisi dei dati che porta ad una gestione più efficiente dei servizi e questo accade anche nei progetti di crime mapping, in cui le amministrazioni locali svolgono un’opera di vera e propria mappatura del crimine, in modo da analizzare e identificare le zone urbane maggiormente a rischio, al fine di prevenire fenomeni di criminalità attraverso l’adozione di misure di sicurezza.

Sempre in America, IBM sta applicando l’intelligenza artificiale di Watson ai problemi delle città, aiutando a interpretare le informazioni dette “destrutturate”: ad esempio comprendendo dai video di una camera di sicurezza se nella strada inquadrata c’è traffico o meno o, ancora, se si è aperta una buca; o apprendendo dal contesto che osserva la città specifica e verificare se le soluzioni che si intende adottare per risolvere un dato problema abbiano o meno possibilità di successo.
Le questioni riguardanti la sicurezza affrontate insieme ai cittadini si inseriscono infatti in un contesto che tiene conto delle politiche sociali, giovanili, culturali, urbanistiche, di igiene e di nettezza urbana, che rientrano nell’ambito politico e organizzativo della sicurezza.

Alcuni esempi in tal senso sono rappresentati da molte buone pratiche già in atto in numerosi Comuni, quali la valorizzazione e il rilancio culturale, sociale ed economico di immobili dismessi -pubblici e privati- e di aree urbane abbandonate (vedi il Vecchio macello a Bellaria, sito in un quartiere “a rischio”, per riqualificare il quale il Comune, in partnership con associazioni e scuole, ha coinvolto anche i migranti, rendendolo un luogo di socializzazione e di inclusione sociale).
Ancora, si pensi agli eventi di educazione alla legalità o di sensibilizzazione all’ecologia organizzati per bambini e ragazzi in età scolastica, anche mediante cacce al tesoro e spettacoli teatrali (progetto realizzato nel Comune di Camporosso).
Si considerino inoltre quelle realtà in cui, per prevenire situazioni di degrado legate allo spaccio di stupefacenti, comitati cittadini e associazioni hanno stretto patti con l’Amministrazione al fine di contribuire alla manutenzione di parchi periferici, collaborando a tale scopo con gli operatori della Polizia locale (come è accaduto a Modena).
a Perugia, il progetto Condominio di via ha permesso il ripristino di una strada attraverso piccole opere infrastrutturali (pavimentazione, riverniciatura delle cancellate, sistemazione del verde pubblico) che hanno contribuito a rendere l’area più decorosa e quindi percepita come meno insicura, soprattutto grazie al coinvolgimento dei cittadini residenti che, da protagonisti, hanno visto aumentare il proprio senso di appartenenza ai luoghi, e, di conseguenza, quella forma di controllo informale che nasce dal presidio spontaneo.

Nella medesima ottica di prevenzione dei reati, sarebbe opportuno anche promuovere incontri ed assemblee pubbliche per condividere modelli di monitoraggio informale e coordinato del territorio, ad esempio attraverso corsi finalizzati a fornire una formazione adeguata ai privati, in relazione ai concetti di prevenzione, diritto, dovere, regole, responsabilità, anche grazie all’aiuto di ex poliziotti o ex carabinieri.
In una nuova prospettiva di sicurezza si assiste peraltro alla spinta verso un crescente ruolo dei privati, non solo in veste di attori che operano all’interno di una collettività, ma anche in qualità di imprese private. Da un lato i tagli alla spesa pubblica inducono le amministrazioni centrali e locali a contrarre i servizi prestati ai cittadini e a esternalizzare alcune funzioni, dall’altro lato cresce la domanda di sicurezza privata presso le aziende e il terziario.
Il processo di privatizzazione della sicurezza, tuttavia, porta con sé alcuni effetti che vanno valutati in termini di costi e benefici: in primis dal punto di vista della capacità di garantire il bene comune e in secondo luogo dalla prospettiva delle fasce sociali più svantaggiate.
Quanto al primo aspetto, bisognerebbe valutare se sia il caso di privilegiare un eventuale risparmio economico a svantaggio dell’affidabilità della vigilanza fornita dalle istituzioni pubbliche;
quanto al secondo profilo, la privatizzazione rischia di potenziare le differenze e quindi i conflitti sociali, aggravando quella situazione che si intende invece migliorare: infatti, il pericolo è che solo i soggetti più abbienti siano in grado di ricorrere a forme di sicurezza privata, determinando una situazione di squilibrio a danno dei cittadini economicamente più svantaggiati.
D’altra parte, il coinvolgimento di soggetti privati come le imprese, che per definizione perseguono il profitto, deve implicare un efficace controllo sul loro operato da parte delle Istituzioni.
A questo riguardo, potrebbe rivelarsi proficuo consentire lo scambio di immagini raccolte da sistemi di videosorveglianza privata con le Forze dell’ordine, nonché favorire la circolazione di immagini registrate da sistemi di vigilanza degli edifici pubblici presso i competenti uffici della Polizia di Stato.
In conclusione, la sicurezza partecipata, nelle sue diverse forme, sembra chiaramente evocare, da un lato, il principio di sussidiarietà verticale e la sicurezza urbana – secondo cui la prestazione del servizio deve avvenire al livello più prossimo al cittadino – e, dall’altro, i principi di sussidiarietà orizzontale, di solidarietà (art. 2 Cost.) e di partecipazione (art. 3, comma 2, Cost.).

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Il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle


di MoVimento 5 Stelle

Con questo post si apre una nuova fase della definizione del nostro programma, dedicata alla sicurezza. L’idea di sicurezza del Movimento 5 Stelle – che nasce dall’incontro tra i valori fondamentali del nostro Movimento e l’esperienza di questi anni nelle istituzioni – ha trovato applicazione in diverse proposte depositate alla Camera e al Senato, ma ora deve essere tradotta in un programma organico con il contributo sostanziale e fondamentale di tutti gli iscritti. Nel fissare i nostri punti fermi, occorrerà tener presente che, poiché le minacce evolvono, si moltiplicano e cambiano natura continuamente, ogni decisione deve essere presa con la consapevolezza che possa essere modificata, tramite un nuovo momento di confronto, qualora il contesto di riferimento cambi.

La sicurezza
Le prime riflessioni che vogliamo condividere riguardano l’idea stessa di sicurezza. Cosa significa essere sicuri?
L’aspetto più immediato è quello della sicurezza privata. Concretamente, le persone devono essere libere di vivere la loro routine quotidiana senza che nessuno minacci la loro incolumità. Inoltre, anche le proprietà delle persone devono essere protette da ingiusti danneggiamenti. C’è poi la sicurezza pubblica. Anche sotto questo profilo, le persone – quando rivestono cariche pubbliche o svolgono compiti di interesse pubblico – e le cose – ad esempio le sedi istituzionali e le infrastrutture – devono essere protette da qualsiasi minaccia. Esiste poi una dimensione collettiva della sicurezza, che si realizza nella tutela dell’ordine pubblico. Non basta, infatti, la somma di tanti cittadini singolarmente protetti, se non vengono garantiti alcuni interessi collettivi come la legalità e l’ordine sociale. Se il dibattito pubblico sfocia in violenza, se la criminalità controlla il territorio, tutti siamo meno sicuri, a prescindere dal nostro diretto coinvolgimento in episodi di violenza. Bisogna immaginare la sicurezza come una condizione ideale risultante dalla convergenza di azioni pubbliche e private. Ad esempio, la sicurezza delle persone e delle loro proprietà è data da una parte da azioni dei privati, che devono provvedere a mantenere a norma gli edifici in cui vivono e possono dotarli di adeguate protezioni da intrusioni esterne e dall’altra dallo Stato che deve garantire un presidio efficiente di Forze dell’ordine sul territorio, pronte a intervenire in breve tempo. Lo stesso si può dire per l’ambiente cyber: se lo stato deve provvedere a rendere sicure e funzionanti le infrastrutture comunicative, il privato deve informarsi e dotarsi di software e prassi di utilizzo idonee a limitare la sua esposizione a virus e hacker ostili. Ma c’è di più. Occorre pensare lo Stato come un organismo o una rete in cui le persone, le aziende, le istituzioni sono “nodi”, tutti interconnessi tra loro e i danni subiti da uno si riverberano su tutti gli altri. L’unico modo per combattere l’impalpabile e nebuloso insieme delle minacce (cibernetiche, terroristiche, economico finanziarie, ecc.) è creare una joint venture tra cittadini, imprese e Stato, capace di migliorare il grado di resilienza del Sistema Paese. In questa rete integrata di interessi individuali, associati e collettivi, la cooperazione consapevole di questi interlocutori dà vita all’attuale ed innovativo concetto di “Sicurezza Partecipata”.

Pensate a quello che accade nel nostro corpo: se anche un solo organo si ammala, ne facciamo le spese come individui! Questo concetto è valido da sempre, ma oggi è potenziato dall’evoluzione delle tecnologie e delle infrastrutture. Per fare un esempio, uno smartphone privato di un dirigente d’azienda mal protetto può consentire il furto di un segreto industriale, che verrà poi usato da un concorrente estero per produrre gli stessi beni o servizi (magari a costo notevolmente inferiore) e fare concorrenza spietata, fino a far chiudere l’azienda, far perdere il reddito a tutti i lavoratori, mettere in difficoltà i fornitori e così via in un effetto domino infinito. Approfondiremo il concetto in un futuro post che vi invitiamo a leggere. Infine, l’esempio mette in luce anche un ulteriore e importante aspetto: la sicurezza dell’ambiente virtuale, il quale viaggia in parallelo con la realtà fisica delle persone e delle cose, ma acquisisce sempre più importanza nelle nostre vite.

Le minacce alla sicurezza
Cosa, oggi, mette in pericolo la nostra sicurezza?
Esistono diverse “minacce”, alcune legate alle attività illecite come il terrorismo e la criminalità organizzata, altre all’ambiente come l’inquinamento, le calamità naturali e il dissesto idro – geologico, altre ancora a dinamiche politiche globali come la diminuzione della sovranità e dell’autonomia decisionale dello Stato in favore di organizzazioni o enti sovranazionali pubblici o privati. Alcune di queste le percepiamo tutti i giorni, altre sono meno evidenti, altre ancora sono enfatizzate dai media o tramite i social network.

Questo ci impone di riflettere sulla differenza tra “essere sicuri” e “sentirsi sicuri”. Non sempre, infatti, abbiamo gli strumenti per comprendere esattamente quanto gli “anticorpi” dello Stato siano efficienti e possiamo sottovalutarli o sopravvalutarli. Ad esempio, quando le forze di polizia e i Servizi informativi riescono ad anticipare un’azione terroristica e ne impediscono la realizzazione, il risultato è semplicemente il silenzio. Non abbiamo diretta percezione di essere stati tutelati, ma il livello di sicurezza è stato mantenuto alto. Allo stesso tempo possiamo avere altissima percezione di sicurezza vedendo i militari per le strade anche se in alcuni casi, considerate le nuove evoluzioni degli attacchi terroristici, la loro efficacia può essere limitata. Oltretutto, se è chiaro che la priorità è “essere sicuri” ci possono essere casi in cui anche “sentirsi sicuri” sia, per i cittadini, una legittima esigenza a cui lo Stato deve far fronte, a patto che non venga usata dalla politica a scopi di consenso o per mascherare con le apparenza qualcosa che manca nei fatti.

I valori in gioco
Se l’esigenza di neutralizzare efficacemente tutte le minacce è legittima, bisogna sempre ricordare che gli strumenti utili in questo campo spesso presuppongono una limitazione delle libertà personali e/o un’invasione della privacy. Questo apre numerose discussioni, e sarà tema che affronteremo assieme in un futuro post.

Il comparto sicurezza
Come è naturale, uno Stato ha delle forze preordinate a garantire la sicurezza, a volte prevenendo i danni, altre volte assicurando alla giustizia chi li ha provocati. Ogni Stato è organizzato a suo modo; nel nostro Paese abbiamo forze dell’ordine che hanno il compito di evitare i crimini o di perseguirli (ad esempio Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) e altri corpi di intervento destinati più a tutelare l’incolumità delle persone (ad esempio Vigili del Fuoco e Protezione Civile); abbiamo forze di polizia nazionali e locali, come la Polizia Municipale la quale, pur non essendo riconosciuta come forza di Polizia tout court è chiamata a svolgere funzioni ad essa assimilate; alcune ad ordinamento militare, come i Carabinieri e la Guardia di Finanza ed altre ad ordinamento civile. Operano poi, sul territorio nazionale, organizzazioni di vigilanza private, che a volte svolgono mansioni di interesse pubblico, come la vigilanza all’ingresso dei palazzi di Giustizia. La Repubblica, inoltre, ha un proprio sistema di Servizi informativi costituito da un Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e due Agenzie AISI ed AISE che operano internamente e all’estero per raccogliere le informazioni utili al Governo per tutelare gli interessi del Paese. Infine, anche la magistratura si occupa di garantire la sicurezza, ma verrà trattata a parte quando si parlerà di giustizia.

Il nostro obiettivo
Siamo consapevoli della delicatezza del tema, che da una parte identifica una delle primarie esigenze dei cittadini e dall’altra mette in discussione principi fondamentali della comunità nazionale. Questi aspetti ci motivano con forza a voler costruire, con partecipazione e competenza, un piano efficace, equilibrato e comprensibile. Vi proponiamo, quindi, di affrontare un percorso di informazione, riflessione e scelta consapevole al fine di sviluppare un piano per la sicurezza a 5 stelle che migliori la qualità delle nostre vite e di chi opera tutti i giorni per proteggerci. Per farlo abbiamo bisogno del contributo informato di tutti voi!

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