Un milione di auto elettriche in 5 anni #ItaliaSmartNation

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L’obbiettivo del MoVimento 5 Stelle è un milione di auto elettriche in 5 anni. L’Italia deve diventare una Smart Nation

da Il Fatto Quotidiano

Lo ha fatto la Francia, e anche l’Inghilterra. Non la Germania, che ha interessi ancora troppo forti nello sviluppo e nella vendita di motori endotermici. Si è, timidamente, accodata pure l’Italia dove all’inizio del mese scorso nelle commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato è stata approvata una risoluzione che vincola il governo a valutare il divieto di vendita per auto e motoveicoli diesel e benzina a partire dal 2040. Ma che ora anche la Cina abbia messo nel mirino la messa al bando dei combustibili fossili, è senza dubbio una notizia.

O forse non dovrebbe esserlo, visto che i cieli cinesi sono da sempre tra i più inquinati al mondo a causa di una deregulation selvaggia sulle emissioni, soprattutto quelle industriali. Ma qualcosa è cambiato nella testa del colosso asiatico riguardo all’ambiente. A sottolinearlo è stato il viceministro dell’industria Xin Guobin, che a margine di un incontro sull’automotive ha dichiarato che la nuova strategia di Pechino sulla mobilità comprende anche la possibilità concreta di vietare la produzione e la vendita di auto a benzina e diesel.

In realtà, a leggere tra le righe saremmo ben oltre la “possibilità”. Perché il piano del ministero dell’industria cinese, ammesso che sia confermato, seguirà una linea ben precisa che tira dritta verso l’elettrificazione della trazione: dal prossimo anno i costruttori dovranno annoverare tra le proprie vendite almeno l’8% di veicoli ibridi o elettrici. Nel 2019, poi, questi dovranno essere il 10% e nel 2020 il 12%, fino ad arrivare al 20% nel 2025. Una road map che intorno al 2040 (la stessa data indicata da Francia e Inghilterra), dovrebbe portare a quella che non sembra inapproriato definire mobilità “a elettroni”.

Ma la Cina, se possibile, sta andando anche oltre. Come dimostra uno studio della Alix Partners, il paese della Grande Muraglia già produce praticamente la metà dei modelli elettrici venduti nel mondo (49 su 103) e lo scorso anno ne ha immatricolati 330 mila sul mercato domestico. Certo, non nomi altisonanti e costosi come quelli a cui siamo abituati (Tesla, Renault-Nissan, General Motors etc.), ma marchi locali (BYD, Baic, etc.) molto meno pretenziosi a livello di listini. E soprattutto autosufficienti: si fanno tutto in casa, dalle batterie alla componentistica, senza più bisogno di rivolgersi a noi “evoluti” europei e americani.

Insomma, mentre in Europa dibattiamo sui vari dieselgate (ormai sono parecchi, purtroppo) senza mettere in piedi una vera e propria exit strategy, dall’altra parte del mondo già lavorano allo step successivo della mobilità. E stavolta siamo noi quelli che rischiano di dover imparare qualcosa, a caro prezzo.

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L’intervento di Luigi Di Maio a Cernobbio: Italia smart nation

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di Luigi DI Maio

Mi fa piacere essere qui oggi e avere l’opportunità di raccontare anche dinanzi a questa platea l’idea di Paese che il M5S ha in cantiere, il programma e le idee che abbiamo in mente per l’Italia. E’ stato detto tanto in questi anni sul Movimento 5 Stelle e talvolta si sono semplificate o strumentalizzate molte nostre posizioni. Anche per questo motivo oggi vorrei confrontarmi con voi per chiarire che il Movimento 5 Stelle non vuole un’Italia populista, anti-europeista o estremista.

Noi un’idea di Italia ce l’abbiamo bene in mente e non ha nulla a che fare con queste definizioni. L’Italia che stiamo disegnando, anche insieme a esperti, accademici e professionisti, è una “Smart nation”, un Paese che si fonda sull’innovazione tecnologica, nel pubblico come nel privato. Immaginiamo un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet. Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo. Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro. Non ci interessa distruggere, ci interessa costruire e farlo al meglio.Noi abbiamo un concetto alto della politica, una politica intesa come amministrazione della cosa pubblica nell’interesse comune, una politica che non si mette al servizio di nessuno, se non dei cittadini. Per fare questo bisognerà anche ripensare al concetto di trasparenza tra la politica e i portatori di interesse. E’ arrivato il momento di regolamentare il rapporto tra la politica e le lobby, così come accade in molte altre parti d’Europa.

ll Movimento 5 stelle non è contro il giusto profitto o l’impresa. Al contrario vogliamo tutelare chi crea valore ma proprio per questo però siamo contro gli sprechi, l’utilizzo sconsiderato dei soldi pubblici e i privilegi che hanno contribuito a soffocare lo sviluppo anche imprenditoriale del Paese. Il nostro scopo fondamentale è il ritorno ad una morale pubblica che consenta alle imprese di lavorare in un contesto pulito, libero da sprechi e condizionamenti esterni.

Ecco perché quella contro gli sprechi, specie quelli della politica, è una nostra battaglia storica, che ci avvicina alle esigenze delle imprese.
Su questo punto la classe politica attuale ha fatto pochissimo o nulla. Ai tagli selettivi e meritocratici ha preferito la logica dei tagli lineari. Invece che migliorare, così, la qualità della spesa è peggiorata.

La lotta agli sprechi da sola ovviamente non è sufficiente. L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Penso in particolare al Fiscal Compact. Questo non significa che il M5S sia anti-europeista. Si tratta di un’altra semplificazione. L’austerità ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). La rincorsa folle al pareggio di bilancio pubblico ha sacrificato le spese produttive, cioè gli investimenti, e le imprese hanno pagato così anche l’invecchiamento infrastrutturale e il mancato sviluppo tecnologico.

Pensiamo alla politica economica. Come riconoscono oggi anche molti economisti ortodossi, l’euro è una moneta disegnata su misura per l’economia tedesca. Favorisce le sue esportazioni nei confronti dei partner europei abbassando artificiosamente il valore della moneta, tanto che alcuni analisti parlano di euro-marco. Grazie alla spinta delle esportazioni la Germania non ha alcuna difficoltà a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma lo stesso non si può dire per tutti gli altri Paesi. I cosiddetti PIIGS e la Francia hanno pagato le asimmetrie della moneta unica prima con i deficit commerciali e poi con l’austerità. Eppure la soluzione politica non sta nel muro contro muro. Il M5S ne è perfettamente consapevole. L’aver parlato di referendum consultivo sulla moneta unica serve soprattutto a sollevare questo tema, e ad avere un potere contrattuale e una via d’uscita nel caso estremo in cui le esigenze dei Paesi del Sud Europa continuino ad essere ignorate. Il problema andava posto, e siamo orgogliosi di averlo fatto.

Gli stessi dati economici dell’ultimo biennio, se analizzati da un punto di vista meno governativo, sono tutt’altro che incoraggianti. Il MoVimento ha sempre visto come non sufficiente l’indicatore utilizzato tradizionalmente per misurare il benessere economico, cioè il Pil. Nella Legge di Bilancio di quest’anno compare il BES, cioè l’indice di Benessere Equo e Sostenibile, ma tiene conto solo 12 fattori socio-economici scelti con grande discrezionalità, e ha quindi un valore molto limitato. Non mancano gli studiosi che da anni stanno sviluppando indici alternativi molto interessanti. Siamo intenzionati a valorizzarli perché pensiamo che la produzione debba stare insieme all’ambiente, alla salute e alla qualità del posto di lavoro.

In ogni caso pil, crescita e i dati diffusi dai principali istituti nazionali e internazionali come detto una lettura se pur parziale la danno e quindi li commenterò anch’io.
L’Italia, dopo lunghi anni di recessione, rimane oggi in grandissima difficoltà. Nel 2016 siamo stati ULTIMI per crescita in Europa, è tornato a crescere il tasso di disoccupazione all’11,3% e quello giovanile sopra il 35%. È vero che diminuiscono gli inattivi, ma un’analisi di più largo respiro ci mostra che l’occupazione cresce soltanto nella fascia over 50. Su 100 contratti, a giugno 2017, solo 20 erano a tempo indeterminato. La crescita in Italia nel secondo semestre è dello 0,4% a fronte dello 0,6% dell’Europa. La crescita tendenziale del 2017 è dell’1,5% mentre in Europa è del 2,2%.

Caso Spagna… le due motivazioni per cui fa meglio…

Il Pil reale è ancora oggi inferiore di quasi il 7% al livello pre-crisi. Abbiamo quindi perso 10 anni sprecando in gran parte anche la congiuntura internazionale favorevole degli ultimi 3

Sono qui a proporvi un percorso di sviluppo economico e stabilità alternativo, fondato sullo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Gli investimenti da fare per diventare una smart nation sono tantissimi. Abbiamo già detto che un nostro obiettivo in 5 anni di governo è raggiungere il milione di macchine elettriche. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto: sono appena rientrato da un tour della Sicilia a bordo di un pulmino elettrico, con cui abbiamo percorso 2000 km! (ENEL)

Il milione di auto elettriche è lo stesso numero a cui punta la Germania entro il 2020. In Olanda le auto a benzina saranno bandite dal 2025, in India saranno bandite dal 2030. Questi Paesi hanno un piano nazionale di elettrificazione della mobilità: anche l’Italia deve averne uno e noi lo proporremo.

C’è poi il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che non è mai iniziata. Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?
Bisognerà snellire, sburocratizzare, anche mettere ordine nella giungla di leggi, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezo!

Potenzieremo l’accesso ad internet rendendolo un diritto per tutti e investiremo sulle tecnologie legate al turismo. Come diceva uno dei consiglieri di Obama, internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo! Vi ricordo che per ogni euro investito nell’Internet delle cose si ha un ritorno di 12 euro: E con oltre 8 milioni di dispositivi connessi, l’Italia è uno dei maggiori mercati per le comunicazioni M2M (Machine-to-Machine) in Europa. Pensate se avessimo investito anche solo una parte delle risorse del Jobs Act.in questa direzione! Quella dell’Internet delle cose non è una tecnologia che cito per caso, è quella che cambierà la nostra vita nei prossimi anni, un po’ come hanno fatto gli smartphone nell’ultimo decennio. Significa che ogni cosa viene collegata in Rete e collegandosi diventa intelligente: smart. Che è ciò che vogliamo anche per il nostro Paese: un’Italia Smart Nation.

Noi siamo pronti a realizzarla. In questi mesi abbiamo coinvolto nella elaborazione del nostro programma di governo attraverso la Rete migliaia di cittadini, e nei prossimi mesi lo presenteremo alle varie realtà imprenditoriali, associazioni di categorie, a tutti gli stakehholder italiani e non solo con cui intraprendere un primo costruttivo e trasparente confronto.

A fine settembre il MoVimento 5 Stelle presenterà il suo candidato premier e successivamente la sua squadra di governo, che avrà al suo interno profili di grande competenza. Anche per dimostrare di essere all’altezza delle sfide che si è posto.

Se gli elettori lo vorranno, raccoglieremo la grande sfida di cambiare, questa volta davvero, il nostro Paese.

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