Una stangata da 952 euro a famiglia da gennaio 2018

Dalle bollette della luce ai pedaggi autostradali. Passando per assicurazioni, servizi bancari, prodotti per la casa e spese scolastiche. Con il nuovo anno arriva anche la consueta stangata di prezzi e tariffe che toccherà quota +952 euro annui per u… Continua a leggere Una stangata da 952 euro a famiglia da gennaio 2018

Approvata la lista nera dei paradisi fiscali: mancano Lussemburgo, Olanda, Malta e Irlanda

di Marco Valli, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Tutto cambia per non cambiare nulla. Gli scandali LuxLeaks, Panama e Paradise Papers non hanno insegnato nulla e i Ministri delle Finanze dell’Unione europea – riuniti in sede Ecofin – hanno inserito … Continua a leggere Approvata la lista nera dei paradisi fiscali: mancano Lussemburgo, Olanda, Malta e Irlanda

Cartelle esattoriali: grazie a M5S, stop alle nuove norme su prescrizione e riscossione privata

di MoVimento 5 Stelle

Ci risiamo: arriva la Legge di Bilancio, e comincia la solita caccia alle porcherie nascoste a danno dei cittadini. Abbiamo cominciato con lo scovarne due nelle prime bozze, che riguardavano l’ex Equitalia e la persecuzione del… Continua a leggere Cartelle esattoriali: grazie a M5S, stop alle nuove norme su prescrizione e riscossione privata

Il governo salva nominati e corrotti del fisco

di Riccardo Fraccaro

Ciao a tutti. Vi chiedo un minuto del vostro tempo. Dovete sapere quello che sta accadendo in Parlamento perché riguarda le vostre tasche. I vostri soldi. Vi faccio una domanda: chi è che controlla le vostre dichiarazioni dei re… Continua a leggere Il governo salva nominati e corrotti del fisco

Il governo salva nominati e corrotti del fisco

di Riccardo Fraccaro

Ciao a tutti. Vi chiedo un minuto del vostro tempo. Dovete sapere quello che sta accadendo in Parlamento perché riguarda le vostre tasche. I vostri soldi. Vi faccio una domanda: chi è che controlla le vostre dichiarazioni dei re… Continua a leggere Il governo salva nominati e corrotti del fisco

#ProgrammaFisco – Tassazione equa e sostenibile

di Pasquale Tridico, Professore in politica economica, docente di economia del lavoro, Università Roma Tre

Il quesito che andrete a votare, che andremo oggi a discutere riguarda la tassazione e, in particolare, se la tassazione è equa e sostenibile. Ve lo leggo brevemente: Il livello di pressione fiscale in Italia al 43,6% nel 2015 è troppo elevato, sia dal lato delle famiglie, sia dal lato delle imprese. Per queste ultime parliamo di un peso del 65%.

Questa situazione affossa l’economia, il lavoro e i consumi in un circolo vizioso.
Cos’è che deve essere fatto? E ci sono alcuni punti: A, B, C, D, che leggiamo. Riduzione della pressione fiscale sul reddito delle persone fisiche, soprattutto per i redditi più bassi, dice il quesito. Riduzione del costo fiscale del lavoro sulle imprese. Introduzione di regimi fiscali semplificati o ultimo, revisione del sistema delle agevolazioni fiscali introducendo misure volte a semplificare la fruibilità.
Facciamo una premessa che è molto importante: negli ultimi due anni noi abbiamo avuto in Italia due problemi che sono molto molto collegati tra di loro. Da una parte la disuguaglianza crescente dei redditi, dall’altra una bassa crescita dell’economia. Non argomentiamo perché le due cose possono essere collegate perché non è proprio l’oggetto del nostro quesito ma, questi due problemi oggi metterebbero d’accordo molti economisti in Italia.

Lo strumento della tassazione è sicuramente uno dei principali mezzi attraverso il quale lo Stato interviene sia, appunto, per ridistribuire ricchezze, quindi ridistribuire risorse e intervenire quindi sulla disuguaglianza, sia per stimolare e cercare di innescare dei circoli virtuosi per la crescita e per l’economia. In Italia oggi abbiamo cinque scaglioni di IRPEF, fiscali. Il primo, che è del 23%, copre la fascia di reddito fino a 15000 euro. Il successivo del 27%, il 38%, il 41% e, per i redditi sopra i 75 mila euro, il 43%. Ora la domanda è: “è sostenibile questa divisione e questo strumento così com’è fatto? È sostenibile? È equo?”. Oppure andrebbe, come cercherò di argomentare, ridotto in qualche modo o diversificato, quindi rispondendo un po’ al punto A del vostro quesito, riduzione, riduzione della pressione fiscale sul reddito delle persone più basse. Ecco, vediamo l’incidenza di questa pressione fiscale sui diversi Paesi europei. Innanzitutto bisogna dire che la maggior parte dei paesi europei converge verso un sistema fiscale abbastanza simile tranne Paesi piccoli e Paesi economicamente molto aperti, che spesso fanno anche del dumping, cioè per attrarre i capitali possono abbassare molto le tasse, però questo è il caso, appunto, dei Paesi piccoli o di Paesi economicamente con una tradizione molto aperta che hanno anche notoriamente tassi di disuguaglianza molto alti. Sicuramente non un buon esempio da seguire.

Ma vediamo cosa accade, ad esempio, in Germania, dove l’aliquota più alta è al 45%, in Francia al 45%, in Belgio al 50%, in Austria al 50%, in Olanda al 52%, in Portogallo al 48%, nel Regno Unito al 45% e, persino fuori dall’Europa, in Australia al 45%, in Israele al 50%, in Giappone al 45%. Tutte aliquote superiori alla nostra che è, appunto, l’aliquota massima, del 43%. Quindi, la pressione al 43% non è molto più alta della maggior parte dei Paesi, la pressione, l’aliquota fiscale ultima al 43% non è la più alta in Europa e sicuramente non è più alta dei principali nostri partner. Quando dico poi principali partner europei mi riferisco soprattutto a Francia e Germania, ma come avete visto anche altri Paesi europei. Poi esiste, e questo è importante forse anche per orientare la vostra decisione, esistono alcuni paesi dove c’è una “no tax area” per quindici o dieci o nove mila euro, quindi per i redditi più bassi non si pagano tasse. Abbiamo visto che in Italia la tassa del 23%, la tassazione del 23%, la prima aliquota, si paga per un reddito, per tutti i redditi insomma, da 0 fino a 15 mila. È in discussione, da quel che mi risulta, una riforma che però si è interrotta, con il passaggio al governo Gentiloni si è interrotto un tentativo di riforma che prevedrebbe una riformulazione di queste aliquote, ma non ne stiamo a discutere, appunto, perché si è interrotta, e veniamo invece alla tassazione dei redditi, sui redditi delle imprese, quindi, la cosiddetta “corporate tax”.

La nostra aliquota qui arriva al 24% e anche in questo caso non è più alta di quella dell’Austria al 25, il Belgio 33, Francia 34, Olanda 25, Spagna 25, Portogallo 28 e, fuori dall’Europa, Stati Uniti al 35% e Australia al 30%. La nostra aliquota, appunto, è al 24% è più bassa dei principali nostri Paesi partner e mi viene quindi da dire che anche questa strada forse potrebbe non essere percorribile, quella di abbassare, come dire, considerare molto alta la pressione fiscale, per le imprese, rispetto agli altri Paesi europei. C’è un altro aspetto invece che andrebbe considerato: è quello del cuneo fiscale di cui si parla spesso. Il cuneo fiscale, come sappiamo è, in pratica, la differenza tra il costo totale comprensivo di tutti gli oneri fiscali che l’impresa paga e quanto invece di netto intasca il lavoratore. Quindi è una parte del salario che va sotto contributi fiscali, sotto oneri contributivi, che il lavoratore non percepisce, a cui contribuiscono sia imprese che lavoratori. In Italia è al 47% ma anche in questo caso siamo in buona compagnia, o meglio, ci sono partner europei che hanno il cuneo fiscale molto più alto: 53% il Belgio, la Francia al 48, la Germania al 49, l’Austria al 47.

Qui mi viene da dire una cosa: negli ultimi anni molti Paesi europei, inclusa l’Italia, soprattutto l’Italia negli ultimi due governi, ha praticato una politica di riduzione del cuneo fiscale, sia con il governo Prodi, prima di quello Berlusconi, poi il primo tentativo nel 2014, se non vado errato, del governo Renzi. Ecco, ha portato a un miglioramento questa riduzione del cuneo fiscale? C’è un pericolo, e lo diceva il nostro caro economista scomparso Sylos Labini, ridurre il costo del lavoro potrebbe incentivare, da parte delle imprese, strategie di investimenti “labour intensive” cioè che sfruttano più il costo del lavoro e meno l’innovazione. Quando invece il costo del lavoro è alto come quello che può essere un Paese ricco come il nostro, si fanno scelte imprenditoriali più orientate all’innovazione, più orientate agli investimenti, cosiddetti “capital intensive”. Ecco, ebbene, negli anni in cui abbiamo visto noi la riduzione del cuneo fiscale, non è avvenuto questo, anzi, è avvenuto proprio il contrario, cioè è avvenuto in una strategia di investimenti molto “labour intensive” che sfruttava appunto questo risparmio del costo del lavoro.

Allora ridurre il costo del lavoro, se intuitivamente potrebbe avere senso dire “riduciamo il costo del lavoro purché le imprese possano investire di più e creare maggiore occupazione” all’esame dei fatti questo non è successo, anzi è successo il contrario, le imprese hanno risparmiato, non hanno fatto investimenti “capital intensive”, hanno spesso fatto investimenti “labour intensive” a scarso contenuto innovativo, a scarso contenuto tecnologico e ciò porta a bassi livelli di produttività.

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Il #ProgrammaFisco del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Oggi iniziamo a discutere il Programma Fisco del MoVimento 5 Stelle, la prossima settimana si terrà la votazione. I cittadini, davanti al fisco, hanno indubbiamente dei disagi. La pressione fiscale è eccessiva, sulle imprese, sulle famiglie, e tutto il rapporto con il fisco è molto complesso. Occorrono una serie di norme che rendano più snello, equo e sostenibile il fisco in Italia. È per questo che il Movimento 5 Stelle chiede di esprimervi su dei punti fondamentali che riguardano proprio la realizzazione di un alleggerimento nei confronti delle imprese, una redistribuzione dei carichi fiscali migliore e tanti altri aspetti che andiamo ad analizzare.

Uno dei temi fondamentali per tutti i cittadini è quello del rispetto dell’ambiente e quindi non si può rinunciare a utilizzare il fisco per riuscire a indurre nei cittadini dei comportamenti virtuosi affinché la tutela dell’ambiente sia effettivamente attuata. E per questo abbiamo pensato, tra le nostre proposte, quella di creare un unico contributo ambientale in sostituzione di tutte quelle misure attualmente previste che purtroppo non portano a nulla. Logicamente questo contributo unico ambientale terrà conto delle specificità del settore e del tipo di produzione.

Altri punti importanti nel nostro programma fisco che sarà in votazione, mi raccomando votate bene e con attenzione, sarà sicuramente uno snellimento della normativa fiscale e questa iper-burocrazia che va toccata, va ridotta, perché non è possibile che gli utenti siano, ancora oggi, nel momento in cui devono pagare una tassa o un’imposta, totalmente confusi. Quindi bisogna snellire le normative fiscali ed eliminare questa iper-burocrazia. Inoltre, le agenzie di riscossione, devono far sì che venga rispettato in pieno l’articolo 53 della Costituzione perché parla di giusta imposizione fiscale. Oggi, purtroppo, quello che ci segnalano gli utenti, è che spesso queste attività di riscossione causano maggiori oneri finanziari per l’utente che deve pagare le imposte e, in più, ingenerano uno stato psicologico, uno stato di paura, perché il contribuente si sente oppresso e pressato da continue lettere e minacce che non portano assolutamente a nulla se non a un grave peggioramento psicologico del contribuente che invece, probabilmente, vuole semplicemente pagare le proprie tasse.

E poi, infine, avremo il tema delle commissioni tributarie, che hanno un ruolo fondamentale nella composizione delle controversie all’interno di interessi contrapposti. Ambedue meritevoli di adeguata tutela, abbiamo da un lato lo Stato con la percezione del gettito e l’individuazione dell’imponibile inevaso, dall’altro lato abbiamo la correttezza sostanziale e procedurale del prelievo sul contribuente. Vi invitiamo a esprimervi affinché possiate indirizzare l’azione di governo del Movimento 5 Stelle, in modo tale che recuperiamo questo rapporto ormai svilito tra cittadino e istituzioni.

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Per una #PalermoFelice più lavoro e no Tax area con Ugo Forello sindaco

di Ugo Forello, candidato sindaco 5 Stelle Palermo

Ciao a tutti. Nel programma scritto insieme ai cittadini e che abbiamo chiamato “mappa per una Palermo felice”, c’è una grande priorità, quella del LAVORO.

Per troppo tempo la macchina comunale, soprattutto al Sud, si è trasformata in un centro per l’impiego di tipo clientelare. Oggi non è più possibile. Il Comune può, anzi, DEVE porsi come FACILITATORE di nuove opportunità, di sviluppo e di lavoro.

Mi si chiederà come. Bene! Partendo dal RECEPIMENTO DEI FONDI EUROPEI, dalla semplificazione della BUROCRAZIA e da iniziative di detassazione.

I fondi, infatti, ci sono, ma manca spesso la capacità di intercettarli e di utilizzarli. La comunità europea ci ha messo a disposizione, durante gli ultimi 5 anni, centinaia di milioni di euro che non siamo stati in grado di impiegare.
La nostra proposta è quella di istituire un UFFICIO EUROPA, ovvero un’equipe di professionisti e funzionari, alle dirette dipendenze del sindaco, che serva a intercettare, in maniera trasversale rispetto a tutte le aree assessoriali, l’accesso ai fondi europei.
Un grosso network strategico con l’Università, la Camere di Commercio, le Associazioni di Categoria e il mondo produttivo ed economico. Per dare la possibilità ai giovani palermitani che vogliono fare impresa di aprire delle attività in questo territorio, attraverso delle startup dedicate.

Il secondo punto è la burocrazia. Gli imprenditori non sono nemici da perseguire, ma i nostri migliori alleati nella lotta contro la disoccupazione e nella sfida verso la crescita. E quindi sotto questo punto di vista interverremo sul SUAP e sullo sportello unico dell’edilizia che andranno resi molto più efficienti: con tempi certi, pratiche rapide e una riorganizzazione degli uffici.

E arriviamo al terzo punto: quello delle tasse. Prima di curarsi che le aziende abbiano un buon rapporto con l’amministrazione, bisogna spendersi affinché queste possano aprire e perché ne aprano il più possibile. Bene, nel nostro programma abbiamo previsto una NO TAX AREA, ovvero una misura di DEFISCALIZZAZIONE TOTALE dai tributi comunali per le nuove imprese aperte da giovani, da donne, aperte in periferia e soprattutto da artigiani.

Ma c’è un ulteriore questione di assoluta importanza che ormai non può più essere prorogata: mi riferisco all’innovazione, anche sul campo sociale.

L’innovazione cambierà Palermo: creeremo un assessorato dedicato ai giovani e all’innovazione sociale, e contemporaneamente, anche una figura assessoriale che unirà il lavoro, le attività produttive e il turismo, per valorizzare in chiave economica il patrimonio turistico che noi abbiamo.

Infine metteremo a disposizione di tutti i cittadini l’enorme patrimonio comunale in disuso per dare avvio ad una rivoluzione gentile. Abbraccerà sia il settore sociale e culturale, ma per avere anche delle referenze su quello economico.

E allora, i presupposti per vedere una nuova rinascita di Palermo ci sono, dipende dal potere che i cittadini palermitani avranno il prossimo giugno e dipende quindi da un voto libero e consapevole. #RiprendiamociPalermo e facciamolo insieme! A presto.

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