Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura (02-01-2018)

E’ morto Ferdinando Imposimato. Con lui non sparisce soltanto un magistrato integerrimo e un grande giurista. Ma va via anche una persona splendida, di grande umanità e sensibilità. Per tutto il M5S sono momenti di enorme dolore, perché Imposimato ha rappresentato… Continua a leggere Addio a Imposimato, grande magistrato e guida sicura (02-01-2018)

La polizia tedesca ordina: non dite la verità sul terrorismo islamico

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di Marcello Foa

Il Corriere del Ticino, principale testata del gruppo che dirigo, ha pubblicato questa mattina un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa in queste circostanze. L’intenzione è lodevole: evitare il diffondere di allarmismi, ma le conseguenze pratiche sono sorprendenti. E inquietanti.

La premessa dà già il tono:

“Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tutto. Lo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».

Capito? E ancora:

«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbata. In aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».

L’autore dello scoop, Stefan Müller, cita un esempio concreto: l’attentato di Dortmund dell’11 aprile contro il bus dell’omonima squadra di calcio. La polizia, dopo una decina di giorni, annunciò che era stato compiuto da Sergej W. (28.enne russo-tedesco nel frattempo arrestato a Tubinga), che aveva ordito l’attentato per speculare in Borsa. Versione, che all’epoca aveva suscitato non poche perplessità. Dal documento scoperto dal Corriere del Ticino si scopre che era giunta una rivendicazione dell’Isis, mai però comunicata ai media. Inevitabile chiedersi adesso: Chi è stato davvero? Sergei o un fanatico del Califfo?

Molto interessante anche la parte del documento in cui, rilevando un netto aumento dei fenomeni terroristici in Europa, si osserva che il quadro è andato peggiorando con «l’apertura delle frontiere da parte di Merkel». Ovvero la Polizia criminale tedesca avvalora l’equazione che le sinistre tendono a liquidare come un pregiudizio o un teorema populista: più immigrati fuori controllo, più terrorismo. La BKA parla di un traffico di passaporti rubati usati dagli attivisti dell’Isis in Europa.

«Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».

Sono menzognere anche le cifre sull’immigrazione clandestina, almeno quelle comunicate in Germania. Leggete questo passaggio del rapporto:

«La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».

E lo stesso vale per i crimini ordinari commessi dagli immigrati. Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila. Queste cifre, peraltro, non contengono reati contro l’asilo e la socialità.Ma “ai media – si legge nel rapporto – si parla rispettivamente di 209 mila reati e di 295 mila». Ben 170 mila in meno.

Decisamente esplosivo questo passaggio del rapporto:

«Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».

Sia chiaro: le autorità, da sempre, si riservano una certa discrezionalità nel diffondere le notizie più sensibili o per proteggere agenti infiltrati. Non dicono mai tutta la verità, com’è ovvio. Ma il quadro che emerge da questo rapporto va oltre i normali confini dell’intelligence.

Quando si modificano sistematicamente le statistiche, quando si tenta di dissimulare gli attentati fino a dare istruzioni per fabbricare versioni credibili agli occhi dell’opinione pubblica, quando un governo vieta di parlare di “migranti economici” si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni.

E tutto questo al fine di non turbare il processo elettorale, dunque di non intralciare la campagna elettorale della cancelliera Merkel.

Cose che capitano nella democratica Germania.

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Il gioco della paura

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di Beppe Grillo

Giovedì il populista Corbyn, laburista, ha ottenuto molti più seggi di quanto ci si aspettava, ma ha perso contro la populista May che comunque non avrà la maggioranza con il suo ministro (sarà primo ministro con un parlamento in cui si troverà “appesa”). Ieri sera c’era un’aria euforica nei media italiani, un vero dilemma “mandato in caciara” dai grandi commentatori. Mentre commentavano la schifezza sulla legge elettorale. c’era chi era talmente euforico da dire che “perlomeno il governo Gentiloni non rompe i coglioni a nessuno”. Caspita Zucconi!

Adesso chi è il populista? Erano pronti a dare del populista al perdente assoluto ma… non ha perso nessuno dei due (May e Corbyn) e allora per un po’ il blatereccio dei nostri commentatori e analisti più esperti è diventato bipartisan.

La May è populista perché gioca sulla sicurezza, sulla paura degli attentati, e tifa per la brexit, mentre Corbyn è populista perché parla di Welfare e di diritti dei cittadini!

Ecco un effetto paradossale della paura immaginata da chi la fomenta, da chi vuole sfruttarla: risultati imprevedibili alle elezioni perché non sappiamo nulla delle vere paure, timori e preoccupazioni della gente. In questo caso il popolo inglese non era così terrorizzato dai terroristi da consegnare del tutto in mano alla May il paese, ma neppure così prostrabile alle banche. Per questo i commentatori erano confusi, euforici, addirittura prima della chiusura delle urne, durante l’apertura e dopo.

Di che cosa hanno più paura gli elettori inglesi? Probabilmente non hanno paura come si immaginano i terroristi e chi li esalta condannandoli (o li condanna esaltandoli). Sono preoccupati, è un popolo forte, cresciuto sotto gli attentati dell’IRA ed è difficile che abbiano abusato del termine populista come succede qui in italia da parte dell’establishment.

Così l’altra sera i media italiani erano in stato confusionale ma sereno, forse perché non avevano già la certezza di chi avrebbero dovuto leccare: accidenti un attimo di tregua fa bene a tutti.

La “May ha giocato sulla paura” quindi è populista.

Se di gioco stiamo parlando allora ha giocato male. Se la paura è il vero soggetto della frase mi chiedo se è mai successo che la politica abbia provato a considerare la paura in se stessa, invece di una specie di risorsa da sfruttare alle elezioni. E’ sicuramente vero che il mondo occidentale sta vivendo una grande incertezza, eppure io non saprei dire se i cittadini hanno più paura di perdere il lavoro oppure di essere attaccati (in Europa) dai terroristi.

Noi condanniamo ciò che temiamo di più oppure quello che i media ci propinano dalla mattina alla sera?
So che moltissimi italiani hanno paura della loro buca delle lettere. Quel governo che “non rompe i coglioni a nessuno” abolisce Equitalia, e poi sostiene che era possibile toccare i conti corrente senza il giudice anche prima, ma non dice che adesso chi li può toccare è lo stesso ente creditore!

Non si fanno le porcate solo di diritto, si fanno anche per omissione!
Abolire Equitalia senza dare delle precise norme attuative che impediscano questo avvicinamento fra creditore e conto in banca del debitore è mostruoso, altro che governo che non rompe i coglioni!

Questo fa paura, immagino che coloro che hanno capito il meccanismo abbiano più paura adesso.
Ora potrebbe sembrare che pure io voglia usare la paura, non è così: vorrei guardare in faccia la paura della gente, capire insieme cosa temono gli italiani. Questo è il senso di uno stato democratico ed il senso di pagare le tasse. Accogliere le istanze dei cittadini invece di crearle con la malastampa.

I media si preoccupano così tanto delle paure che scelgono da soli (si chiama propaganda) e noi lasciamo che siano gli italiani a decidere cosa temono di più. Se ciò che temono di più è il terrorismo allora che sia quello il primo argomento da trattare in cronaca e nei dibattiti. Ma al secondo posto ci sarà, ad esempio, il timore di perdere il lavoro, quello di andare in pensione (come e quando) oppure di vedersi depredato il conto corrente senza avere capito il perché. Forse ci sarà una ragione se muoiono più persone per suicidio che per attentati e guerre da tanti anni (la fonte è questa).

Scopriamo prima di cosa sono realmente preoccupate le persone e poi parliamone: questo è il dovere di un servizio pubblico come la RAI. Questo sarà il nostro impegno come Movimento, non somministrare a tutti i faccioni rubicondi dei camerieri mentre tirano il fiato per due orette, perché sono ancora senza ordini dall’establishment, soltanto perché non si era capito a chi dare del populista tra May e Corbyn.

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Piazza San Carlo: non possiamo cedere alla paura

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di Chiara Appendino, sindaco MoVimento 5 Stelle Torino

I fatti di Piazza San Carlo di sabato sera ci hanno profondamente colpito, non solamente perché un momento di festa si è trasformato in terrore e sofferenza, ma perché la ragione, che in un primo momento era stata ricondotta a degli atti scellerati di pochi incoscienti perpetrati in un clima di incertezza globale, ora resta ancora ignota. Il tutto, inoltre, condizionato da un clima di crescente paura generata dall’11 settembre in avanti e soprattutto dopo i fatti più vicini di Charlie Hebdo, Bardo, Bataclan, Nizza, Berlino e Londra, solo per citarne alcuni.

Credo sia dunque opportuno fornirvi tutte le informazioni attualmente in possesso dell’Amministrazione.

Prima, però, vorrei dedicare un pensiero alle persone ferite e ai lori familiari e a tutti coloro che hanno vissuto momenti di paura e panico temendo per sé stessi e i loro cari. E un sentito grazie alle forze dell’ordine, alla nostra polizia municipale, a GTT, ai taxisti, al personale sanitario e di soccorso che hanno gestito in modo egregio la maxi emergenza e svolto la loro funzione senza sosta e in modo impeccabile e a tutti coloro che hanno aiutato il prossimo in una situazione così difficile.

L’evento ha seguito una prassi di atti amministrativi e di supporto organizzativo ormai consolidata. Va precisato, inoltre, che anche in eventi recenti, che hanno visto un numero similare di persone, non sono stati adottati ulteriori provvedimenti di limitazione alla vendita di alimenti o bevande in vetro o lattine, anche alla luce della sanzionabilità della vendita abusiva comunque prevista dalle norme vigenti.
Come da prassi, ricordo che la Commissione Provinciale di Vigilanza nella mattinata dell’evento ha verificato tutti i requisiti di sicurezza, comprese le vie di fuga ed i dispositivi, ed ha autorizzato Turismo Torino, soggetto organizzatore, ad effettuare l’evento.

La semplice disamina dei fatti non può, però, essere considerata esaustiva soprattutto in quest’aula. Un Sindaco, al di là delle eventuali responsabilità civili e penali di ogni singolo soggetto, che saranno individuate dagli organi preposti, sente su sé stesso l’onere di rappresentare una intera comunità scossa per l’accaduto e, in particolare in questi momenti, soffre con le persone che sono state coinvolte ma, soprattutto, deve domandarsi quali dovranno essere le azioni da strutturare affinché lo spazio pubblico possa continuare ad essere sempre fruito in sicurezza da tutti.

Non possiamo cedere alla paura, non possiamo farci vincere da questo nervosismo diffuso grazie al terrore che ha visto tanti luoghi teatro di fatti tragici, ma tutto questo si deve coniugare con azioni che, seppur auspicate da molto tempo, non sono al momento state attuate.

Mi riferisco in particolare alla cospicua presenza di venditori abusivi di bevande in contenitori di vetro e metallo, anche all’interno dell’area delimitata, nonostante i controlli e le sanzioni elevate, piaga ormai endemica dei grandi eventi organizzati in questa e in altre città.

Questo grave problema può essere efficacemente affrontato solo grazie ad ulteriori azioni di prevenzione e repressione che devono necessariamente essere condivise da tutte le forze dell’ordine. Solo in questo modo pensiamo che il fenomeno possa essere definitivamente arginato.

In tal senso si sta valutando l’ipotesi di autorizzare in sede di Comitato Provinciale per la Sicurezza tutte quelle manifestazioni di piazza che per le loro caratteristiche possono costituire un luogo nel quale potenzialmente possa generarsi un pericolo per la sicurezza e dunque in quella sede valutare eventuali prescrizioni aggiuntive necessarie.

Il passaggio al Comitato non rappresenta solamente una formalità, ma il luogo nel quale tutte le istituzioni possono, collaborando, mettere a sistema le risorse al fine di potenziarne gli effetti.

Certamente l’introduzione di prescrizioni, dopo i fatti di sabato, dovrà essere un tema centrale per la sicurezza degli eventi, dalle partite ai concerti in piazza, fino ai festeggiamenti per il capodanno quando, tipicamente, sono molte le persone in piazza munite di bottiglia, non solo nella nostra Città ma a livello nazionale.

Una particolare riflessione la vorrei affidare a ciascuno di noi, in particolare a coloro che in modo, fatemelo dire, irresponsabile, forse per qualche attimo di notorietà, diventano artefici di questo grande dolore. Quando i mezzi di comunicazione ci portano in mezzo alle tragedie del nostro tempo, com’è ad esempio accaduto a Londra negli stessi momenti, ci domandiamo quasi scioccati quale sia la strada che ha intrapreso questo mondo e, in un sentimento di impotenza, ci chiediamo dove andremo a finire. Ecco, la risposta va trovata dentro di noi in quegli anticorpi che da qualche anno a questa parte abbiamo maturato. Non possiamo accettare il dolore e la paura come metro di misura delle nostre scelte e l’indifferenza come unica difesa. Nei tanti che hanno aiutato dei perfetti sconosciuti ieri sera possiamo contare cento, mille volte i soggetti che probabilmente da soli hanno scatenato il panico in piazza.

Sicuramente, inoltre, pur non volendo per alcun motivo rinunciare alla fruizione delle pubbliche piazze, sarà necessario tenere in considerazione l’utilizzo anche di altri luoghi consoni ad ospitare questo tipo di eventi. Gli organizzatori e, in questo caso, le società sportive interessate, che hanno fornito il medesimo supporto garantito negli eventi tenuti in passato, saranno coinvolti in questa analisi chiedendo loro la disponibilità anche degli impianti di loro proprietà.

Un ultimo pensiero accompagnato dagli auguri di pronta guarigione va a coloro che sono ancora ricoverati presso gli ospedali della nostra Città. Con un abbraccio tutta Torino è partecipe del loro dolore.

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Ora è il momento di proteggerci

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di Beppe Grillo

Due agenti della polizia, Cristian Movio e Luca Scatà, stanotte hanno rischiato la loro vita durante un banale controllo di documenti. L’uomo che avevano fermato era l’assassino di Berlino che ha subito estratto la pistola ferendo Cristian. Luca, poliziotto in prova e con appena 9 mesi di servizio, ha reagito a sangue freddo, ha sparato e ha ucciso il terrorista. Due eroi, che hanno rischiato di diventare due nuovi santi laici. Tutta l’Italia, tutta l’Europa sono grate a questi due ragazzi. Io personalmente mi sento in dovere di ringraziarli e abbracciarli, specialmente Cristian che ora si trova in ospedale con una spalla forata.
Ma è folle che due agenti ordinari debbano essere messi a repentaglio e ritrovarsi ad avere a che fare con un terrorista ricercato da mezza Europa. Questo accade perchè la situazione migratoria è ormai fuori controllo. Nel 2015 con gli sbarchi sono arrivati in 153.842, i richiedenti asilo sono stati 83.970, 71.000 sono stati esaminati e il 55% di questi hanno ricevuto diniego: dove sono finiti loro e quelli non esaminati e che non hanno fatto richiesta? L’Italia e l’Europa sono un colabrodo. Anis Amri, il cui documento è stato ritrovato sul Tir di Berlino, è arrivato in Italia nel febbraio 2011 ed è stato sanato con altri 26.000 da un decreto dello stesso anno (Governo Berlusconi). Poi è finito in carcere sempre qui in Italia e c’è rimasto per 4 anni, periodo durante il quale si sarebbe “radicalizzato, per reati non collegati al terrorismo. Al termine della detenzione (giugno 2015) è stato espulso verso la Tunisia che però non ne ha riconosciuto la nazionalità, quindi è rimasto in Italia un po’ di tempo e poi è partito verso la Germania. Qui, tollerato come profugo cui era stata respinta la domanda di asilo, era stato fermato per due giorni l’estate scorsa e sorvegliato per mesi perché sospettato di preparare un attentato. Dopo di che lo ha preparato e realizzato. Poi è tornato tranquillamente in Italia senza che nessuno lo controllasse durante i passaggi alle frontiere e chissà cosa avrebbe fatto se ieri notte non avesse incontrato Cristian e Luca.
L’Italia sta diventando un viavai di terroristi, che non siamo in grado di riconoscere e segnalare, che grazie a Schengen possono sconfinare indisturbati in tutta Europa. Bisogna agire ora.
1) Chi ha diritto di asilo resta in Italia, tutti gli irregolari devono essere rimpatriati subito a partire da oggi
2) Schengen deve essere rivisto: qualora si verifichi un attentato in Europa le istituzioni devono provvedere a sospenderlo immediatamente e ripristinare i controlli alle frontiere almeno finchè il livello di allerta non sia calato e tutti i sospetti catturati
3) Creazione di una banca dati europea sui sospetti terroristi condivisa con tutti gli stati membri, utilizzando anche quelle attuali
4) Revisione del Regolamento di Dublino
Fino a oggi è stato il tempo del dolore, della commozione, della solidarietà. Adesso è il momento di agire e proteggerci.

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Traditori della Patria, è solo questione di tempo

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di Manlio Di Stefano

In fondo nulla è cambiato in questi anni, mentre in Italia la stampa più serva d’Europa cerca di delegittimare il nostro lavoro, nel resto del mondo l’opinione pubblica e gli esperti di settore sono sempre più incuriositi da questo fenomeno italiano che si appresta a governare.
Me ne rendo conto dagli inviti sempre più prestigiosi che riceviamo, spesso da parte di quelli che fino a qualche tempo fa ci ignoravano mettendoci nella casella “fenomeni passeggeri” e che si sono ricreduti.
Questa settimana ho avuto il piacere di partecipare al XXVI Economic Forum di Krynica, uno degli eventi più importanti nel panorama internazionale per quanto riguarda geopolitica ed economia, dove ho preso parte ad una tavola rotonda dal titolo “Europa senza confini – È ancora possibile?” all’interno della tematica generale “Uniti o divisi? L’Europa di fronte alla sfida del domani”.

La confusione attuale sulla politica estera dell’Unione Europa e l’allontanamento, persino il disprezzo crescente, da parte dei cittadini di fronte alle crisi economiche e geopolitiche epocali che stiamo vivendo è il frutto di tre mancate risposte a domande che volutamente non vengono poste all’opinione pubblica europea.

L’euro è sostenibile?
La situazione italiana, e in generale di tutti i Paesi dell’Europa del sud all’interno della zona euro, è nel medio-lungo periodo decisamente insostenibile.
L’unione monetaria imposta dal “centro” alla”periferia” d’Europa prevede uno scenario, per l’Italia dei prossimi anni, indicato in modo profetico dallo storico Niall Ferguson in un articolo del 2011 sul Wall Street Journal che anticipava anche la Brexit: l’Italia produrrà manodopera di basso costo per i paesi del Nord Europa, divenendo il “parco giochi” turistico per i ricchi paesi del nord.
Un governo del Movimento 5 Stelle non sarà disposto ad accettare questo scenario, bisognerà pensare ad un piano B credibile e che metta in discussione anche la moneta unica laddove non sia possibile trovare una soluzione accettabile per i paesi dell’Europa del Sud.

Esiste realmente un tavolo delle trattative per riformare Unione Europea e zona euro come paventato dopo la Brexit?
Pensare di “cambiare l’Europa” è già un errore in sé. L’Europa è un’identità geografica, i cui valori e la cui storia non si identificano affatto con l’Unione Europea né, tanto meno, con una moneta, l’euro. Non si tratta di uscire dall’Europa. I veri populisti sono coloro che in questa condizione storica legano ancora i valori, la cultura e la storia di un’entità geografica con una moneta. I casi Tsipras e Podemos sono esemplari: è sempre più chiaro, nell’immaginario collettivo delle popolazioni europee, che un tavolo delle trattative per un ipotetico cambiamento delle istituzioni di Bruxelles e Francoforte non esiste. E temiamo che non esisterà mai. Per questo è necessario da subito cercare vie alternative perché sullo scenario internazionale la situazione è sempre più preoccupante.

Siamo sicuri che una forza politica nazionale sia in grado di cambiare il regime di Bruxelles, Berlino e Francoforte?
Probabilmente no, la Grecia ne è la prova ultima. Non è possibile, o è estremamente complesso a causa del livello predatorio della globalizzazione attuale, uscire da questa “gabbia” da soli. Per salvare l’Europa, i paesi del Sud del continente dovrebbero trovare una via alternativa alle imposizioni di Bruxelles, Berlino e Francoforte che forniscono diritti solo alle merci e alla finanza. Nell’emergenza profughi, per citare solo un esempio, siamo soli e la solidarietà all’interno dell’Unione Europea non esiste. Se ci fosse stata, banalmente, non ci sarebbero le crisi che viviamo oggi, o avrebbero una portata molto diversa.

Cos’è l’Unione Europea?
Vi siete mai posti questa domanda recentemente?
Un super stato? Un’organizzazione internazionale con scopi specifici? Una cloaca di interessi da imporre ai governi nazionali aggirando le loro costituzioni?
Che tipo di miglioramento vuole portare nella vita di tutti i cittadini europei?

Dobbiamo partire da queste domande! La narrazione dei diritti, della pace e del sogno nelle popolazioni europee è crollata di fronte ai fatti e non ci credono ormai nemmeno le persone che sono costrette a divulgarla.
Un tempo l’ex Segretario di Stato nord-americano Kissinger, tra un colpo di stato e l’altro, era solito scherzare sul fatto che l’Unione (allora si chiamava Comunità) Europea non esistesse perché non vi era un numero di telefono unico da chiamare nel momento delle emergenze. Oggi possiamo dire che, per gli Stati Uniti, l’Unione Europea esiste eccome e non c’è nemmeno bisogno di farle quelle telefonate perché ci gestiscono direttamente loro insieme alla Merkel.
Dalle sanzioni alla Russia dopo il colpo di stato in Ucraina del febbraio del 2014, alla gestione drammatica dell’invasione della Libia fino alla distruzione pianificata della Siria, passando per il finanziamento, il supporto e la vendita di armi ai “bancomat del terrorismo internazionale”, l’UE ha registrato una serie di fallimenti che hanno causato miliardi di euro di perdite, immigrazione fuori controllo per i paesi dell’Europa del sud e destabilizzazione di intere aree un tempo fondamentali per la sicurezza e l’economia dei paesi europei.

Fino a quando vogliamo accettare tutto questo come Europa?
Quando decideremo che è giunto il momento di rialzare la testa?
L’Italia nel 2015 ha perso 80.000 posti di lavoro per effetto delle sanzioni alla Russia e lo 0,1% di PIL. Nel medio periodo si calcola che perderemo fino a 215.000 posti di lavoro e 7 miliardi di PIL (0,44%).
E il tutto, come ha onestamente ammesso Joe Biden in un discorso all’Harvard University del 2015, per una decisione imposta dagli Stati Uniti “perché i governi europei non volevano”.

Come possiamo tollerare ancora tutto questo?
Viviamo un momento storico epocale. La NATO sta sviluppando un atteggiamento aggressivo e di avanzata verso est. In Europa, soprattutto attraverso i mezzi di informazione, si alimenta nell’opinione pubblica una russofobia crescente per giustificare l’ingresso di nuovi Stati (Montenegro, poi Georgia e Ucraina) nelle istituzioni europee e atlantiche e la costruzione di nuovi basi nell’Est ai confini russi.
Perché ci dicono che la minaccia proviene dalla Russia quando è il terrorismo internazionale, di cui siamo stati benevoli conniventi nella distruzione della Libia e della Siria, il reale pericolo?
L’esperienza disastrosa in Libia dimostra, senza possibilità di smentita alcuna, che la NATO necessita di una profondissima revisione.

Un governo nazionale del M5S seguirà la strada maestra, tracciata in questi anni, su alcuni cardini fondamentali:

– Consapevolezza dell’insostenibilità dell’euro così com’è oggi e possibilità per i cittadini italiani di informarsi e di esprimersi in un referendum sulla permanenza nella zona euro;
– Dialogo con tutte le forze politiche nell’Europa del sud (e nell’area mediterranea in genere) che vogliano rompere la logica mercantilista dell’Unione Europea e costruire una nuova organizzazione su valori diversi e nel rispetto delle sovranità dei Paesi membri;
– Necessità di trovare nuovi partner e alleanze strategiche alternative, ad esempio con i Paesi BRICS e ALBA;
– Ridiscussione della modalità di partecipazione dell’Italia all’interno della NATO;
– Rispetto della sovranità e della non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi per la costruzione di un mondo multipolare che offra ai popoli una globalizzazione più giusta e bilanciata;

Le sfide del domani si possono affrontare insieme in Europa? La nostra risposta è: certo, ma come stati sovrani, liberi e indipendenti, in grado di perseguire le esigenze delle popolazioni.
Se, al contrario, l’Unione Europea e la zona euro continueranno ad essere il regime che ratifica austerità, distruzione dei diritti e delle carte costituzionali dei Paesi membri, la risposta è no.

L’Italia del M5S sarà un Paese sovrano, interconnesso ma indipendente, amico di tutti ma suddito di nessuno, con una politica estera che avrà cura degli interessi nazionali. Solo così per l’Italia e per il resto d’Europa potranno esserci gli strumenti per affrontare in modo credibile le “sfide del domani”. L’Europa, i suoi valori e le sue tradizioni, sono stati distrutti da chi identifica una culla di civiltà con una moneta zoppa e una cloaca di banchieri che negozia il TTIP con gli Stati Uniti.

Presto, molto presto, sconfiggeremo questi traditori della Patria. È solo questione di tempo.

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