Università e baroni: ecco come avvengono certe selezioni

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vac… Continua a leggere Università e baroni: ecco come avvengono certe selezioni

Liberiamo l’Università dai baroni

Appuntamento giovedì 18 gennaio 2018, ore 18.30 al Museo del Patrimonio Industriale, sala auditorium, via Della Beverara 123, Bologna, per la presentazione del Programma Università del MoVimento 5 Stelle. Partecipano Michela Montevecchi, Gianluca Vac… Continua a leggere Liberiamo l’Università dai baroni

18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Il tour del programma procede. Dopo il successo di partecipazione ad Ercolano per la presentazione della presentazione del programma Ambiente, il prossimo appuntamento è giovedì 18 gennaio a Bologna per la presentazione del pro… Continua a leggere 18 gennaio a Bologna: il #ProgrammaUniversità del MoVimento 5 Stelle

Di chi ha bisogno l’Italia

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di Luigi Di Maio

La cronaca delle ultime ore ci regala due notizie che hanno entrambe a che fare con il grande male di questo nostro Paese: la corruzione. La prima è quella di alcuni professori di diritto tributario finiti ai domiciliari con l’accusa di aver truccato le procedure per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle nostre Università. Le intercettazioni pubblicate sui giornali chiariscono bene come funzionava il metodo corruttivo: «Non è che si dice è bravo o non è bravo. No, si fa: questo è mio, questo è tuo, questo è tuo, questo è coso, questo deve anda’ avanti per cui…». Poi non ci meravigliamo se i giovani italiani se ne vanno all’estero o se nelle classifiche mondiali sulla qualità degli atenei le Università italiane non compaiono proprio ai primissimi posti.

La seconda notizia arriva dalla Lombardia, dove un’inchiesta della Procura ha portato a galla l’ennesimo intreccio tra ‘Ndrangheta, politica, imprenditori e dirigenti pubblici corrotti. Questa volta ai domiciliari con l’accusa di corruzione c’è finito pure il sindaco di Seregno, città della provincia di Monza e Brianza amministrata dal centrodestra: secondo l’accusa avrebbe ottenuto voti in cambio di favori ad un imprenditore vicino alla mafia.

Sono due storie diverse, ma hanno una cosa in comune: il nostro Paese non ha bisogno di questa gente che disprezza le regole e la meritocrazia, e che ci sta rubando giorno dopo giorno ricchezza e pezzi di futuro. L’Italia ha invece bisogno di persone come Philip Laroma Jezzi, il ricercatore che con le sue denunce ha dato il via all’inchiesta sulla spartizione delle abilitazioni nazionali e delle cattedre. A lui in queste ore sta andando il ringraziamento di molti e voglio ringraziarlo anche io.

Tra le tante proposte contro la corruzione presentate dal MoVimento 5 Stelle e inserite nel nostro programma sulla giustizia, c’è anche quella sul whistleblowing, proprio per dare adeguate misure di tutela e protezione a chi denuncia fatti di corruzione. E’ una misura sollecitata anche dal presidente dell’Anticorruzione Cantone, ma la nostra proposta è ferma in Senato da più di 600 giorni. Quanto ancora dovremo aspettare prima che i partiti si decidano a votarla e a farla diventare legge?

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#ProgrammaUniversità: l’offerta formativa on-line

di Dario De Notaris, MOOC Production Manager e Natascia Palmina D’Amico, Online Course Manager

Oggi nel mondo vi sono 60 milioni di studenti iscritti a grandi piattaforme multimediali che offrono corsi universitari di altissima qualità. sono corsi strutturati con un linguaggio agile, quello della rete, user friendly, dedicate alle nuove generazioni digitali. E’ una sfida globale la cui leadership però è dei grandi atenei americani: è quindi indispensabile e vitale che l’Italia giochi il suo ruolo in questa travolgente innovazione.

E lo sta facendo con alcuni casi di eccellenza, ed abbiamo capito alcune cose importanti: innanzitutto anche a fronte di finanziamenti estremamente limitati si può fare un salto di qualità e un salto di scala nella formazione universitaria di eccellenza, ed è un dato molto importante. vi sono poi tre punti fermi sui quali dovrebbe concentrarsi anche la discussione pubblica nel Paese. Il primo punto fermo è la specificità italiana, oggi siamo al penultimo posto in EU come percentuale di laureati nella fascia di età 25-34 anni. Un dato che si commenta da solo. Pensare di recuperare questo ritardo investendo nelle Università tradizionali, fatte di aule e mattoni, significa metterci mezzo secolo e rimanere indietro. Lo si può fare invece in tempi più brevi, investendo sui bit, sul digitale, sulla formazione multimediale a distanza ma di qualità. possiamo farlo perché ci sono le condizioni tecnologiche e culturali per farlo.

Ed è un passaggio tanto più importante se si considera l’altra specificità del contesto universitario italiano, cioè lo scarso collegamento tra le lauree e il mondo del lavoro. Si parla in continuazione del bisogno di avere lauree più sincronizzate, che facciano sinergia con le esigenze in continua evoluzione del mondo del lavoro. La rivoluzione tecnologica impone questa capacità di adattamento, ma i corsi universitari tradizionali sono molto rigidi, sono lenti nella loro capacità di innovazione e di adattamento. I corsi multimediali possono invece nel volgere di pochi mesi creare nuovi percorsi di laurea, nuovi contenuti formativi più adatti al mondo delle imprese. E’ una sfida a portata di mano, è la sfida su cui si sta orientando buona parte della formazione globale.

Lo dobbiamo e lo possiamo fare in Italia, ma perché tutto questo funzioni e abbia successo, perché vi siano gli standard di qualità ai quali non vogliamo non dobbiamo rinunciare, c’è un requisito fondamentale, una parola chiave apertura, open. La formazione multimediale digitale universitaria di eccellenza deve essere aperta, e aperta significa che deve essere gratuita nel senso che l’accesso deve essere possibile a tutti in tutte le condizioni sociali, in tutte le condizioni ambientali, da un computer, da uno smartphone o da un tablet. Aperta significa anche un’altra cosa molto importante: significa che tutti possono controllare e verificare la qualità, significa che in questo modo la formazione digitale d’eccellenza accetta la sfida del mercato. I professori ci mettono la faccia e i grandi atenei ci mettono la loro reputazione.

Ed è solo in questo modo che possiamo garantire che il digitale non sia una scorciatoia per una formazione di serie B, come è stato e continua purtroppo ad essere in troppi casi, ma diventi invece la bandiera dell’alta formazione pubblica. Apertura, apertura, apertura per avere la massima partecipazione e la massima qualità.

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#ProgrammaUniversità: la governance dell’Università

Il sistema di governo di cui si dota un ateneo non definisce soltanto la sua gerarchia e l’organigramma, ma determina anche il come e quali scelte e politiche che quell’ateneo adotterà. Per questo è fondamentale comprendere e decidere quale sia il sistema di governance ottimale per il nostro Paese. Se sia preferibile un sistema verticistico e fortemente piramidale come quello attuale, uno più partecipato e “orizzontale”, oppure se tra questi due modelli sia più funzionale una soluzione intermedia.

di Marco Rondina

La Legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini – dal nome dell’allora ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – ha modificato molti aspetti funzionali ed organizzativi dei nostri atenei. Uno degli passaggi principali di tale cambiamento ha riguardato la governance delle università statali: composizione durata, funzionamento e modalità di disegnazione dei membri dei principali organi di governo. Vale a dire il rettore, il direttore generale, il consiglio di amministrazione e il senato accademico. A seguito delle modifiche apportate dalla Legge 240, il rettore viene sostanzialmente eletto tra soli i professori ordinari per un mandato di sei anni non rinnovabile ed è diventato il vero organo propulsore delle attività didattico scientifiche e dello sviluppo strategico dell’ateneo. Il rettore, infatti, oggi ha anche la funzione di proposta nella scelta del Direttore Generale ed ha potere di intervento rispetto al bilancio e alla programmazione triennale. Oggi dunque il rettore quindi ha un potere elevato e spesso privo di efficaci controlli e bilanciamenti.

Analizzando lo stato di salute del nostro sistema universitario a distanza di sette anni dall’entrata in vigore della legge Gelini, non si può dire che sia delle migliori. Il numero di studenti è ancora il più basso d’Europa, quello di docenti in forte contrazione, anche a causa del blocco del turnover che impedisce un adeguato ricambio generazionale, la didattica stenta ad innovarsi, il rapporto studenti-docenti continua a peggiorare. Queste criticità sono evidenti soprattutto nelle università del Meridione, quelle più penalizzate dal sistema di distribuzione delle scarse risorse a disposizione. In questi ultimi anni abbiamo infatti assistito a un pesante definanziamento del sistema universitario italiano: i fondi per il diritto allo studio non sono sufficienti e, mentre lo Stato procedeva alla riduzione delle risorse, la spending review ha contribuito a liberalizzare la tassazione studentesca
L’accentramento di poteri al vertice degli atenei, oltre ad aver tutt’altro che contribuito al miglioramento del sistema, ha determinato una condotta sempre più autoritaria all’interno delle università mentre altrove ci sono realtà che si sono orientate verso sistemi più aperti e partecipati.

Sarebbe quindi auspicabile una nuova e più moderna concezione dell’università, che assicuri una maggiore partecipazione ai processi decisionali da parte di tutte le componenti dell’ateneo. Un modello nel quale il rettore non sia più espressione soltanto della comunità scientifica, ma dell’intera comunità universitaria, e che, dunque, venga eletto anche dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti. Il rettore in caso un mandato più breve, ma rinnovabile, per una sola volta. Il senato accademico e i l consiglio di amministrazione saranno organi pienamente elettivi e la loro composizione sarà rappresentativa dell’intera comunità universitaria. Infine, sarebbe prevista la presenza di un organo rappresentativo permanente della popolazione studentesca.

A questi due modelli se ne aggiunge un terzo: quello vigente prima del 2010. Questo prevedeva un minor accentramento dei poteri in capo al rettore e i principali organi di rappresentanza delle università avevano una composizione maggiormente rappresentativa rispetto alla Riforma Gelmini. Non veniva però contemplato alcun limite di mandato, né per il rettore né per le altre cariche. Inoltre, la distribuzione delle competenze all’interno del senato accademico erano diverse, ma meno definite, rispetto a quanto previsto dalla Legge 240.

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Università: numero chiuso non è soluzione per crescere (31-05-2017)

ROMA, 31 maggio – "Gli atenei italiani ricorrono con sempre maggiore frequenza ai corsi a numero chiuso, anche per quelle facoltà umanistiche che in passato erano accessibili a tutti. Il Governo, con i suoi continui tagli all’istruzione, sta di fatto… Continua a leggere Università: numero chiuso non è soluzione per crescere (31-05-2017)

Università: costo standard per FFo bocciato dalla Corte Costituzionale, serve intervento (17-05-2017)

ROMA, 17 maggio – "Con la sentenza 104 dell’11 maggio scorso la Corte Costituzionale ha, di fatto, cancellato il principio della percentuale del Finanziamento Ordinario delle università (FFO) ripartita in relazione al costo standard per studente e fissata dal Decreto… Continua a leggere Università: costo standard per FFo bocciato dalla Corte Costituzionale, serve intervento (17-05-2017)

Università Cassino: "buco" da 40 milioni è solo ultimo capitolo mala gestione (14-03-2017)

ROMA, 14 marzo – "Alla mala gestio dell’Università di Cassino deve essere posta immediatamente fine, senza per questo penalizzare né l’ateneo né i suoi lavoratori. Il buco da oltre 40 milioni, 35 dei quali rappresentati da contributi non versati… Continua a leggere Università Cassino: "buco" da 40 milioni è solo ultimo capitolo mala gestione (14-03-2017)