#ProgrammaGiustizia: L’introduzione del whistleblowing con un premio per chi denuncia

Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione. Consiste nel dare tutela a tutti coloro che segnalano illeciti e punisce chi abusa del proprio potere per scoraggiare ingiustamente i lavoratori più onesti e coraggiosi. Vogliamo che questo strumento venga previsto sia nel contesto lavorativo pubblico che nel settore privato, come prevede già la proposta di legge depositata in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle. Ma quanto costa denunciare? Quali sono i vantaggi per chi denuncia? Le spese legali e sanitarie per i whistleblower sono tante e non c’è nessun incentivo a segnalare. Valutiamo la possibilità di ricompensare i whistleblower con un vero e proprio premio, quando la denuncia sia fondata e porti beneficio alla comunità, o tramite un fondo a sostegno delle spese sostenute a seguito della segnalazione, nell’obiettivo di promuovere la buona prassi di segnalare gli illeciti e combattere la corruzione ed il malaffare.

di Daniele Piva

Oggi parliamo di whistleblowing, una parola difficile che viene dall’inglese e che in realtà è piuttosto semplice da tradurre. Whistle significa fischietto, blowing soffiare, quindi in sostanza si traduce come soffiata. È un po’ come l’arbitro di calcio che rileva un fallo, fischia perché appunto vuole denunciare che quel fallo, quella violazione c’è stata. Allo stesso modo, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni o anche delle imprese private, un qualsiasi dipendente si può accorgere che è stato commesso un abuso, una violazione, un fatto illecito.

E allora questo istituto che è già regolato ed è introdotto solo per le amministrazioni pubbliche dalla legge 190 del 2012, la cosiddetta legge Severino, oggi si propone di inserirlo anche nell’impresa privata. È appunto un istituto che esprime questa denuncia, questa segnalazione da parte di un qualsiasi dipendente di un abuso, di un fatto illecito, che lui ritiene essersi realizzato nell’ambito della propria amministrazione o del proprio ente di appartenenza. La segnalazione viene fatta ad un soggetto che può essere il superiore gerarchico, può essere l’Anac, può essere l’autorità giudiziaria, l’autorità contabile, o può essere il cosiddetto responsabile per la prevenzione della corruzione.

È evidente che, soprattutto in materia di corruzione, è importante che si si segnalino fatti illeciti perché i due soggetti della corruzione (corrotto e corruttore) hanno un interesse al silenzio. Quindi a non diffondere l’accordo corruttivo.

Vi è quindi una segnalazione ad un soggetto, un’autorità a un superiore gerarchico, che poi accerterà se questo fatto si sia davvero realizzato oppure no, e nel caso in cui accerti che il fatto si è realizzato stabilisca una adeguata sanzione. Che può essere una sanzione soltanto disciplinare oppure se il fatto illecito ha una rilevanza giuridica, una sanzione anche amministrativa, una sanzione civile, finanche una sanzione penale ove il fatto costituisca reato.

Il problema di questo istituto, il whistleblowing, è che naturalmente va tutelato il soggetto che segnala in buona fede, e nell’interesse della collettività un fatto illecito. Sia sotto forma di tutela dell’anonimato, nel senso che la sua identità rimane segreta, salvo che non sia assolutamente necessario diffonderla, per esempio perché c’è un consenso del segnalante alla diffusione della propria identità, oppure perché vi è un’esigenza assoluta di chi si deve difendere da quella angolazione nel sapere chi lo ha denunciato, chi lo ha segnalato. Ma, salvo casi straordinari (soprattutto se c’è un procedimento penale il magistrato può chiedere chi è il segnalante) questi viene tutelato attraverso la garanzia dell’anonimato.

L’altra tutela, naturalmente stabilita dalla legge, è il divieto di subire delle discriminazioni, per esempio un demansionamento, un trasferimento, ho delle sanzioni disciplinari, al soggetto che, lo ripetiamo non in malafede a vantaggio suo ma in buona fede a vantaggio di tutti dove ritiene che una certa violazione si sia realizzata, la denuncia.

Questo è uno strumento molto importante che è valorizzato anche a livello europeo.
Oggi si pensa di inserire una direttiva europea sul whistleblowing proprio per armonizzare le legislazioni della Comunità Europea, perché ci sono differenze tra i vari stati, sulla base delle esperienze molto fruttuose dei paesi anglosassoni. Molti procedimenti penali, anche molti casi famosi, poi sono arrivati a giudizio e sono stati puniti proprio perché all’inizio c’era stata una segnalazione di questo tipo.

Il problema è che anche come denuncia l’ultimo rapporto dell’Anac di qualche giorno fa, giugno 2017, queste denunce anche nelle amministrazioni pubbliche arrivano, ma non in quantità soddisfacente, perché ancora la cultura della segnalazione non è permeata tra i cittadini, e probabilmente c’è il timore di subire delle discriminazioni, di subire delle angherie, delle offese, di essere mobbizzati sul luogo di lavoro, anche per la semplice denuncia in buona fede.

Si ritiene quindi di introdurre da più parti degli strumenti, e gli istituti di incoraggiamento per il whistleblowing. Uno di questi può essere, nel caso in cui la segnalazione porti ad un procedimento e quindi a sostenere delle spese, il rimborso delle spese per il soggetto segnalante. L’altro può essere quello invece di stabilire il premio, come nei paesi anglosassoni, per il segnalante. Specie quando il fatto che lui ha denunciato si accerti come davvero commesso, e tale sia anche la violazione.

Pensiamo alla corruzione, si scopre e magari lo Stato riesce anche a recuperare un mal tolto. In questo caso si propone di attribuire un premio al soggetto segnalante, in modo che si senta più protetto, più incoraggiato se ha notizie di questi fatti, a portarli in evidenza delle autorità che possano accertarli e sanzionarli.

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